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MISSIONI DEUS VOCAT
15 novembre 2015 - Missione Deus vocat al carcere di Cabawan - Bohol Filippine, in collaborazione con alcuni seminaristi del Seminario diocesano Cuore Immacolato di Maria
L'accesso al carcere
Trasporto dei beni di prima necessità
Un braccio del carcere
Le celle
La cappella del carcere
Inno di lode a Gesù, Maria e al Santo Spirito con alcuni dei 550 carcerati
La distribuzione
Suor Josephine
Ringraziamento a Maria Santissima
Il Seminario diocesano "Immaculate Heart of Mary".

La famiglia dei senza famiglia

Un'esistenza fatta di porte sbattute in faccia.

"Si annidano in zone di nessuno. Spesso trovano dimora nel cartone umido, infagottati tra rottami, bestemmie e lattine arrugginite.
Sono stilografiche senza inchiostro.
Sono rasoi senza lametta.
Sono farfalle notturne incollate al vetro. Volano attirate dalla luce. Non capiscono l'inganno. La gente le schiaccia... ma loro riprendono a volare. Rincorrono gli aquiloni. Cercano fiori, baci, carezze, giocattoli e sorrisi!
Sono automobili scassate, annerite dal fumo denso dei copertoni arrostiti.
Sono locomotive roventi abbandonate sui marciapiedi. Viaggiano appesi ai cavi dell’alta tensione. Hanno addosso l’odore acre dell’acido delle batterie e della morchia dei binari. Trascorrono molte ore sdraiati nelle sale d’attesa e lungo i corridoi vuoti delle stazioni ferroviarie ad aspettare un treno che non arriverà mai!
Sotto il cappello di lana grezza indossano una corona di filo spinato, e annodato al collo, sulla pelle unta, alcuni tengono un cappio con appesa una piccola croce di plastica masticata: non è il Cristo trionfatore che governa il mondo; prezioso amuleto portafortuna! E' l’icona di Gesù sconfitto, caduto in disgrazia, preso a morsi e mai risorto; figlio di un dio balordo.
In un maledetto concatenarsi di eventi e di circostanze disgraziate, la voce aspra, rotta dalla tosse grassa, riflette l’eco sofferente e amaro di oscuri tormenti patiti nel corso vorticoso dell’esistenza. Solo l’alcol resta accanto a loro come ultimo compagno fidato e silenzioso, a intiepidire il cuore di questi relitti alla deriva. Dovunque arrivano, quella non è mai la meta. E' un nuovo punto di partenza. Un luogo inospitale da cui fuggire verso altre destinazioni, alla ricerca di un destino smarrito, per disperdersi tra le cose inutili ai confini del nulla!".

Giancarlo Mauroner Altemani

Famiglia per le vocazioni apostoliche

Il futuro della Chiesa si regge sulle vocazioni, e queste provengono dalle famiglie religiose. La missione "Monastero del silenzio" è un invito alla costituzione di famiglie apostoliche per il discernimento vocazionale. Consiste in una norma di vita fondata sul voto di continenza del corpo, della parola e del pensiero, da pronunciare sull'asse di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e al Vescovo...


Famiglia apostolica per il discernimento vocazionale:
"MONASTERO DEL SILENZIO".
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CINA: MISSIONE PASTORALE
Lettera di Papa
Benedetto XVI°
alla chiesa cinese

田园在中国
教宗给中国教会的牧函

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23 giugno 2018
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Grazie!

Gualdrini Franco appello del vescovo impegnato per le vocazioni: "Serve qualcuno che indossi l'abito talare. Sarebbe utile che qualcuno lo indossasse!". Singolarissima testimonianza sul Vescovo Gualdrini Franco. Mons. Franco Gualdrini si manifesta in sogno in punto di morte a seminarista. Mons. Gualdrini Franco il vescovo impegnato per le vocazioni. Gualdrini Franco Vescovo nato a Faenza il 26 giugno 1923. Mons. Gualdrini Franco Vescovo salito alla gloria dei cieli il 22 marzo 2010 a Terni. Gualdrini Franco Vescovo Monsignor. Il vescovo Gualdrini nel suo impegno per le vocazioni. Gualdrini Franco Rettore Almo Collegio Capranica. Gualdirni Mons. Franco Rettore Seminario di Faenza. Gualdrini Franco Vescovo diocesi unificata Terni Narni Amelia. Gualdrini Franco Vescovo Emerito. Gualdrini Franco Mons. canonico alla Basilica papale Santa Maria Maggiore. Gualdrini Franco Vescovo Emerito. Monsignor Franco Gualdrini fondatore del seminario diocesano di Terni. Mons. Franco Gualdrini fondatore Casa del Clero Terni. Gualdrini Franco vescovo impegnato per le vocazioni. Gualdrini Franco Vescovo in punto di morte si manifesta in sogno a seminarista. Mons. Franco Gualdrini Vescovo Emerito insignito del premio pedagogia. Gualdrini Franco il vescovo impegnato per le vocazioni. Gualdrini Franco opere pastorali religiose. Gualdrini Franco Mons. Vescovo Emerito. Gualdrini Franco vescovo, profilo inedito di un monsignore. Lo stile del rettore Gualdrini. Franco Gualdrini Monsignor, il profilo umano di un vescovo. Gualdrini Franco Monsignor Vescovo di Terni. Appello del vescovo Gualdrini Franco impegnato per le vocazioni. Gualdrini Franco vescovo emerito su Wikipedia. Mons. Gualdrini Franco vescovo emerito, memorie di un uomo che ha dedicato la propria esistenza al servizio della Chiesa Cattolica. Gualdrini Franco vescovo vedi profilo. Gualdrini Franco vescovo leggi biografia. Gualdrini Franco vescovo storia della sua vita. Mons. Gualdrini Franco e la sua spiritualità. Gualdrini Franco vescovo la preghiera. Gualdrini Franco Vescovo le opere. Mons. Gualdrini Franco pastorale e chiesa. Gualdrini Franco vescovo vocazioni e spiritualità cristiana. Gualdrini Franco vescovo il suo impegno per le missioni in Africa. Gualdrini Monsignor Franco profilo spirituale inedito di un vescovo. Gualdrini Franco vescovo il volto della carità. Gualdrini Franco Vescovo Emerito ricordi e letture. Gualdrini Franco Vescovo immagini e foto. Gualdrini Franco Vescovo l'approccio propositivo e missionario. Mons. Gualdrini Franco vescovo la modernità del suo pensiero. Monsignor Gualdrini Franco vescovo l'imianto patrimoniale ed economico nella gestione della diocesi. Monsignor Gualdrini Franco vescovo borse di studio. Gualdrini Franco vescovo incontra il papa Giovanni Paolo II nel gennaio 1980. Gualdrini Franco vescovo cena in Vaticano nel 2005 con papa Wojtyla. Mons. Gualdrini ha amato la Comunità femminile di Santa Cecilia. Mons. Gualdrini ha contribuito a formare i preti al sacerdozio. Gualdrini Franco vescovo la sua ampiezza di vedute. Gualdrini Franco Vescovo curiosità e aneddoti. Gualdrini Franco Vescovo, clicca qui. Monsignor Franco Gualdrini ultime notizie.


DIARIO SPIRITUALE

  Mia mamma è salita in chiesa con l'arcobaleno in cielo!


Cara mamma, ho saputo che te ne sei andata senza aspettarmi.
Oggi è una splendida giornata di primavera.
Tu non la puoi vedere.
Neppure io la posso vedere.
Cara mamma, ti regalo ciclamini di bosco e mughetti che a te piacevano tanto.
Grazie di tutto.
Ti voglio bene.
Tuo figlio, Giancarlo.

Madre Santissima, Sacerdote dell'amore materno

L'innocenza e la speranza

L'esistenza propone talvolta commoventi momenti di tenerezza e di poesia. Tempo fa', vidi una rondinella volare intrappolata tra le mura di un grande centro commerciale. Mi sono chiesto con tristezza: "Poverina, chissà se riuscirà a trovare una via d'uscita!"
Alcuni giorni dopo, sono tornato nello stesso centro commerciale. Ho ritrovato la piccola rondine. In un gesto estremo di consolazione, dopo essersi avventurata ad esplorare quel mondo artificiale, aveva atteso la morte abbandonandosi sopra un gelido fiore di plastica color arancio. Quel batuffolo nero con le ali distese sui petali di plastica ed il capo ricurvo sul fiore, sembrava anch'essa una graziosa decorazione artificiale. Nessuno si era accorto che si trattava di una rondine vera. Come ultimo giaciglio, tra una moltitudine di prodotti, lei aveva scelto di posarsi su uno strano fiore mai visto in natura. Non ha trovato un cielo vero in cui librarsi libera per cercare il necessario nutrimento; ma il gelido abbraccio di un fiore artificiale dove attendere la morte, a ricordarle i fiori veri che in volo da lassù aveva sempre ammirato, e su cui forse un giorno avrebbe desiderato posarsi. Sapeva che se lo avesse fatto, una rondinella non avrebbe mai più potuto spiccare il volo!
Ha lasciato un bel ricordo di sé. Una dolcissima poesia sull'innocenza e la speranza; il gesto di una minuscola creatura per la grazia di Dio.

Giancarlo Mauroner Altemani


Sacri Vultus D.N.Jesu Christi

La coerenza


Raccolgo una manciata di neve. Provo una gradevole sensazione. Un istante dopo avverto un intenso freddo alle mani; lascio cadere a terra la palla di neve. Così è la vita!
L'esistenza è fatta di attimi che si susseguono.
La mattina stiamo correndo; la notte stiamo dormendo.
La mattina siamo affamati; la notte siamo sazi.
La mattina siamo agitati; la notte siamo tranquilli.
La mattina siamo in buona salute; la notte siamo ammalati.
La mattina siamo grandi amici; la notte siamo acerrimi avversari.
La mattina siamo generosi; la notte siamo avari.
La mattina siamo ladri; la notte siamo benefattori.
La mattina siamo coerenti; la notte siamo incoerenti.
La mattina siamo vittime; la notte siamo carnefici.
La nostra identità varia al variare delle circostanze.
La miccia brucia e lentamente divora il filo.
Oggi siamo adulti, ieri eravamo bambini, domani saremo vecchi... ma anche da vecchi si è sempre bambini.
Non siamo diversi da quando eravamo bambini: un attimo stiamo ridendo e l'attimo dopo siamo in lacrime.
L'esistenza è fatta di contraddizioni.
Ogni volta che abbiamo la certezza di essere affamati, ci si ritrova ad essere sazi!
Ogni volta che abbiamo la certezza di avere freddo, ci si ritrova ad avere caldo!
Ogni volta che abbiamo la certezza di essere stanchi, ci si risveglia riposati!
Ogni volta che abbiamo la certezza di avere trovato il nostro equilibrio, accade qualcosa che ci porta alla disperazione.
Quando sembra che la notte non finisca mai è di nuovo giorno, e quando sembra che il giorno non arrivi mai è di nuovo notte.
Dare un senso alla vita è come cercare di spiegare e dare un senso a ogni colpo di vento... e ad ogni colpo di tosse.
Si vive di attimi.
Si vive di contraddizioni.
L'esistenza è un susseguirsi di realtà parziali.
Tutto ha un inizio e tutto ha una fine, le buone azioni come le cattive azioni, il benessere come il dolore.
Il tutto è assorbito dal nulla.
Il giorno ci sembra di possedere il mondo, e la notte siamo di nuovo una facile preda delle tenebre.
Che ne sarà di noi?
Sarà luce o saranno tenebre?
Il vero e il falso, la giustizia e l'ingiustizia, la santità e il peccato, la morte e la vita... spesso si intrecciano e si rincorrono in un groviglio di contraddizioni, di falsità, di nullità.
Cosa significa essere coerenti? Cosa è la coerenza? Dov'è la coerenza?
La coerenza è un pettine affogato nell'asfalto.

Giancarlo Mauroner Altemani


Natività


L'amore materno


San Michele Arcangelo


Non tutte le anime sono destinate al regno dei cieli.

L'eterno riposo dona a loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua, riposino in pace. Amen.

E le anime dei fedeli defunti, per la misericordia di Dio, riposino in pace. Amen


Cena Emmaus - Caravaggio

Annunciazione angeli

Guarda il cielo, il mare e la terra, ogni giorno sembra che siano appena stati creati; eppure esistono da milioni e milioni di anni. E' come se ogni giorno nuovo ripulisse il precedente da ogni impurità; perfino dalle cattiverie e dalle sofferenze del mondo.

Emmaus

Giotto - Natale

Natività

La crocifissione - Louvre

Angeli musicanti del Vaticano

San Michele Arcangelo

Cena Emmaus - Caravaggio

Annunciazione angeli

Fede

Beata Vergine Maria

Madonna Buon Consiglio

Divina Misericordia

Risurrezione

Cherubini

La Verità

Canzone degli Angeli

Passione

Pantocrator

L'Onnipotente buon Creatore

L'ULTIMA CENA

La fede

Vigna del Signore

Buon Samaritano

Se fisso lo sguardo tra i riflessi di uno splendido tramonto, ho come la sensazione di avvicinarmi a Dio; sento di averlo trovato... Intuisco che Dio è lì dietro, poco oltre quel tramonto.

Quando la giovane Bernardette Soubirou fu interrogata dai giudici sul perché la Vergine Madre di Dio avesse scelto proprio lei per rivelarsi, rispose: "Se la Regina della grazia celeste avesse trovato una più povera e più ignorante di me avrebbe scelto lei".

Signore, ti prego, affinché ogni giorno possa ricevere la tua luce. Tu, che in ogni tua opera hai lasciato l’impronta della tua misericordia, fa’ che tutto appaia ai miei occhi prezioso come tu lo hai creato.

Giotto - Natale

Natività

Annunciazione angeli

Beata Vergine Maria

Madonna Buon Consiglio

Divino amore

Il miglior modo per aiutare se stessi è aiutare il prossimo.
Il miglior modo per avere misericordia di se stessi è avere misericordia del nostro prossimo.
Il miglior modo per pregare per se stessi è pregare per il prossimo.

La crocifissione - Louvre

Medaglia Miracolosa di S. Caterina Labouré: "Gli occhi della Madonna erano rivolti verso il cielo... ed ecco, ad un tratto, vidi degli anelli alle sue dita nei quali erano incastonate pietre preziose, le une più belle delle altre, alcune più grandi, altre più piccole, che emettevano raggi più belli gli uni degli altri.
Mentre la contemplavo, la SS. Vergine abbassò gli occhi su di me ed io udii una voce dirmi: "Questo globo rappresenta il mondo intero e ogni anima in particolare... Essi sono il simbolo delle grazie che spando sulle persone che me le domandano... Le pietre che non emanano luce sono il simbolo delle grazie che non mi domandano".

Salus populi romani

PREGHIERA LITURGICA
- SCHEMA -

(Senza ufficio letture)

LODI MATTUTINE

Signore, apri le mie labbra.
E la mia bocca proclami la tua lode.

(Antifona + Salmo invitatorio:
Salmo 94 = domeniche e solennità
Salmo 66 = lunedì e venerdì
Salmo 99 = martedì, giovedì e feste
Salmo 23 = mercoledì e sabato).

(Se in giornata non si partecipa alla SS. Messa, è bene inserire la lettura del Vangelo del giorno).
Il Signore sia con voi.
E con il tuo Spirito.
Dal Vengelo secondo...
Gloria a te, o Signore.
VANGELO
Parola del Signore.
Lode a te, o Cristo.

INNO

Antifone + 3 Salmodie
(il Gloria al Padre si dice al termine di tutti i canti, quando non è detto altrimenti. Di regola si ripete l'antifona).

Lettura breve
(Pausa di silenzio)

Responsorio breve

Antifona al Cantico di Zaccaria
(Benedictus)
Si ripete l'antifona.

Invocazioni per consacrare a Dio la giornata e il lavoro.

Padre nostro
(Recitato da tutti)

Orazione + Benedizione
(Nella celebrazione individuale o quando non presieda un sacerdote o un diacono):
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
Amen.
Andiamo in pace / Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.

Salve Regina oppure Regina Coeli (canto latino)

ORA MEDIA

Angelus...

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Alleluia).

INNO
(Adatto all'ora: Terza - Sesta - Nona)

Antifona (adatta all'ora)

Salmodia

Lettura breve corrispondente all'ora adatta.

Orazione e conclusione:
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

VESPRI

Meditazione (15 minuti)

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Alleluia).

INNO

Antifone + 3 Salmodie

Lettura breve
(Pausa di silenzio)

Responsorio breve

Antifona al Cantico della Beata Vergine
(Magnificat)
Si ripete l'antifona.

Intercessioni.

Padre nostro
(Recitato da tutti)

Orazione + Benedizione
(Nella celebrazione individuale o quando non presieda un sacerdote o un diacono):
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
Amen.
Andiamo in pace / Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.

COMPIETA

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Alleluia).

Esame di coscienza
Atto penitenziale

Inno

Salmoidia

Lettura breve e responsorio breve.

Cantico di Simeone

Orazione conclusiva
(Si introduce con l'invito: "Preghiamo".

Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

L'eterno riposo dona a loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.
E le anime dei fedeli, defunti, per la misericordia di Dio, riposino in pace. Amen.

Cara mamma, grazie di tutto.
Caro papà, grazie di tutto.
Vi voglio bene.
Ti ringrazio, o Signore, di avermi dato un papà e una mamma.

Il Signore ci conceda una notte serena e un riposo tranquillo.
Amen.

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose...


Un elfo senza ali sta in piedi accanto a loro. Al posto del viso ha un fiore e un occhio, tutt'intorno a un tatuaggio arabesco. Al centro del torace sfolgora una scritta rilucente: "Non giudicate per non essere giudicati!".


Emmaus

LA STELLA


02 Febbraio 2014 - Questa notte ho sognato Orlando B... l'amico "Orlandone". Ci siamo persi di vista 25 anni fa'. Lui aveva 20 anni più di me. Mi portava sempre a giocare a tennis nel campo privato dei dipendenti RAI di Ancona. Anche lui appassionato di montagna, si andava spesso noi due soli per escursioni e a sciare. Nel sogno è stato lui a venirmi incontro camminando nella mia direzione. I suoi capelli e la barba, al posto di essere castani come quando ci si frequentava, erano neri. Era felice di incontrarmi, ma l'ho trovato molto dimagrito ed estremamente spossato. Non aveva il suo solito sorriso gioviale. Appariva smunto e turbato. Era come se nei giorni scorsi avesse patito molto. Ci siamo incontrati nel piazzale esterno di un grande aeroporto in un giorno squallido, triste e senza sole. Era in compagnia di altre 2 persone, di cui una ragazza più giovane che sembrava essere una sua parente. Poi, sotto lo guida di queste due persone che conoscevano bene quel luogo, mi ha portato a vedere una stella. Quella che noi un tempo si credeva fosse una stella con una luce a pulsazione, in realtà, Orlando mi spiegava che si trattava di un piccolo granello di quarzo. Salendo su per un ripido dirupo abbiamo raggiunto la stella. Mi sveglio al mattino con una grande tristezza nel profondo del cuore.

Giancarlo Mauroner Altemani


La crocifissione - Louvre

L'inizio della mia conversione
L'ANGELO DELLA POVERTA'


Non ci credi...? Gli angeli esistono davvero, ed essi si manifestano in determinate circostanze per offrire in tutta la loro dolcezza, luminosi esempi di grazia e d'invito alla conversione.

Tutti i giorni, nel tardo pomeriggio e fino a sera inoltrata, ero solito fare una lunga passeggiata includendo verso la fine del mio tragitto una rapida visita al tempio dell'antico monastero buddista di Bagwan Bahal, a Kathmandù, in Nepal; facevo un giro attorno al grande stupa al centro della piazza e proseguivo infine verso la locanda dove ero alloggiato. In quel periodo ero demoralizzato. Da pochi giorni ero rientrato da una spedizione solitaria al confine con il Tibet, avventurandomi in una zona chiusa al turismo. Si trattava di una missione durata 18 giorni, sulla quale da anni avevo riversato inutilmente tutte le mie le mie ambizioni. Ero perciò atterrito e disorientato sulle nuove scelte da prendere per il futuro. Avvertivo una profonda solitudine e un senso di desolazione.
Proprio quella sera, nella penombra della piazza, notai una bimbetta di 6 o 7 anni. Era accovacciata al riparo di un capitello votivo dello stupa, col visino reclinato sulle ginocchia nell'atto di dormire. Era sola e abbandonata a se stessa nell'oscurità e nel freddo pungente di quell'undici gennaio 1998. Indossava soltanto una sorta di grembiule consunto e strappato, che neppure in un luogo al coperto avrebbe potuto proteggerla dal freddo.

Quando passai accanto a questa povera creaturina, lei sollevò il capo e mi regalò un sorriso radioso di una gioia indescrivibile. Non era affatto bella nei suoi lineamenti consunti dalla fame e dal degrado, ma quel il sorriso sfolgorante di una gioia ineguagliabile costituiva il suo ricco e prreziosissimo tesoro.
Conoscevo bene quella zona di Kathmandù che frequentavo da molti anni, ero abituato alla vista dei mendicanti, ma quella fanciulla era diversa; aveva qualcosa d'insolito. Non mi chiese l'elemosina come sempre accade ad ogni angolo di strada in quelle regioni tanto povere, e le sue mani restarono nascoste sotto il grembiule. Sollevò soltanto il capo mostrando il suo visetto scavato e patito, per donarmi in un estremo gesto di carità tutto ciò che possedeva: un sorriso traboccante di felicità.
Ma come si può essere così felici nel freddo e nella privazione di tutto? Non possedeva niente, non c'erano pacchetti o altri oggetti accanto a lei e forse neppure quel misero straccio che la ricopriva pietosamente le apparteneva; ma dal suo viso affaticato e sofferente germogliò un sorriso di una tale luminosità e letizia da trasmettermi una gioia di vibrante consolazione interiore, capace di suscitare nel profondo del mio cuore sentimenti di natura spirituale.
Sbigottito e con l'animo invaso dallo stupore, proseguii più avanti fino ad una piccola rivendita che stava per chiudere i battenti e acquistai la confezione più bella e nutriente di dolci disponibili in quel negozio. Si trattava di quattro pasticcini grandi e ripieni di frutta candita chiusi in una robusta confezione di nylon. Pensai di aprirla e tenermene due.
Ripercorsi il tempio in senso orario, come sempre devono essere visitati i monumenti orientali, e quando le fui accanto, cercando di non farmi notare da alcuni fedeli che sui miei stessi passi pregavano secondo i loro rituali, porsi alla piccina il pacchetto ancora sigillato.
Nella penombra della piazza malamente illuminata, la bimbetta non si era accorta che avevo qualcosa per lei. Al mio nuovo arrivo, allarmata dal fruscio del sacchetto di nylon, aveva sollevato il visino con uno sguardo assente e assonnato, che un istante dopo si tramutò in un'espressione che non avevo mai visto prima: pareva incredula, addirittura angosciata e sconvolta per quel dono per lei così inaspettato; e tanto era la smania e la commozione per la sorpresa, che gli occhi le si riempirono di lacrime.
Le consegnai il pacchetto tra le sue piccole mani tremanti per l'emozione e per il freddo che aveva tratto da sotto il grembiule e me ne andai senza voltarmi.
I giorni e le notti successive avvertii un sentimento di rimorso per non avere fatto di più. Provai a ripercorrere quel luogo e setacciai la zona nella speranza di rivedere quel piccolo spirito celeste che per soli 4 pasticcini mi regalò un immenso tesoro.

Giancarlo Mauroner Altemani


Cherubini

IL PATTO


Paolo stava male, le sue condizioni erano peggiorate e di nuovo era stato ricoverato in clinica.
Non era anziano, ma quella barba incolta e brizzolata che portava, forse per coprire il volto butterato, gli conferiva l'aspetto del vecchio filibustiere. Lui era invece un onesto e stimato rappresentante di commercio nel settore dell’abbigliamento sportivo. Era una persona leale. In particolar modo, Paolo, aveva una grande virtù: non mancava mai alla parola data. Per nessuna ragione al mondo, se faceva una promessa, non l'avrebbe mai disattesa. Avrebbe fatto l'impossibile per mantenerla. Perciò era molto apprezzato nel suo lavoro. Quasi ogni giorno, verso l’ora di pranzo, veniva al negozio dove prestavo la mia collaborazione in qualità di consulente tecnico di attrezzature per l’alpinismo.
Per me, Paolo era un conoscente, uno dei tanti tra fornitori e clienti che frequentavano abitualmente quel grande magazzino; ma per Benjo, uno dei titolari dell’azienda, Paolo era un grande amico; anzi, un fratello! Si assomigliavano: sembravano due bravi e buoni filibustieri appena sbarcati da un vascello di ventura, e avevano sempre qualche incombenza da amministrare e su cui discutere in negozio, in ufficio, al ristorante o al bar... ma ovunque fossero, comunque, sempre dietro a un’immancabile bottiglia di quella bevanda alcolica che nel loro gergo chiamavano di volta in volta... thè freddo o lampadina!
Avevo notato che ad ogni brindisi confabulavano tra loro. Con fare incomprensibile si scambiavano gesti di intesa: una stretta di mano; una pacca sulla spalla o un semplice cenno con il capo. E giù un altro bicchiere di rhum. Sembrava si trattasse di un argomento molto importante che riguardava soltanto loro. Una sorta di segreto misterioso. A cosa dovessero brindare non si capiva. Quando avevo provato a chiedere spiegazioni, Benjo aveva risposto con un insolito atteggiamento categorico: "E' una faccenda nostra!".
Nelle ultime settimane di lavoro, Paolo si era sottoposto agli esami del sangue. Scherzando, diceva che gli avrebbero trovato tracce di globuli rossi nell'alcol. Gli hanno invece diagnosticato un tumore al fegato! E' una faccenda seria. Così, dopo cena, nelle tiepide serate di quel fine estate, lui passeggiava in riva al mare assorto nei suoi pensieri. Camminava a lungo, con la speranza di riattivare quel fuoco della digestione che oramai si era quasi estinto e non metabolizzava più il nutrimento che ingeriva.
Quell’anno era il 1990, le prime foglie gialle cadute dagli alberi sul vialetto di accesso alla clinica creavano un tappeto soffice, e con un po’ di malinconia ricordavano come un sospiro, che anche il loro ciclo si era già esaurito e consumato soltanto in un paio di stagioni.
Mentre salivamo gli scalini della clinica, Benjo sentenziò: "Lo sapevo; non doveva smettere di bere. Se smetti all’improvviso di bere o di fumare dopo tanti anni, ti viene un tumore. A mio suocero è accaduta la stessa cosa. Ha smesso di fumare e dopo quattro anni è morto per un tumore. Io sono sicuro: se smetto di bere e fumare mi ammalo subito!".
Lasciai che Benjo entrasse davanti a me nella stanza in cui Paolo era ricoverato; io lo seguivo a breve distanza con un certo disagio. Paolo era li, adagiato su candide lenzuola: giallo come le foglie che ricoprivano il vialetto antistante la clinica. Come una di esse, anche lui si stava lentamente separando dal suo albero della vita.

* * *

Da mesi avevo organizzato una spedizione alpinistica nella regione Himalayana dell’Annapurna, in Nepal; il cui obiettivo era di raggiungere in solitaria la vetta del Tilicho Peak, a 7.134 metri di altitudine. Ero impegnato nel trekking di avvicinamento. Avevo preparato tutto il materiale logistico affinché la realizzazione di questa impresa avvenisse in stile alpino, ossia dall’inizio alla fine senza l’ausilio di portatori, compresa la fase di avvicinamento. Per ottenere ciò, avevo dovuto rinunciare ad inserire nello zaino tutto quanto non fosse essenziale per il buon esito della scalata. E nonostante questi rigidi parametri di selezione, portavo sulla schiena uno zaino enorme e pesante oltre i trenta chilogrammi.
Con il mio pesante fardello, avevo iniziato a percorrere i ripidi sentieri rigogliosi di fitta vegetazione dei primi contrafforti montuosi a nord della città di Pokhara, con l’incombente prospettiva di percorrere a piedi i cento chilometri e oltre che ancora mi separavano dalle pendici del mio obiettivo alpinistico.
Nonostante le non proprio eccelse condizioni igienico-alimentari fatalmente riscontrabili in queste regioni così povere del nostro pianeta, non avendo quasi alternative, decisi di valermi della cucina locale, rimediandomi fin da subito dei noiosi fastidi addominali. Avevo rinunciato ad inserire i medicinali nella lista del materiale da trasportare non ritenendoli essenziali, ed ora cercavo un modo per risolvere questa seccatura.
A questo proposito, strada facendo, notai un vecchio che teneva in un cesto alcuni limoni esposti fuori dalla propria capanna; mi avvicinai, e un po’ a gesti, un po’ masticando qualche parola nepalese e d'inglese gli spiegai che avrei gradito una limonata calda. Pochi minuti dopo, tornò fuori dalla capanna porgendomi un bicchiere contenente un liquido dal sospetto colore marrone, e non potei fare a meno di immaginarmi quel succo di limone mentre scolava come un detersivo tra le sue mani che ora mi apparivano pulite!
– Coraggio – pensai – questa lavatura o mi guarisce definitivamente o mi ammazza!
La notte successiva stetti veramente male come non ricordo di esserlo mai stato. Pensai che stavo davvero per morire. Colto dalla disperazione, nel cuore della notte, bussai più volte alla porta di alcuni escursionisti stranieri, con i quali in serata avevo scambiato due parole, per elemosinare un aiuto. Nessuno rispose. Pochi istanti dopo sentii uno di loro alzarsi per chiudere meglio la porta col catenaccio.
I giorni seguenti, pur continuando a camminare anche se più lentamente, fui molto debilitato, sia per lo sforzo fisico protratto per molti giorni, sia per il fatto che non riuscivo a mangiare niente di solido e sostanzioso. Durante la giornata, a volte mi accodavo dietro a qualche carovana di sherpa che a piedi scalzi e con carichi straordinariamente voluminosi, sostenuti da una semplice fascia di iuta sopra la testa (il “naamlo”), attraversavano quelle regioni, per inoltrarsi ed inerpicarsi fino a raggiungere i più remoti villaggi dell’Himalaya.

Quel mattino, invece, stavo procedendo in solitudine e camminavo serenamente nella quiete di un ameno sentiero immerso nella foresta. Pensavo ai fatti miei, quando fui interrotto e richiamato da una voce. Si trattò di una voce forte e incredibilmente nitida che si sovrappose preminente ai miei pensieri. Non proveniva da una fonte esterna e percepibile quindi dagli organi dell’udito, ma di una voce che pareva toccare direttamente i nervi e le cellule all’interno del cervello. Questa voce pronunciò una brevissima frase dal significato ermetico e priva di un senso logico apparente. Non ricordo le parole esatte, ma era una cosa del tipo: "Sono Paolo. Devi dire a Benjo quello che lui sa". Pensai in quell'istante che si fosse trattato di un'allucinazione dell'udito, dovuta magari al fatto che mi trovavo in una condizione fisica debilitata di sottoalimentazione, e in ogni caso, mi domandai, perché non comunicare col diretto interessato? Supposi, inoltre, che quel messaggio fosse quanto meno incompleto: cosa avrei dovuto dunque riferire a Benjo se lui stesso era già a conoscenza di qualcosa di cui io non c’entravo nulla? All’epoca, inoltre, non ero ancora al corrente se Paolo in seguito alla mia partenza per il Nepal fosse deceduto o fosse riuscito a rimettersi un po' in salute, e queste considerazioni mi lasciarono perplesso; mi ripromisi soltanto di cercare di non dimenticare questo evento.
Rientrato in Italia, preso dalle vicissitudini della vita e del lavoro, non mi preoccupai e non ebbi occasione di parlare a Benjo di ciò che era accaduto. Durante la mia permanenza in Nepal, Paolo era morto; ma conoscendo la profonda amicizia che c’era tra i due, riferire a Benjo quella frase assurda e insensata nel contesto non idoneo di un grande negozio, tra musica e confusione, mi sembrava un atteggiamento tutt'altro che delicato, considerando anche il fatto che lui era il mio titolare.
Trascorsero alcuni anni, e un pomeriggio, durante un viaggio di ritorno da un impegno di lavoro, in auto, noi due soli, si parlava di cose serie. Ci si chiedeva se con la morte finisce tutto oppure si continua ad esistere? Fu a quel punto che Benjo mi fece una confidenza, disse: "Sai, Giancarlo, io non credo alla vita dopo la morte. Dopo che Paolo è morto non lo credo più. Ti ricordi di Paolo? Avevamo fatto un patto: il primo che parte, lancia un segnale all'altro! Lo conosco troppo bene. Lui era di parola. E' stato il mio migliore amico. Avevamo giurato che il primo di noi due che avesse passato la frontiera della morte, avrebbe comunicato con l’altro: una parola o un semplice segnale. Davanti ad ogni bicchiere si rinnovava sempre questo impegno. Lo conosco troppo bene; se ci fosse vita dopo la morte avrebbe fatto l'impossibile per riuscire a comunicarmi qualcosa e prestare fede al nostro accordo! Era troppo di parola; lui avrebbe trovato il modo per farlo".
Non dissi nulla: era troppo tardi! Non solo non mi avrebbe creduto; ma avrebbe intaccato la nostra amicizia. Tra noi si scherzava sempre, spesso in modo sciocco e inopportuno! Ero certo che avrebbe interpretato le mie parole come una profanazione. Se gli avessi raccontato che Paolo aveva mantenuto fede a quell'accordo; che aveva comunicato con me, forse perché lui era immerso in una nube di alcol, di fumo e di preoccupazioni per il lavoro, per la moglie e le figlie; avrebbe pensato che mi volevo prendere gioco delle sue confidenze. Avrei dovuto parlare per primo e riferire quella frase prima che Benjo ne svelasse il senso. A quel punto era meglio tacere per non violare l'innocenza di quel patto.

Giancarlo Mauroner Altemani


Fede

al Tempio di Pashupatinath


Nelle prime settimane del novembre 1997, tramite un devoto induista italiano conosciuto sul posto che si distingueva per l'abito stravagante del santone indiano, ebbi modo di incontrare Baba Duth, un asceta carismatico che viveva nel Tempio induista di Pashupatinath a Kathmandù in Nepal. Si diceva che da molti anni vivesse alimentandosi soltanto di latte; da ciò il nome "Duth" che in lingua hindi significa latte. Ero in sosta a Kathmandù per acclimatarmi ed organizzare tutto il materiale in prospettiva di realizzare una spedizione solitaria al confine con il Tibet, in una zona proibita al turismo.
Iniziai in quei giorni ad avvicinarmi alla filosofia induista, frequentando questo grande tempio celebre per le cerimonie della cremazione dei morti sulle rive del fiume sacro Bagmati. Ogni giorno trascorrevo molte ore ad osservare i morti, leggere, riflettere, ascoltare i suoni e annusare gli odori. Ci stavo bene. Si respirava un clima di pace e di serenità. Ero attratto dallo spirito contemplativo di questa fede religiosa, nell'affidarsi come un fanciullo nelle braccia della divina Provvidenza; con animo aperto, tollerante e in totale simbiosi con il creato e tutte le creature dell'universo. Mi chiedevo se non fosse questa una valida strada da percorrere nel mio cammino esistenziale e spirituale, già abbastanza confuso e senza una precisa identità. Questa nuova esperienza, invece di risolvere, incrementò i miei dubbi. A questo punto della mia vita non sapevo se potevo definirmi Buddista, Induista, Hare Krishna, Cristiano o ateo. Ero tutto e niente... di tutto un po'.


Baba Duth al Tempio di Pashupatinath


In un limpido e soleggiato pomeriggio, seduto sopra un muretto nel Tempio di Pashupatinath, stavo proprio riflettendo sul fatto che la cosa migliore sarebbe stata quella di chiedere consiglio a Baba Duth. Tuttavia, ero timoroso a presentarmi da solo, non avendo avuto personalmente mai nessun dialogo diretto con l'asceta, e non ero in possesso di alcun recapito per poter contattare il devoto induista italiano. Fu proprio in quell'istante che, con mia grande sorpresa, me lo ritrovai sorridente alle spalle. Gli confidai del mio desiderio di parlare con Baba Duth per chiedergli consiglio se avessi dovuto convertirmi all'induismo. Con molta cortesia, questo conoscente si rese subito disponibile. Mi accompagnò fin sulla soglia dell'eremo in cui viveva l'asceta. Bussò alla porta chiusa. Aspettammo e riprovammo ancora a bussare. Trascorso un lungo periodo di tempo, oramai sul punto di andarcene, la porta si aprì. Vidi la stanza senza nessuno all'interno. Il mio accompagnatore pronunciò poche parole in inglese, salutò e quindi ci allontanammo.
Quando pensi che possiamo tornare per incontrare Baba Duth? — domandai.
Ha detto che non ti vuole ricevere — rispose lui.
Come fai a sapere che non mi vuole ricevere? Quando ti ha parlato?
Stai scherzando? Non hai sentito?
No, non ho sentito. Era nascosto dietro la porta? Ho visto la porta aprirsi e la cella vuota. Ho pensato che Baba Duth fosse assente e un suo discepolo avesse aperto senza affacciarsi.
Mi prendi in giro o parli seriamente? — disse lui — Era lì sulla soglia davanti a noi. Baba Duth ha aperto la porta ed io gli ho chiesto se poteva riceverti. Lui ha detto che non ti vuole ricevere. L'ho salutato e ce ne siamo andati.
Io non vidi Baba Duth e non sentii la sua voce; ma riflettendo su questo fatto, ne dedussi che quella era stata la sua eloquente risposta di categorica negazione alla mia ipotesi di convertirmi all'induismo.

Giancarlo Mauroner Altemani


Natività

UN MATRIMONIO MANCATO


A quel tempo, negli anni a cavallo del 2005, dopo un'esperienza in un convento francescano dell'Umbria e poi in un seminario diocesano, avevo ripreso il mio precedente lavoro in montagna agl'impianti a fune. Si trattava di una occupazione stagionale che non offriva nessuna sicurezza di stabilità e doppiamente precaria, perché si lavorava nei pochi mesi invernali, e soltanto se cadeva neve a sufficienza da creare un manto abbastanza spesso per ricoprire le piste da sci. Presidiavo in solitudine una piccola stazione intermedia di seggiovia. Si trattava di una postazione di lavoro rifiutata da tutti gli altri operai, perché sempre in ombra e troppo isolata. Era un lavoro duro, faticoso ed anche rischioso quando ci si doveva arrampicare in alto appesi alla fune per simulare le manovre di soccorso. Nei periodi di maggior afflusso si doveva trascorrere intere giornate al gelo per assistere i passeggeri, oppure a spalare la neve che si accumulava di continuo sulla pedana se le precipitazioni erano abbondanti.

Ogni mattina, per raggiungere la mia stazione, dovevo camminare in salita, sprofondando fino all'anca se la stagione era particolarmente ricca di precipitazioni, oppure calzando i ramponi quando il gelo della notte aveva creato colate di ghiaccio. Nonostante si trattasse di un lavoro umile e faticoso, ero orgoglioso di questa occupazione, mi piaceva soprattutto la camminata mattutina.
Da alcuni anni avevo una fidanzata di elevato ceto economico e sociale. D'estate si trascorreva le vacanze un po' in montagna e un po' nella sua villa con piscina sulla riviera ligure. Si abitava distanti e ci si frequentava saltuariamente. Nei momenti di maggior trasporto affettivo, lei aveva esclamato: "Ti voglio dire una cosa. Se un giorno tu mi chiedessi di sposarmi, io ti risponderei: SI'!".
All'inizio della nostra relazione, in alcune occasioni si pregava insieme la liturgia delle ore. Era già accaduto che durante la lettura dei salmi a cori alterni si fosse messa a ridere. L'ultima volta che pregammo insieme, scoppio in una risata irrefrenabile che ne impedì il proseguimento. Può capitare. Tuttavia, le contestai il fatto che in simili circostanze non si rimane seduti a ridere all'infinito sul libro aperto tra le mani: ci si alza e ci si allontana per non disturbare chi è raccolto in preghiera, ma soprattutto per pudore verso Colui al quale sono rivolti gl'inni di lode.
Quel freddo mattino di domenica, mentre camminavo nel bosco innevato per raggiungere il luogo di lavoro, stavo ancora una volta considerando tra me stesso che alla nostra età era inutile perdere altro tempo, e decidersi invece a mettere su casa e famiglia. Questo matrimonio sarebbe stato conveniente per entrambi sotto ogni punto di vista. Era inutile e dannoso seguitare a rimandare, anche nel rispetto dei nostri sentimenti e per dare un senso alla nostra relazione affettiva. Avevo perciò superato ogni dubbio e già immaginavo con dolcezza la gioia di chiederle la mano, quando una interferenza si inserì, sovrastante, nella mia mente. Non si trattò di una vera e propria voce, ma di una locuzione interiore caratterizzata dalla facilità di memorizzare il lungo e articolato messaggio che, avendo forse letto nei mei pensieri e non trovando altri termini, potrei definire di natura telepatica. Questa locuzione interiore si sovrappose predominante ai miei pensieri con simili parole:
"E' davvero nobile il proposito di sposare la tua fidanzata. Questa decisione ti rende onore. Leggo nel tuo cuore che il tuo sentimento è sincero e sei davvero deciso a sposarla. Oggi è domenica. E’ il giorno del Signore, ma tu sei impegnato nel tuo lavoro. Il lavoro è importante; non ti puoi assentare. Chiedi alla tua sposa una piccola cortesia. Chiedile di sancire questa tua meritevole intenzione, offrendo in voto una candela da accendere nella casa del Signore, così che io possa essere testimone di questo atto concreto e benedire il vostro amore nel proposito di unione in matrimonio. Non è necessario che tu le chieda di partecipare alla Santa Messa. Chiedile soltanto di venirmi a trovare in giornata, quando le sarà possibile e all’orario che a lei resterà più comodo. Invitala ad entrare in una chiesa in suffragio alla tua intenzione. Non le rivelare subito la ragione di questo gesto; così poi la sorpresa sarà ancora più bella e ancora più saldo sarà lo spirito della vostra intesa e della vostra unione benedetta".

Alquanto sconcertato per l'accaduto, ipotizzando di essere forse vittima di una qualche forma di disturbo mentale, proseguii di lena fino alla mia stazione. Mi tolsi i guanti e digitai al telefono cellulare il seguente messaggio: “Buona domenica e dolcissimo risveglio, qui è 1 splendido e freddo mattino invernale. Ti chiedo 1 cortesia: quando puoi, in giornata, entra in 1 chiesa e accendi 1 candela in offerta per 1 mia intenzione. Grazie.”
Pochi istanti dopo ricevo la sua chiamata. Trovandomi all'interno della mia postazione di lavoro, ebbi modo di registrare la conversazione:
— Ciao, Giancarlo, cosa ti è successo? Ho ricevuto il tuo messaggio. Sono allibita. Cosa significa?
— Non significa niente, tesoro. Non ti preoccupare. Oggi è domenica, lo sai che io non mi posso muovere. Mi sembrava una cosa carina se potevi passare in chiesa ed accendere una candela per una intenzione che include anche te. Tutto qua.
— Giancarlo, ti pare che io sto tutto il giorno senza fare niente a grattarmi la pancia? Lo sai che sto preparando gli esami all’università, devo studiare, lo capisci? Studiare. Studiare. Studiare. E poi devo aiutare mia madre per le faccende di casa. Insomma, ho troppe cose da fare. Oggi non esco di casa.
— Non capisco come ti sia venuta tutta questa frenesia di studiare. Sei fuori corso da dieci anni; ma proprio oggi non puoi trovare un minuto, nell’arco di tutta la giornata, per uscire di casa? Esci un attimo, anche per distrarti un po’, non puoi stare 24 ore chiusa dentro casa a studiare!
— Non mi piacciono proprio queste tue pretese. Lo vuoi sapere cosa dicono le mie amiche quando parlo di te? Mi chiedono come faccio a stare insieme a un tipo così.
— Sono lieto di conoscere per la prima volta la loro opinione. Invia i miei omaggi all'aristocrazia ligure!
— Certo, hanno proprio ragione loro! Sono davvero caduta in basso! Con te ho toccato il fondo.
— Come fai a dire così? Parli come se ti avessi chiesto di andare a battere il marciapiede! In questi anni non ti ho mai chiesto niente; mai nessun favore. Per una sola volta che ti chiedo una piccola cortesia oggi che è domenica, ti rifiuti di entrare un attimo in chiesa ad accendere una candela per una nostra intenzione!
— Va bene, scusa, scusa, stai calmo. Comunque non posso proprio. Mi dispiace. Oggi non esco di casa.
— Non ti preoccupare, scusami tu per l'enorme disturbo, non mi serve più nessun favore da te!
— Vai, vai... caro mio! E’ meglio che vai per i fatti tuoi. Hanno ragione le mie amiche.

Chiuso il telefono, con una profonda delusione e amarezza, dissi: "Ti ringrazio, Signore, per avermi aperto gli occhi su questa persona".

Giancarlo Mauroner Altemani


Gesù Bambino

BARATTOLO

Il mio gatto sta morendo. Gli avevo messo nome barattolo, perché capisce soltanto il linguaggio delle scatolette quando le apro. E' un vecchio gatto persiano che ho trovato abbandonato per strada a settembre, denutrito, sporco e pieno di pidocchi. Ho pensato si fosse smarrito durante l'estate. E' un gatto scorbutico, spelacchiato, egoista e poco intelligente. Non capisce nulla; ma tra noi due si è comunque creato un feeling particolare. Ora è gravemente malato. Da molti giorni non mangia e non va' di corpo. Ha gli occhi appannati. Gli ho già somministrato i farmaci appropriati, ma senza riscontrare alcun miglioramento. Credo stia morendo.
Questa notte l'ho sognato. Mi ha detto di essere nato e vissuto in Germania (perciò non capisce quando gli parlo), e mi ha detto di somministrargli un antibiotico che tradotto in italiano si chiama “SALVEZZA”. Questa mattina alle 5 mi sono alzato e gli ho somministrato un antibiotico che ho trovato nella cassetta dei farmaci ed ha un nome che a me suona tedesco ma non capisco il significato (Klacid compresse) adatto per le vie respiratorie.
Comunque, Barattolo si è subito rimesso in salute ed ha vissuto alcuni anni. Poi è diventato cieco per la vecchiaia e poche ore prima di morire, di notte, nonostante non si reggesse più sulle zampe e fosse privo della vista è venuto a cercarmi, mi ha svegliato e con tanto affetto mi ha dato il suo ultimo saluto di ringraziamento. Poi è morto.

Giancarlo Mauroner Altemani


Buon pastore

Prendersi cura degli animali è uno spreco?


Gli animali domestici non sono soltanto una compagnia, per molte persone senza famiglia (ad esempio gli anziani), questi animali costituiscono la propria famiglia. La cosidetta "pet therapy", adottata anche in alcuni ospedali nel mondo, rappresenta un settore della medicina particolarmente indicato per chi ha problemi di integrazione sociale, come appunto le persone sole. Lo spreco è ciò che è inutile o dannoso: il superfluo e il lussuoso.
Alcuni sostengono che con i soldi spesi per alimentare gli animali domestici si potrebbero aiutare i bambini denutriti dei paesi più poveri. Si tratta di un'assurda equazione. Possedere animali domestici non preclude la possibilità di fare beneficenza. Per i bambini denutriti dei paesi poveri si potrebbe rinunciare a tutto, ed in particolare ad ogni svago, lusso, vizio, divertimento... si potrebbe rinunciare a tutto, ma non si può rinunciare a prendersi cura di chi ci vive accanto e condivide con noi la nostra quotidianità.
La fame nel mondo non è un problema di beneficenza; ma è una questione di educazione alla disciplina sociale e al lavoro. Anche nei luoghi più aridi e inospitali, se vi è solidarietà, spirito di sopravvivenza e voglia di rimboccarsi le maniche non c'è fame!

Giancarlo Mauroner Altemani


il bue e l'asinello vegliano su Gesù Bambino

PELLEGRINAGGIO NEL
TEMPIO DI DIO PADRE
MISERICORDIOSO


Calixto R. Dahab Sr.


Ci siamo incontrati all'interno di un negozio di articoli religiosi di Tagbilaran City, nell'isola di Bohol (Philippines) il 14 febbraio 2015, nel giorno di san Valentino, la festa degli innamorati... del Signore! Ero indeciso se acquistare o meno un crocifisso da missionario, come simbolo piuttosto impegnativo da portare al collo bene in vista. Per me si trattava di una scelta molto significativa che seguitavo a rimandare. Da tempo consideravo il fatto che dovevo dare un indirizzo alla mia fede religiosa con atti più visibili e concreti; sia pure con tutte le difficoltà di chi vive nel mondo in solitudine. Nell'istante in cui mi sono deciso per l'acquisto, alla cassa, il cliente davanti a me, un vecchio dall'aspetto trascurato con una lunga barba bianca, ha preso tra le dita questo crocifisso e mi ha chiesto:
"Sei un sacerdote?"
"No; non lo sono",
gli ho risposto.
"Ero certo che tu lo fossi! -- ha detto lui, ed ha aggiunto -- Credi ai sogni? La notte scorsa ti ho sognato...".


Calixto seduto all'ingresso della caverna GodFather cave

Il venerabile Calixto R. Dahab Sr. è un asceta cattolico filippino. Ha vissuto in solitudine per 21 anni in 3 caverne sul monte Eli, nell'isola di Bohol, nelle condizioni di degrado più miserevoli.
Esprimendosi con l'innocenza del fanciullo, egli sostiene che in questo luogo, con l'esercizio della preghiera incentrata sul "Credo" o "Simbolo degli Apostoli", e di alcune semplici pratiche esoteriche associate alla lettura in ogni sua parte delle "assurdità" da egli scritte, si manifesta in sogno il Signore nell'amore del Padre. E lo crede in una forma così fervente, da farsi crocifiggere per ben 3 volte sulla vetta di questo monte. Si tratta di una controversa pratica ascetica un tempo diffusa nelle Filippine. Egli vi si è sottoposto il venerdi santo del 1975, del 1985 e del 1995. E' un rito che su questo monte ricorre ogni 10 anni. Il venerabile asceta Calixto, lo definisce nei suoi scritti: "TEMPIO DEL SACRIFICIO UMANO CON NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO".

La crocifissione non suscita ammirazione, ma biasimo e disprezzo. La gente accorre a vedere per curiosità. Questa realtà induce a riflettere sul significato spirituale di chi vi si sottopone, nella consapevolezza di incontrare, come 2000 anni fa', l'umiliazione e la derisione, in unione spirituale con Cristo crocifisso, nel rivivere il sacrificio, lo scandalo e il ripudio degli esseri umani. E' una prova d'amore? E' una prova di fedeltà? Significa forse rispondere all'amore del Signore con l'amore? Significa servire il Signore con atti concreti fin sulla croce?

Tay Calixto, come lo chiamano affettuosamente i suoi conoscenti, ha trascorso i primi 3 anni di vita eremitica nella caverna da egli denominata "PASSION LOVER CAVE". Ha quindi trascorso i successivi 5 anni nella caverna "SACRIFICIAL CAVE", e i restanti 13 anni nella enorme e caratteristica caverna "GODFATHER CAVE". In seguito ha dimorato per anni al riparo di giacigli di fortuna sulla vetta del Monte Eli, trascorrendo le giornate a scrivere cartelloni con i quali ha tappezzato i luoghi in cui ha vissuto. Le frasi di seguito riportate, costituiscono una minima parte dei suoi scritti. Le parti assurde, mi sono fatto l'idea che servano a spiazzare le barriere imposte dal ragionamento razionale; le quali costituiscono il prevalente ostacolo eretto dall'attaccamento verso se stessi in contrapposizione all'amore di Dio Padre.

1. PASSION LOVER CAVE


WELCOME TO ALL THE PEOPLE OF THE WORLD WIDE WEIRD WISH WILL
VISITORS AND WORSHIPERS
PILGRIMERS AND SUFFERERS
STRANGERS AND TRAVELLERS
SACRIFICERS AND ADVENTURERS
TRESPASSERS AND INTRUDERS

LEX DOMINE DEI
GODFATHER DREAMER



GODFATHER'S HOLY POLICY

NO VALID ID = NO ENTRY
NO MONEY = NO PRAY
KNOW PRAY = NO PAY
GOD'S ENTRY = NO FREE
FORIEGNER TOURIST = PHP 77,00
CATHOLIC DEVOTEES = PHP 34,00
OTHER RELIGION = PHP 99,00



SACRIFICIED BY: LEX DOMINE DEI
TO THOSE WHO ARE WILLINGLY INTERESTED TO BE OUR LADY OF NATIONS, OUR LADY OF LOURDES, OUR LADY OF FATIMA AND SERVANT NUN OF MARY ALL OF OTHER CONGREGATIONAL LIFE OF GOD. JESUS SACRED HEART, MARY'S SACRED HEART. TO ALL WHO HAVE A VISSION AND A MISSION IN THIS JUDGEMENT DAY OF GODFATHER AND OUR LORDE GOD JESUS CHRIST. URGING OF ALL HEAVENLY MINDED LADIES TO ENTER THIS GOD CHOOSEN MISSIONARY LIFE TO ALL MEN.
TEMPLE OF HUMAN SACRIFICE WITH JESUS CHRIST AND HOLY GODFATHER. IF YOU ARE IN NEED OF GOD'S HELP. JUST VISIT THIS PLACE AND OBSERVE ALL THE REQUIREMENT THAT GOD WISHES YOUR AMBITION IN LIFE. ALL OF US ARE URGED TO PRAY AND MEDITATE TO GODFATHER ALMIGHTY. YOU MUST CONSECRATED TO GOD FOR YOUR SALVATION OF SOUL... SPIRIT NAND LIFE. YOU MUST ABEY THE COMMENDMENT THAT GOD OATH TO DO FOR YOUR LIFE. EVERYONE OF US ALREADY JUDGE BY HIS WILL, AND PRESERVE YOUR ACTUAL DESTINY IN LIFE. LEARN ALL THE TEACHING OF OUR LORD JESUS CHRIST. WORLD MINISTRY OF GOD.
TRUE SACRIFICER OF GOD

2. SACRIFICIAL CAVE


ALL MEN WEARING AND BRINGING
CANNOT ENTER THIS HOLY DOOR
SKIRT BLOUSE
SHORT PANT
LEATER JACKET
POLO SAMURAI
SANDO SHORT
HUNTING KNIFE
MAKE UP
MINICURE
PENDICURE
HARD WINE
CELL PHONE
CAMERA LAP TOP
CASSETE RADIO
SHARP POINTED BLADE
COCOINE
WEAPON LEX DOMINE DEI


RECONCILIATION PHP 77,00
CONFESSION PHP 99,00
VENERACION PHP 77,00
COMMUNION PHP 99,00
INVOCATION PHP 77,00
COMPASSION PHP 99,00
ADORATION PHP 77,00
RISURRECTION PHP 99,00
REDEMPION PHP 77,00
SALVATION PHP 99,00

ACKNOWLEDGEMENT: THIS IS THE MOST IMPORTANT MESSAGE FROM OUR GODFATHER AND JESUS CHRIST WORLD WIDE WEIR WISH.
WILL: TO THE PEOPLE OF THE PHILIPPINES AND THE PEOPLE OF UNITED STATES OF AMERICA. THIS PROMISE SHOWLD BE RENEWED WITH DEEP SORROW FOR SINS AND EQUALLY DEEP JOY AND GRATITUDE THAT GOD SHARED HIS LIFE WITH MEN AND WANT EVERYONE CHRISTIAN TO LIVE AND BECOMES A TRUE CHRISTIAN THAT FOLLOW CHRIST CARRYING CROSS OF JESUS CHRIST. BAPTISM PREPARE EVERY MEMBER OF CHRIST AS THE COMPLETION OF THE SACRIFICE, OUR DIVINE LIFE INTO GTHE PURCHASED SOULS OF CHRIST'S MEMBER, BY BLOODY SEALED COVENANT. THE TRUE MEMBER BY PROPETIC UTTERANCE FOR SACRIFICIAL WORSHIP. GOD TRIED TO PREPARE HIS PEOPLE TO EXPECT A REEDEMER WHO WOLD BLEED AND DIE THROUGH CHRIST SALVATION REDEMPTION AND RESURRECTION OF ALL SOULS AND SPIRITS. WORLD REDEMPTION, INTERNATIONAL SALVATION AND UNIVERSAL RESURRECTION. LEX DOMINE DEI DEUM TEMPLE OF GODFATHER AND THE KINGDOM OF JESUS CHRIST, OUR FATHER IN HEAVEN AND ON HEARTH ARE CALLING ALL DEVOTES OFF: OUR LADY OF FATIMA, OUR LADY SORROWS, OUR LADY OF LOURDES, IMMACULATE HEARTH OF MARY, ALL THEYR LOVE AND DEVOTION THE MOST SACRED HEART OF JESUS. TO ALL VISTRAPIL SACRIFICIAL AND WORSHIPERS OF GODFATHER. YOU ARE NOW IN THE SUMMIT OF PARADISE TO SACRIFICE ITS SURPRISE. ELSE WHERE HOLY LIVE ON THROUGH THE MOST SACRED HEART OF JESUS, WE TRUST HIM WHEN DARK DOUBTS ASSAIL THEE, TRUST HIM WHEN THE STRENGHT IS WAKE, TRUST HIM TO SIMPLY, HE IS EVER SEEMS THE HARDEST THING OF ALL CHRIST, TRUST HIM HE IS EVER FAITHFUL, TRUST HIM FOR HIS WILL IS BEST. TRUST HIM FOR THE HEART OF JESUS THE PLACE TO REST! TRUST HIM THEN THROGH DOUBTS AND SUNSHINE ALL THY CARES UPON HIM CAST. TILL THE STORM OF LIFE IS OVER AND THE TRUSTING DAYS ARE PAST.



THE GREAT PROMISED 1. I WILL GIVE THEM ALL THE GRACES NECESSARY FOR THEIR STATE OF LIFE. 2. I WILL ESTABLISH PEACE IN THEIR FAMILIES. 3. I CONSOLE THEM IN ALL THEIR AFFLICTIONS. 4. I WILL BE THEIR ASSURED REFUGE DURING LIFE AND HERE ESPECIALLY AT THE HOUR OF DEATH. 5. I WILL SHOWER DOWN ABOUNDANT BLESSING ON ALL THEIR UNDERTAKING. 6. SINNERS SHAL FIND IN MY HEART THE SOURCE OF AN INFINITE OCEAN OF MERCY & GRACE. 7. TEPID SOULS SHALL BECOMES FERVENT. 8. FERVENT SOULS SHAL RISE SPEEDILY FOR A GREAT PERFECTION. 9. I WILL BLESS THE HOUSES IN WHICH THE IMAGE OF MY SARED HEART SHAL BE EXPOSED AND HONORED. 10. I WILL GIVE TO PRIESTS THE GRACE TO TOUCH THE MOST HARDENED SINNERS. 11. PERSONS WHO SHALL PROPAGATE THIS DEVOTION SHALL HAVE THEIR NAMES WRITTEN IN MY HEART, AND THEY SHALL NEVER BE EFFACED. 12. I PROMISE YOU IN THE EXCESSIVE MERCY OF MY HEART, THAT ITS ALL POWERFUL LOVE WILL GRANT TO ALL THOSE WHO RECEIVE COMMUNION ON THE FIRST FRIDAY NOF EVERY MONTH, FOR PUNE CONSECUTIVE MONTHS THE GRACE OF FINAL REDENTANCE, AND THAT THEY SHALL NOT DIE UNDER MY DESPLEASURE, NOR WITHOUT RECEIVING THE SACRAMENTS, AND THAT MY HEART SHAL BE THEIR SECURE REFUGE AT THE LAST HOUR.



"THE PROMISES OF THE SACRED HEART OF JESUS"
WHERE THERE IS LOVE THE HEART IS LIGHT, WHERE THERE IS LOVE THE DAY IS BRIGHT, WHERE THERE IS LOVE THE THERE IS A SONG TO HELP WHEN THINGS ARE GOING WRONG. - WHERE THERE IS LOVE THE THERE IS A SMILE TO MAKE ALL THINGS SEEM MORE WOTH WHILE, WHERE THERE IS LOVE THE THERE'S QUIET PEACE, A TRANGUIL PLACE WHERE TURMOILS CEASE--- "LOVE CHANGES DARKNESS INTO LIGHT AND MAKES THE HEART TAKE WINGLESS FLIGHT"...



OH BLEST ARE THEY WHO WALK IN LOVE, THEY ALSO WALK WITH GOD ABOVE--- AND WHEN MAN WALK WITH GOD AGAIN, THERE SHALL BE "PEACE ON EARTH" FOR MEN. THERE'S A REASON FOR EVERY PAIN, THAT WE MUST BEAR. FOR EVERY BURDEN EVERY CARE. THERE IS A REASON FOR EVERY GRIEF THAT BOWWS THE HEART. FOR EVERY TEAR DROP THAT IS SHED. THERE IS A REASON FOR EVERY HURT, FOR EVERY PLIGHT, FOR EVERY LONELY PAIN-RACKED NIGHT, THERE IS A REASON BUT IF WE TRUST GOD AS WE SHOULD, IT ALL WILL WORK OUT FOR OUR GOOD, HE KNOWS THE REASON. LOVE THE PROMNISES OF GODFATHER.

3. GODFATHER CAVE


SPIRITUAL DOCTRINAL RENEWAL
CONSULATATION PHP 61
CONFESSION PHP 77,00
RECONCILIATION PHP 61,00
PROBLEM PHP 77,00
WEIRD WISH WILL PHP 77,00
LIFE PHP 61,00
BODY PHP 77,00
SOUL PHP 77,00
SPIRIT PHP 77,00
GODFATHER'S HOLY ADVISE
FOREIGNEER PHP 199,00
OTHER RELIGION PHP 199,00
CATHOLIC DEVOTEES PHP 77,00
SACRIFICED BY: LEX DOMINE DEI


WOMAN WEARING AND BRINGING
CAN NOT ENETER THIS HOLY DOOR
LONG PANT
SHORT PANT
MINI SKIRT
SANDO SHORT
MAKE UP
MINICURE
PENDICURE
HARD WINE
CELL PHONE
CAMERA LAP TOP
CASSATE RADIO
SHARP POINTED BLADE
PISTOL
WEAPON LEX DOMINE DEI



"TEMPLE OF GODFATHER ALMIGHTY AND THE KINGDOM OF OUF LORD JESUS CHRIST IN THIS WORLD WIDE WEIRD WISH WILL"

YOU'RE ALL ENTERING NOW THE "KINGDOM OF JESUS CHRIST AND THE TEMPLE OF GODFATHER ALMIGHTY". WHERE JESUS WAS CRUCIFIED AND TRULY NAILED TO REDEEM THE WORLD'S SINS. HE WAS BURIED IN SAN JOSE CAVE FOR THREE DAYS AND THREE NIGHTS. HE ROSE AGAIN AND HE WAS RESURRECTED BY HIS FATHER AND SETIED AND AT RIGHT HAND OF THE FATHER. JESUS WAS SOON TO DIE AND RETURN TO THE FATHER TO BELIEVERS, JESUS SEND HIS HOLY SPIRIT WITH ABOUNDANT SPIRITUAL BLESSING. ALL THE WORDS HATRED AND SUFFERING ARE THE NRESULTS OF SIN ORIGINAL OR PERSONAL. TO RESTORE ALL THINGS TO LOVE AND ORDER OF JOY, JESUS ATONED FOR SIN BY HIS DEATH AND WON THE GRACE. THAT EFFECTS FORGIVENESS. HIS WELLING LIFE IS THE BASIC SANCTITY OF CHRISTIANS. TO BE DEVELOPED INTO AQUIRED SPLENDOR, AS HIS OLD TESTAMENT PROPHETS SUFFERED THE PRICE OF PREPARING FOR HIS COMING SO THE MEMBER OF HIS MYSTICAL BODY SUFFER IN ORDER TO CONTINUE HIS WORK OF RESTORING ALL THINGS ALL ANGUIBH IS PERSONALIZED BECAUSE CONSECRATED TO CHRIST. TROUGH CHRIST PRIEST HOOD EXERCISE IN HIS CHURCH. JESUS DID THE BEST TO REVEAL HIMSELF AS WORLD'S SAVIOR. AND THEN SURRENDERED HIMSELF TO SUFFER AND DIE FOR ALL MEN. SACRIFICING AND NAILING IS A FIGURE OF THE SUFFERING CHRIST. GOD MIRACOLOUS RECUE OF HIS PEOPLE. ALL OF US ARE WAITING THE LAST JUDGEMENT OF JESUS CHRIST AND GODFATHER ALMIGHTY CREATOR OF HEAVEN AND EARTH. ALL THE SAINTS, PATRIARCHS, APOSTOLES AND DISCEPLES OF JESUS CHRIST.
JUSTICE TO GOD AND JUSTICE TO MEN GO HAND IN HAND, SUPERFICIAL PLETY GIVEN TO GOD OR EXTERNAL CHARITY TO MEN, IS NO SUBSTITUTE FOR JUSTICE TO GOD OUT OF DUE REGARD FOR HIM AS THE ABSOLUTE LORD AS THE SOURCE OF EVERY GOOD. ALL THE MEN OWE JUSTICE OF BELIEVING IN HIS WORDS AND WORKS, OF KEEPING HIS COMMANDMENT AND THAT EVERY ONE SHOULD KEEPS GOD'S LAW. OBEDIENCE AND UNBELIEF CLOSE THE MIND TO THRE HOLIEST OF EVIDE4NCE4, FAITH ISSUED IN OBBEDIENCE AND LOVE TO HIS FAITHFUL ONES, JESUS PROMISES HEAVEN.
HE GIVES HIS LIFE TO ASSURE THEIR SALVATION, REDEMPTION AND RESURRECTION. "EVERYONE'S FORGIVENESS AND KINDNESS MUST BE AS ALL EMBRACING AS OUR HEAVENLY FATHER" IMPERFECTION ARE EVERYONE'S EMBARRASSMENT. THERE IS ALWAYS GOOD REASON FOR BEING SLOW TO JUDGE, AND QUICK TO FORGIVE AND SUREST OF ALL SALVATION CONSTANT SEOLF IMPROVEMENT.
"THANKGIVING FOR TRIUMPH OF CHRIST". (lU 6,36-42)

4. TOP ELI HILL


"TEMPLE OF GODFATHER AND THE KINGDOM OF JESUS CHRIST"

ANNOUNCEMENT: TO ALL THE PEOPLE OF THE NEW WORLD WHO BELIEVE AND LOVE OUR LORD JESUS CHRIST OUR REDEEMER OF ALL CATHOLIC CHRISTIAN FAITH.

"TEMPLE OF GODFATHER AND THE KINGDOM OF JESUS CHRIST"
"WORLDWIDE WEIRD WISH WILL" MEMBER OF MYSTICAL BODY OF OUR LORD GOD JESUS CHRIST AND GODFATHER ALMIGHTY.
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LEX DOMINE DEI
DREAMER OF GODFATHER


il trono di Dio in terra

"Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov`è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore". (Mt 6,19-21)

15 febbraio 2015 [...] e tuttavia, nonostante lo squallore del luogo e tutto il mio scetticismo, sulla vetta di quel monte, dopo avere eseguito le varie cose che questo asceta nel corso della mattinata mi ha detto di fare (tra cui ripetere più volte il "Credo" e leggere all'infinito alcune delle sue assurde tavole), è accaduto che mi sono sdraiato di nascosto su un ripiano in cemento a riposare, mentre l'asceta si era già allontanato per distendersi su una branda malconcia immersa tra la vegetazione, non prima di avermi sollecitato a proseguire nella noiosissima lettura dei suoi panni stesi al vento. Mentre ero disteso in posizione supina sul cemento, ho visto all'improvviso aprirsi uno squarcio nel cielo per mostrare una luce di un bagliore accecante. Un istante dopo ho avvertito entrarmi dalle narici un soffio d'aria con un aroma leggermente irritante in gola e vagamente simile alla menta, ma gradevolissimo. Con un sottile senso di panico ho sentito i miei polmoni gonfiarsi di quest'aria come un palloncino, ed ho provato la sensazione di staccarmi in volo verso il cielo... in quell'istante ho aperto gli occhi con una piacevole sensazione di gioia profonda, consolazione interiore e di amore verso il Divino; realizzando tuttavia che si era trattato semplicemente di un sogno, ma con la netta percezione di avere vissuto un evento superiore alla fantasia umana: davvero incredibile e straordinario...

Giancarlo Mauroner Altemani
SOGNATORE DI DIOPADRE


Dimmi che mi ami

I VERI POVERI


In uno dei primi incontri, mi sono permesso di scattare alcune fotografie a Tay Calixto mentre mi parlava. Ad ogni incontro aveva sempre dei libri di preghiere da illustrarmi.

In questa occasione, oltre ai libri, aggiunse anche uno specchio e me li porse con molta gentilezza. Gli chiesi divertito, mentre seguitavo a scattare fotografie: "A cosa mi serve lo specchio?".

"Così ti puoi ammirare allo specchio quando preghi o fai opere di carità", esclamò lui, e proseguì in tono di rimprovero: "Se vuoi vedere un vero povero bisognoso dell'aiuto di Dio, osservati bene allo specchio mentre preghi o fai la carità!".


 
1. INTRODUZIONE ALL'AMORE DI DIO
Cosa è il cammino spirituale?

di Giancarlo Mauroner Altemani

Il cammino spirituale è un pellegrinaggio nel santuario della vita, finalizzato a conoscere se stessi in relazione alla verità assoluta nell'amore divino. Non è una gara a chi salta più in alto; ma un'opera di ascesi nel rafforzamento della fede.
E' quasi impossibile, in questo cammino, capire l'esatta posizione in cui ci si trova; perché è un tragitto costituito in parte da un susseguirsi di false vette, di contraddizioni e senza destinazione: senza un arrivo e senza una partenza. Nessuno può sapere che prove dovrà affrontare nel corso dell'esistenza. In qualsiasi istante della nostra vita ci si può elevare, oppure scivolare e cadere. Chi crede di avere capito tutto non ha capito niente. Chi crede di essere arrivato deve ancora partire. La spiritualità e la non spiritualità, la vocazione e la non vocazione, l'amore e l'odio, la natura nobile e la natura meschina convivono in noi in una sorta di grande conflitto interiore; simile a un turbinio di spettri e di riflessi luminosi che si rincorrono e sovrappongono tra loro. E' il dualismo più o meno presente in ciascun essere umano, che da un lato impreca e dall'altro implora l'intervento della misericordia divina. (Cfr. Rm 7,14-25)
Mi sono fatto l'idea che proprio quando tutto si impiglia, si aggroviglia e sembra andare per il verso storto, nella peggiore delle ipotesi, dietro le nostre disgrazie vi è Lui che osserva con divina pietà lo spirito affranto del nostro cuore. In questo tempo siamo nella prova. La gloria del Signore è ad ogni crocevia della nostra esistenza, dove a noi sembra ci abbia abbandonato. Ad ogni passo ognuno va' incontro al proprio destino; come non vedenti che camminano a tentoni al buio per vie che nessuno conosce. Questo pellegrinaggio può quindi dirsi concluso nel solo istante in cui l'esistenza è terminata.
Si usa dire che... "conviene dissociarsi dal male perché poi, al termine dei nostri anni, se ne ricaverà un premio". Non è vero. E' un inganno. Non c'è in palio nessun premio; dunque non c'è convenienza per chi è alla ricerca di affari da cui ricavarne un vantaggio.
Allora, perché intraprendere questo cammino?
Per amore.
Come si può amare qualcosa che non esiste?
E' amore per la luce in un universo immerso nelle tenebre.
E' amore per il calore in contrapposizione a ciò che è gelido.
E' amore per un sorriso amichevole tra gente ostile.
E' amore per un giorno di festa dopo aride settimane di fatica.
E' amore per i fiocchi di neve che imbiancano il paesaggio la notte di Natale.
E' amore per un cucciolo smarrito che ritrova la sua mamma.
E' amore per l'amore.
Se credi nell'esistenza dell'amore, credi anche nell'esistenza del Principio dell'amore.


2. IL PRINCIPIO DELLA VERITA'
Cosa è la morale?

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

Per accostarsi alla coscienza morale naturale (che non è da confondere con il complesso delle tradizioni e dei costumi), è necessario afferrare i presupposti della logica, partendo ad esempio da questa domanda:
"Perché i fornai non indossano abiti scuri?".
Risposta: "Per il fatto che la farina è bianca e risalta sugli abiti scuri". E' un concetto logico da cui ne deriva un comportamento sensato, avveduto e giudizioso: per questa ragione i fornai indossano indumenti chiari.
Logica è sinonimo d'intelligenza. Ciò che è logico e non è insensato, trova sempre la sua origine in una forma d'intelligenza. Quanto è logico è coerente, ragionevole, veritiero, giusto, sensato e... MORALE. Illogico equivale ad incoerente, irragionevole, falso, sbagliato, insensato e... IMMORALE.
La logica scaturisce propriamente dai principi fisici: "Perché si accende il fuoco con la legna secca?".
Risposta logica: "Per il fatto che la legna secca brucia meglio della legna umida!". Chi afferma che la legna verde brucia meglio della legna secca, sostiene una menzogna e si colloca nell'ambito dell'immoralità: all'opposto della verità.
Ogni principio fisico ed etico costituisce un elemento di verità affine a se stesso, che produce un effetto logico inerente le sue specifiche caratteristiche: il fuoco brucia, la fedeltà è fedele, il perdono perdona, la verità dice il vero, l'acqua bagna e disseta... se l'acqua non disseta, quell'acqua è una menzogna.
I principi esprimono in assoluto il concetto di verità, di fedeltà, di coerenza, di lealtà e di alleanza:
Il principio dell'amore è fedele all'amore.
Il principio della verità è fedele alla verità.
Il principio del perdono è fedele al perdono.
Il principio della fedeltà è fedele alla fedeltà.
Dunque, cosa è la logica?
La logica è verità, e la verità è complementare alla moralità. Logica e morale non sono un'opinione; ma concetti incontrovertibili in relazione tra loro, poiché strettamente attinenti alla verità. Ciò che è logico conduce alla verità. Quanto è illogico determina il caos e l'errore. Nel linguaggio della logica, l'opposto della verità è l'errore. L'opposto della logica è l'errore. L'opposto della moralità è... l'errore.
In ogni occasione, Gesù annuncia i principi morali esposti nel Vangelo con modalità fondate sulla logica: "Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?" (Mt. 7,9-10).
Immorale è una madre che prende a ceffoni il figlio che piange perché ha fame; ma ancor più diabolica è quella madre che lo accudisce con dolcezza per consolazione e lo disseta infilando tra le sue labbra una spugna intrisa d'aceto. Ciò che è immorale si avvicina sempre alle situazioni più illogiche e demenziali; ovvero alla follia. L'amore materno procede invece nell'ambito della logica e della moralità nel riversare nel mondo cose buone.
Cosa è la carità?
La carità sono le opere dell'amore a vantaggio del prossimo senza danneggiare nessuno. E' una virtù della misericordia divina, cioè l'intelligenza del cuore che supera qualsiasi altra forma d'intelligenza. Significa prendersi cura di chi ci vive accanto, e poi di chi è distante, gratuitamente, partecipando alle sofferenze altrui e sacrificando se stessi con spirito paterno e materno; senza nessuna forma di speculazione e senza una precisa unità di misura.
La crudeltà è l'opposto della carità.
La carità è una caratteristica della moralità.
La moralità deriva dai principi etici.
I principi etici sono Legge di Dio e intelligenza del cuore.

Qual è la differenza tra etica e morale?

L'etica determina le caratteristiche oggettive di ogni principio etico.
La morale è l'applicazione soggettiva dei principi etici.

Il metodo più efficace per insegnare i concetti all'origine della coscienza morale naturale è costituito dalle fiabe e dalle parabole. La loro funzione pedagogica è quella di inserire gli ascoltatori in un mondo immaginario ma realissimo nei contenuti morali, per suscitare emozioni e sentimenti in grado di aiutare a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo, il dolore dal piacere... la verità dall'errore.
In natura tutto tende all'equilibrio: l'acqua bollente si raffredda, le ferite cicatrizzano, il ghiaccio scioglie e torna ad essere acqua... e dopo la tempesta torna il sereno. Tutto rientra nell'ambito della logica. Tutto è orientato a trovare pace, ordine ed equilibrio. Tutto è rivolto al bene. Tutto torna ad essere verità. Tutto prospera nell'ambito della ragionevolezza e non dell'irrazionalità. Questo indica che l'universo è governato in ordine alla logica, alla verità, al bene e a quanto è razionale e non casuale, immorale, sterile, irrazionale e caotico. Nel creato, tutto si colloca in modo naturale secondo un ordine logico e morale ben preciso, che genera vita, amore e prosperità, e talvolta compone epiche vicende di tenerezza e di poesia; perché ogni storia ha una morale!
La coscienza morale naturale indirizza quindi le creature all'equilibrio, alla pace e alla prosperità che è l'opposto di pazzia, distruzione e crudeltà. Animata da questa sensibilità morale, anche la belva più feroce, senza conoscere il Vangelo e la tavola dei 10 comandamenti, per natura sa prendersi cura dei propri cuccioli: li allatta con amore e procura loro cose buone, secondo la logica della divina Provvidenza che è espressione di saggezza.


"Dalla grandezza e bontà delle creature, ragionando,
si può conoscere il loro autore". (Cfr. Sap 13,5)


In ordine al bene e al male, al di là di ogni cultura e di ogni credo ideologico o religioso, nell’intimo della sua coscienza, ogni creatura trova una legge morale attinente alla propria specie, logica e razionale, universale e immutabile, che non è stata lei a darsi ed è impronta della legge di Dio. Essa è un indizio inequivocabile che tutta la creazione trova la sua origine in un solo ed unico Artefice. Dio è l'artefice del creato. Egli è il principio di tutto ciò che esiste, e la legge morale naturale è il manuale delle istruzioni per un uso corretto del prodotto. La coscienza morale è simile a un marchio di fabbrica indelebile impresso dal Creatore sugli articoli da egli stesso realizzati. Il decalogo* è un richiamo alla legge morale naturale. In esso assurge il disegno della sapienza creatrice, a fondamento di ogni principio morale: "Non avrai altro Dio fuori di me". E' il primo comandamento: un copyright; cioè un avviso alla tutela dei diritti d'autore su tutta la creazione che appartiene al santo Creatore in esclusiva. L'infrazione al vincolo di questi diritti di paternità, costituisce un uso illegittimo del prodotto.


"Compiendo atti moralmente buoni,
l'uomo conferma, sviluppa e consolida in se stesso
la somiglianza con Dio." (Veritatis splendor n. 39)


I rettili si comportano da rettili, secondo l'indole naturale assegnata ad essi dal Creatore. L'essere umano ha il dovere di comportarsi secondo la sensibilità morale che gli è stata attribuita da Dio. Perciò l'immoralità non è la violazione di un codice, di una tradizione o di un costume se il fine è rivolto al bene universale; ma è il comportamento inumano che riduce l'individuo a livelli più bassi rispetto alla natura che gli è propria.
La moralità è complementare al bene: produce cose buone senza danneggiare nessuno. La santità è sollecita a riversare nel mondo l'amore misericordioso, e corrisponde ad una sensibilità morale affine alla natura divina.
L'immoralità è complementare al male. Spesso si manifesta con azioni brutali di lucida follia e utopie dissociate dalla verità. Il soggetto immorale si rende simile alla bestia. Demoniaco, equivale ad agire al di fuori di qualsiasi principio etico, con atti contrari all'interesse proprio e del prossimo; poiché il male assoluto si oppone alla logica e al creato. Non esiste una logica del male. Ogni atrocità è immorale.
La massima espressione di moralità coincide nella restituzione del bene al male ricevuto. Per questa ragione si usa dire che il Signore non può volere il male di nessuno; poiché Egli è l'inventore della moralità. In alleanza ai suoi stessi principi non può contraddire se stesso per restituire il male. Quanto si colloca al di fuori della sua giurisdizione morale e si sottrae alla sua legge, acquisisce le caratteristiche proprie dell'inferno.
La teologia morale cristiana è affine alla coscienza morale naturale; ne individua le peculiarità in relazione al regno dei cieli per la salvezza eterna delle anime:
Gesù diffonde la Verità dove regna la menzogna.
Gesù diffonde l'amore dove regna l'odio.
Gesù diffonde il perdono dove regna la vendetta.
Gesù diffonde la moralità dove regna l’immoralità, per allontanare le anime dalle tenebre, in ragione del regno dei cieli. Immorale è ciò che è lontano dai santi principi del Signore e dunque determina il peccato e la distanza da Lui. Non esiste il principio dell'odio, del tradimento o della menzogna.
L'odio è ciò che si contrappone al principio dell'Amore.
Il tradimento è ciò che si contrappone al principio della Fedeltà.
La menzogna è ciò che si contrappone al principio della Verità.
La vendetta è ciò che si contrappone al principio del Perdono.

La più grave manifestazione d'immoralità corrisponde a:
Restituzione del male al bene ricevuto.
Ricerca del punto dolente per aggiungere tormento al dolore e trarne una qualsiasi soddisfazione.
Menzogna, infedeltà, crudeltà, tentazione e provocazione si collocano all'origine del male. I soggetti immorali cercano il confronto nell'ambito della prevaricazione e dell'immoralità per indurre sulla via del male; ma il Signore richiama a sé i peccatori di buona volontà, mediante il suo Spirito di misericordia e di Verità (Battesimo e Sacramento del perdono).
Il Creatore è luminoso più del sole. E' una luce che arde ma non ustiona la pelle. E' un abbraccio che non soffoca. Più ci si espone ai suoi raggi, maggiore è l'effetto del suo amore sulla nostra persona. Essere posseduti dall'amore di Dio significa avvicinarsi a Lui. La possessione è tutta una questione di distanze tra soggetti molto vicini che si abbracciano, si respirano e si appartengono, o molto lontani che non si conoscono.


La teologia morale non è un'opinione:
è scienza della verità
con un peso e una misura


Gesù non è mai immorale. Gesù è Verità. Ed è così morale ciò che il Signore afferma, che perfino quando sgrida i venti e il mare affinché si plachi la tempesta, gli elementi naturali devono adeguarsi alla sua Parola per non contraddire la Verità che tutto sostiene. E' la Verità che parla. (Cfr. Mt 8,26).
Gesù non insegna nulla di nuovo. Non inventa nessuna religione. Egli penetra nel profondo del cuore ed illumina con la saggezza universale del buon pastore ciò che era avvolto nelle tenebre dell'ignoranza e dell'immoralità. Ogni cristiano potrebbe scrivere nel proprio nome un Vangelo nel Vangelo su ispirazione del Santo Spirito, seguendo il criterio della verità, associata alla sensibilità morale che ritrova in se stesso. Il Vangelo di Matteo, di Marco, di Teresa, di Giovanni, di Francesco, di Paolo, di Maria... è stato impresso dal santo Creatore nella coscienza morale di ciascun essere umano. In questa memoria biologica si manifesta il carisma del nostro essere "figli di Dio". Leggendo il Vangelo portiamo alla luce parole già scritte nel nostro cuore. Scopriamo un patrimonio di nozioni divine che già ci appartengono. Sono il timbro di Dio su tutta la creazione. Queste parole infinitamente esistenti sono la Voce santa del Creatore.


La morale naturale è sapienza di Dio.




3. TEOLOGIA DELLA SALVEZZA ETERNA
Perché essere credenti?

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

La morte è una scienza esatta. Nessuno sfugge alla scienza della morte.
Tutto è in movimento, anche ciò che sembra fermo.
Tutto si deteriora, anche ciò che sembra inossidabile.
Tutto ciò che vi è di più grazioso e di più buono, nel tempo avvizzisce e si fa repellente. Anche la roccia, col passare dei secoli si sfalda e il ferro invecchia, mette la ruggine e muore.
Nulla sopravvive al tempo. Come una candela che arde e si consuma, il tempo scorre e tutto divora. Il tempo scorre come un fiume che riversa le proprie acque nell’oceano dell’eternità. Tutto è avvolto e nascosto dietro il volto mansueto del tempo che scorre. La definizione "per sempre" non esiste. Tutto è rivolto a indicare che siamo solo di passaggio. Nulla è eterno. Tutto si dissolve come nei sogni; ma lentamente, in un lasso di tempo molto più lungo. La materia è perciò corruttibile. Eppure, non tutto è destinato a corrompersi nel tempo... la ruota gira, ma il fulcro resta fermo!
Perfino il marmo gradualmente si deteriora; ma i principi fisici che governano gli atomi e le molecole della materia sono elementi incorruttibili, immutabili e infinitamente esistenti. I principi fisici ed etici presenti nel creato sono eterni. Ad esempio la forza di gravità o la termodinamica sono principi fisici incorruttibili, immutabili e infinitamente esistenti. Il concetto di amore e odio, di verità e menzogna, di perdono e castigo, di fedeltà e tradimento... sono principi etici incorruttibili, immutabili e infinitamente esistenti. Essi non sussistono nella forma di elementi materiali; eppure noi li percepiamo come entità reali. La fedeltà esiste perché tutti ne abbiamo fatto esperienza. Il perdono esiste perché tutti ne abbiamo fatto esperienza. Consideriamo i principi, le emozioni e i sentimenti come fossero costituiti di materia, per il semplice fatto che ne abbiamo fatto esperienza. Conosciamo tutti bene di cosa si tratta, perché altrimenti sarebbe impossibile dimostrarne l'esistenza. Qualcuno provi a dimostrare scientificamente l'esistenza della nobiltà d'animo, dell'amore materno o della compassione. Trovate una molecola o un atomo di perdono. Il perdono non esiste come elemento materiale, ma esclusivamente come principio etico. Un chilogrammo di amore materno, 6 litri di fedeltà o 5 metri di giustizia... è impossibile stabilire una precisa unità di misura per i principi.
Dunque, a che categoria appartengono?
Sono proiezioni di una realtà immateriale sugl'elementi materiali. I principi conferiscono un ordine logico a tutto il creato. Senza l'ordine e la forza dei principi la materia sarebbe senza controllo, sprofonderebbe in se stessa e tutto si dissolverebbe nel nulla. Sono esattamente i principi che fissano i punti cardine del firmamento. L'universo materiale è un magnifico tappeto intessuto sui fili impercettibili dei principi: funi inossidabili più resistenti dell'acciaio, provenienti da una realtà a noi inconcepibile e ignota. Essi rappresentano una estensione silenziosa e invisibile di una realtà parallela. Costituiscono un indizio di eternità. Abbracciano il creato in tutta la sua manifestazione cosmica. Rispecchiano una realtà immensa e sconfinata. Non si piegano e non si spezzano. Non si deteriorano e non hanno una data di scadenza. Non pesano niente e non hanno volume, eppure si estendono simultaneamente da una galassia all'altra lungo tutto l'universo: da un capo all'altro del creato ed oltre. Rappresentano un elemento probatorio in relazione al concetto di esistenza dell'eternità. Sono il fulcro attorno al quale la materia ruota. Costituiscono lo Spirito della santa creazione.
Possiamo quindi iniziare ad afferrare il concetto metafisico di anima e divina provvidenza, partendo dai principi che governano la materia. Essi sussistono pur senza materia. Esprimono perciò il concetto di trascendenza. Aprono l'orizzonte dell'intelletto umano alle realtà metafisiche. L'amore, può durare un istante per poi svanire tragicamente nel nulla; ma il concetto di amore è un principio incorruttibile, immutabile e infinitamente esistente. Quanto è eterno entra in una qualche forma in relazione con il concetto di sapienza creatrice. Essa è presente come architetto dall'eternità, fin dal principio, quando furono programmate le fondamenta del creato. I principi fisici ed etici costituiscono l'impalcatura del creato eretta dall'Architetto: sono Legge di Dio. Nulla sfugge a questa Legge.


La gioia dei bambini nel giocare tra le onde del mare.
Chi ha creato l'affetto materno e l'innocenza dei fanciulli? Chi ha insegnato loro a ridere, a giocare e farsi i dispetti? Chi ha creato le emozioni, i sentimenti, la simpatia, l'amore, la giustizia, la gratitudine, la fedeltà...? Chi ha creato il senso del dovere e lo spirito di sacrificio? Chi ha creato l'immaginazione, i sogni, le ambizioni e la creatività? Chi ha creato il rimpianto e la speranza? Chi ha creato il gusto del piacere e il divertimento? Chi ha creato le mani così agili e performanti da costruire e suonare il pianoforte? Chi ha dipinto gli insetti con tinte metalliche e fluorescenti? Chi ha insegnato il volo alle rondini? Chi ha trasmesso il senso del pericolo perfino agl'insetti più insignificanti e l'abilità di sfuggire mediante traiettorie astute e inusuali? Chi ha infuso nelle creature tutte della terra, dell'acqua e dell'aria il dono dell'esistenza? Chi ha scritto i principi della fisica e della genetica? I fiori sbocciano e nel crescere prendono forma... ma chi ha dato forma, peso e dimensione a tutto ciò che esiste? Chi ha decorato le meraviglie della natura? Chi ha profumato la frutta con aromi deliziosi? Chi ha creato la capacità di percepire gli odori? Chi ha stabilito le leggi della natura? Per quale ragione tutto è a misura d'uomo e gli è favorevole su questa Terra?
Nessuno è in grado di dare una risposta precisa a queste domande. Il fatto è che noi diamo tutto troppo per scontato... Rispondere con formule evasive o filosofiche a un numero infinito di quesiti che richiedono una precisa spiegazione scientifica lascia aperto ogni interrogativo; anzi, ne aggiunge di nuovi. Ogni domanda specifica richiede una risposta inconfutabile. A tutto c'è una ragione. A tutto c'è una misura. A tutto c'è un perché... anche al niente! Il concetto di casualità non esiste. Tutto ciò che esiste ha una ragione precisa di esistere. Tutto ciò che accade è perché può accadere. Tutto ciò che accade, deriva da molteplici cause che producono degli effetti. Tutto ciò che accade si verifica con una logica esatta. Se quanto accade fosse governato dal caos, sarebbe tutto senza senso, senza principi e senza una morale, in un susseguirsi illogico e irrazionale degli eventi come nei sogni più balordi.
Nessuno può fermare le onde del mare... Se possiamo accettare il concetto che un insignificante granello di sabbia è costituito da un intreccio logico e intelligente di 25 miliardi di miliardi di molecole, non dovrebbe essere impossibile accettare l'idea che ogni onda marina che si infrange sulla spiaggia, produce su ogni singolo granello di sabbia un concatenarsi di effetti per miliardi, di miliardi, di miliardi di ragioni logiche e razionali in continua relazione tra loro. Esattamente come possiamo osservare il profilo esterno di un granello di sabbia senza vedere al suo interno i 25 miliardi di miliardi di molecole di cui è costituito, allo stesso modo si partecipa ad ogni circostanza, senza essere in grado di concepire i miliardi, di miliardi, di miliardi di ragioni di cui essa è costituita. E' come il traffico nelle ore di punta di una sconfinata metropoli che sembra muoversi in una forma disordinata e casuale; eppure ogni singolo veicolo sa esattamente dove deve andare e la ragione del suo viaggio. Un'immensa metropoli è sempre in movimento, non ha un istante di pausa; perciò l'intreccio di ragioni si susseguono di continuo, in un concatenarsi logico, progressivo, razionale e perpetuo, che trova la sua origine e ragione di esistere in Colui da cui tutto procede e da cui tutto è sancito.
Noi ci illudiamo di cavalcare le onde del mare e stringere in pugno la nostra vita; in realtà è la vita che ci accade e ci confina tra le sue circostanze. Quando siamo bambini vorremmo essere adulti ma siamo bambini, e quando siamo vecchi vorremmo tornare bambini ma restiamo vecchi. Non si viene al mondo liberi di decidere in quale epoca nascere, se europei o africani, maschi o femmine, alti o bassi, con grandi virtù e talento o balordi, in famiglie di buona condizione sociale o in miseria, di sana costituzione fisica o con malformazioni. Noi possediamo una visuale estremamente ridotta sul nostro orizzonte. Possiamo decidere se acquistare una birra o una bottiglia di latte al bancone degli alimentari, e questo ci fa credere di essere noi stessi a determinare il nostro destino. In realtà non siamo noi a cercare il destino: è il destino a cercare noi.
La nostra esistenza è fatta di onde marine che si infrangono sui granelli di sabbia. Le onde del mare spingono la sabbia dove più gli piace: sono le vie del Signore. Ogni onda marina fa cozzare i granelli di sabbia gli uni contro gli altri; poi li fa allontanare e di nuovo riavvicinare, e così restano, talvolta in situazioni scomode e inique, in attesa della successiva onda. I granelli di sabbia non possiedono la facoltà di compiere azioni morali o immorali. Rotolare è tutto ciò che sanno fare. Le persone in carne ed ossa non sono granelli di sabbia; ma organismi viventi immensamente più complessi rispetto a un elemento inerte come la sabbia o le statue di gesso. Noi esseri umani possiamo decidere se essere virtuosi o negligenti, buoni o cattivi, onesti o disonesti, fedeli o traditori, morali o immorali. E' il fattore umano. Nell'universo tutto procede secondo l'ordine naturale della morale creatrice. Tutto procede nell'ambito della pedagogia divina fondata sulla moralità e sull'immoralità. Il nostro libero arbitrio ci conduce, di volta in volta, in una direzione o nell'altra. L'esercizio delle nostre attitudini ci spinge verso il bene o verso il male; verso i cieli risplendenti di eterna felicità o le voragini degli abissi più tenebrosi.


Come nel poco,
così nel molto.


Ciò che è infinitamente piccolo, riflette in parte ciò che è infinitamente grande. Quanto pesa un granello di sabbia? Collocato sopra il piatto di una bilancia per alimenti non pesa niente. Eppure, se potessimo penetrare nell'infinitamente piccolo, potremmo ammirare un granello di sabbia come un universo nell'universo, costituito da numeri illimitati di molecole e numeri incommensurabili di ragioni e circostanze governate dai principi fisici ed etici. L'universo fisico e morale è complementare l'uno all'altro, e costituisce un insieme materiale e spirituale di elementi visibili e invisibili. L'anima, senza il sostegno della misericordia divina, vi si potrebbe sprofondare al suo interno, vorticando smarrita per l'eternità.
Se un granello di sabbia è costituito da miliardi di miliardi di molecole e di ragioni per cui quel granello di sabbia ha ragione di esistere e di possedere una specifica identità materiale, anch'io sono costituito da miliardi di miliardi di molecole e miliardi di miliardi di ragioni per cui ho ragione di esistere e possedere una mia specifica identità materiale e spirituale. Ma a differenza di un granello di sabbia io sono consapevole di esistere, di gioire e di soffrire. Perciò la mia esistenza materiale e spirituale non è la stessa dei granelli di sabbia.
Non può esistere il frutto senza l'albero. Se l'amore, il perdono, la coscienza morale e i principi etici non appartengono alla stessa natura dei granelli di sabbia e delle statue di gesso, significa che negli esseri umani è infuso qualcosa di superiore a quanto è esclusivamente materiale, e può essere riconducibile ad origini spirituali. Se ci si inoltra in questa realtà degli elementi, il confine tra ciò che è materiale e immateriale, reale e irreale, fisico e metafisico, diventa fluido e inconsistente come il formarsi e il dissolversi delle nubi nell'immensità del cielo. E' il nulla che cerca di capire il tutto. E' il parziale che cerca di afferrare l'assoluto... Se dall'alto potessimo osservare l'universo nelle dimensioni di una mano, vedremmo un cuore che pulsa d'amore. L'universo è vivo. E' vivo di emozioni, è vivo di ambizioni, è vivo di sentimenti, è vivo come il respiro. L'universo è l'infinito santuario della vita.


"Insegnaci a contare i nostri giorni,
e giungeremo alla sapienza del cuore". (Sl 89,12)


Tutto si dissolve e si rigenera attimo dopo attimo. Guarda il cielo, il mare e la terra, ogni giorno sembra che siano appena stati creati; eppure esistono da milioni e milioni di anni. E' come se ogni giorno nuovo ripulisse il precedente da ogni impurità; perfino dalle cattiverie e dalle sofferenze del mondo. Fin da epoche remote il creato ci dona ad ogni alba, nuova legna da mettere nel camino e pane fresco da collocare sulla tavola apparecchiata. Ogni giorno dovremmo ringraziare il Creato per averci donato la vita con i meravigliosi attributi del movimento, della vista, dell'udito, dell'olfatto, della voce, dell'intelligenza, del tatto, dei sentimenti, della creatività... L'opera del santo Creatore è talmente tutta vera da fare apparire incredibile la sua esistenza. Egli non è intrinsecamente nel granello di sabbia. E' al di sopra della materia e all'origine dei principi che ne determinano l'esistenza. E' come un pescatore che regge la canna dall'alto dei cieli. E' come il tuono che riecheggia lungo tutta la vallata. E' come il riflesso del sole che risplende sulle onde marine. E' come il vento che simultaneamente soffia su tutte le fronde degli alberi e i fili d'erba sui prati. Come ogni foglia che si stacca dal ramo è trasportata dal vento, così ogni destino ha una sua specifica traiettoria determinata dall'alito di vita, benedetto e sancito per volere del Signore. Egli è il Principio di ogni principio. Egli è la Ragione di ogni ragione. Egli è all'Origine di ogni origine. Egli è l'effetto domino di una singola Parola divina, sulle dinamiche di tutto ciò che esiste nell'istante presente, nell'istante passato e nell'istante futuro, finché luce sarà luce e Dio sarà Dio.


"Come il sole illumina nello stesso tempo
i cedri e ogni piccolo fiore
come se questo fosse l'unico sulla terra,
così Nostro Signore si occupa particolarmente
di ogni anima come se ella fosse l'unica a esistere;
e, come nella natura tutte le stagioni sono regolate
in modo da far sbocciare nel giorno stabilito
la margherita più umile,
così tutto concorre al bene di ciascun anima".
(Santa Teresa di Gesù Bambino)


Collocarsi alla luce della moralità.
I principi etici sono l'Arca della nuova e dell'antica alleanza tra Dio, l'umanità e l'universo intero. Sono raggi risplendenti di variopinti colori, provenienti dal medesimo astro di Verità. Dio è il punto fermo nel creato dove tutto ha un ciclo; è il fulcro che tutto regge e attorno al quale tutto ruota.


"Il suo splendore è come la luce,
bagliori di folgore escono dalle sue mani:
là si cela la sua potenza". (Ab 3,4)


Esposti allo splendore di questi raggi divini, le nostre azioni buone o cattive, generano l'eco spirituale della nostra esistenza. Quanto accade nell'istante immediato, si colloca nell'eternità spirituale del firmamento infinito. Come un celestiale strumento universale, la nostra esistenza è appesa alle funi dei principi etici. Le nostre azioni riecheggiano, facendo vibrare le corde di questo straordinario strumento cosmico che genera risonanze di amore, di odio, di piacere, di tormento, di felicità, di crudeltà, di beatitudine, di disperazione... Con le nostre opere eleviamo al cielo l'essenza di ciò che è il nostro essere: pizzichiamo come in un arpeggio le corde invisibili dei principi etici.
Nessun segreto sfugge al cuore della Persona divina. I principi etici e fisici penetrano negli abissi più remoti. Entrano nelle viscere delle caverne, raggiungono le vette dei monti, salgono a bordo dei sottomarini immersi nelle profondità degli oceani o sulle astronavi in volo per galassie sconosciute. Un reato perfetto può sfuggire alla giustizia terrena, ma non potrà mai sfuggire alla giustizia divina. L'essenza di ogni nostra singola azione arriva al cuore del santo Creatore ovunque noi siamo. Egli interpreta perfino i nostri ragionamenti più segreti: santi o malvagi. Ogni nostro atto lascia una traccia indelebile lassù nel firmamento infinito, annotato sul registro dell'eternità. Ogni azione malvagia insulta la dignità divina del creato. Ogni opera buona rende gloria a Dio.


"Il Signore guarda dal cielo,
egli vede tutti gli uomini.
Dal luogo della sua dimora
scruta tutti gli abitanti della terra". (Sl 32,13-14)

"Egli castiga e usa misericordia,
fa risalire dalla grande Perdizione
e nulla sfugge alla sua mano". (Tb 13,2)


Le nostre azioni, sante, benedette, mediocri o maledette, redigono il romanzo della nostra esistenza su questo libro. Sono la storia della nostra vita. La redenzione, iscrive il proprio nome al Capitolo delle Opere Sante del Perdono. Mediante la nostra conversione, la preghiera, il Battesimo e il Sacramento del perdono, le pagine dei nostri peccati sono strappate e distrutte. Al cospetto del Tribunale dei Santi, il libro della nostra esistenza viene aperto al capitolo luminoso della redenzione per la misericordia di Dio... o della dannazione eterna per l'ostinazione a percorrere le vie del male.


"Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni
e io vi farò abitare nel Tempio del Signore". (Ger 7,3)


L'universo materiale è il volto visibile di una realtà invisibile. E' la faccia della medaglia che tutti possiamo vedere. L'universo spirituale è l'altra faccia della stessa medaglia che nella condizione attuale non possiamo vedere. E' qui che si nasconde l'inganno per chi è senza fede e confida nelle scaltrezze del mondo. Possiamo seguitare a pensare che tutto finisce e si dissolve nel nulla, compresa l'essenza delle nostre azioni, come corpi umani che nascono e corpi umani che muoiono senza un perché. Possiamo credere che l'esistenza sacrificata e di preghiera dei santi per amore dell'amore divino sia una folle assurdità. Si tratta di scegliere se essere scettici o credenti. Il mistero della fede è racchiuso proprio nella libertà di non credere che, sul lato opposto dell'esistenza materiale visibile, si nasconde l'universo invisibile della stessa medaglia. E' una libera decisione: nessuno può imporre la fede; ma egualmente nessuno può zittire la voce del cuore divino che invita ad unirsi al suo cuore. E' la libertà di non accogliere l'amore.


"A te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale". (Sl 64,3)

La fede nel divino amore procede nella sua essenza terrena da una verità scientifica sconvolgente e incontrovertibile: la morte. Nessuno può sfuggire alla nascita e alla morte. La nostra vita è appesa a un capello e i nostri giorni sono contati, uno ad uno. Siamo tutti condannati a morte. Dice il Signore: "Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va". (Gv 12,35)

La nostra vita è una cattedrale di sabbia e sale esposta al vento e alle onde marine. Siamo nuvole in viaggio verso orizzonti sconosciuti. Siamo gabbiani smarriti in volo su un oceano sconfinato. Siamo colombe su una ciabatta alla deriva tra le onde del mare. Siamo coriandoli d'amore gettati al vento da mani divine... E' un tempo assegnato dalla Provvidenza per incrementare il patrimonio delle sante virtù, non per dissiparlo; poiché tutta l'esistenza è un percorso di navigazione per condurre l'anima in un porto sicuro.
La fede non è soltanto un dono, ma un esercizio delle sante virtù. E' raro che le persone lontane dalla grazia della fede possano migliorare; nel processo di invecchiamento possono solo inasprire e peggiorare. Prepararsi al grande viaggio senza ritorno è dunque una scelta molto importante, perché siamo tutti destinati a invecchiare e morire. La salvezza va' perciò perseguita in prospettiva della vita eterna; per non farsi sorprendere nell'ora in cui arriva lo Scassinatore, invisibile e spietato, a portarsi via tutto.


Soltanto la fede sconfigge la morte.

Più si fonda la propria sicurezza sul conforto e sui capricci del mondo, maggiore è la difficoltà nel trovare la grazia del Signore. Non perché Egli non la concede; ma perché noi ci discostiamo da essa. Il benessere produce le sue certezze e le sue carezze. Ricerca della fede nella divina misericordia e ricerca della sicurezza materiale si manifestano come due forze opposte inversamente proporzionali: dove aumenta l'una diminuisce l'altra e viceversa. Un'esistenza futile e goliardica, in alcuni casi è l'ultima sigaretta offerta al condannato prima dell'esecuzione capitale; in altri casi è lo sputo di satana in cui tuffarsi per un breve refrigerio prima di essere inghiottiti vivi nella fornace.
Perciò, più si è lontani dalla fede nella divina misericordia, più avrebbe senso avvicinarsi; anche se in realtà, spesso risulta difficile perché è un esercizio che comporta delle rinunce, dei piccoli sacrifici, non ci appartiene e ci mortifica nell'orgoglio. Ma è esattamente allora che un nostro piccolo gesto di apertura verso il divino amore che chiama, può essere utile ad aprire uno spiraglio del nostro cuore distratto alla luce della santa Verità: è quando siamo smarriti nelle tenebre che abbiamo necessità di trovare una fonte luminosa; è quando siamo distanti dall'Amore che abbiamo ancor più bisogno del suo amore.


Il Signore si manifesta a chi lo cerca.


Le verità escatologiche della fede, possono infine essere riassunte in due proverbi popolari che applicati al giudizio divino aiutano a comprendere il senso pratico di tutta l'economia della salvezza eterna:
1) "Meglio tardi che mai" ( il buon ladrone... ).
2) "E' meglio il poco del niente" (E' meglio 1 fioretto e 1 preghiera, piuttosto che essere coerenti al niente).
Seguire questi due saggi consigli è forse il metodo più immediato per non sentirsi dire: "Tu non mi hai cercato!", ed iniziare il proprio cammino luminoso verso l'eterna misericordia... immersi nella luce splendente del divino amore che si rinnova attimo dopo attimo.
Ecco, i lavoratori dell'ultima ora recarsi alla vigna del Signore!...


4. I PRESUPPOSTI DELLA FEDE
Cosa è la fede?

Don Renzo Lavatori - Giancarlo Mauroner Altemani

 

Al mondo c'è qualcosa che sta finendo e qualcosa che non finirà mai. La fede nel divino amore è una scelta tra ciò che è eterno e quanto è transitorio. Si manifesta progressivamente in tre forme:
1) per ispirazione (l'intuito);
2) per deduzione logica (l'intelligenza);
3) per amore (il cuore).

1) Al primo stadio è STUPORE e AMMIRAZIONE per le meraviglie del creato e per come nell'universo tutto si colloca in modo logico nella esatta posizione, secondo una precisa misura ben calibrata nel reggersi in un delicatissimo gioco di leve e di forze contrapposte. In questo stadio, l'individuo è all'innocente ricerca del senso della vita e nel proprio intimo inizia a chiedersi se davvero sia possibile che tutto ciò che esiste possa avere preso forma da eventi fortuiti e casuali. Questa fase attiene alla sfera dell'intuito, delle emozioni, dei sentimenti, dell'arte e della poesia. La fede religiosa talvolta è intesa come un indefinito misticismo e ricerca del sensazionale.

2) Al secondo stadio si aggiunge la SCELTA RAZIONALE tra l'immortale e l'impermanente: (l'eternità e la morte). Questa fase è caratterizzata dal combattimento interiore, da un lato con il desiderio di seguire la legge di Dio e rispondere adeguatamente al suo amore, dall'altro nell'affrontare la realtà delle passioni umane che emergono per soddisfare la legge dell'Ego. E' la fase dettata dal ragionamento che si relaziona con Dio e il creato, e teoricamente accoglie il concetto di salvezza eterna trascendente l'esistenza materiale; ma in una forma non del tutto completa, perché riduce una realtà sconfinata, senza tempo e per certi versi inconcepibile, trasferendola tutta sul piano razionale delle regole sociali programmate.
In questo stadio, il credente, è incapace di spiccare il volo in quanto non concede spazio all'amore divino. Lo percepisce per deduzione; ma è ancora troppo legato ai frastuoni del mondo, ai problemi politici e dell'ambiente, all'economia, alla raccolta di denaro per fini sociali. L'immaturità della fede religiosa si manifesta col credere che le opere sociali siano più importanti dell'inno di lode a Dio. Il denaro è ciò che sconfigge la fame e la miseria; viene ricercato come il miracolo che realizza ogni miracolo. Per questa ragione, talvolta, costituisce un uso improprio della fede per fini strumentali; in cui l'opera pastorale per la salvezza eterna delle anime, si dissolve nella ricerca della sicurezza materiale e della giustizia sociale in questo tempo.
Si tratta di un fuoco che raramente innalza al santo Creatore le fiamme dell'amore, per spegnersi nel torrente delle acque del mondo. Attiene alla sfera delle ideologie, del ragionamento e dell'impegno sociale.

3) Al terzo stadio, il più elevato, è FEDELTA' PER AMORE. E' pienezza della fede perché scaturisce dal cuore senza nessun tornaconto personale. Significa amare e servire il Signore in opere morali e preghiere, senza alcun tipo di interesse; perciò non è da confondere con la fedeltà di chi si aspetta un salario. La fede non è aderire nella prospettiva di vincere un premio. I veri amori non sono una scommessa.
Il coniuge fedele è colui che lo avverte come un suo preciso dovere: nella buona e nella cattiva sorte, nella fortuna o nella miseria, senza giudicare ciò che è giusto o sbagliato. Le vere alleanze si consolidano nel sacrificio di sé e talvolta nelle sconfitte.
La fedeltà di chi si aspetta un salario non è affidabile, ha sempre molti limiti, molti dubbi, ripensamenti e soprattutto è fragile e corruttibile; facile nel passare dalla parte di chi offre un salario maggiore; è l'opportunismo del mercenario: "Mi unisco a questa causa perché mi conviene e mi torna utile!". La buona moglie è colei che sposa il marito per amore; non per la ricchezza del suo patrimonio.
La fedeltà non è in commercio. La fedeltà è lontana da qualsiasi forma di speculazione. La fedeltà non ha prezzo; non si può vendere né comprare. Il sacrificio d'amore di una madre per i figli non ha prezzo. L'amore dei figli per i genitori non ha prezzo. "Padre nostro che sei nei cieli...", indica esattamente il tipo di relazione che intercorre tra il santo Creatore e gli esseri umani. E' una scelta tra unirsi al Signore per amore o per interesse.
Nelle sue forme più elevate, la pienezza della fede si manifesta in situazioni estreme, dove talvolta vi è tutto da perdere e nulla da guadagnare. Questa è la fedeltà di Abramo e della santa Vergine Maria. Si tratta di una fedeltà che scandalizza gli scettici: Abramo pronto a compiere un gesto totalmente contrario al proprio interesse (assassinare il suo unico e amatissimo figlio in sacrificio a Dio), e la Beata Vergine che accetta la vergogna, la colpa e le pericolose conseguenze di una gravidanza illegittima. Non c'è vantaggio. Non c'è convenienza. Non c'è speculazione. Non c'è interesse. Non c'è amor proprio. Non torna utile a se stessi. Vi è solo un immenso amore e tanto sacrificio di sé nell'essere fedeli e uniti al Signore in un rapporto di totale complicità nella buona e nella cattiva sorte... fino alla morte. E' la fedeltà del martirio. Questa è scienza della fede nel divino amore.

"La fede, agl'occhi di chi è senza fede,
appare come un inganno
generato dalla mente umana;
ma un'esistenza fondata sul materialismo
è l'inganno di Dio verso chi
non è degno di accedere al suo regno".

RIFLESSIONI SULLA FEDE NEL DIVINO AMORE
Giobbe crocifisso al fianco di Gesù

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

Il libro di Giobbe è utile per capire il senso della fede nella divina misericordia. Illustra un'esistenza fortunata ed una piena di sofferenze in contrapposizione tra loro. Il racconto si sviluppa nella forma di una stretta relazione al confine tra fede e non-fede.
Giobbe è un uomo irreprensibile e di provata fede religiosa. Ad un certo punto della sua fortunata e serena esistenza, gli accadono tutta una serie di avversità e di malattie che lo porteranno alla più completa rovina e solitudine. Egli, nonostante tutto, non tradisce e non rinuncia all'amore per Dio Padre.
Amici e conoscenti attribuiranno all'origine dei suoi peccati la causa di tutte le sue disgrazie: "In fondo te lo sei meritato. Devi avere fatto qualcosa di male!". Questa è la concezione grossolana che interpreta le sventure come la conseguenza di una colpa da espiare in questo mondo. Giobbe invece ha sempre condotto la propria esistenza con esemplare innocenza...

"Beato l'uomo che è provato da Dio:
il Signore ferisce e risana".


Questo racconto insegna che tutte le esperienze della vita, generose e avverse, servono ad avvicinare a Dio. E' nella cattiva sorte che emerge la reale natura del nostro essere. La fedeltà è messa alla prova ed emerge nelle situazioni sfavorevoli dell'esistenza. Nella sofferenza, nell'ingiustizia e nella malattia possiamo fare esperienza della nostra umana fragilità.

"Il Signore corregge chi ama,
come un padre il figlio prediletto". (Pro 3,12)


La severità pedagogica del padre è in particolar modo diretta ai figli ad egli più cari. Perciò, il Signore, ai devoti più intimi spesso parla mediante il peso della sua croce; la quale predispone ad acquisire uno spirito contrito e affranto del cuore, aiuta ad accostarsi degnamente al mistero della fede e a capire il vero senso della vita: Dio è la ragione stessa di vivere questa nostra esistenza. Non è il creato in ragione della nostra vita, ma è la nostra vita in ragione della creato: siamo fiori nel giardino del Signore. Non sono i fiori a governare il giardino.
Il Signore, dunque, in alcune circostanze ritira la sua mano dai figli prediletti per sottoporli a prove severissime: alcuni per richiamarli ad una maggiore devozione; altri per espiare i peccati del mondo celebrando la passione di Gesù crocifisso. Giobbe, sia pure indegnamente, esprime il senso più elevato della fede nell'espiazione dei peccati del mondo per il riscatto delle anime. Trasforma il "soffrire per se stessi", in sacrificio eucaristico e universale come prezzo di riscatto per molti. E' la santa sofferenza dell'innocente. Ciascuno di noi, nel rispondere alla chiamata vocazionale alla sofferenza in unione spirituale con Cristo crocifisso e non come una maledizione, diviene come lui un ingresso al paradiso a beneficio di molte anime.

"Nel santificare la propria sofferenza
non sei più tu che vivi nel tuo corpo,
ma è Cristo che vive in te
rinnovando la sua passione.
Malgrado la tua indegnità,
Gesù ti vuole vicino a Lui Crocifisso".


Giobbe ricorda agli esseri umani che siamo fragili creature di Dio. Dimostra una fedeltà a tutta prova: anche se spogliato di tutto, vilipeso, abbandonato e nella malattia, egli affronta tutte le vessazioni dell'esistenza senza tradire e senza venire meno all'amore per l'Amore; con la piena consapevolezza che il divino amore non infiamma il nostro cuore, senza avere prima piantato qualche spina nella carne ed avere tolto qualcosa dal piatto delle nostre ambizioni e agiatezze. Secondo i meriti divini, la fede nella santa misericordia è la più grande tra le virtù.

"Soltanto nella prova
possiamo rivelare la nostra fede".



GUIDA ALLA DOTTRINA DELLA FEDE
Il Principio della fede

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

"Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce". (Gv 1,6-8)


Noi distinguiamo le cose perché le une sono differenti dalle altre: il nero è differente dal bianco, il morbido è differente dal rigido, il caldo è differente dal freddo, la verità è differente dalla menzogna.
Se la verità fosse identica alla menzogna, in cosa consisterebbe la differenza tra la verità e la menzogna? Se un albero buono produce gli stessi frutti di un albero cattivo, in cosa consiste la differenza tra l'albero buono e l'albero cattivo? Se chi è mite si comporta e ragiona allo stesso modo di chi è arrogante, in cosa consiste la differenza tra chi è mite e chi è arrogante? Se chi ha fede si comporta e ragiona allo stesso modo di chi è senza fede, in cosa consiste la differenza tra chi ha fede e chi è senza fede?
Il Signore chiede ai fedeli di risplendere per poterli riconoscere e distinguere da chi non ha fede. Non chiede di risplendere per il talento, i successi e le vittorie. Non chiede di risplendere in eleganza, titoli e posizione sociale. Non chiede, il Signore, di risplendere per gli onori, le soddisfazioni, la fortuna, il potere e le ricchezze accumulate. Quella è luce che non gli appartiene.
Il Signore chiede ai fedeli di risplendere nei riflessi della sua luce. Risplendere di nobiltà d'animo e di benevolenza. Risplendere di semplicità e di pazienza. Risplendere nel fervore della preghiera, nelle minuscole penitenze e con piccoli gesti di altruismo. Il Signore chiede ai fedeli di risplendere nella persecuzione, nelle ingiustizie, nelle sconfitte e negl'insuccessi. Egli chiede di ardere con la fiamma dell'amore più luminoso quando siamo nella disperazione, nella malattia, nell’abbandono e nel supplizio. Quando tutto è contro di noi, il Signore ci chiede di risplendere non di luce nostra; ma della sua luce riflessa nel sacrificio più intimo della nostra fede, e poterci così riconoscere e distinguere da chi è senza fede.

"E' in Dio la sorgente luminosa della fede,
alla sua luce risplendiamo di luce".
COMMENTO DELL'AUTORE:
Il senso e le vicende della vita, in relazione alle dinamiche spirituali, più le approfondisco e meno le capisco; perché sembra all'apparenza che tutto accada in un ordine casuale e insensato degli eventi governati dal caos. Più mi impegno per trovare la via della luce, e maggiori sono le situazioni che si abbattono sulla mia esistenza per trascinarmi nelle tenebre. Ma allo stesso tempo, più mi inerpico sulle vertiginose alture della fede nel divino amore, maggiore è la consapevolezza che al santo Creatore non sfugge nulla: tutto si colloca sotto il controllo e l'amministrazione della sua legge. Questo accade, perché la logica divina procede in ordine alle virtù dell'amore divino, mentre la logica del mondo è il paradosso della natura umana vincolata alla natura divina. Se accostiamo la nostra esistenza in ordine alle virtù e alle opere dell'amore divino, anche le dinamiche umane risplenderanno nei riflessi dello stesso amore.

"Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli". (Mt 5,16)


5. AMARE E SERVIRE IL SIGNORE
Cos'è la vocazione soprannaturale?

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

"Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe". (Lc 17,5-6)

Per comprendere a fondo la reale natura della vocazione soprannaturale, è necessario definire il concetto di attitudine e prenderne le dovute distanze.

Cosa è l'attitudine?
L'attitudine è quella caratteristica per cui un individuo è più incline ad esempio a dedicarsi alla musica oppure alle attività sportive, al disegno, alla letteratura o alla scienza... A nessuno verrebbe in mente che un astronomo ha scelto di esercitare la propria attività perché è stato personalmente chiamato dal Signore. Infatti, qui non siamo ancora nell'ambito della divina fede, ma in quello delle attitudini e del talento, per cui un soggetto è più incline, secondo l'estro infuso dalla Provvidenza, a praticare determinate attività piuttosto che altre.

Cosa è la vocazione?
La vocazione soprannaturale è una risposta d'amore all'Amore che chiama. E' finalizzata ad instaurare una relazione intima di consacrazione e di unione sponsale col divino amore. Essa si colloca al di sopra delle attitudini e potenzialmente coinvolge ciascun essere umano indipendentemente dal proprio estro; per cui anche l'astronomo, l'atleta, l'operaio, il balordo o il delinquente, nell'intimo del proprio cuore possono essere raggiunti dall'amore divino che chiama.

La scoperta di se stessi nell'amore divino
Il richiamo vocazionale è spesso caratterizzato da un vago senso di smarrimento e vuoto interiore nel ritrovarsi immersi nelle dinamiche di un'esistenza incompleta. Significa avvertire la grazia di Dio in una condizione inappropriata a quanto il Signore richiede. E' l'amore divino che suscita l'amore nel cuore; sta a ciascun'anima saperlo accogliere e rispondere adeguatamente. L'invito del santo amore non accade in una forma casuale e generica; ma individuale e personalissima. L'amore divino chiama al suo servizio per nome, cognome, data di nascita e indirizzo. Si tratta di un servizio proposto con differenti mansioni e difficoltà. Non siamo tutti uguali. A ciascuno, il divino amore, affida missioni diverse e richiede servizi diversi. Ai mediocri richiede prove d'amore mediocri. Ai folli richiede prove d'amore folli. Ai grandi richiede opere grandi. Ai piccoli, l'amore santo, chiede piccole opere. Sono l'eroiche opere quotidiane della fede. Esse consistono nell'essere testimonianza della grazia divina nel mondo.

La chiamata di Dio
Ora, la situazione piuttosto frequente è la seguente: "Io non avverto nessuna chiamata; anzi provo disinteresse e tormento nel mio vivere quotidiano, che mi crea forti dubbi sull'esistenza stessa del Creatore!".
Se non si avverte la grazia della fede, il problema non è l'esistenza del santo Creatore; il problema è la propria esistenza distratta. Questo tormento è dovuto al dubbio. Il dubbio è la negazione della fede. Significa presumere che non sia vero. Quanto più grande è il dubbio; tanto più grande è il tormento dell'anima. Lo scetticismo è ciò che alimenta il dubbio: è un labirinto inestricabile che non porta a niente; per questa ragione produce smarrimento. Il dubbio è un frastuono nel cuore che non permette di sentire nitidamente le melodie dell'amore divino.
Quanto più un individuo è distante dalla fede religiosa, tanto più l'insicurezza si insinua nel suo cuore. Difatti, per chi non è propenso alla vita di preghiera, il cammino vocazionale sarà più tormentato. Per contro, ne sono avvantaggiate le persone inclini; poiché già instradate e meno assillate dal dubbio.
Il dubbio è insito nella natura umana. Talvolta viene accolto come la conquista di una mentalità emancipata. Il dubbio può essere rafforzato anche dai commenti ironici dei conoscenti.
Cosa dice satana: "Dato che tu non sei santo, devi astenerti dalle cose sante perché non ti si addicono".
Cosa dice Gesù: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". (Mt 9,12-13).

La ricerca della santità non è mai una contraddizione.
E' meglio essere incoerenti e incostanti nel testimoniare saltuariamente le sante opere di fede, piuttosto che essere irriducibilmente coerenti all'aridità dello scetticismo. In questi casi è necessario avere il coraggio di contrapporre alla falsa coerenza verso il niente, un atteggiamento flessibile e trasgressivo verso il tutto. Questo non significa essere incoerenti, ma è ricerca della Verità. Difatti, non è mai il bagliore della nostra sia pur tenue devozione a collocarsi in contraddizione alla luce di verità; ma è il peccato che rende complici del male. Perciò, le nostre sante opere di fede, non sono una contraddizione e non si collocano in contrapposizione con la nostra più intima ed elevata identità. E queste scintille di grazia divina, sono utilissime ad orientare tutto il nostro essere verso l'obiettivo unico ed elevato: la ricerca dell'amore di Dio.

Poi io udii la voce del Signore che diceva:
"Chi manderò e chi andrà per noi?".
E io risposi: "Eccomi, manda me!". (Is 6,8)

Il dubbio è un rospo nella scarpa.
Il dubbio è quindi tra gli ostacoli più insidiosi da superare. Quanto più prevale il dubbio, alimentato dalle proprie vicende personali, tanto più la coscienza spirituale ne resta indebolita e si determina uno stato di sofferenza. Quanto più siamo legati agli strepiti del mondo, tanto più il dubbio si rafforza; poiché il dubbio affonda le radici in questo fango. Se non si estirpano le sue radici, la pianta seguiterà a crescere e a rafforzarsi.
Le vicende umane sono veri e propri tentacoli che si attorcigliano alle caviglie e trascinano l'anima negli abissi della vita tra le passioni più ardenti. Quando la fede nel divino amore è accompagnata da un immotivato conflitto interiore, significa che la nostra esistenza è assorta nella realtà quotidiana delle vicende umane.


"Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio". (Lc 9,62)


Signore, cosa devo fare per essere degno di entrare nel tuo regno?
La vocazione soprannaturale, più che un dono, si realizza a lato pratico come una conquista. E' una vetta più difficile da conquistare che da perdere; esattamente come è più facile scivolare verso il basso che inerpicarsi verso l'alto. Non è perciò un'opera di attesa. Non si tratta di avere pazienza di ricevere la grazia del Signore; siamo noi che si deve agire per accogliere il frutto divino. Ci si deve inerpicare con l'esercizio, sull'albero delle sante virtù scandite dai tempi della preghiera; maturando la consapevolezza di essere stati scelti dal Signore per essere testimoni del suo amore; non come oggetto di speciale predilezione divina, ma come umili petali di fiori sparsi ai suoi piedi. La grazia si manifesta nelle opere quotidiane della fede: sono queste i petali dei fiori da offrire al Signore.
E' una conquista che apre il cuore e la mente a bagliori di chiara luce spirituale e a brevissimi istanti di dolcezza devozionale. Sono visite generalmente avvolte in un involucro di lacrime e spine; affinché non ci si possa gloriare nell'amor proprio, ma unicamente per meglio amare e servire il Signore. Difatti, le difficili situazioni dell'esistenza alimentano un cuore umile e contrito, e questo predispone a ricevere le sante consolazioni del Santo Spirito.

"Fratello, sappi che qualche volta le grazie divine ti vengono donate non solo per te, ma anche per gli altri. Ci sono, dunque, buone ragioni per temere che, se tieni celato quanto hai ricevuto a giovamento di tutti, venga giudicato colpevole di aver nascosto il talento". (Cfr. ff LegM XIII 1227)

Il principio dell'amore
La risposta alla propria vocazione soprannaturale è infine data dal non porsi troppi problemi e troppe domande. Il cammino vocazionale ha la caratteristica di non rendersi subito comprensibile e accettabile. Non si deve cercare di capire tutto. Sarebbe come cercare di capire e dare un senso all'amore.
Per afferrare nella sua essenza il mistero dell'amore divino, è necessario partire dal presupposto che l'amore non può essere compreso, e se non può essere compreso non può essere spiegato. E' come il tentativo di razionalizzare ciò che è inaccessibile, inconcepibile e assurdo... E' come avere la pretesa di racchiudere in un cofanetto gli orizzonti più sconfinati o penetrare con lo sguardo i segreti degli abissi più abbaglianti.
Soprattutto non vincolarsi all'affanno di cercare le risposte ai vari dubbi sulla propria chiamata vocazionale. La risposta a un dubbio genera nuovi nodi e perplessità. Questo accade, perché nell'istante in cui ci si pone un problema o un dubbio, in sostanza si dettano a Dio le proprie condizioni fondate sullo scetticismo, e la grazia del divino amore si allontana.


Le fiamme ardono d'amore se sono alimentate
dall'amore; altrimenti affievoliscono.

Il nostro scetticismo è un soggetto estraneo che si interpone tra i figli e il Padre, per dettare le proprie condizioni all'amore del Padre. Dio stesso provvede a dare le risposte che Egli reputa necessarie a dissipare i nostri dubbi, nei tempi e nella misura esatta da Egli stabilita. E' necessario maturare la propria fiducia nell'invito dell'amore divino, rinunciando all'atteggiamento presuntuoso e insolente di dettare condizioni all'Amore.
Per cogliere l'amore di Dio è essenziale percepire l'eternità dell'istante immediato come un dono della provvidenza divina. Senza sforzo, senza fretta, semplicemente sostando in una condizione liturgica di ascolto, di osservazione, di preghiera e silenzio ecclesiale... come angeli caduti dal cielo. Dimenticando ogni piacere e ogni dispiacere. Liberando la mente da ogni ambizione di giudicare il mondo; dalle paure, dagli affanni, dall'incertezza verso il futuro e dalle delusioni del tempo passato. Il digiuno della parola, il silenzio della mente e il silenzio dell'ego, aprono il cuore al dialogo con l'assoluto. Il presente è assenza di tempo. L'eternità è da cogliere ora.


L'amore di Dio è al di sopra del tempo,
al di sopra della materia, al di sopra di tutto.
Tutto gli appartiene.
Non ha limiti.
Non ha confini.
Un amore senza confini
è fondersi con l'eterno e l'infinito...

Nella vocazione soprannaturale non c'è niente da capire. E' la pretesa di capire l'assurdo e l'impossibile che impedisce di avere fede. E' la pretesa di capire l'amore che impedisce di amare. Nell'istante in cui NON ci si pongono problemi o dubbi sul dono della fede li si è già superati. Nell'istante in cui non ci si pone alcuna domanda si è già realizzato tutto.

Nessuno è perfetto.
Solo l'amore rende perfetto ciò che è imperfetto.

L'amore di Dio è al di sopra della vocazione. L'amore di Dio è non-vocazione. L'amore di Dio è senza ragione. Niente di meccanico è nell'amore. Non siamo tutti uguali.
La ragione della tua vocazione è che tu sei così, e Lui ti vuole così. Questo è il principio dell'amore.


Dio ti sta chiamando, adesso, in questo istante...
ma tu devi volare con le tue ali!




ESERCIZIO delle SANTE VIRTU'

Tutte le vocazioni soprannaturali (se coltivate con perseveranza) sono autentiche, proprio per il fatto che si collocano al di sopra delle attitudini; ma può essere necessario rafforzare la propria identità spirituale mediante l'esercizio quotidiano delle sante virtù.

Come si elimina il dubbio nella fede?
Con l'esercizio delle sante virtù, finalizzate ad amare e servire il Signore e la Chiesa in devote opere di santità e preghiera.
Adottando il modello di vita apostolica:
Preghiera quotidiana (attenersi se possibile all'ufficio divino, secondo il rito romano e il calendario liturgico).
Qualche fioretto... qualche rinuncia.
Lettura del Vangelo.
Farsi vedere in chiesa... fare visita al Signore nel breve pellegrinaggio quotidiano, sia pure per un semplice segno della croce con l'acqua santa.
Partecipare alla Santa Messa; anche solo come osservatori e ascoltatori (in modo composto e senza accavallare le gambe).
Accostarsi ai Sacramenti.
Evitare di tormentarsi l'anima con ragionamenti cupi e astiosi.
Evitare le cattive abitudini e la mondanità.
Evitare le cattive compagnie (impediscono di fare esperienza dell'amore di Dio: è come avere la pretesa di spiccare il volo con una grossa pietra legata alla caviglia).
Cercare un buon padre spirituale.
Frequentare le buone compagnie; ad esempio mediante letture edificanti sulla vita dei santi.
Conservarsi nel timore del giudizio divino e nella compunzione del cuore, soprattutto nei successi e nei momenti fortunati della vita.
Ascolto della Parola e di attesa per dare tempo al germoglio della fede nel divino amore di crescere, diventare albero e dare frutti.
Affidando il proprio cuore e fissando con devozione la propria mente su un'anima santa, verso la quale ci si sente particolarmente legati e in unità di Spirito.
Maturando la più intima consapevolezza che la fede religiosa non è soltanto per gente di elevati valori morali. Il Signore chiama anche i delinquenti, i cretini di ogni specie e i peccatori più incalliti, senza eccezioni né attenuanti, a rendere testimonianza del suo amore.
Consacrandosi al Signore nella missione. Facendosi missionari nelle opere sante di carità all'interno del contesto sociale in cui si vive, secondo la pedagogia divina delle sante virtù: essere famiglia per chi è senza famiglia. Non è sempre necessario trasferirsi lontano migliaia di chilometri per consacrarsi alla misericordia divina nella missione.
Facendosi missionari per le vocazioni apostoliche in famiglia. Costituendo la missione religiosa tra le mura di casa. Il futuro della Chiesa si regge sulle vocazioni, e le vocazioni provengono dalle famiglie religiose.
Mediante il voto di continenza del corpo, della parola e del pensiero; da pronunciare sull'asse di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e al Vescovo, quale sorgente di vita apostolica.
Indossando un abito religioso.
Portando un raggio di luce a chi vive nelle tenebre.

"Non voi avete scelto me,
ma io ho scelto voi e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga;
perché tutto quello che chiederete al Padre
nel mio nome, ve lo conceda". (Gv 15,16)


L'angolo della preghiera
di Giancarlo Mauroner Altemani
Ogni famiglia religiosa dovrebbe avere una nicchia o una cappella in cui raccogliersi in preghiera con semplicità e decoro. Può essere costituita da un piccolo offertorio con crocifisso, fiori, immagini sacre e dei propri cari defunti, Bibbia, breviario, calendario liturgico, ambone, rosario, candele, incenso, acqua santa, diffusori per musica sacra di sottofondo, strumenti musicali.
La preghiera liturgica, dopo la meditazione, può essere introdotta da un tocco di campana. Una candela che arde è un segno votivo.
Indossare un abito liturgico per l'ufficio divino, è un segno di rispetto ed aiuta a creare il contesto più appropriato all'inno di lode da elevare a Dio.

IL SACRAMENTO DELLA VERITA'
Cosa è il Battesimo?
Riflessioni personali di Giancarlo Mauroner Altemani
Ogni albero produce i suoi frutti. Tutto ciò che è frutto della verità e della moralità è figlio della verità e della moralità. Tutto ciò che è frutto della menzogna e dell'immoralità è figlio del demonio. Il Sacramento del Battesimo purifica il frutto concepito, dal peccato originato dalla menzogna e dall'immoralità dei genitori, o dalla menzogna e dall'immoralità originata dai genitori dei genitori, o dalla menzogna e dall'immoralità originata dai genitori dei genitori dei genitori, di generazione in generazione, per tutta l'umanità fino ad Adamo ed Eva.
Il santo Battesimo è necessario, perché la Verità non può coesistere nel frutto della menzogna e dell'immoralità. I figli non sono direttamente responsabili delle colpe dei progenitori; perciò il Battesimo deterge il frutto dalle macchie di chi in origine ha generato. Il Sacramento della Verità, cancella il peccato originale e predispone l'individuo al perdono dei peccati attuali. Purificando dal peccato originato da altri, il Battesimo permette di accogliere il Santo Spirito, luce di verità e di sapienza divina.
Avendo ricevuto il Battesimo di purificazione, non si è più stranieri in terra straniera dell'antico peccato; ma fratelli nella fede, figli di Dio, riuniti nella verità e nella moralità dell'amore divino che procede dal Santo Spirito. In questo modo, il Sacramento battesimale imprime nell'anima il carattere di Cristiano, con la presentazione al Padre celeste del frutto purificato.

"Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondato;
lavami e sarò più bianco della neve". (Sl 50,7-9)



Cosa è la Cresima?

La sacra Cresima è l'affidamento al Signore del frutto maturo: un sigillo sacramentale impresso nell'anima mediante l'unzione crismale. Si tratta di un marchio indelebile effuso dal Santo Spirito, che rende adulti i cristiani nella fede e nell'amore misericordioso del Signore. Ogni cristiano confermato può trovare forza richiamando questo Sacramento nella preghiera, nel cammino di santità e nel martirio.


IL TEMPIO SANTO DEL SACRIFICIO UMANO
Come si celebra l'Eucaristia?
Appunti privati di Giancarlo Mauroner Altemani
Gesù dona se stesso con un amore così santo e divino, da offrire in uno sconvolgente sacrificio di carità, la propria carne e il proprio sangue in pasto ai fedeli. Il Sacramento della santa Eucaristia è costituito da tre elementi uniti tra loro in un corpo vivente unico e indivisibile:
1) il pane consacrato in potenza di santità spirituale;
2) il vino consacrato in potenza di santità spirituale;
3) lo stato di grazia del fedele.
Se manca uno di questi 3 elementi il Sacramento non è efficace. La definizione "in potenza" significa che il Sacramento è predisposto all'evento eucaristico: Gesù è presente col suo corpo mistico in potenza di santità spirituale.
L'evento sacramentale si completa nell'istante della consumazione con il concomitante abbraccio fisico dei 3 elementi. Ciò che è predisposto in potenza di santità spirituale si realizza fisicamente nel Sacramento.
Il sacerdote intinge nel calice del vino consacrato in potenza (sorretto da un accolito), un lembo dell'ostia consacrata in potenza e la porge al fedele in stato di grazia, pronunciando le seguenti parole: "Questo è il Corpo e il Sangue di Cristo". Il fedele riceve devotamente il pane santo dalle mani di colui che agisce per conto di Gesù. Il pane e il vino consacrati in potenza di santità spirituale, acquisiscono le Specie sacramentali del Corpo e del Sangue di Cristo nel solo istante della consumazione da parte del fedele in stato di grazia. Per ottenere lo stato di grazia è necessario essere cristiani ed amare e servire fedelmente il Signore e la sua Chiesa con opere morali di santità e preghiera.
Nell'ostia consacrata non c'è niente da vedere e non c'è niente da capire; perché sul piano razionale non se ne viene a capo di nulla. Il sacrificio d'amore non può essere visto da occhi umani, e si completa nel solo istante del contatto fisico dei tre elementi.
Ci si accosta al Tempio santo del sacrificio umano con infinito senso del pudore, sincerità del cuore e carità profonda.
Lo scambio del segno della pace tra i fedeli in prossimità della santa Eucaristia distoglie il cuore dal sacro; andrebbe eseguito in forma liturgica con un lieve inchino composto, o meglio riservato solo a particolari celebrazioni: matrimoni e funerali.
Cosa accade a chi si accosta alla santa Eucaristia senza averne diritto?
Non accade nulla. Se il fedele non è in stato di grazia, gli elementi predisposti in potenza di santità spirituale perdono le proprietà sacramentali. Significa ingerire l'equivalente di vino e farina. E' un abbraccio mancato.
L'adorazione eucaristica costituisce l'esercizio spirituale tra i più ascetici della fede cattolica, finalizzato a raggiungere lo stato di grazia per meglio accogliere questo Sacramento. Senza maneggiamenti teatrali e scenografie allucinogene, ma con pudore e decoro, può essere complementare alla preghiera e alla meditazione, ancor più aggiungendo il calice col vino.

Nozioni di ascetica contemplativa eucaristica

La santa Eucaristia, nella sua espressione più mistica, è il Tempio del sacrificio umano di Gesù. Di fronte a questo Sacramento ci si relaziona intimamente a tu per tu con il Corpo e il Sangue di Gesù; perciò è necessario accostarsi con la sincerità più assoluta. Qualora sorgano dubbi o conflitti interiori, è meglio credere che Gesù non è presente nell'Eucaristia e confidarlo con amore a Gesù stesso nell'intimità del nostro cuore; così ci si libera da questo tormento. Impegnandosi, invece, nella preminente ricerca dello stato di grazia, evitando di ragionare sul mistero eucaristico. Il mistero è il riflesso di una realtà inconcepibile e impenetrabile. Ciò che è sacro è anche misterioso, poiché non è pienamente accessibile alle dinamiche della mente umana. Non occorre illudersi che sia vero sforzandosi di credere in qualcosa a cui razionalmente è impossibile da capire; perché significa ingannare se stessi, e quando si è disonesti con se stessi diventa tutto più difficile. Amare il Signore non è un sacramento, ma un precetto della fede cristiana indipendente dall'Eucaristia: "Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Per ottenere questo stato di grazia è necessario servire il Signore e la santa Chiesa, attenendosi con fedeltà alle principali nozioni della dottrina cattolica.
Il più grande nemico dell'ascetica contemplativa è il fascino dell'illusione, generata dal ragionamento tortuoso in prospettiva di un risultato finale gratificante. Le illusioni gonfiano la realtà. Le illusioni sono prodotte dai giochi di prestigio. Le illusioni sono un inganno: creano suggestioni deformando la realtà. Non si può arrivare alla Verità percorrendo la via dell'illusione e della simulazione. L'ascetica cristiana si ciba di verità; non d'illusioni. Ascetica e illusione non possono sussistere insieme; come verità e simulazione non possono sussistere unite nello stesso pane consacrato.
Amare e servire il cuore di Gesù e di Maria non deve essere una illusione, ma una certezza su cui fondare il proprio cammino quotidiano di fede, spesso arido e ordinario, senza spingersi oltre con l'immaginazione; soprattutto quando sembra che debba accadere tutto ma non accade niente. Nelle faccende spirituali è quando razionalmente non ci si aspetta nulla che accade tutto. Il Tempio santo del sacrificio umano è una sfida inesplicabile per l'intelletto razionale. Il Padre conosce i dubbi e le incertezze dei figli. Ci si presenta nudi ai suoi piedi. Ci si affida al cuore di Gesù senza compromessi, secondo il carisma della più autentica sincerità. Considera, infatti, che il fingere di credere è peggiore del non credere: chi si finge amico è il peggior traditore. E' il nostro segreto. Il segreto di sincerità con Gesù: l'ingresso del paradiso.

"Gesù, fonte di vita e di verità,
è venuto a liberare dalle catene
della morte e dell'inganno,
non per aggiungere
nuove catene e nuovi inganni".




IL VESCOVO IN PUNTO DI MORTE
HA CERCATO ME
"Per anni ho creduto che il messaggio di
Mons. Franco Gualdrini fosse rivolto a me!
Poi ho capito: è un appello del vescovo
impegnato per le vocazioni"

1923 - 2010 †
già Rettore dell'Almo Collegio Capranica
Vescovo Emerito della Diocesi
di Terni-Narni-Amelia
Canonico alla Basilica Papale
di Santa Maria Maggiore

 

"Eppure quella soffitta, senza il suo giardino e senza i suoi seminaristi intorno a lui, a me imprimeva un senso di malinconia. Avrei preferito che Monsignor Franco fosse rimasto in seminario. Lo speravo con tutto il cuore! Quella era la sua casa e la sua famiglia!"...

APPUNTI PERSONALI
di Giancarlo Mauroner Altemani

Queste sono alcune tra le domande che mi sono posto e da credente mi sono dato una risposta:


Perché esistiamo?

Perché abbiamo ricevuto un preziosissimo dono: siamo stati chiamati all'esistenza terrena.
L'esistenza non è soltanto un dono che sussiste istante dopo istante fino alla morte. L'esistenza è una scuola. Insegna tante cose. L'esistenza, talvolta, ci sottopone a durissimi esami su qualsiasi materia: sono tutti esercizi per incrementare le sante virtù, e missioni spirituali finalizzate a sperimentare la presenza di Dio sulla nostra esistenza; prova universale d'amore e di fedeltà verso la misericordia divina.


Cosa è la morte?

La morte si nasconde dietro ogni angolo della vita. E' l'istante della verità ultima: la consegna a Dio dello spirito con l'inesorabile distacco dall'esistenza materiale e dai nostri cari. Nulla vi è di più concreto e reale della morte. Sopraggiunge come l'ultima onda marina che si infrange con violenza sulla nostra esistenza e si porta via tutto: il denaro, la casa, gli affetti, gli amici, il corpo, la vista, l'udito, la voce, l'olfatto, le ambizioni, i desideri e tutto ciò che si possiede. Il mistero della morte è complementare al mistero della vita. E' il passaggio dell'anima da una realtà materiale a realtà ignote, inesplorate e inconcepibili. Qui ha inizio la vera vita dove l'ateo pensa che sia finita.


Cosa accade dopo la morte?

Questo è il più grande mistero della fede. Il mistero è il riflesso di una realtà eterna, sconfinata e impenet