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MISSIONI DEUS VOCAT
15 novembre 2015 - Missione Deus vocat al carcere di Cabawan - Bohol Filippine, in collaborazione con alcuni seminaristi del Seminario diocesano Cuore Immacolato di Maria
L'accesso al carcere
Trasporto dei beni di prima necessità
Un braccio del carcere
Le celle
La cappella del carcere
Inno di lode a Gesù, Maria e al Santo Spirito con alcuni dei 550 carcerati
La distribuzione
Suor Josephine
Ringraziamento a Maria Santissima
Il Seminario diocesano "Immaculate Heart of Mary".

La famiglia dei senza famiglia


Un'esistenza fatta di porte sbattute in faccia.

"Si annidano in zone di nessuno. Spesso trovano dimora nel cartone umido, infagottati tra rottami, bestemmie e lattine arrugginite.
Sono stilografiche senza inchiostro.
Sono rasoi senza lametta.
Sono farfalle notturne incollate al vetro. Volano attirate dalla luce. Non capiscono l'inganno. La gente le schiaccia... ma loro riprendono a volare. Rincorrono gli aquiloni. Cercano fiori, baci, carezze, giocattoli e sorrisi!
Sono automobili scassate, annerite dal fumo denso dei copertoni arrostiti.
Sono locomotive roventi abbandonate sui marciapiedi. Viaggiano appesi ai cavi dell’alta tensione. Hanno addosso l’odore acre dell’acido delle batterie e della morchia dei binari. Trascorrono molte ore sdraiati nelle sale d’attesa e lungo i corridoi vuoti delle stazioni ferroviarie ad aspettare un treno che non arriverà mai!
Sotto il cappello di lana grezza indossano una corona di filo spinato, e annodato al collo, sulla pelle unta, alcuni tengono un cappio con appesa una piccola croce di plastica masticata: non è il Cristo trionfatore che governa il mondo; prezioso amuleto portafortuna! E' l’icona di Gesù sconfitto, caduto in disgrazia, preso a morsi e mai risorto; figlio di un dio balordo.
In un maledetto concatenarsi di eventi e di circostanze disgraziate, la voce aspra, rotta dalla tosse grassa, riflette l’eco sofferente e amaro di oscuri tormenti patiti nel corso vorticoso dell’esistenza. Solo l’alcol resta accanto a loro come ultimo compagno fidato e silenzioso, a intiepidire il cuore di questi relitti alla deriva. Dovunque arrivano, quella non è mai la meta. E' un nuovo punto di partenza. Un luogo inospitale da cui fuggire verso altre destinazioni, alla ricerca di un destino smarrito, per disperdersi tra le cose inutili ai confini del nulla!".

Giancarlo Mauroner Altemani

Famiglia per le vocazioni apostoliche

Il futuro della Chiesa si regge sulle vocazioni, e queste provengono dalle famiglie religiose. La missione "Monastero del silenzio" è un invito alla costituzione di famiglie apostoliche per il discernimento vocazionale. Consiste in una norma di vita fondata sul voto di continenza del corpo, della parola e del pensiero, da pronunciare sull'asse di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e al Vescovo...


Famiglia apostolica per il discernimento vocazionale:
"MONASTERO DEL SILENZIO".
Collaborazioni e offerte
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CINA: MISSIONE PASTORALE
Lettera di Papa
Benedetto XVI°
alla chiesa cinese

田园在中国
教宗给中国教会的牧函

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20 Set 2016
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Grazie!

Gualdrini Franco appello del vescovo impegnato per le vocazioni: "Serve qualcuno che indossi l'abito talare. Sarebbe utile che qualcuno lo indossasse!". Singolarissima testimonianza sul Vescovo Gualdrini Franco. Mons. Franco Gualdrini si manifesta in sogno in punto di morte a seminarista. Mons. Gualdrini Franco il vescovo impegnato per le vocazioni. Gualdrini Franco Vescovo nato a Faenza il 26 giugno 1923. Mons. Gualdrini Franco Vescovo salito alla gloria dei cieli il 22 marzo 2010 a Terni. Gualdrini Franco Vescovo Monsignor. Il vescovo Gualdrini nel suo impegno per le vocazioni. Gualdrini Franco Rettore Almo Collegio Capranica. Gualdirni Mons. Franco Rettore Seminario di Faenza. Gualdrini Franco Vescovo diocesi unificata Terni Narni Amelia. Gualdrini Franco Vescovo Emerito. Gualdrini Franco Mons. canonico alla Basilica papale Santa Maria Maggiore. Gualdrini Franco Vescovo Emerito. Monsignor Franco Gualdrini fondatore del seminario diocesano di Terni. Mons. Franco Gualdrini fondatore Casa del Clero Terni. Gualdrini Franco vescovo impegnato per le vocazioni. Gualdrini Franco Vescovo in punto di morte si manifesta in sogno a seminarista. Mons. Franco Gualdrini Vescovo Emerito insignito del premio pedagogia. Gualdrini Franco il vescovo impegnato per le vocazioni. Gualdrini Franco opere pastorali religiose. Gualdrini Franco Mons. Vescovo Emerito. Gualdrini Franco vescovo, profilo inedito di un monsignore. Lo stile del rettore Gualdrini. Franco Gualdrini Monsignor, il profilo umano di un vescovo. Gualdrini Franco Monsignor Vescovo di Terni. Appello del vescovo Gualdrini Franco impegnato per le vocazioni. Gualdrini Franco vescovo emerito su Wikipedia. Mons. Gualdrini Franco vescovo emerito, memorie di un uomo che ha dedicato la propria esistenza al servizio della Chiesa Cattolica. Gualdrini Franco vescovo vedi profilo. Gualdrini Franco vescovo leggi biografia. Gualdrini Franco vescovo storia della sua vita. Mons. Gualdrini Franco e la sua spiritualità. Gualdrini Franco vescovo la preghiera. Gualdrini Franco Vescovo le opere. Mons. Gualdrini Franco pastorale e chiesa. Gualdrini Franco vescovo vocazioni e spiritualità cristiana. Gualdrini Franco vescovo il suo impegno per le missioni in Africa. Gualdrini Monsignor Franco profilo spirituale inedito di un vescovo. Gualdrini Franco vescovo il volto della carità. Gualdrini Franco Vescovo Emerito ricordi e letture. Gualdrini Franco Vescovo immagini e foto. Gualdrini Franco Vescovo l'approccio propositivo e missionario. Mons. Gualdrini Franco vescovo la modernità del suo pensiero. Monsignor Gualdrini Franco vescovo l'imianto patrimoniale ed economico nella gestione della diocesi. Monsignor Gualdrini Franco vescovo borse di studio. Gualdrini Franco vescovo incontra il papa Giovanni Paolo II nel gennaio 1980. Gualdrini Franco vescovo cena in Vaticano nel 2005 con papa Wojtyla. Mons. Gualdrini ha amato la Comunità femminile di Santa Cecilia. Mons. Gualdrini ha contribuito a formare i preti al sacerdozio. Gualdrini Franco vescovo la sua ampiezza di vedute. Gualdrini Franco Vescovo curiosità e aneddoti. Gualdrini Franco Vescovo, clicca qui. Monsignor Franco Gualdrini ultime notizie.


DIARIO SPIRITUALE

  Mia mamma è salita in chiesa con l'arcobaleno in cielo!


Cara mamma, ho saputo che te ne sei andata senza aspettarmi.
Oggi è una splendida giornata di primavera.
Tu non la puoi vedere.
Neppure io la posso vedere.
Cara mamma, ti regalo ciclamini di bosco e mughetti che a te piacevano tanto.
Grazie di tutto.
Ti voglio bene.
Tuo figlio, Giancarlo.

Madre Santissima, Sacerdote dell'amore materno

L'innocenza e la speranza

L'esistenza propone talvolta commoventi momenti di tenerezza e di poesia. Tempo fa', vidi una rondinella volare intrappolata tra le mura di un grande centro commerciale. Mi sono chiesto con tristezza: "Poverina, chissà se riuscirà a trovare una via d'uscita!"
Alcuni giorni dopo, sono tornato nello stesso centro commerciale. Ho ritrovato la piccola rondine. In un gesto estremo di consolazione, dopo essersi avventurata ad esplorare quel mondo artificiale, aveva atteso la morte abbandonandosi sopra un gelido fiore di plastica color arancio. Quel batuffolo nero con le ali distese sui petali di plastica ed il capo ricurvo sul fiore, sembrava anch'essa una graziosa decorazione artificiale. Nessuno si era accorto che si trattava di una rondine vera. Come ultimo giaciglio, tra una moltitudine di prodotti, lei aveva scelto di posarsi su uno strano fiore mai visto in natura. Non ha trovato un cielo vero in cui librarsi libera per cercare il necessario nutrimento; ma il gelido abbraccio di un fiore artificiale dove attendere la morte, a ricordarle i fiori veri che in volo da lassù aveva sempre ammirato, e su cui forse un giorno avrebbe desiderato posarsi. Sapeva che se lo avesse fatto, una rondinella non avrebbe mai più potuto spiccare il volo!
Ha lasciato un bel ricordo di sé. Una dolcissima poesia sull'innocenza e la speranza; il gesto di una minuscola creatura tra le grazie di Dio.

Giancarlo Mauroner Altemani


Sacri Vultus D.N.Jesu Christi

La coerenza


Raccolgo una manciata di neve. Provo una gradevole sensazione. Un istante dopo avverto un intenso freddo alle mani; lascio cadere a terra la palla di neve. Così è la vita!
L'esistenza è fatta di attimi che si susseguono.
La mattina stiamo correndo; la notte stiamo dormendo.
La mattina siamo affamati; la notte siamo sazi.
La mattina siamo agitati; la notte siamo tranquilli.
La mattina siamo in buona salute; la notte siamo ammalati.
La mattina siamo grandi amici; la notte siamo acerrimi avversari.
La mattina siamo generosi; la notte siamo avari.
La mattina siamo ladri; la notte siamo benefattori.
La mattina siamo coerenti; la notte siamo incoerenti.
La mattina siamo vittime; la notte siamo carbefici.
La nostra identità varia al variare delle circostanze.
La miccia brucia e lentamente divora il filo.
Oggi siamo adulti, ieri eravamo bambini, domani saremo vecchi... ma anche da vecchi si è sempre bambini.
Non siamo diversi da quando eravamo bambini: un attimo stiamo ridendo e l'attimo dopo siamo in lacrime.
L'esistenza è fatta di contraddizioni.
Ogni volta che abbiamo la certezza di essere affamati, ci si ritrova ad essere sazi!
Ogni volta che abbiamo la certezza di avere freddo, ci si ritrova ad avere caldo!
Ogni volta che abbiamo la certezza di essere stanchi, ci si risveglia riposati!
Ogni volta che abbiamo la certezza di avere trovato il nostro equilibrio, accade qualcosa che ci porta alla disperazione.
Quando sembra che la notte non finisca mai è di nuovo giorno, e quando sembra che il giorno non arrivi mai è di nuovo notte.
Dare un senso alla vita è come cercare di spiegare e dare un senso a ogni colpo di vento... e ad ogni colpo di tosse.
Si vive di attimi.
Si vive di contraddizioni.
L'esistenza è un susseguirsi di realtà parziali.
Tutto ha un inizio e tutto ha una fine, le buone azioni come le cattive azioni, il benessere come il dolore.
Il tutto è assorbito dal nulla.
Il giorno ci sembra di possedere il mondo, e la notte siamo di nuovo una facile preda delle tenebre.
Che ne sarà di noi?
Sarà luce o saranno tenebre?
Il vero e il falso, la giustizia e l'ingiustizia, la santità e il peccato, la morte e la vita... spesso si intrecciano e si rincorrono in un groviglio di contraddizioni, di falsità, di nullità.
Cosa significa essere coerenti? Cosa è la coerenza? Dov'è la coerenza?
La coerenza è un pettine affogato nell'asfalto.

Giancarlo Mauroner Altemani


Natività

ORACOLO SUL CREATO

by Giancarlo Mauroner Altemani

1 Sir. 13,15-16 / 2 Sir. 18,12 / 3 Is. 66,3 / 4 Sap. 11,24-26/12,1 / 5 Is. 10,15 / 6 Is. 29,16 / 7 Sal. 94 / 8 Sap. 13,5-9


1. "Ogni animale ama il suo simile ed ogni uomo il suo prossimo.
Ogni carne è attratta verso la stessa specie, perciò l'uomo aderisce al suo simile.

2. La compassione dell'uomo è per il suo vicino, la compassione del Signore è per ogni carne".

3. Uno sacrifica un bue e poi uccide un uomo, uno immola una pecora e poi strozza un cane, uno presenta un'offerta e poi sangue di porco, uno brucia incenso e poi venera l'iniquità.
Costoro hanno scelto le loro vie, essi si dilettano dei loro abomini.

4. Ma tu hai pietà di tutte le cose, perché sono tue, Signore amante della vita; poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Ami tutte le cose che esistono e niente detesti di ciò che hai fatto, perché se tu odiassi qualche cosa, neppure l'avresti formata.

5. Si gloria forse la scure contro colui che taglia con essa, o s'inorgoglisce la sega contro chi la maneggia?
Come se il bastone volesse brandire quelli che lo alzano, e la verga sollevare ciò che non è di legno!

6. Oh, la vostra perversità! Forse che il vasaio è considerato pari all'argilla?
Può dire l'opera a chi l'ha fatta: «Non mi hai fatto»?
E un vaso può dire al vasaio: «Non è intelligente»?

7. Colui che istruisce l'uomo sarebbe privo di scienza?
Colui che piantò l'orecchio è possibile che non oda? Oppure, colui che plasmò l'occhio, è possibile che non veda?
Il Signore sa quanto siano vani i pensieri dell'uomo.

8. Dalla grandezza e bontà delle creature, ragionando, si può conoscere il loro autore.
Vivendo in mezzo alle sue opere [i sapienti] ricercano e si lasciano persuadere dall'apparenza, perché buono è ciò che si vede.
Ma neppure costoro sono scusabili; perché se tanto furono capaci di conoscere, da poter scrutare il corso del mondo,
come mai non hanno trovato più presto il loro Signore?


L'amore materno


San Michele Arcangelo


Non tutte le anime sono destinate al regno dei cieli.

L'eterno riposo dona a loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua, riposino in pace. Amen.

E le anime dei fedeli defunti, per la misericordia di Dio, riposino in pace. Amen


Cena Emmaus - Caravaggio

Annunciazione angeli

Guarda il cielo, il mare e la terra, ogni giorno sembra che siano appena stati creati; eppure esistono da milioni e milioni di anni. E' come se ogni giorno nuovo ripulisse il precedente da ogni impurità; perfino dalle cattiverie e dalle sofferenze del mondo.

Emmaus

Giotto - Natale

Natività

La crocifissione - Louvre

Angeli musicanti del Vaticano

San Michele Arcangelo

Cena Emmaus - Caravaggio

Annunciazione angeli

Fede

Beata Vergine Maria

Madonna Buon Consiglio

Divina Misericordia

Risurrezione

Cherubini

La Verità

Canzone degli Angeli

Passione

Pantocrator

L'Onnipotente buon Creatore

L'ULTIMA CENA

La fede

Vigna del Signore

Buon Samaritano

Se fisso lo sguardo tra i riflessi di uno splendido tramonto, ho come la sensazione di avvicinarmi a Dio; sento di averlo trovato... Intuisco che Dio è lì dietro, poco oltre quel tramonto.

Quando la giovane Bernardette Soubirou fu interrogata dai giudici sul perché la Vergine Madre di Dio avesse scelto proprio lei per rivelarsi, rispose: "Se la Regina della grazia celeste avesse trovato una più povera e più ignorante di me avrebbe scelto lei".

Signore, ti prego, affinché ogni giorno possa ricevere la tua luce. Tu, che in ogni tua opera hai lasciato l’impronta della tua misericordia, fa’ che tutto appaia ai miei occhi prezioso come tu lo hai creato.

Giotto - Natale

Natività

Annunciazione angeli

Beata Vergine Maria

Madonna Buon Consiglio

Divino amore

Il miglior modo per aiutare se stessi è aiutare gli altri.
Il miglior modo per avere misericordia di se stessi è avere misericordia degli altri.
Il miglior modo per pregare per se stessi è pregare per gli altri.

La crocifissione - Louvre

Medaglia Miracolosa di S. Caterina Labouré: "Gli occhi della Madonna erano rivolti verso il cielo... ed ecco, ad un tratto, vidi degli anelli alle sue dita nei quali erano incastonate pietre preziose, le une più belle delle altre, alcune più grandi, altre più piccole, che emettevano raggi più belli gli uni degli altri.
Mentre la contemplavo, la SS. Vergine abbassò gli occhi su di me ed io udii una voce dirmi: "Questo globo rappresenta il mondo intero e ogni anima in particolare... Essi sono il simbolo delle grazie che spando sulle persone che me le domandano... Le pietre che non emanano luce sono il simbolo delle grazie che non mi domandano".

Salus populi romani

PREGHIERA LITURGICA
- SCHEMA -

(Senza ufficio letture)

LODI MATTUTINE

Signore, apri le mie labbra.
E la mia bocca proclami la tua lode.

(Antifona + Salmo invitatorio:
Salmo 94 = domeniche e solennità
Salmo 66 = lunedì e venerdì
Salmo 99 = martedì, giovedì e feste
Salmo 23 = mercoledì e sabato).

(Se in giornata non si partecipa alla SS. Messa, è bene inserire la lettura del Vangelo del giorno).
Il Signore sia con voi.
E con il tuo Spirito.
Dal Vengelo secondo...
Gloria a te, o Signore.
VANGELO
Parola del Signore.
Lode a te, o Cristo.

INNO

Antifone + 3 Salmodie
(il Gloria al Padre si dice al termine di tutti i canti, quando non è detto altrimenti. Di regola si ripete l'antifona).

Lettura breve
(Pausa di silenzio)

Responsorio breve

Antifona al Cantico di Zaccaria
(Benedictus)
Si ripete l'antifona.

Invocazioni per consacrare a Dio la giornata e il lavoro.

Padre nostro
(Recitato da tutti)

Orazione + Benedizione
(Nella celebrazione individuale o quando non presieda un sacerdote o un diacono):
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
Amen.
Andiamo in pace / Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.

Salve Regina oppure Regina Coeli (canto latino)

ORA MEDIA

Angelus...

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Alleluia).

INNO
(Adatto all'ora: Terza - Sesta - Nona)

Antifona (adatta all'ora)

Salmodia

Lettura breve corrispondente all'ora adatta.

Orazione e conclusione:
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

VESPRI

Meditazione (15 minuti)

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Alleluia).

INNO

Antifone + 3 Salmodie

Lettura breve
(Pausa di silenzio)

Responsorio breve

Antifona al Cantico della Beata Vergine
(Magnificat)
Si ripete l'antifona.

Intercessioni.

Padre nostro
(Recitato da tutti)

Orazione + Benedizione
(Nella celebrazione individuale o quando non presieda un sacerdote o un diacono):
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
Amen.
Andiamo in pace / Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.

COMPIETA

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Alleluia).

Esame di coscienza
Atto penitenziale

Inno

Salmoidia

Lettura breve e responsorio breve.

Cantico di Simeone

Orazione conclusiva
(Si introduce con l'invito: "Preghiamo".

Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

L'eterno riposo dona a loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.
E le anime dei fedeli, defunti, per la misericordia di Dio, riposino in pace. Amen.

Cara mamma, grazie di tutto.
Caro papà, grazie di tutto.
Vi voglio bene.
Ti ringrazio, o Signore, di avermi dato un papà e una mamma.

Il Signore ci conceda una notte serena e un riposo tranquillo.
Amen.

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose...


Un elfo senza ali sta in piedi accanto a loro. Al posto del viso ha un fiore e un occhio, tutt'intorno a un tatuaggio arabesco. Al centro del torace sfolgora una scritta rilucente: "Non giudicate per non essere giudicati!".


Emmaus

LA STELLA


02 Febbraio 2014 - Questa notte ho sognato Orlando B... l'amico "Orlandone". Ci siamo persi di vista 25 anni fa'. Lui aveva 20 anni più di me. Mi portava sempre a giocare a tennis nel campo privato dei dipendenti RAI di Ancona. Anche lui appassionato di montagna, si andava spesso noi due soli per escursioni e a sciare. Nel sogno è stato lui a venirmi incontro camminando nella mia direzione. I suoi capelli e la barba, al posto di essere castani come quando ci si frequentava, erano neri. Era felice di incontrarmi, ma l'ho trovato molto dimagrito ed estremamente spossato. Non aveva il suo solito sorriso gioviale. Appariva smunto e turbato. Era come se nei giorni scorsi avesse patito molto. Ci siamo incontrati nel piazzale esterno di un grande aeroporto in un giorno squallido, triste e senza sole. Era in compagnia di altre 2 persone, di cui una ragazza più giovane che sembrava essere una sua parente. Poi, sotto lo guida di queste due persone che conoscevano bene quel luogo, mi ha portato a vedere una stella. Quella che noi un tempo si credeva fosse una stella con una luce a pulsazione, in realtà, Orlando mi spiegava che si trattava di un piccolo granello di quarzo. Salendo su per un ripido dirupo abbiamo raggiunto la stella. Mi sveglio al mattino con una grande tristezza nel profondo del cuore.

Giancarlo Mauroner Altemani


La crocifissione - Louvre

L'inizio della mia conversione
L'ANGELO DELLA POVERTA'


Non ci credi...? Gli angeli esistono davvero, ed essi si manifestano in determinate circostanze per offrire in tutta la loro dolcezza, luminosi esempi di grazia e d'invito alla conversione.

Tutti i giorni, nel tardo pomeriggio e fino a sera inoltrata, ero solito fare una lunga passeggiata includendo verso la fine del mio tragitto una rapida visita al tempio dell'antico monastero buddista di Bagwan Bahal, a Kathmandù, in Nepal; facevo un giro attorno al grande stupa al centro della piazza e proseguivo infine verso la locanda dove ero alloggiato. In quel periodo ero demoralizzato. Da pochi giorni ero rientrato da una spedizione solitaria al confine con il Tibet, avventurandomi in una zona chiusa al turismo. Si trattava di una missione durata 18 giorni, sulla quale da anni avevo riversato inutilmente tutte le mie le mie ambizioni. Ero perciò atterrito e disorientato sulle nuove scelte da prendere per il futuro. Avvertivo una profonda solitudine e un senso di desolazione.
Proprio quella sera, nella penombra della piazza, notai una bimbetta di 6 o 7 anni. Era accovacciata al riparo di un capitello votivo dello stupa, col visino reclinato sulle ginocchia nell'atto di dormire. Era sola e abbandonata a se stessa nell'oscurità e nel freddo pungente di quell'undici gennaio 1998. Indossava soltanto una sorta di grembiule consunto e strappato, che neppure in un luogo al coperto avrebbe potuto proteggerla dal freddo.

Quando passai accanto a questa povera creaturina, lei sollevò il capo e mi regalò un sorriso radioso di una gioia indescrivibile. Non era affatto bella nei suoi lineamenti consunti dalla fame e dal degrado, ma quel il sorriso sfolgorante di una gioia ineguagliabile costituiva il suo ricco e prreziosissimo tesoro.
Conoscevo bene quella zona di Kathmandù che frequentavo da molti anni, ero abituato alla vista dei mendicanti, ma quella fanciulla era diversa; aveva qualcosa d'insolito. Non mi chiese l'elemosina come sempre accade ad ogni angolo di strada in quelle regioni tanto povere, e le sue mani restarono nascoste sotto il grembiule. Sollevò soltanto il capo mostrando il suo visetto scavato e patito, per donarmi in un estremo gesto di carità tutto ciò che possedeva: un sorriso traboccante di felicità.
Ma come si può essere così felici nel freddo e nella privazione di tutto? Non possedeva niente, non c'erano pacchetti o altri oggetti accanto a lei e forse neppure quel misero straccio che la ricopriva pietosamente le apparteneva; ma dal suo viso affaticato e sofferente germogliò un sorriso di una tale luminosità e letizia da trasmettermi una gioia di vibrante consolazione interiore, capace di suscitare nel profondo del mio cuore sentimenti di natura spirituale.
Sbigottito e con l'animo invaso dallo stupore, proseguii più avanti fino ad una piccola rivendita che stava per chiudere i battenti e acquistai la confezione più bella e nutriente di dolci disponibili in quel negozio. Si trattava di quattro pasticcini grandi e ripieni di frutta candita chiusi in una robusta confezione di nylon. Pensai di aprirla e tenermene due.
Ripercorsi il tempio in senso orario, come sempre devono essere visitati i monumenti orientali, e quando le fui accanto, cercando di non farmi notare da alcuni fedeli che sui miei stessi passi pregavano secondo i loro rituali, porsi alla piccina il pacchetto ancora sigillato.
Nella penombra della piazza malamente illuminata, la bimbetta non si era accorta che avevo qualcosa per lei. Al mio nuovo arrivo, allarmata dal fruscio del sacchetto di nylon, aveva sollevato il visino con uno sguardo assente e assonnato, che un istante dopo si tramutò in un'espressione che non avevo mai visto prima: pareva incredula, addirittura angosciata e sconvolta per quel dono per lei così inaspettato; e tanto era la smania e la commozione per la sorpresa, che gli occhi le si riempirono di lacrime.
Le consegnai il pacchetto tra le sue piccole mani tremanti per l'emozione e per il freddo che aveva tratto da sotto il grembiule e me ne andai senza voltarmi.
I giorni e le notti successive avvertii un sentimento di rimorso per non avere fatto di più. Provai a ripercorrere quel luogo e setacciai la zona nella speranza di rivedere quel piccolo spirito celeste che per soli 4 pasticcini mi regalò un immenso tesoro.

Giancarlo Mauroner Altemani


Cherubini

IL PATTO


Paolo stava male, le sue condizioni erano peggiorate e di nuovo era stato ricoverato in clinica.
Non era anziano, ma quella barba incolta e brizzolata che portava, forse per coprire il volto butterato, gli conferiva l'aspetto del vecchio filibustiere. Lui era invece un onesto e stimato rappresentante di commercio nel settore dell’abbigliamento sportivo. Era una persona leale. In particolar modo, Paolo, aveva una grande virtù: non mancava mai alla parola data. Per nessuna ragione al mondo, se faceva una promessa, non l'avrebbe mai disattesa. Avrebbe fatto l'impossibile per mantenerla. Perciò era molto apprezzato nel suo lavoro. Quasi ogni giorno, verso l’ora di pranzo, veniva al negozio dove prestavo la mia collaborazione in qualità di consulente tecnico di attrezzature per l’alpinismo.
Per me, Paolo era un conoscente, uno dei tanti tra fornitori e clienti che frequentavano abitualmente quel grande magazzino; ma per Benjo, uno dei titolari dell’azienda, Paolo era un grande amico; anzi, un fratello! Si assomigliavano: sembravano due bravi e buoni filibustieri appena sbarcati da un vascello di ventura, e avevano sempre qualche incombenza da amministrare e su cui discutere in negozio, in ufficio, al ristorante o al bar... ma ovunque fossero, comunque, sempre dietro a un’immancabile bottiglia di quella bevanda alcolica che nel loro gergo chiamavano di volta in volta... thè freddo o lampadina!
Avevo notato che ad ogni brindisi confabulavano tra loro. Con fare incomprensibile si scambiavano gesti di intesa: una stretta di mano; una pacca sulla spalla o un semplice cenno con il capo. E giù un altro bicchiere di rhum. Sembrava si trattasse di un argomento molto importante che riguardava soltanto loro. Una sorta di segreto misterioso. A cosa dovessero brindare non si capiva. Quando avevo provato a chiedere spiegazioni, Benjo aveva risposto con un insolito atteggiamento categorico: "E' una faccenda nostra!".
Nelle ultime settimane di lavoro, Paolo si era sottoposto agli esami del sangue. Scherzando, diceva che gli avrebbero trovato tracce di globuli rossi nell'alcol. Gli hanno invece diagnosticato un tumore al fegato! E' una faccenda seria. Così, dopo cena, nelle tiepide serate di quel fine estate, lui passeggiava in riva al mare assorto nei suoi pensieri. Camminava a lungo, con la speranza di riattivare quel fuoco della digestione che oramai si era quasi estinto e non metabolizzava più il nutrimento che ingeriva.
Quell’anno era il 1990, le prime foglie gialle cadute dagli alberi sul vialetto di accesso alla clinica creavano un tappeto soffice, e con un po’ di malinconia ricordavano come un sospiro, che anche il loro ciclo si era già esaurito e consumato soltanto in un paio di stagioni.
Mentre salivamo gli scalini della clinica, Benjo sentenziò: "Lo sapevo; non doveva smettere di bere. Se smetti all’improvviso di bere o di fumare dopo tanti anni, ti viene un tumore. A mio suocero è accaduta la stessa cosa. Ha smesso di fumare e dopo quattro anni è morto per un tumore. Io sono sicuro: se smetto di bere e fumare mi ammalo subito!".
Lasciai che Benjo entrasse davanti a me nella stanza in cui Paolo era ricoverato; io lo seguivo a breve distanza con un certo disagio. Paolo era li, adagiato su candide lenzuola: giallo come le foglie che ricoprivano il vialetto antistante la clinica. Come una di esse, anche lui si stava lentamente separando dal suo albero della vita.

* * *

Da mesi avevo organizzato una spedizione alpinistica nella regione Himalayana dell’Annapurna, in Nepal; il cui obiettivo era di raggiungere in solitaria la vetta del Tilicho Peak, a 7.134 metri di altitudine. Ero impegnato nel trekking di avvicinamento. Avevo preparato tutto il materiale logistico affinché la realizzazione di questa impresa avvenisse in stile alpino, ossia dall’inizio alla fine senza l’ausilio di portatori, compresa la fase di avvicinamento. Per ottenere ciò, avevo dovuto rinunciare ad inserire nello zaino tutto quanto non fosse essenziale per il buon esito della scalata. E nonostante questi rigidi parametri di selezione, portavo sulla schiena uno zaino enorme e pesante oltre i trenta chilogrammi.
Con il mio pesante fardello, avevo iniziato a percorrere i ripidi sentieri rigogliosi di fitta vegetazione dei primi contrafforti montuosi a nord della città di Pokhara, con l’incombente prospettiva di percorrere a piedi i cento chilometri e oltre che ancora mi separavano dalle pendici del mio obiettivo alpinistico.
Nonostante le non proprio eccelse condizioni igienico-alimentari fatalmente riscontrabili in queste regioni così povere del nostro pianeta, non avendo quasi alternative, decisi di valermi della cucina locale, rimediandomi fin da subito dei noiosi fastidi addominali. Avevo rinunciato ad inserire i medicinali nella lista del materiale da trasportare non ritenendoli essenziali, ed ora cercavo un modo per risolvere questa seccatura.
A questo proposito, strada facendo, notai un vecchio che teneva in un cesto alcuni limoni esposti fuori dalla propria capanna; mi avvicinai, e un po’ a gesti, un po’ masticando qualche parola nepalese e d'inglese gli spiegai che avrei gradito una limonata calda. Pochi minuti dopo, tornò fuori dalla capanna porgendomi un bicchiere contenente un liquido dal sospetto colore marrone, e non potei fare a meno di immaginarmi quel succo di limone mentre scolava come un detersivo tra le sue mani che ora mi apparivano pulite!
– Coraggio – pensai – questa lavatura o mi guarisce definitivamente o mi ammazza!
La notte successiva stetti veramente male come non ricordo di esserlo mai stato. Pensai che stavo davvero per morire. Colto dalla disperazione, nel cuore della notte, bussai più volte alla porta di alcuni escursionisti stranieri, con i quali in serata avevo scambiato due parole, per elemosinare un aiuto. Nessuno rispose. Pochi istanti dopo sentii uno di loro alzarsi per chiudere meglio la porta col catenaccio.
I giorni seguenti, pur continuando a camminare anche se più lentamente, fui molto debilitato, sia per lo sforzo fisico protratto per molti giorni, sia per il fatto che non riuscivo a mangiare niente di solido e sostanzioso. Durante la giornata, a volte mi accodavo dietro a qualche carovana di sherpa che a piedi scalzi e con carichi straordinariamente voluminosi, sostenuti da una semplice fascia di iuta sopra la testa (il “naamlo”), attraversavano quelle regioni, per inoltrarsi ed inerpicarsi fino a raggiungere i più remoti villaggi dell’Himalaya.

Quel mattino, invece, stavo procedendo in solitudine e camminavo serenamente nella quiete di un ameno sentiero immerso nella foresta. Pensavo ai fatti miei, quando fui interrotto e richiamato da una voce. Si trattò di una voce forte e incredibilmente nitida che si sovrappose preminente ai miei pensieri. Non proveniva da una fonte esterna e percepibile quindi dagli organi dell’udito, ma di una voce che pareva toccare direttamente i nervi e le cellule all’interno del cervello. Questa voce pronunciò una brevissima frase dal significato ermetico e priva di un senso logico apparente. Non ricordo le parole esatte, ma era una cosa del tipo: "Sono Paolo. Devi dire a Benjo quello che lui sa". Pensai in quell'istante che si fosse trattato di un'allucinazione dell'udito, dovuta magari al fatto che mi trovavo in una condizione fisica debilitata di sottoalimentazione, e in ogni caso, mi domandai, perché non comunicare col diretto interessato? Supposi, inoltre, che quel messaggio fosse quanto meno incompleto: cosa avrei dovuto dunque riferire a Benjo se lui stesso era già a conoscenza di qualcosa di cui io non c’entravo nulla? All’epoca, inoltre, non ero ancora al corrente se Paolo in seguito alla mia partenza per il Nepal fosse deceduto o fosse riuscito a rimettersi un po' in salute, e queste considerazioni mi lasciarono perplesso; mi ripromisi soltanto di cercare di non dimenticare questo evento.
Rientrato in Italia, preso dalle vicissitudini della vita e del lavoro, non mi preoccupai e non ebbi occasione di parlare a Benjo di ciò che era accaduto. Durante la mia permanenza in Nepal, Paolo era morto; ma conoscendo la profonda amicizia che c’era tra i due, riferire a Benjo quella frase assurda e insensata nel contesto non idoneo di un grande negozio, tra musica e confusione, mi sembrava un atteggiamento tutt'altro che delicato, considerando anche il fatto che lui era il mio titolare.
Trascorsero alcuni anni, e un pomeriggio, durante un viaggio di ritorno da un impegno di lavoro, in auto, noi due soli, si parlava di cose serie. Ci si chiedeva se con la morte finisce tutto oppure si continua ad esistere? Fu a quel punto che Benjo mi fece una confidenza, disse: "Sai, Giancarlo, io non credo alla vita dopo la morte. Dopo che Paolo è morto non lo credo più. Ti ricordi Paolo? Avevamo fatto un patto: il primo che parte, lancia un segnale all'altro! Lo conosco troppo bene. Lui era di parola. E' stato il mio migliore amico. Avevamo giurato che il primo di noi due che avesse passato la frontiera della morte, avrebbe comunicato con l’altro: una parola o un semplice segnale. Davanti ad ogni bicchiere si rinnovava sempre questo impegno. Lo conosco troppo bene; se ci fosse vita dopo la morte avrebbe fatto l'impossibile per riuscire a comunicarmi qualcosa e prestare fede al nostro accordo! Era troppo di parola; lui avrebbe trovato un modo di farlo".
Non dissi nulla: era troppo tardi! Non solo non mi avrebbe creduto; ma avrebbe intaccato la nostra amicizia. Tra noi si scherzava sempre, spesso in modo sciocco e inopportuno! Ero certo che avrebbe interpretato le mie parole come una profanazione della loro amicizia. Se gli avessi raccontato che Paolo aveva mantenuto fede al loro accordo; che aveva comunicato con me, forse perché lui era immerso in una nube di alcol, di fumo e di preoccupazioni per il lavoro, per la moglie e le figlie; avrebbe pensato che mi volevo prendere gioco delle sue confidenze. Avrei dovuto parlare per primo e riferire quella frase prima che Benjo ne svelasse il senso. A quel punto era meglio tacere per non violare l'onestà di quell’amicizia.

Giancarlo Mauroner Altemani


Fede

al Tempio di Pashupatinath


Nelle prime settimane del novembre 1997, tramite un devoto induista italiano conosciuto sul posto che si distingueva per l'abito stravagante del santone indiano, ebbi modo di incontrare Baba Duth, un asceta carismatico che viveva nel Tempio induista di Pashupatinath a Kathmandù in Nepal. Si diceva che da molti anni vivesse alimentandosi soltanto di latte; da ciò il nome "Duth" che in lingua hindi significa latte. Ero in sosta a Kathmandù per acclimatarmi ed organizzare tutto il materiale in prospettiva di realizzare una spedizione solitaria al confine con il Tibet, in una zona proibita al turismo.
Iniziai in quei giorni ad avvicinarmi alla filosofia induista, frequentando questo grande tempio celebre per le cerimonie della cremazione dei morti sulle rive del fiume sacro Bagmati. Ogni giorno trascorrevo molte ore ad osservare i morti, leggere, riflettere, ascoltare i suoni e annusare gli odori. Ci stavo bene. Si respirava un clima di pace e di serenità. Ero attratto dallo spirito contemplativo di questa fede religiosa, nell'affidarsi come un fanciullo nelle braccia della divina Provvidenza; con animo aperto, tollerante e in totale simbiosi con il creato e tutte le creature dell'universo. Mi chiedevo se non fosse questa una valida strada da percorrere nel mio cammino esistenziale e spirituale, già abbastanza confuso e senza una precisa identità. Questa nuova esperienza, invece di risolvere, incrementò i miei dubbi. A questo punto della mia vita non sapevo se potevo definirmi Buddista, Induista, Hare Krishna, Cristiano o ateo. Ero tutto e niente... di tutto un po'.


Baba Duth al Tempio di Pashupatinath


In un limpido e soleggiato pomeriggio, seduto sopra un muretto nel Tempio di Pashupatinath, stavo proprio riflettendo sul fatto che la cosa migliore sarebbe stata quella di chiedere consiglio a Baba Duth. Tuttavia, ero timoroso a presentarmi da solo, non avendo avuto personalmente mai nessun dialogo diretto con l'asceta, e non ero in possesso di alcun recapito per poter contattare il devoto induista italiano. Fu proprio in quell'istante che, con mia grande sorpresa, me lo ritrovai sorridente alle spalle. Gli confidai del mio desiderio di parlare con Baba Duth per chiedergli consiglio se avessi dovuto convertirmi all'induismo. Con molta cortesia, questo conoscente si rese subito disponibile. Mi accompagnò fin sulla soglia dell'eremo in cui viveva l'asceta. Bussò alla porta chiusa. Aspettammo e riprovammo ancora a bussare. Trascorso un lungo periodo di tempo, oramai sul punto di andarcene, la porta si aprì. Vidi la stanza senza nessuno all'interno. Il mio accompagnatore pronunciò poche parole in inglese, salutò e quindi ci allontanammo.
Quando pensi che possiamo tornare per incontrare Baba Duth? — domandai.
Ha detto che non ti vuole ricevere — rispose lui.
Come fai a sapere che non mi vuole ricevere? Quando ti ha parlato?
Stai scherzando? Non hai sentito?
No, non ho sentito. Era nascosto dietro la porta? Ho visto la porta aprirsi e la cella vuota. Ho pensato che Baba Duth fosse assente e un suo discepolo avesse aperto senza affacciarsi.
Mi prendi in giro o parli seriamente? — disse lui — Era lì sulla soglia davanti a noi. Baba Duth ha aperto la porta ed io gli ho chiesto se poteva riceverti. Lui ha detto che non ti vuole ricevere. L'ho salutato e ce ne siamo andati.
Io non vidi Baba Duth e non sentii la sua voce; ma riflettendo su questo fatto, ne dedussi che quella era stata la sua eloquente risposta di categorica negazione alla mia ipotesi di convertirmi all'induismo.

Giancarlo Mauroner Altemani


Natività

UN MATRIMONIO MANCATO


A quel tempo, negli anni a cavallo del 2005, dopo un'esperienza in un convento francescano dell'Umbria e poi in un seminario diocesano, avevo ripreso il mio precedente lavoro in montagna agl'impianti a fune. Si trattava di una occupazione stagionale che non offriva nessuna sicurezza di stabilità e doppiamente precaria, perché si lavorava nei pochi mesi invernali, e soltanto se cadeva neve a sufficienza da creare un manto abbastanza spesso per ricoprire le piste da sci. Presidiavo in solitudine una piccola stazione intermedia di seggiovia. Si trattava di una postazione di lavoro rifiutata da tutti gli altri operai, perché sempre in ombra e troppo isolata. Era un lavoro duro, faticoso ed anche rischioso quando ci si doveva arrampicare in alto appesi alla fune per simulare le manovre di soccorso. Nei periodi di maggior afflusso si doveva trascorrere intere giornate al gelo per assistere i passeggeri, oppure a spalare la neve che si accumulava di continuo sulla pedana se le precipitazioni erano abbondanti.

Ogni mattina, per raggiungere la mia stazione, dovevo camminare in salita, sprofondando fino all'anca se la stagione era particolarmente ricca di precipitazioni, oppure calzando i ramponi quando il gelo della notte aveva creato colate di ghiaccio. Nonostante si trattasse di un lavoro umile e faticoso, ero orgoglioso di questa occupazione, mi piaceva soprattutto la camminata mattutina.
Da alcuni anni avevo una fidanzata di elevato ceto economico e sociale. D'estate si trascorreva le vacanze un po' in montagna e un po' nella sua villa con piscina sulla riviera ligure. Si abitava distanti e ci si frequentava saltuariamente. Nei momenti di maggior trasporto affettivo, lei aveva esclamato: "Ti voglio dire una cosa. Se un giorno tu mi chiedessi di sposarmi, io ti risponderei: SI'!".
All'inizio della nostra relazione, in alcune occasioni si pregava insieme la liturgia delle ore. Era già accaduto che durante la lettura dei salmi a cori alterni si fosse messa a ridere. L'ultima volta che pregammo insieme, scoppio in una risata irrefrenabile che ne impedì il proseguimento. Può capitare. Tuttavia, le contestai il fatto che in simili circostanze non si rimane seduti a ridere all'infinito sul libro aperto tra le mani: ci si alza e ci si allontana per non disturbare chi è raccolto in preghiera, ma soprattutto per pudore verso Colui il quale sono rivolti gl'inni di lode.
Quel freddo mattino di domenica, mentre camminavo nel bosco innevato per raggiungere il luogo di lavoro, stavo ancora una volta considerando tra me stesso che alla nostra età era inutile perdere altro tempo, e decidersi invece a mettere su casa e famiglia. Questo matrimonio sarebbe stato conveniente per entrambi sotto ogni punto di vista. Era inutile e dannoso seguitare a rimandare, anche nel rispetto dei nostri sentimenti e per dare un senso alla nostra relazione affettiva. Avevo perciò superato ogni dubbio e già immaginavo con dolcezza la gioia di chiederle la mano, quando una interferenza si inserì, sovrastante, nella mia mente. Non si trattò di una vera e propria voce, ma di una locuzione interiore caratterizzata dalla facilità di memorizzare il lungo e articolato messaggio che, avendo forse letto nei mei pensieri e non trovando altri termini, potrei definire di natura telepatica. Questa locuzione interiore si sovrappose predominante ai miei pensieri con simili parole:
"E' davvero nobile il proposito di sposare la tua fidanzata. Questa decisione ti rende onore. Leggo nel tuo cuore che il tuo sentimento è sincero e sei davvero deciso a sposarla. Oggi è domenica. E’ il giorno del Signore, ma tu sei impegnato nel tuo lavoro. Il lavoro è importante; non ti puoi assentare. Chiedi alla tua sposa una piccola cortesia. Chiedile di sancire questa tua meritevole intenzione, offrendo in voto una candela da accendere nella casa del Signore, così che io possa essere testimone di questo atto concreto e benedire il vostro amore nel proposito di unione in matrimonio. Non è necessario che tu le chieda di partecipare alla Santa Messa. Chiedile soltanto di venirmi a trovare in giornata, quando le sarà possibile e all’orario che a lei resterà più comodo. Invitala ad entrare in una chiesa in suffragio alla tua intenzione. Non le rivelare subito la ragione di questo gesto; così poi la sorpresa sarà ancora più bella e ancora più saldo sarà lo spirito della vostra intesa e della vostra unione benedetta".

Alquanto sconcertato per l'accaduto, ipotizzando di essere forse vittima di una qualche forma di disturbo mentale, proseguii di lena fino alla mia stazione. Mi tolsi i guanti e digitai al telefono cellulare il seguente messaggio: “Buona domenica e dolcissimo risveglio, qui è 1 splendido e freddo mattino invernale. Ti chiedo 1 cortesia: quando puoi, in giornata, entra in 1 chiesa e accendi 1 candela in offerta per 1 mia intenzione. Grazie.”
Pochi istanti dopo ricevo la sua chiamata. Trovandomi all'interno della mia postazione di lavoro, ebbi modo di registrare la conversazione:
— Ciao, Giancarlo, cosa ti è successo? Ho ricevuto il tuo messaggio. Sono allibita. Cosa significa?
— Non significa niente, tesoro. Non ti preoccupare. Oggi è domenica, lo sai che io non mi posso muovere. Mi sembrava una cosa carina se potevi passare in chiesa ed accendere una candela per una intenzione che include anche te. Tutto qua.
— Giancarlo, ti pare che io sto tutto il giorno senza fare niente a grattarmi la pancia? Lo sai che sto preparando gli esami all’università, devo studiare, lo capisci? Studiare. Studiare. Studiare. E poi devo aiutare mia madre per le faccende di casa. Insomma, ho troppe cose da fare. Oggi non esco di casa.
— Non capisco come ti sia venuta tutta questa frenesia di studiare. Sei fuori corso da dieci anni; ma proprio oggi non puoi trovare un minuto, nell’arco di tutta la giornata, per uscire di casa? Esci un attimo, anche per distrarti un po’, non puoi stare 24 ore chiusa dentro casa a studiare!
— Non mi piacciono proprio queste tue pretese. Lo vuoi sapere cosa dicono le mie amiche quando parlo di te? Mi chiedono come faccio a stare insieme a un tipo così.
— Sono lieto di conoscere per la prima volta la loro opinione. Invia i miei omaggi all'aristocrazia ligure!
— Certo, hanno proprio ragione loro! Sono davvero caduta in basso! Con te ho toccato il fondo.
— Come fai a dire così? Parli come se ti avessi chiesto di andare a battere il marciapiede! In questi anni non ti ho mai chiesto niente; mai nessun favore. Per una sola volta che ti chiedo una piccola cortesia oggi che è domenica, ti rifiuti di entrare un attimo in chiesa ad accendere una candela per una nostra intenzione!
— Va bene, scusa, scusa, stai calmo. Comunque non posso proprio. Mi dispiace. Oggi non esco di casa.
— Non ti preoccupare, scusami tu per l'enorme disturbo, non mi serve più nessun favore da te!
— Vai, vai... caro mio! E’ meglio che vai per i fatti tuoi. Hanno ragione le mie amiche.

Chiuso il telefono, con una profonda delusione e amarezza, dissi: "Ti ringrazio, Signore, per avermi aperto gli occhi su questa persona".

Giancarlo Mauroner Altemani


Gesù Bambino

BARATTOLO

Il mio gatto sta morendo. Gli avevo messo nome barattolo, perché capisce soltanto il linguaggio delle scatolette quando le apro. E' un vecchio gatto persiano che ho trovato abbandonato per strada a settembre, denutrito, sporco e pieno di pidocchi. Ho pensato si fosse smarrito durante l'estate. E' un gatto scorbutico, spelacchiato, egoista e poco intelligente. Non capisce nulla; ma tra noi due si è comunque creato un feeling particolare. Ora è gravemente malato. Da molti giorni non mangia e non va' di corpo. Ha gli occhi appannati. Gli ho già somministrato i farmaci appropriati, ma senza riscontrare alcun miglioramento. Credo stia morendo.
Questa notte l'ho sognato. Mi ha detto di essere nato e vissuto in Germania (perciò non capisce quando gli parlo), e mi ha detto di somministrargli un antibiotico che tradotto in italiano si chiama “SALVEZZA”. Questa mattina alle 5 mi sono alzato e gli ho somministrato un antibiotico che ho trovato nella cassetta dei farmaci ed ha un nome che a me suona tedesco ma non capisco il significato (Klacid compresse) adatto per le vie respiratorie.
Comunque, Barattolo si è subito rimesso in salute ed ha vissuto alcuni anni. Poi è diventato cieco per la vecchiaia e poche ore prima di morire, di notte, nonostante non si reggesse più sulle zampe e fosse privo della vista è venuto a cercarmi, mi ha svegliato e con tanto affetto mi ha dato il suo ultimo saluto di ringraziamento. Poi è morto.

Giancarlo Mauroner Altemani


Buon pastore

Prendersi cura degli animali è uno spreco?


Gli animali domestici non sono soltanto una compagnia, per molte persone senza famiglia (ad esempio gli anziani), questi animali costituiscono la propria famiglia. La cosidetta "pet therapy", adottata anche in alcuni ospedali nel mondo, rappresenta un settore della medicina particolarmente indicato per chi ha problemi di integrazione sociale, come appunto le persone sole. Lo spreco è ciò che è inutile o dannoso: il superfluo e il lussuoso.
Alcuni sostengono che con i soldi spesi per alimentare gli animali domestici si potrebbero aiutare i bambini denutriti dei paesi più poveri. Si tratta di un'assurda equazione. Possedere animali domestici non preclude la possibilità di fare beneficenza. Per i bambini denutriti dei paesi poveri si potrebbe rinunciare a tutto, ed in particolare ad ogni svago, lusso, vizio, divertimento... si potrebbe rinunciare a tutto, ma non si può rinunciare a prendersi cura di chi ci vive accanto e condivide con noi la nostra quotidianità.
La fame nel mondo non è un problema di beneficenza; ma è una questione di educazione alla disciplina sociale e al lavoro. Anche nei luoghi più aridi e inospitali, se vi è solidarietà, spirito di sopravvivenza e voglia di rimboccarsi le maniche non c'è fame!

Giancarlo Mauroner Altemani


il bue e l'asinello vegliano su Gesù Bambino

PELLEGRINAGGIO NEL
TEMPIO DI DIO PADRE
MISERICORDIOSO


Calixto R. Dahab Sr.


Ci siamo incontrati all'interno di un negozio di articoli religiosi di Tagbilaran City, nell'isola di Bohol (Philippines) il 14 febbraio 2015, nel giorno di san Valentino, la festa degli innamorati... del Signore! Ero indeciso se acquistare o meno un crocifisso da missionario, come simbolo piuttosto impegnativo da portare al collo bene in vista. Per me si trattava di una scelta molto significativa che seguitavo a rimandare. Da tempo consideravo il fatto che dovevo dare un indirizzo alla mia fede religiosa con atti più visibili e concreti; sia pure con tutte le difficoltà di chi vive nel mondo in solitudine. Nell'istante in cui mi sono deciso per l'acquisto, alla cassa, il cliente davanti a me, un vecchio dall'aspetto trascurato con una lunga barba bianca, ha preso tra le dita questo crocifisso e mi ha chiesto:
"Sei un sacerdote?"
"No; non lo sono",
gli ho risposto.
"Ero certo che tu lo fossi! -- ha detto lui, ed ha aggiunto -- Credi ai sogni? La notte scorsa ti ho sognato...".


Calixto seduto all'ingresso della caverna GodFather cave

Il venerabile Calixto R. Dahab Sr. è un asceta cattolico filippino. Ha vissuto in solitudine per 21 anni in 3 caverne sul monte Eli, nell'isola di Bohol, nelle condizioni di degrado più miserevoli.
Esprimendosi con l'innocenza del fanciullo, egli sostiene che in questo luogo, con l'esercizio della preghiera incentrata sul "Credo" o "Simbolo degli Apostoli", e di alcune semplici pratiche esoteriche associate alla lettura in ogni sua parte delle "assurdità" da egli scritte, si manifesta in sogno il Signore nell'amore del Padre. E lo crede in una forma così fervente, da farsi crocifiggere per ben 3 volte sulla vetta di questo monte. Si tratta di una controversa pratica ascetica un tempo diffusa nelle Filippine. Egli vi si è sottoposto il venerdi santo del 1975, del 1985 e del 1995. E' un rito che su questo monte ricorre ogni 10 anni. Il venerabile asceta Calixto, lo definisce nei suoi scritti: "TEMPIO DEL SACRIFICIO UMANO CON NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO".

La crocifissione non suscita ammirazione, ma biasimo e disprezzo. La gente accorre a vedere per curiosità. Questa realtà induce a riflettere sul significato spirituale di chi vi si sottopone, nella consapevolezza di incontrare, come 2000 anni fa', l'umiliazione e la derisione, in unione spirituale con Cristo crocifisso, nel rivivere il sacrificio, lo scandalo e il ripudio degli esseri umani. E' una prova d'amore? E' una prova di fedeltà? Significa forse rispondere all'amore del Signore con l'amore? Significa servire il Signore con atti concreti fin sulla croce?

Tay Calixto, come lo chiamano affettuosamente i suoi conoscenti, ha trascorso i primi 3 anni di vita eremitica nella caverna da egli denominata "PASSION LOVER CAVE". Ha quindi trascorso i successivi 5 anni nella caverna "SACRIFICIAL CAVE", e i restanti 13 anni nella enorme e caratteristica caverna "GODFATHER CAVE". In seguito ha dimorato per anni al riparo di giacigli di fortuna sulla vetta del Monte Eli, trascorrendo le giornate a scrivere cartelloni con i quali ha tappezzato i luoghi in cui ha vissuto. Le frasi di seguito riportate, costituiscono una minima parte dei suoi scritti. Le parti assurde, mi sono fatto l'idea che servano a spiazzare le barriere imposte dal ragionamento razionale; le quali costituiscono il prevalente ostacolo eretto dall'attaccamento verso se stessi in contrapposizione all'amore di Dio Padre.

1. PASSION LOVER CAVE


WELCOME TO ALL THE PEOPLE OF THE WORLD WIDE WEIRD WISH WILL
VISITORS AND WORSHIPERS
PILGRIMERS AND SUFFERERS
STRANGERS AND TRAVELLERS
SACRIFICERS AND ADVENTURERS
TRESPASSERS AND INTRUDERS

LEX DOMINE DEI
GODFATHER DREAMER



GODFATHER'S HOLY POLICY

NO VALID ID = NO ENTRY
NO MONEY = NO PRAY
KNOW PRAY = NO PAY
GOD'S ENTRY = NO FREE
FORIEGNER TOURIST = PHP 77,00
CATHOLIC DEVOTEES = PHP 34,00
OTHER RELIGION = PHP 99,00



SACRIFICIED BY: LEX DOMINE DEI
TO THOSE WHO ARE WILLINGLY INTERESTED TO BE OUR LADY OF NATIONS, OUR LADY OF LOURDES, OUR LADY OF FATIMA AND SERVANT NUN OF MARY ALL OF OTHER CONGREGATIONAL LIFE OF GOD. JESUS SACRED HEART, MARY'S SACRED HEART. TO ALL WHO HAVE A VISSION AND A MISSION IN THIS JUDGEMENT DAY OF GODFATHER AND OUR LORDE GOD JESUS CHRIST. URGING OF ALL HEAVENLY MINDED LADIES TO ENTER THIS GOD CHOOSEN MISSIONARY LIFE TO ALL MEN.
TEMPLE OF HUMAN SACRIFICE WITH JESUS CHRIST AND HOLY GODFATHER. IF YOU ARE IN NEED OF GOD'S HELP. JUST VISIT THIS PLACE AND OBSERVE ALL THE REQUIREMENT THAT GOD WISHES YOUR AMBITION IN LIFE. ALL OF US ARE URGED TO PRAY AND MEDITATE TO GODFATHER ALMIGHTY. YOU MUST CONSECRATED TO GOD FOR YOUR SALVATION OF SOUL... SPIRIT NAND LIFE. YOU MUST ABEY THE COMMENDMENT THAT GOD OATH TO DO FOR YOUR LIFE. EVERYONE OF US ALREADY JUDGE BY HIS WILL, AND PRESERVE YOUR ACTUAL DESTINY IN LIFE. LEARN ALL THE TEACHING OF OUR LORD JESUS CHRIST. WORLD MINISTRY OF GOD.
TRUE SACRIFICER OF GOD

2. SACRIFICIAL CAVE


ALL MEN WEARING AND BRINGING
CANNOT ENTER THIS HOLY DOOR
SKIRT BLOUSE
SHORT PANT
LEATER JACKET
POLO SAMURAI
SANDO SHORT
HUNTING KNIFE
MAKE UP
MINICURE
PENDICURE
HARD WINE
CELL PHONE
CAMERA LAP TOP
CASSETE RADIO
SHARP POINTED BLADE
COCOINE
WEAPON LEX DOMINE DEI


RECONCILIATION PHP 77,00
CONFESSION PHP 99,00
VENERACION PHP 77,00
COMMUNION PHP 99,00
INVOCATION PHP 77,00
COMPASSION PHP 99,00
ADORATION PHP 77,00
RISURRECTION PHP 99,00
REDEMPION PHP 77,00
SALVATION PHP 99,00

ACKNOWLEDGEMENT: THIS IS THE MOST IMPORTANT MESSAGE FROM OUR GODFATHER AND JESUS CHRIST WORLD WIDE WEIR WISH.
WILL: TO THE PEOPLE OF THE PHILIPPINES AND THE PEOPLE OF UNITED STATES OF AMERICA. THIS PROMISE SHOWLD BE RENEWED WITH DEEP SORROW FOR SINS AND EQUALLY DEEP JOY AND GRATITUDE THAT GOD SHARED HIS LIFE WITH MEN AND WANT EVERYONE CHRISTIAN TO LIVE AND BECOMES A TRUE CHRISTIAN THAT FOLLOW CHRIST CARRYING CROSS OF JESUS CHRIST. BAPTISM PREPARE EVERY MEMBER OF CHRIST AS THE COMPLETION OF THE SACRIFICE, OUR DIVINE LIFE INTO GTHE PURCHASED SOULS OF CHRIST'S MEMBER, BY BLOODY SEALED COVENANT. THE TRUE MEMBER BY PROPETIC UTTERANCE FOR SACRIFICIAL WORSHIP. GOD TRIED TO PREPARE HIS PEOPLE TO EXPECT A REEDEMER WHO WOLD BLEED AND DIE THROUGH CHRIST SALVATION REDEMPTION AND RESURRECTION OF ALL SOULS AND SPIRITS. WORLD REDEMPTION, INTERNATIONAL SALVATION AND UNIVERSAL RESURRECTION. LEX DOMINE DEI DEUM TEMPLE OF GODFATHER AND THE KINGDOM OF JESUS CHRIST, OUR FATHER IN HEAVEN AND ON HEARTH ARE CALLING ALL DEVOTES OFF: OUR LADY OF FATIMA, OUR LADY SORROWS, OUR LADY OF LOURDES, IMMACULATE HEARTH OF MARY, ALL THEYR LOVE AND DEVOTION THE MOST SACRED HEART OF JESUS. TO ALL VISTRAPIL SACRIFICIAL AND WORSHIPERS OF GODFATHER. YOU ARE NOW IN THE SUMMIT OF PARADISE TO SACRIFICE ITS SURPRISE. ELSE WHERE HOLY LIVE ON THROUGH THE MOST SACRED HEART OF JESUS, WE TRUST HIM WHEN DARK DOUBTS ASSAIL THEE, TRUST HIM WHEN THE STRENGHT IS WAKE, TRUST HIM TO SIMPLY, HE IS EVER SEEMS THE HARDEST THING OF ALL CHRIST, TRUST HIM HE IS EVER FAITHFUL, TRUST HIM FOR HIS WILL IS BEST. TRUST HIM FOR THE HEART OF JESUS THE PLACE TO REST! TRUST HIM THEN THROGH DOUBTS AND SUNSHINE ALL THY CARES UPON HIM CAST. TILL THE STORM OF LIFE IS OVER AND THE TRUSTING DAYS ARE PAST.



THE GREAT PROMISED 1. I WILL GIVE THEM ALL THE GRACES NECESSARY FOR THEIR STATE OF LIFE. 2. I WILL ESTABLISH PEACE IN THEIR FAMILIES. 3. I CONSOLE THEM IN ALL THEIR AFFLICTIONS. 4. I WILL BE THEIR ASSURED REFUGE DURING LIFE AND HERE ESPECIALLY AT THE HOUR OF DEATH. 5. I WILL SHOWER DOWN ABOUNDANT BLESSING ON ALL THEIR UNDERTAKING. 6. SINNERS SHAL FIND IN MY HEART THE SOURCE OF AN INFINITE OCEAN OF MERCY & GRACE. 7. TEPID SOULS SHALL BECOMES FERVENT. 8. FERVENT SOULS SHAL RISE SPEEDILY FOR A GREAT PERFECTION. 9. I WILL BLESS THE HOUSES IN WHICH THE IMAGE OF MY SARED HEART SHAL BE EXPOSED AND HONORED. 10. I WILL GIVE TO PRIESTS THE GRACE TO TOUCH THE MOST HARDENED SINNERS. 11. PERSONS WHO SHALL PROPAGATE THIS DEVOTION SHALL HAVE THEIR NAMES WRITTEN IN MY HEART, AND THEY SHALL NEVER BE EFFACED. 12. I PROMISE YOU IN THE EXCESSIVE MERCY OF MY HEART, THAT ITS ALL POWERFUL LOVE WILL GRANT TO ALL THOSE WHO RECEIVE COMMUNION ON THE FIRST FRIDAY NOF EVERY MONTH, FOR PUNE CONSECUTIVE MONTHS THE GRACE OF FINAL REDENTANCE, AND THAT THEY SHALL NOT DIE UNDER MY DESPLEASURE, NOR WITHOUT RECEIVING THE SACRAMENTS, AND THAT MY HEART SHAL BE THEIR SECURE REFUGE AT THE LAST HOUR.



"THE PROMISES OF THE SACRED HEART OF JESUS"
WHERE THERE IS LOVE THE HEART IS LIGHT, WHERE THERE IS LOVE THE DAY IS BRIGHT, WHERE THERE IS LOVE THE THERE IS A SONG TO HELP WHEN THINGS ARE GOING WRONG. - WHERE THERE IS LOVE THE THERE IS A SMILE TO MAKE ALL THINGS SEEM MORE WOTH WHILE, WHERE THERE IS LOVE THE THERE'S QUIET PEACE, A TRANGUIL PLACE WHERE TURMOILS CEASE--- "LOVE CHANGES DARKNESS INTO LIGHT AND MAKES THE HEART TAKE WINGLESS FLIGHT"...



OH BLEST ARE THEY WHO WALK IN LOVE, THEY ALSO WALK WITH GOD ABOVE--- AND WHEN MAN WALK WITH GOD AGAIN, THERE SHALL BE "PEACE ON EARTH" FOR MEN. THERE'S A REASON FOR EVERY PAIN, THAT WE MUST BEAR. FOR EVERY BURDEN EVERY CARE. THERE IS A REASON FOR EVERY GRIEF THAT BOWWS THE HEART. FOR EVERY TEAR DROP THAT IS SHED. THERE IS A REASON FOR EVERY HURT, FOR EVERY PLIGHT, FOR EVERY LONELY PAIN-RACKED NIGHT, THERE IS A REASON BUT IF WE TRUST GOD AS WE SHOULD, IT ALL WILL WORK OUT FOR OUR GOOD, HE KNOWS THE REASON. LOVE THE PROMNISES OF GODFATHER.

3. GODFATHER CAVE


SPIRITUAL DOCTRINAL RENEWAL
CONSULATATION PHP 61
CONFESSION PHP 77,00
RECONCILIATION PHP 61,00
PROBLEM PHP 77,00
WEIRD WISH WILL PHP 77,00
LIFE PHP 61,00
BODY PHP 77,00
SOUL PHP 77,00
SPIRIT PHP 77,00
GODFATHER'S HOLY ADVISE
FOREIGNEER PHP 199,00
OTHER RELIGION PHP 199,00
CATHOLIC DEVOTEES PHP 77,00
SACRIFICED BY: LEX DOMINE DEI

WOMAN WEARING AND BRINGING
CAN NOT ENETER THIS HOLY DOOR
LONG PANT
SHORT PANT
MINI SKIRT
SANDO SHORT
MAKE UP
MINICURE
PENDICURE
HARD WINE
CELL PHONE
CAMERA LAP TOP
CASSATE RADIO
SHARP POINTED BLADE
PISTOL
WEAPON LEX DOMINE DEI



"TEMPLE OF GODFATHER ALMIGHTY AND THE KINGDOM OF OUF LORD JESUS CHRIST IN THIS WORLD WIDE WEIRD WISH WILL"

YOU'RE ALL ENTERING NOW THE "KINGDOM OF JESUS CHRIST AND THE TEMPLE OF GODFATHER ALMIGHTY". WHERE JESUS WAS CRUCIFIED AND TRULY NAILED TO REDEEM THE WORLD'S SINS. HE WAS BURIED IN SAN JOSE CAVE FOR THREE DAYS AND THREE NIGHTS. HE ROSE AGAIN AND HE WAS RESURRECTED BY HIS FATHER AND SETIED AND AT RIGHT HAND OF THE FATHER. JESUS WAS SOON TO DIE AND RETURN TO THE FATHER TO BELIEVERS, JESUS SEND HIS HOLY SPIRIT WITH ABOUNDANT SPIRITUAL BLESSING. ALL THE WORDS HATRED AND SUFFERING ARE THE NRESULTS OF SIN ORIGINAL OR PERSONAL. TO RESTORE ALL THINGS TO LOVE AND ORDER OF JOY, JESUS ATONED FOR SIN BY HIS DEATH AND WON THE GRACE. THAT EFFECTS FORGIVENESS. HIS WELLING LIFE IS THE BASIC SANCTITY OF CHRISTIANS. TO BE DEVELOPED INTO AQUIRED SPLENDOR, AS HIS OLD TESTAMENT PROPHETS SUFFERED THE PRICE OF PREPARING FOR HIS COMING SO THE MEMBER OF HIS MYSTICAL BODY SUFFER IN ORDER TO CONTINUE HIS WORK OF RESTORING ALL THINGS ALL ANGUIBH IS PERSONALIZED BECAUSE CONSECRATED TO CHRIST. TROUGH CHRIST PRIEST HOOD EXERCISE IN HIS CHURCH. JESUS DID THE BEST TO REVEAL HIMSELF AS WORLD'S SAVIOR. AND THEN SURRENDERED HIMSELF TO SUFFER AND DIE FOR ALL MEN. SACRIFICING AND NAILING IS A FIGURE OF THE SUFFERING CHRIST. GOD MIRACOLOUS RECUE OF HIS PEOPLE. ALL OF US ARE WAITING THE LAST JUDGEMENT OF JESUS CHRIST AND GODFATHER ALMIGHTY CREATOR OF HEAVEN AND EARTH. ALL THE SAINTS, PATRIARCHS, APOSTOLES AND DISCEPLES OF JESUS CHRIST.
JUSTICE TO GOD AND JUSTICE TO MEN GO HAND IN HAND, SUPERFICIAL PLETY GIVEN TO GOD OR EXTERNAL CHARITY TO MEN, IS NO SUBSTITUTE FOR JUSTICE TO GOD OUT OF DUE REGARD FOR HIM AS THE ABSOLUTE LORD AS THE SOURCE OF EVERY GOOD. ALL THE MEN OWE JUSTICE OF BELIEVING IN HIS WORDS AND WORKS, OF KEEPING HIS COMMANDMENT AND THAT EVERY ONE SHOULD KEEPS GOD'S LAW. OBEDIENCE AND UNBELIEF CLOSE THE MIND TO THRE HOLIEST OF EVIDE4NCE4, FAITH ISSUED IN OBBEDIENCE AND LOVE TO HIS FAITHFUL ONES, JESUS PROMISES HEAVEN.
HE GIVES HIS LIFE TO ASSURE THEIR SALVATION, REDEMPTION AND RESURRECTION. "EVERYONE'S FORGIVENESS AND KINDNESS MUST BE AS ALL EMBRACING AS OUR HEAVENLY FATHER" IMPERFECTION ARE EVERYONE'S EMBARRASSMENT. THERE IS ALWAYS GOOD REASON FOR BEING SLOW TO JUDGE, AND QUICK TO FORGIVE AND SUREST OF ALL SALVATION CONSTANT SEOLF IMPROVEMENT.
"THANKGIVING FOR TRIUMPH OF CHRIST". (lU 6,36-42)

4. TOP ELI HILL


"TEMPLE OF GODFATHER AND THE KINGDOM OF JESUS CHRIST"

ANNOUNCEMENT: TO ALL THE PEOPLE OF THE NEW WORLD WHO BELIEVE AND LOVE OUR LORD JESUS CHRIST OUR REDEEMER OF ALL CATHOLIC CHRISTIAN FAITH.

"TEMPLE OF GODFATHER AND THE KINGDOM OF JESUS CHRIST"
"WORLDWIDE WEIRD WISH WILL" MEMBER OF MYSTICAL BODY OF OUR LORD GOD JESUS CHRIST AND GODFATHER ALMIGHTY.
IF YOU ARE IN THE NEED NOF GOD'S HELP JUST VISIT THIS PLACE AND OBSERVE ALL THE REQUIRED THAT GOD WISHES YOUR AMBITION IN LIFE. ALL OF US ARE URGED TO PRAY AND MEDITATE TO GODFATHER ALMIGHTY. YOU MUST OBEY THE COMMANDMENT THAT GOD OATH TO DO FOR LIFE. YOU MUST CONSECRATE TO GOD FOR YOUR SALVATION OF SOUL, LIFE AND SPIRITWS. EVERYONE OF US ARE ALREADY NJUDGE BY7 HIS WILL, AND PRESERVE YOUR ACTUAL DESTINY IN LIFE, LEARN TEACH AND LOVE. TO THOSE WHO ARE WILLINGLY INTERESTED TO BE OUR LADY OF NATIONS, OUR LADY OF LOURDEES, OUR LADY OF FATIMA, SERVANT NUN OF MARY, SACRED HEART OF MARY AND SACRED HEART OF JESUS. ALL OTHER CONGREGATIONAL LIFE OF GODFATHER ALMIGHTY. TO ALL WHO HAVE A VISSION AND A MISSION IN THIS COMING JUDGEMENT DAY OF GODFATHER AND LORD JESUS CHRIST. HE IS URGING OF ALL EAVENLY MINDED LADYES TO ENTER THIS GOD'S CHOSEN MISSIONARY LIFE TO ALL THE PEOPLE PHILIPPINE AND UNITED STATE OF AMERICA.

"WORLD WIDE WISH WEIRD WILL". WISDOM "TEMPLE OF HUMAN SACRIFICE WITH OUR LORD JESUS CHRIST".
1) 1 DAY AND 2 NIGHTS REGISTRATION PHP 555.00
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3) 3 DAYS AND 3 NIGHTS REGISTRATION PHP 999.00
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5) 73 DAYS AND 75 NIGHTS REGISTRATION PHP 7,777.00
6) 100 DAYS AND 100 NIGHTS REGISTRATION PHP 9,999.00
7) 365 DAYS AND 365 NIGHTS REGISTRATION PHP 21,000.00

GOOLDEN RULES AND CODE OF ETICS FOR TRUE SACRIFICERS AND SINCERELY OF WORSHIPERS REAL DEVOTIONAL OF JESUS CHRIST AND GODFATHER IN HEAVEN AND ON EARTH. UNTIL THE LAST JUDGEMENT OF CREATION.

REGISTRATION, ADMISSION, AUDITION, EXAMINATION PHP 777.00
COMPLETE VERIFICATION, CERTIFICATION, SANCTIFICATION PHP 999.00
READ CAREFULLY ALL GODFATHER'S WRITTEN WORDS OF GOD...
1 MEMORIZE
2
3
4
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34 MEMORIZE, UNDERSTAND, COPY, LEARN, WRITE, TEACH, REREAD AND LOVE ALL... GODFATHER ADVISE.

LEX DOMINE DEI
DREAMER OF GODFATHER


il trono di Dio in terra

"Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov`è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore". (Mt 6,19-21)

Signore, aiuta a togliermi la preoccupazione di essere credibile.


15 febbraio 2015 [...] e tuttavia, nonostante lo squallore del luogo e tutto il mio scetticismo, sulla vetta di quel monte, dopo avere eseguito le varie cose che questo asceta nel corso della mattinata mi ha detto di fare (tra cui ripetere più volte il "Credo" e leggere all'infinito alcune delle sue assurde tavole), è accaduto che mi sono sdraiato di nascosto su un ripiano in cemento a riposare, mentre l'asceta si era già allontanato per distendersi su una branda malconcia immersa tra la vegetazione, lasciandomi l'incarico di proseguire nella lettura dei suoi panni stesi al vento. Mentre ero disteso in posizione supina sul cemento, ho visto all'improvviso aprirsi uno squarcio nel cielo per mostrare una luce di un bagliore accecante. Un istante dopo ho avvertito entrarmi dalle narici un soffio d'aria con un aroma leggermente irritante in gola e vagamente simile alla menta, ma gradevolissimo. Con un sottile senso di panico ho sentito i miei polmoni gonfiarsi di quest'aria come un palloncino, ed ho provato la sensazione di staccarmi in volo verso il cielo... in quell'istante ho aperto gli occhi con una piacevole sensazione di gioia profonda, consolazione interiore e di amore verso il Divino; realizzando tuttavia che si era trattato semplicemente di un sogno, ma davvero incredibile e straordinario...

Giancarlo Mauroner Altemani
SOGNATORE DI DIOPADRE


Dimmi che mi ami

I VERI POVERI


In uno dei primi incontri, mi sono permesso di scattare alcune fotografie a Tay Calixto mentre mi parlava. Ad ogni incontro aveva sempre dei libri di preghiere da illustrarmi.

In questa occasione, oltre ai libri, aggiunse anche uno specchio e me li porse con molta gentilezza. Gli chiesi divertito, mentre seguitavo a scattare fotografie: "A cosa mi serve lo specchio?".

"Così ti puoi ammirare allo specchio quando preghi o fai opere di carità", esclamò lui, e proseguì in tono di rimprovero: "Se vuoi vedere un vero povero bisognoso dell'aiuto di Dio, osservati bene allo specchio mentre preghi o fai la carità!".


 
LA TUA MISSIONE
Con poco puoi fare tanto
Deus Vocat ti aiuta a metterla in pratica

Nell'isola di Bohol, stiamo realizzando un centro di accoglienza spirituale per il discernimento vocazionale. L'invito è rivolto a coloro i quali desiderano partecipare a questo progetto.

Deus Vocat è presente nelle Filippine con opere pastorali di spiritualità e di promozione sociale. E' costituita da missionari e persone di buona volontà e si avvale della collaborazione di "J.D. Kaligayahan Foundation" che dal 2004 si dedica alle opere sociali di carità.






1. INTRODUZIONE ALL'AMORE DI DIO
Cosa è il cammino spirituale?

di Giancarlo Mauroner Altemani

Il cammino spirituale è un pellegrinaggio nel santuario della vita, finalizzato a conoscere se stessi in relazione alla verità assoluta nell'amore divino. Non è una gara a chi salta più in alto; ma un'opera di ascesi nel rafforzamento della fede.
E' quasi impossibile, in questo cammino, capire l'esatta posizione in cui ci si trova; perché è un tragitto costituito in parte da un susseguirsi di false vette, di contraddizioni e senza destinazione: senza un arrivo e senza una partenza. Nessuno può sapere che prove dovrà affrontare nel corso dell'esistenza. In qualsiasi istante della nostra vita ci si può elevare, oppure scivolare e cadere. Chi crede di avere capito tutto non ha capito niente. Chi crede di essere arrivato deve ancora partire. La spiritualità e la non spiritualità, l'amore e l'odio, la natura nobile e la natura meschina convivono in noi in una sorta di grande conflitto interiore; simile a un turbinio di spettri e di riflessi luminosi che si rincorrono e sovrappongono tra loro. E' il dualismo più o meno presente in ciascun essere umano, che da un lato impreca e dall'altro implora l'intervento della misericordia divina. (Cfr. Rm 7,14-25)
Mi sono fatto l'idea che proprio quando tutto si impiglia, si aggroviglia e sembra andare per il verso storto, nella peggiore delle ipotesi, dietro le nostre lacrime vi è Lui che osserva con divina pietà lo spirito affranto del nostro cuore. In questo tempo siamo nella prova. La gloria del Signore è ad ogni crocevia della nostra esistenza, dove a noi sembra ci abbia abbandonato. Ad ogni passo, ognuno va' incontro al proprio destino; come non vedenti che camminano a tentoni al buio per vie che nessuno conosce. Questo pellegrinaggio può quindi dirsi concluso nel solo istante in cui l'esistenza è terminata.
Si usa dire che... "conviene dissociarsi dal male perché poi, al termine dei nostri anni, se ne ricaverà un premio". Non è vero. E' un inganno. Non c'è in palio nessun premio; dunque non c'è convenienza per chi è alla ricerca di affari da cui ricavarne un vantaggio.
Allora, perché intraprendere questo cammino?
Per amore.
Come si può amare qualcosa che non esiste?
E' amore per la luce in un universo immerso nelle tenebre.
E' amore per il calore in contrapposizione a ciò che è gelido.
E' amore per un giorno di festa dopo aride settimane di fatica.
E' amore per i fiocchi di neve che imbiancano il paesaggio la notte di Natale.
E' amore per un cucciolo smarrito che ritrova la sua mamma.
E' amore per l'amore.
Se credi nell'esistenza dell'amore, credi anche nell'esistenza del Principio dell'amore.


2. IL PRINCIPIO DELLA VERITA'
Cosa è la morale?

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

La fede religiosa, nei suoi aspetti sociali, procede nell'ambito della moralità. Non avere religione significa essere privi di moralità; ma cosa è la morale?

Per accostarsi alla coscienza morale naturale (che non è da confondere con il complesso dei costumi), è necessario afferrare i presupposti della logica, partendo ad esempio da questa domanda:
"Perché i fornai non indossano abiti scuri?".
Risposta: "Per il fatto che la farina è bianca e risalta sugli abiti scuri". E' un concetto logico da cui ne deriva un comportamento sensato, avveduto e giudizioso: per questa ragione i fornai indossano indumenti bianchi.
Logica è sinonimo di intelligenza. Ciò che è logico e non è insensato, trova sempre la sua origine in una forma di intelligenza. Quanto è logico è coerente, ragionevole, veritiero, giusto, sensato e... MORALE. Illogico equivale ad incoerente, irragionevole, falso, sbagliato, insensato e... IMMORALE.
La logica scaturisce propriamente dai principi fisici: "Perché si accende il fuoco con la legna secca?".
Risposta logica: "Per il fatto che la legna secca brucia meglio della legna umida!". Chi afferma che la legna verde brucia meglio della legna secca, sostiene una menzogna e si colloca nell'ambito dell'immoralità: lontano dalla verità.
Ogni principio fisico ed etico costituisce un elemento di verità affine a se stesso, che produce un effetto logico inerente le sue specifiche caratteristiche: il fuoco brucia, la fedeltà è fedele, il perdono perdona, la verità dice il vero, l'acqua bagna e disseta... se l'acqua non disseta, quell'acqua è una menzogna.
I principi esprimono in assoluto il concetto di verità, di fedeltà, di coerenza, di lealtà e di alleanza:
Il principio dell'amore è fedele all'amore.
Il principio della verità è fedele alla verità.
Il principio del perdono è fedele al perdono.
Il principio della fedeltà è fedele alla fedeltà.
Dunque, cosa è la logica?
La logica è verità, e la verità è complementare alla moralità. Logica e morale non sono un'opinione; ma concetti incontrovertibili in relazione tra loro, poiché strettamente attinenti alla verità. Ciò che è logico conduce alla verità. Quanto è illogico determina il caos e l'errore. Nel linguaggio della logica, l'opposto della verità è l'errore. L'opposto della logica è l'errore. L'opposto della moralità è... l'errore.
In ogni occasione, Gesù annuncia i principi morali esposti nel Vangelo con modalità fondate sulla logica: "Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?" (Mt. 7,9-10).
Immorale è una madre che prende a ceffoni il figlio che piange perché ha fame; ma ancor più indecente è quella madre che lo accudisce con dolcezza per consolazione e lo sfama con una manciata di vetri rotti... Ciò che è immorale si avvicina sempre alle situazioni più illogiche e demenziali; ovvero alla follia. L'amore materno procede invece nell'ambito della logica e della moralità nel dare ai figli cose buone.
Cosa è la carità?
La carità sono le opere dell'amore a vantaggio del prossimo senza danneggiare nessuno. E' una virtù della misericordia divina. Significa prendersi cura di chi ci vive accanto, e poi di chi è distante, gratuitamente, partecipando alle sofferenze altrui e sacrificando se stessi con spirito paterno e materno; senza nessuna forma di speculazione e senza una precisa unità di misura.
La crudeltà è l'opposto della carità.
La carità è una caratteristica della moralità.
La moralità deriva dai principi etici.
I principi etici sono Legge di Dio.

Qual è la differenza tra etica e morale?

L'etica determina le caratteristiche oggettive di ogni principio etico.
La morale è l'applicazione soggettiva dei principi etici.

Il metodo più efficace per insegnare i concetti all'origine della coscienza morale naturale è costituito dalle fiabe e dalle parabole. La loro funzione pedagogica è quella di inserire gli ascoltatori in un mondo immaginario ma realissimo nei contenuti morali, per suscitare emozioni e sentimenti in grado di aiutare a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo, il dolore dal piacere... la verità dall'errore.
In natura tutto tende all'equilibrio: l'acqua bollente si raffredda, le ferite cicatrizzano, il ghiaccio scioglie e torna ad essere acqua... e dopo la tempesta torna il sereno. Tutto rientra nell'ambito della logica. Tutto è orientato a trovare pace, ordine ed equilibrio. Tutto è rivolto al bene. Tutto torna ad essere verità. Questo indica che l'universo è governato in ordine alla logica, alla verità, al bene e a quanto è razionale e non casuale, immorale, sterile, irrazionale e caotico. Nel creato, tutto si colloca in modo naturale secondo un ordine logico e morale ben preciso, che genera vita, amore e prosperità, e talvolta compone epiche vicende di tenerezza e di poesia; perché ogni storia ha una morale.
La coscienza morale naturale indirizza quindi le creature all'equilibrio, alla pace e alla prosperità che è l'opposto di pazzia, distruzione e crudeltà. Animata da questa sensibilità morale, anche la belva più feroce, senza conoscere il Vangelo e la tavola dei 10 comandamenti, per natura sa prendersi cura dei propri cuccioli: li allatta con amore e procura loro cose buone, secondo la logica della divina Provvidenza che è espressione di saggezza.


"Dalla grandezza e bontà delle creature, ragionando,
si può conoscere il loro autore". (Cfr. Sap 13,5)


In ordine al bene e al male, al di là di ogni cultura e di ogni credo ideologico o religioso, nell’intimo della sua coscienza, ogni creatura trova una legge morale attinente alla propria specie, logica e razionale, universale e immutabile, che non è stata lei a darsi ed è impronta della legge di Dio. Essa è un indizio inequivocabile che tutta la creazione trova la sua origine in un solo ed unico Artefice. Dio è l'artefice del creato. Egli è il principio di tutto ciò che esiste, e la legge morale naturale è il manuale delle istruzioni per un uso corretto del prodotto. La coscienza morale è simile a un marchio di fabbrica indelebile impresso dal Creatore sugli articoli da egli stesso realizzati. Il decalogo* è un richiamo alla legge morale naturale. In esso assurge il disegno della sapienza creatrice, a fondamento di ogni principio morale: "Non avrai altro Dio fuori di me". E' il primo comandamento: un copyright; cioè un avviso alla tutela dei diritti d'autore su tutta la creazione che appartiene al santo Creatore in esclusiva. L'infrazione al vincolo di questi diritti di paternità, costituisce un uso illegittimo del prodotto.


La moralità e l'intelligenza
sono il frutto di un'opera morale e intelligente.


I rettili si comportano da rettili, secondo l'indole naturale assegnata ad essi dal Creatore. L'essere umano ha il dovere di comportarsi secondo la sensibilità morale che gli è stata attribuita da Dio. Immorale è la persona ribelle che agisce con modalità deontologiche inferiori; ovvero, in una forma che riduce l'individuo ad un livello più basso rispetto alla natura umana. La santità è sollecita a riversare nel mondo l'amore misericordioso, e corrisponde ad una sensibilità morale affine alla natura divina.
La persona immorale si rende simile alla bestia. Demoniaco, equivale ad agire al di fuori di qualsiasi principio etico, con atti contrari all'interesse proprio e del prossimo; poiché il male assoluto si oppone alla logica e al creato. Non esiste una logica del male. Ogni atrocità è immorale.
La moralità è complementare al bene: produce cose buone senza danneggiare nessuno.
L'immoralità è complementare al male. Spesso si manifesta con azioni brutali di lucida follia e utopie dissociate dalla verità.
La massima espressione di moralità coincide nella restituzione del bene al male ricevuto. Per questa ragione si usa dire che il Signore non può volere il male di nessuno; poiché Egli è l'inventore della moralità. In alleanza ai suoi stessi principi non può restituire il male. Quanto si colloca al di fuori della sua giurisdizione morale e si sottrae alla sua legge, acquisisce le caratteristiche proprie dell'inferno.
La teologia morale cristiana è affine alla coscienza morale naturale; ne individua le peculiarità in relazione al regno dei cieli per la salvezza eterna delle anime:
Gesù diffonde la Verità dove regna la menzogna.
Gesù diffonde l'amore dove regna l'odio.
Gesù diffonde il perdono dove regna la vendetta.
Gesù diffonde la moralità dove regna l’immoralità, per allontanare le anime dalle tenebre, in ragione del regno dei cieli. Immorale è ciò che è lontano dai santi principi del Signore, e dunque determina il peccato e la distanza da Lui. Non esiste il principio dell'odio, del tradimento o della menzogna.
L'odio è ciò che è distante dal principio dell'Amore.
Il tradimento è ciò che è distante dal principio della Fedeltà.
La menzogna è ciò che è distante dal principio della Verità.
La vendetta è ciò che è distante dal principio del Perdono.

La più grave manifestazione d'immoralità corrisponde a:
Restituzione del male al bene ricevuto.
Ricerca del punto dolente per aggiungere tormento al dolore e trarne una qualsiasi soddisfazione.
Menzogna, infedeltà, crudeltà, tentazione e provocazione si collocano all'origine del male. I soggetti immorali cercano il confronto nell'ambito della prevaricazione e dell'immoralità per indurre sulla via del peccato; ma il Signore richiama a sé i peccatori di buona volontà, mediante il suo Spirito di misericordia e di Verità (Battesimo e Sacramento del perdono).
Il Creatore è luminoso più del sole. E' una luce che arde ma non ustiona la pelle. E' un abbraccio che non soffoca. Più ci si espone ai suoi raggi, maggiore è l'effetto del suo amore sulla nostra persona. Essere posseduti dall'amore di Dio significa avvicinarsi a Lui. La possessione è tutta una questione di distanze tra soggetti molto vicini che si abbracciano, si respirano e si appartengono, o molto lontani che non si conoscono.
Il concetto di "benedizione" e di "maledizione" esprime con precisione la reale dinamica spirituale di invocazione alla possessione:
l'anima benedetta è posseduta dall'amore di Dio e accoglie con opere morali il Santo Spirito di Verità e misericordia (salvezza eterna);
l'anima maledetta è posseduta dall'odio e si oppone alla luce divina con azioni immorali (dannazione eterna).


"Compiendo atti moralmente buoni,
l'uomo conferma, sviluppa e consolida in se stesso
la somiglianza con Dio." (Veritatis splendor n. 39)


Gesù non è mai immorale. Gesù è Verità. Ed è così morale ciò che il Signore afferma, che perfino quando sgrida i venti e il mare affinché si plachi la tempesta, gli elementi naturali devono adeguarsi alla sua Parola per non contraddire la Verità che tutto sostiene. E' la Verità che parla. (Cfr. Mt 8,26).
Gesù non insegna nulla di nuovo. Non inventa nessuna religione. Egli penetra nel profondo del cuore ed illumina con la saggezza universale del buon pastore ciò che era avvolto nelle tenebre dell'immoralità. Ogni cristiano potrebbe scrivere nel proprio nome un Vangelo nel Vangelo su ispirazione del Santo Spirito, seguendo il criterio della verità, associata alla sensibilità morale che ritrova in se stesso. Il Vangelo di Matteo, di Marco, di Teresa, di Giovanni, di Francesco, di Paolo, di Maria... è stato impresso dal santo Creatore nella coscienza morale di ciascun essere umano. In questa memoria biologica si manifesta il carisma del nostro essere "figli di Dio". Leggendo il Vangelo portiamo alla luce parole già scritte nel nostro cuore. Scopriamo un patrimonio di nozioni divine che già ci appartengono. Sono il timbro di Dio su tutta la creazione. Queste parole infinitamente esistenti sono la Voce santa del Creatore.


3. TEOLOGIA DELLA SALVEZZA ETERNA
Perché essere credenti?

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

La morte è una scienza esatta. Nessuno sfugge alla scienza della morte.
Tutto è in movimento, anche ciò che sembra fermo.
Tutto si deteriora, anche ciò che sembra inossidabile.
Tutto ciò che vi è di più grazioso e di più buono, nel tempo avvizzisce e si fa repellente. Anche la roccia, col passare dei secoli si sfalda e il ferro invecchia, mette la ruggine e muore.
Nulla sopravvive al tempo. Come una candela che arde e si consuma, il tempo scorre e tutto divora. Il tempo scorre come un fiume che riversa le proprie acque nell’oceano dell’eternità. Tutto è nascosto dietro il volto mansueto del tempo che scorre. La definizione "per sempre" non esiste. Tutto è rivolto a indicare che siamo solo di passaggio. Nulla è eterno. Tutto si dissolve come i sogni; ma lentamente, in un lasso di tempo molto più lungo. La materia è perciò corruttibile. Eppure, non tutto è destinato a corrompersi nel tempo... la ruota gira, ma il fulcro resta fermo!
Perfino il marmo gradualmente si deteriora; ma i principi fisici che governano gli atomi e le molecole della materia sono elementi incorruttibili, immutabili e infinitamente esistenti. I principi fisici ed etici presenti nel creato sono eterni. Ad esempio la forza di gravità o la termodinamica sono principi fisici incorruttibili, immutabili e infinitamente esistenti. Il concetto di amore e odio, di verità e menzogna, di perdono e castigo, di fedeltà e tradimento... sono principi etici incorruttibili, immutabili e infinitamente esistenti. Essi non sussistono nella forma di elementi materiali; eppure noi li percepiamo come entità reali. La fedeltà esiste perché tutti ne abbiamo fatto esperienza. Il perdono esiste perché tutti ne abbiamo fatto esperienza. Consideriamo i principi, le emozioni e i sentimenti come fossero costituiti di materia, per il semplice fatto che ne abbiamo fatto esperienza. Conosciamo tutti bene di cosa si tratta, perché altrimenti sarebbe impossibile dimostrarne l'esistenza. Qualcuno provi a dimostrare scientificamente l'esistenza della nobiltà d'animo, dell'amore materno o della compassione. Trovate una molecola o un atomo di perdono. Il perdono non esiste come elemento materiale, ma esclusivamente come principio etico. Un chilogrammo di amore materno, 6 litri di fedeltà o 5 metri di giustizia... è impossibile stabilire una precisa unità di misura per i principi.
Dunque, a che categoria appartengono?
Sono proiezioni di una realtà immateriale sugl'elementi materiali. I principi conferiscono un ordine logico a tutto il creato. Senza l'ordine e la forza dei principi la materia sarebbe senza controllo, sprofonderebbe in se stessa e tutto si dissolverebbe nel nulla. Sono esattamente i principi che fissano i punti cardine del firmamento. L'universo materiale è un magnifico tappeto intessuto sui fili impercettibili dei principi: funi inossidabili più resistenti dell'acciaio, provenienti da una realtà a noi inconcepibile e ignota. Essi rappresentano una estensione silenziosa e invisibile di una realtà parallela. Costituiscono un indizio di eternità. Abbracciano il creato in tutta la sua manifestazione cosmica. Rispecchiano una realtà immensa e sconfinata. Non si piegano e non si spezzano. Non si deteriorano e non hanno una data di scadenza. Non pesano niente e non hanno volume, eppure si estendono simultaneamente da una galassia all'altra, lungo tutto l'universo: da un capo all'altro del creato ed oltre. Rappresentano un elemento probatorio in relazione al concetto di esistenza dell'eternità. Sono il fulcro attorno al quale la materia ruota. Costituiscono lo Spirito della santa creazione.
Possiamo quindi iniziare ad afferrare il concetto metafisico di anima e divina provvidenza, partendo dai principi che governano la materia. Essi sussistono pur senza materia. Esprimono perciò il concetto di trascendenza. Aprono l'orizzonte dell'intelletto umano alle realtà metafisiche. L'amore, può durare un istante per poi svanire tragicamente nel nulla; ma il concetto di amore è un principio incorruttibile, immutabile e infinitamente esistente. Quanto è eterno entra in una qualche forma in relazione con il concetto di sapienza creatrice. Essa è presente come architetto dall'eternità, fin dal principio, quando furono programmate le fondamenta del creato. I principi fisici ed etici costituiscono l'impalcatura del creato eretta dall'Architetto: sono Legge di Dio. Nulla sfugge a questa Legge.


La gioia dei bambini nel giocare tra le onde del mare.
Chi ha inventato l'affetto materno e l'innocenza dei fanciulli? Chi ha insegnato loro a ridere, a giocare e farsi i dispetti? Chi ha creato le emozioni, i sentimenti, il perdono, la simpatia, l'amore, la giustizia, la gratitudine, la fedeltà...? Chi ha creato il senso del dovere e lo spirito di sacrificio? Chi ha inventato l'immaginazione, i sogni, le ambizioni e la creatività? Chi ha inventato il divertimento e il gusto del piacere? Chi ha creato le mani così agili e performanti da costruire e suonare il pianoforte? Chi ha dipinto gli insetti con tinte metalliche e fluorescenti? Chi ha insegnato il volo alle rondini? Chi ha trasmesso il senso del pericolo perfino agl'insetti più insignificanti e l'abilità di fuggire mediante traiettorie astute e originali? Chi ha infuso nelle creature tutte della terra, dell'acqua e dell'aria il dono della vita con la consapevolezza di esistere? Chi ha scritto i principi della fisica e della genetica? I fiori sbocciano e nel crescere prendono forma... ma chi ha dato forma, peso e dimensione a tutto ciò che esiste? Chi ha decorato le meraviglie della natura? Chi ha profumato la frutta con aromi deliziosi? Chi ha creato la capacità di percepire gli odori? Chi ha stabilito le leggi della natura? Per quale ragione tutto è a misura d'uomo e gli è favorevole su questa Terra?
Nessuno è in grado di dare una risposta precisa a queste domande. Il fatto è che noi diamo tutto troppo per scontato... Rispondere con formule evasive o filosofiche a un numero infinito di quesiti che richiedono una precisa spiegazione scientifica lascia aperto ogni interrogativo; anzi, ne aggiunge di nuovi. Ogni domanda specifica richiede una risposta inconfutabile. A tutto c'è una ragione. A tutto c'è una misura. A tutto c'è un perché... anche al niente! Il concetto di casualità non esiste. Tutto ciò che esiste ha una ragione precisa di esistere. Tutto ciò che accade è perché può accadere. Tutto ciò che accade, deriva da molteplici cause che producono degli effetti. Tutto ciò che accade si verifica con una logica esatta. Se quanto accade fosse governato dal caos, sarebbe tutto senza senso, senza principi e senza una morale, in un susseguirsi illogico e irrazionale degli eventi come nei sogni più balordi.
Nessuno può fermare le onde del mare... Se possiamo accettare il concetto che un insignificante granello di sabbia è costituito da un intreccio logico e intelligente di 25 miliardi di miliardi di molecole, non dovrebbe essere impossibile accettare l'idea che ogni onda marina che si infrange sulla spiaggia, produce su ogni singolo granello di sabbia un concatenarsi di effetti per miliardi, di miliardi, di miliardi di ragioni logiche e razionali in continua relazione tra loro. Esattamente come possiamo osservare il profilo esterno di un granello di sabbia senza vedere al suo interno i 25 miliardi di miliardi di molecole di cui è costituito, allo stesso modo si partecipa ad ogni circostanza, senza riuscire a concepire i miliardi, di miliardi, di miliardi di ragioni di cui essa è costituita. E' come il traffico nelle ore di punta di una sconfinata metropoli che sembra muoversi in una forma disordinata e casuale; eppure ogni singolo veicolo sa esattamente dove deve andare e la ragione del suo viaggio. Una grande metropoli è sempre in movimento, non ha un istante di pausa; perciò l'intreccio di ragioni si susseguono di continuo, in un concatenarsi logico, progressivo, razionale e perpetuo, che trova la sua origine e ragione di esistere in Colui da cui tutto procede e da cui tutto è sancito.


"Perché al Signore appartengono i cardini della terra
e su di essi fa poggiare il mondo ". (1Sm 2,8)


Noi ci illudiamo di cavalcare le onde del mare e stringere in pugno la nostra vita; in realtà è la vita che ci accade e ci confina tra le sue circostanze. Quando siamo bambini vorremmo essere adulti ma siamo bambini, e quando siamo vecchi vorremmo tornare bambini ma restiamo vecchi. Non si viene al mondo liberi di decidere in quale epoca nascere, se europei o africani, maschi o femmine, alti o bassi, con grandi virtù e talento o balordi, in famiglie di buona condizione sociale o in miseria, di sana costituzione fisica o con malformazioni. Noi possediamo una visuale estremamente ridotta sul nostro orizzonte. Possiamo decidere se acquistare una birra o una bottiglia di latte al banco degli alimentari, e questo ci fa credere di essere noi stessi a determinare il nostro destino. In realtà non siamo noi a cercare il destino: è il destino a cercare noi.
La nostra esistenza è fatta di onde marine che si infrangono sui granelli di sabbia. Le onde del mare spingono la sabbia dove più gli piace: sono le vie del Signore. Ogni onda marina fa cozzare i granelli di sabbia gli uni contro gli altri; poi li fa allontanare e di nuovo riavvicinare, e così restano, talvolta in situazioni scomode, in attesa della successiva onda. I granelli di sabbia non possiedono la facoltà di compiere azioni morali o immorali. Rotolare è tutto ciò che sanno fare. Le persone in carne ed ossa non sono granelli di sabbia; ma organismi viventi immensamente più complessi rispetto a un elemento inerte come la sabbia o le statue di gesso. Noi esseri umani possiamo decidere se essere virtuosi o negligenti, buoni o cattivi, onesti o disonesti, fedeli o traditori, morali o immorali. Tutto procede nell'ambito della pedagogia divina, fondata sulla moralità e sull'immoralità. Il nostro libero arbitrio ci conduce, di volta in volta, in una direzione o nell'altra. L'esercizio delle nostre attitudini ci spinge verso il bene o verso il male; verso i cieli risplendenti di eterna felicità o le voragini degli abissi più tenebrosi.


"Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome". (Sl 146,4)


Ciò che è infinitamente piccolo, riflette in parte ciò che è infinitamente grande. Quanto pesa un granello di sabbia? Collocato sopra il piatto di una bilancia per alimenti non pesa niente. Eppure, se potessimo penetrare nell'infinitamente piccolo, potremmo ammirare un granello di sabbia come un universo nell'universo, costituito da numeri illimitati di molecole e numeri incommensurabili di ragioni e circostanze governate dai principi fisici ed etici. L'universo fisico e morale è complementare l'uno all'altro, e costituisce un insieme materiale e spirituale di elementi visibili e invisibili. L'anima, senza il sostegno della misericordia divina, vi si potrebbe sprofondare al suo interno, vorticando smarrita per l'eternità.
Se un granello di sabbia è costituito da miliardi di miliardi di molecole e di ragioni per cui quel granello di sabbia ha ragione di esistere e di possedere una specifica identità materiale, anch'io sono costituito da miliardi di miliardi di molecole e miliardi di miliardi di ragioni per cui ho ragione di esistere e possedere una mia specifica identità materiale e spirituale. Non può esistere il frutto senza l'albero. Se l'amore, il perdono, la coscienza morale e i principi etici non appartengono alla stessa natura dei granelli di sabbia e delle statue di gesso, significa che negli esseri umani è infuso qualcosa di superiore a quanto è esclusivamente materiale, che può essere riconducibile ad origini spirituali.
Se ci si inoltra in questa realtà degli elementi, il confine tra ciò che è materiale e immateriale, reale e irreale, fisico e metafisico, diventa fluido e inconsistente come il formarsi e il dissolversi delle nubi nell'immensità del cielo. E' il nulla che cerca di capire il tutto. E' il parziale che cerca di afferrare l'assoluto... Se dall'alto potessimo osservare l'universo nelle dimensioni di una mano, vedremmo un cuore che pulsa d'amore. L'universo è vivo. E' vivo di emozioni, è vivo di ambizioni, è vivo di sentimenti, è vivo come il respiro. L'universo è l'infinito santuario della vita.


"Insegnaci a contare i nostri giorni,
e giungeremo alla sapienza del cuore". (Sl 89,12)


Tutto si dissolve e si rigenera attimo dopo attimo. Guarda il cielo, il mare e la terra, ogni giorno sembra che siano appena stati creati; eppure esistono da milioni e milioni di anni. E' come se ogni giorno nuovo ripulisse il precedente da ogni impurità; perfino dalle cattiverie e dalle sofferenze del mondo. Il creato ci dona ad ogni alba, nuova legna da mettere nel camino e pane fresco da collocare sulla tavola apparecchiata. Ogni giorno dovremmo ringraziare il divino Creatore per averci donato la vita con i meravigliosi attributi del movimento, della vista, dell'udito, dell'olfatto, della voce, dell'intelligenza, del tatto, dei sentimenti, della creatività... L'opera del santo Creatore è talmente tutta vera da sembrare incredibile. Egli non è intrinsecamente nel granello di sabbia. E' al di sopra della materia e all'origine dei principi che ne determinano l'esistenza. E' come un pescatore che regge la canna dall'alto dei cieli. E' come il vento che simultaneamente soffia su tutte le fronde degli alberi e i fili d'erba sui prati. E' come il tuono che riecheggia lungo tutta la vallata. E' come il riflesso del sole che risplende sulle onde marine. Egli è il Principio di ogni principio. Egli è la Ragione di ogni ragione. Egli è all'Origine di ogni origine. Egli è l'effetto domino di una singola Parola divina, sulle dinamiche di tutto ciò che esiste nell'istante presente, nell'istante passato e nell'istante futuro, finché luce sarà luce e Dio sarà Dio. Come ogni foglia che si stacca dal ramo è trasportata dal vento, così ogni destino ha una sua specifica traiettoria, determinata dall'alito di vita benedetto e sancito dalla bocca di Dio.


"La parola del Signore rimane in eterno".


Collocarsi alla luce della moralità.
I principi etici sono l'Arca della nuova e dell'antica alleanza tra Dio, l'umanità e l'universo intero. Sono raggi risplendenti di variopinti colori, provenienti dal medesimo astro di Verità. Dio è il punto fermo nel creato in cui tutto ha un ciclo; è il fulcro che tutto regge e attorno al quale tutto ruota.


"Il suo splendore è come la luce,
bagliori di folgore escono dalle sue mani:
là si cela la sua potenza". (Ab 3,4)


Esposti allo splendore di questi raggi divini, le nostre azioni buone o cattive, generano l'eco della nostra esistenza. Quanto accade nell'istante immediato della dimensione metriale spazio-tempo, si colloca nell'eternità spirituale del firmamento divino. Come un celestiale strumento cosmico, la nostra esistenza è appesa alle funi dei principi etici. Le nostre azioni riecheggiano, facendo vibrare le corde di questo straordinario strumento universale che genera risonanze di amore, di odio, di piacere, di tormento, di felicità, di crudeltà, di beatitudine, di disperazione... Con le nostre opere eleviamo al cielo l'essenza di ciò che è il nostro essere: pizzichiamo le corde invisibili del creato.
Nessun segreto sfugge alla natura suprema del cosmo. I principi etici e fisici penetrano negli abissi più remoti. Entrano nelle viscere delle caverne, raggiungono le vette dei monti, salgono a bordo dei sottomarini immersi nelle profondità degli oceani o sulle astronavi in volo per galassie sconosciute. Un reato perfetto può sfuggire alla giustizia terrena, ma non potrà mai sfuggire alla giustizia divina. L'essenza di ogni nostra singola azione arriva al cuore del santo Creatore ovunque noi siamo. Egli legge perfino tra i nostri pensieri più segreti: santi o malvagi. Ogni nostro atto lascia una traccia indelebile lassù nel firmamento divino, annotato sul registro dell'eternità. Ogni azione malvagia insulta la dignità divina del creato. Ogni opera buona rende gloria a Dio.


"Il Signore guarda dal cielo,
egli vede tutti gli uomini.
Dal luogo della sua dimora
scruta tutti gli abitanti della terra". (Sl 32,13-14)

"Egli castiga e usa misericordia,
fa risalire dalla grande Perdizione
e nulla sfugge alla sua mano". (Tb 13,2)


Le nostre azioni, sante, benedette, mediocri o maledette, redigono il romanzo della nostra esistenza su questo libro. Sono la storia della nostra vita. La redenzione, iscrive il proprio nome al Capitolo delle Opere Sante del Perdono. Mediante la nostra conversione, la preghiera, il Battesimo e il Sacramento del perdono, le pagine dei nostri peccati sono strappate e distrutte. Al cospetto del Tribunale dei Santi, il libro della nostra esistenza viene aperto al capitolo luminoso della redenzione per la misericordia di Dio... o della dannazione eterna per l'ostinazione a percorrere le vie del male.


"Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni
e io vi farò abitare nel Tempio del Signore". (Ger 7,3)


L'universo materiale è il volto visibile di una realtà invisibile. E' la faccia della medaglia che possiamo tutti vedere. L'universo spirituale è l'altra faccia della stessa medaglia che nella condizione attuale non si può vedere. E' qui che si nasconde l'inganno per chi è senza fede e confida nelle scaltrezze del mondo. Possiamo seguitare a pensare che tutto finisce e si dissolve nel nulla, compresa l'essenza delle nostre azioni. Possiamo credere che l'esistenza di preghiera dei santi e penitenze per amore della misericordia divina sia una folle assurdità. Si tratta di scegliere se essere scettici o credenti. Il mistero della fede è racchiuso proprio nella libertà di non credere che, sul lato opposto dell'esistenza materiale visibile, si nasconde l'universo invisibile della stessa medaglia. E' una libera decisione: nessuno può imporre la fede; ma egualmente nessuno può zittire la voce del cuore divino che invita ad entrare nel regno dei cieli. E' la libertà di non accogliere l'amore.


"A te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale". (Sl 64,3)

La fede nel divino amore procede nella sua sostanza terrena da una verità scientifica sconvolgente e incontrovertibile: la morte. Nessuno può sfuggire alla nascita e alla morte. La nostra vita è appesa a un capello e i nostri giorni sono contati, uno ad uno. Siamo tutti condannati a morte. Dice il Signore: "Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va". (Gv 12,35)


"E' venuto infatti il Figlio dell'uomo
a salvare ciò che era perduto". (Mt 18,11)


Con la risurrezione di Gesù, la chiesa celebra la vita eterna in ragione della morte. "Dio Padre ha inviato suo Figlio, perché il mondo si salvi per mezzo di lui". (Gv 3,17). Egli è la manifestazione visibile dell'universo invisibile. Se si penetra nelle dinamiche di ciò che è incorruttibile, immutabile e infinitamente esistente, ci si può avvicinare alla grazia divina. E' necessario osare!
In che modo? Adottando il modello di vita apostolica nell'esercizio sacramentale delle sante virtù. Allineando concretamente il proprio stile di vita al divino amore. E' la chiave di accesso all'economia della salvezza eterna.


L'esistenza è un'opera di edificazione
della fede nel divino amore.

La nostra vita è una cattedrale di sabbia e sale esposta al vento e alle onde marine. Siamo nuvole in viaggio verso orizzonti sconosciuti. Siamo gabbiani smarriti in volo su un oceano sconfinato. Siamo colombe su una ciabatta alla deriva tra le onde del mare... E' un tempo assegnato dalla Provvidenza divina per incrementare il patrimonio delle sante virtù, non per dissiparlo; poiché tutta l'esistenza è un percorso di navigazione per condurre l'anima in un porto sicuro; cioè all'ombra delle ali di Dio.
La fede non è soltanto un dono, ma un esercizio delle sante virtù. E' raro che le persone lontane dalla fede religiosa possano migliorare; nel processo di invecchiamento possono solo inasprire e peggiorare. Prepararsi al grande viaggio senza ritorno è dunque una scelta molto importante, perché siamo tutti destinati a invecchiare e morire. La salvezza va' perciò perseguita in prospettiva della vita eterna; per non farsi sorprendere nell'ora in cui arriva lo Scassinatore, invisibile e spietato, a portarsi via tutto.


Soltanto la fede sconfigge la morte.

Più si fonda la propria sicurezza sul conforto e sui capricci del mondo, maggiore è la difficoltà nel trovare la grazia del Signore. Non perché Egli non la concede; ma perché noi ci discostiamo da essa. Il benessere produce le sue certezze e le sue carezze. Ricerca della fede nella divina misericordia e ricerca della sicurezza materiale si manifestano come due forze opposte inversamente proporzionali: dove aumenta l'una diminuisce l'altra e viceversa. Un'esistenza futile e spensierata, in alcuni casi è l'ultima sigaretta offerta al condannato prima dell'esecuzione capitale; in altri casi è lo sputo di satana in cui tuffarsi per un breve refrigerio, ed essere poi inghiottiti vivi nella fornace.
Perciò, più si è lontani dalla fede religiosa, più avrebbe senso avvicinarsi; anche se in realtà, spesso risulta difficile perché è un esercizio che comporta delle rinunce, dei piccoli sacrifici, non ci appartiene e ci mortifica nell'orgoglio. Ma è esattamente allora che un nostro piccolo gesto di apertura verso il divino amore che chiama, può essere utile ad aprire uno spiraglio del nostro cuore ribelle alla luce della santa Verità: è quando siamo smarriti nelle tenebre che abbiamo necessità di trovare una fonte luminosa; è quando siamo distanti dall'Amore che abbiamo ancor più bisogno del suo amore.


Il Signore si manifesta a chi lo cerca.


Le verità escatologiche della fede, possono infine essere riassunte in due proverbi popolari che applicati al giudizio divino aiutano a comprendere il senso pratico di tutta l'economia della salvezza eterna:
1) "Meglio tardi che mai" ( il buon ladrone... ).
2) "E' meglio il poco del niente" (E' meglio 1 fioretto e 1 preghiera, piuttosto che essere coerenti al niente).
Seguire questi due saggi consigli è forse il metodo più immediato per non sentirsi dire: "Tu non mi hai cercato!", ed iniziare il proprio cammino luminoso verso l'eterna misericordia... immersi nella luce splendente del divino amore che si rinnova attimo dopo attimo.
Ecco, i lavoratori dell'ultima ora recarsi alla vigna del Signore!...


4. I PRESUPPOSTI DELLA FEDE
Cosa è la fede?

Don Renzo Lavatori - Giancarlo Mauroner Altemani

 

Al mondo c'è qualcosa che sta finendo e qualcosa che non finirà mai. La fede nel divino amore è una scelta tra ciò che è eterno e quanto è transitorio. Si manifesta progressivamente in tre forme:
1) per ispirazione (l'intuito);
2) per deduzione logica (l'intelligenza);
3) per amore (il cuore).

1) Al primo stadio è STUPORE e AMMIRAZIONE per le meraviglie del creato e per come nell'universo tutto si colloca in modo logico nella esatta posizione, secondo una precisa misura ben calibrata nel reggersi in un delicatissimo gioco di leve e di forze contrapposte. In questo stadio, l'individuo è alla ricerca del senso della vita e nel proprio intimo inizia a chiedersi se davvero sia possibile che tutto ciò che esiste possa avere preso forma da eventi fortuiti e casuali. Questa fase attiene alla sfera delle emozioni, dei sentimenti, dell'arte e della poesia. La fede religiosa talvolta è intesa come un indefinito misticismo e ricerca del sensazionale.

2) Al secondo stadio si aggiunge la SCELTA RAZIONALE tra l'immortale e l'impermanente: (l'eternità e la morte). Questa fase è caratterizzata dal combattimento interiore, da un lato con il proposito di seguire la legge di Dio e rispondere adeguatamente al suo amore, dall'altro con il sottile richiamo della natura meschina che emerge e vuole apparire per soddisfare la legge dell'Ego. E' la fase dettata dal ragionamento che si relaziona con Dio e il creato, e teoricamente accoglie il concetto di salvezza eterna trascendente l'esistenza materiale; ma in una forma non del tutto completa, perché riduce una realtà sconfinata, senza tempo e per certi versi inconcepibile, trasferendola tutta sul piano sociale e razionale delle vicende umane.
In questo stadio, il credente, è incapace di spiccare il volo in quanto non concede spazio all'amore divino. Lo desidera; ma è ancora troppo legato ai frastuoni del mondo, alla politica, ai problemi sociali e dell'ambiente, all'economia, alla raccolta di denaro per beneficenza. L'immaturità della fede religiosa si manifesta col credere che le opere sociali siano più importanti dell'inno di lode a Dio. Il denaro è ciò che sconfigge la fame e la miseria; viene ricercato come il miracolo che realizza ogni miracolo. Per questa ragione, talvolta, costituisce un uso improprio della fede per fini strumentali; in cui l'opera pastorale per la salvezza eterna delle anime, si dissolve nella ricerca della sicurezza materiale e della giustizia sociale in questo tempo.
Si tratta di un fuoco che raramente innalza al santo Creatore le fiamme dell'amore, per spegnersi nel torrente delle acque del mondo. Attiene alla sfera delle ideologie, del ragionamento e dell'impegno sociale.

3) Al terzo stadio, il più elevato, è FEDELTA' PER AMORE. E' pienezza della fede perché scaturisce dal cuore senza nessun tornaconto personale. Significa amare e servire il Signore in opere morali e preghiere, senza alcun tipo di interesse; perciò non è da confondere con la fedeltà di chi si aspetta un salario. La fede non è aderire nella prospettiva di vincere un premio. I veri amori non sono una scommessa.
Il coniuge fedele è colui che lo avverte come un suo preciso dovere: nella buona e nella cattiva sorte, nella fortuna o nella miseria, senza giudicare ciò che è giusto o sbagliato. Le vere alleanze si consolidano nel sacrificio di sé e nelle sconfitte.
La fedeltà di chi si aspetta un salario non è affidabile, ha sempre molti limiti, molti dubbi, ripensamenti e soprattutto è fragile e corruttibile; facile nel passare dalla parte di chi offre un salario maggiore; è l'opportunismo del mercenario: "Mi unisco a questa causa perché mi conviene e mi torna utile!". La buona moglie è invece colei che sposa il marito per amore; non per la ricchezza del suo patrimonio.
La fedeltà non è in commercio. La fedeltà è lontana da qualsiasi forma di speculazione. La fedeltà non ha prezzo; non si può vendere né comprare. Il sacrificio d'amore di una madre per i figli non ha prezzo. L'amore dei figli per i genitori non ha prezzo. "Padre nostro che sei nei cieli...", indica esattamente il tipo di relazione che intercorre tra il santo Creatore e gli esseri umani. E' una scelta tra unirsi al Signore per amore o per interesse.
Nelle sue forme più elevate, la pienezza della fede si manifesta in situazioni estreme, dove talvolta vi è tutto da perdere e nulla da guadagnare. Questa è la fedeltà di Abramo e della santa Vergine Maria. Si tratta di una fedeltà che scandalizza gli scettici: Abramo pronto a compiere un gesto totalmente contrario al proprio interesse (assassinare il suo unico e amatissimo figlio in sacrificio a Dio), e la Beata Vergine che accetta la vergogna, la colpa e le pericolose conseguenze di una gravidanza illegittima. Non c'è vantaggio. Non c'è convenienza. Non c'è speculazione. Non c'è interesse. Non c'è amor proprio. Non torna utile a se stessi. Vi è solo amore e totale sacrificio di sé nell'essere fedeli e uniti al Signore nella buona e nella cattiva sorte... fino alla morte. E' la fedeltà del martirio. Questa è scienza della fede nel divino amore.

"La fede, agl'occhi di chi è senza fede,
appare come un inganno
generato dalla mente umana;
ma un'esistenza fondata sul materialismo
è l'inganno di Dio verso chi
non è degno di accedere al suo regno".

RIFLESSIONI SULLA FEDE NEL DIVINO AMORE
Giobbe crocifisso al fianco di Gesù

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

Il libro di Giobbe è utile per capire il senso della fede nella divina misericordia. Illustra un'esistenza fortunata ed una piena di sofferenze in contrapposizione tra loro. Il racconto si sviluppa nella forma di una stretta relazione al confine tra fede e non-fede.
Giobbe è un uomo santo e di provata fede religiosa. Ad un certo punto della sua felice e serena esistenza, gli accadono tutta una serie di avversità e di malattie che lo porteranno alla più completa rovina e solitudine. Egli, nonostante tutto, non tradisce e non rinuncia all'amore per Dio Padre.
Amici e conoscenti attribuiranno all'origine dei suoi peccati la causa di tutte le sue disgrazie: "In fondo te lo sei meritato. Devi avere fatto qualcosa di male!". Questa è la concezione grossolana che interpreta le sventure come la conseguenza di una colpa da espiare in questo mondo. Giobbe invece ha sempre condotto la propria esistenza con esemplare innocenza...

"Beato l'uomo che è provato da Dio:
il Signore ferisce e risana".


Questo racconto insegna che tutte le esperienze della vita, generose e avverse, servono ad avvicinare a Dio. E' nella cattiva sorte che emerge la reale natura del nostro essere. La fedeltà è messa alla prova ed emerge nelle situazioni sfavorevoli dell'esistenza. Nella sofferenza, nell'ingiustizia e nella malattia possiamo fare esperienza della nostra umana fragilità.

"Il Signore corregge chi ama,
come un padre il figlio prediletto". (Pro 3,12)


La severità pedagogica del padre è in particolar modo diretta ai figli ad egli più cari. Perciò, il Signore, ai devoti più intimi spesso parla mediante il peso della sua croce; la quale predispone ad acquisire uno spirito contrito e affranto del cuore, aiuta ad accostarsi degnamente al mistero della fede e a capire il vero senso della vita: Dio è la ragione stessa di vivere questa nostra esistenza. Non è il creato in ragione della nostra vita, ma è la nostra vita in ragione della creato: siamo fiori nel giardino del Signore. Non sono i fiori a governare il giardino.
Il Signore, dunque, in alcune circostanze ritira la sua mano dai figli diletti per sottoporli a prove severissime: alcuni per richiamarli ad una maggiore devozione; altri per espiare i peccati del mondo celebrando la passione di Gesù crocifisso. Giobbe esprime il senso più elevato della fede. Egli espia i peccati del mondo per il riscatto delle anime. Trasforma il "soffrire per se stessi", in sacrificio eucaristico e universale come prezzo di riscatto per molti. E' la santa sofferenza dell'innocente. Ciascuno di noi, nel rispondere alla chiamata vocazionale alla sofferenza in unione spirituale con Cristo crocifisso e non come una maledizione, diviene come lui un ingresso al paradiso a beneficio di molte anime.

"Nella sofferenza non sei più tu
che vivi nel tuo corpo,
ma è Cristo che vive in te
rinnovando la sua passione.
Malgrado la tua indegnità,
Gesù ti vuole vicino a Lui Crocifisso".


Giobbe ricorda agli esseri umani che siamo fragili creature di Dio. Dimostra una fedeltà a tutta prova: anche se spogliato di tutto, vilipeso, abbandonato e nella malattia, egli affronta tutte le vessazioni dell'esistenza senza tradire e senza venire meno all'amore per l'Amore; con la piena consapevolezza che il divino amore non infiamma il nostro cuore, senza avere prima piantato qualche spina nella carne ed avere tolto qualcosa dal piatto delle nostre ambizioni e agiatezze. Secondo i meriti divini, la fede nella santa misericordia è la più grande tra le virtù.

"Soltanto nella prova
possiamo rivelare la nostra fede".



GUIDA ALLA DOTTRINA DELLA FEDE
Il Principio della fede

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

Noi distinguiamo le cose perché le une sono differenti dalle altre: il nero è differente dal bianco, il morbido è differente dal rigido, il caldo è differente dal freddo, la verità è differente dalla menzogna...
Se la verità è identica alla menzogna, in cosa consiste la differenza tra la verità e la menzogna? Se un albero buono produce gli stessi frutti di un albero cattivo, in cosa consiste la differenza tra l'albero buono e l'albero cattivo? Se chi è mite si comporta allo stesso modo di chi è arrogante, in cosa consiste la differenza tra chi è mite e chi è arrogante? Se chi ha fede si comporta allo stesso modo di chi è senza fede, in cosa consiste la differenza tra chi ha fede e chi è senza fede?
Il Signore chiede ai fedeli di risplendere per poterli riconoscere e distinguere da chi non ha fede. Non chiede di risplendere per il talento, i successi e le vittorie. Non chiede di risplendere in eleganza, titoli e posizione sociale. Non chiede, il Signore, di risplendere per gli onori, le soddisfazioni, la fortuna, il potere e le ricchezze accumulate. Quella è luce che non gli appartiene.
Il Signore chiede ai fedeli di risplendere nei riflessi della sua luce. Risplendere di carità, nobiltà d'animo e benevolenza. Risplendere di semplicità e di pazienza. Risplendere nel fervore della preghiera, nelle minuscole penitenze e con piccoli gesti di altruismo. Il Signore chiede ai fedeli di risplendere nella persecuzione, nelle ingiustizie, nelle sconfitte e negl'insuccessi. Egli chiede di ardere con la fiamma dell'amore più luminoso quando siamo nella disperazione, nella malattia, nell’abbandono e nel supplizio. Quando tutto è contro di noi, il Signore ci chiede di risplendere non di luce nostra; ma della sua luce riflessa nel sacrificio più intimo della nostra fede, e poterci così riconoscere e distinguere da chi è senza fede.

"E' in Dio la sorgente luminosa della fede,
alla sua luce risplendiamo di luce".
COMMENTO DELL'AUTORE:
Il senso e le vicende della vita, in relazione alle dinamiche spirituali, più le approfondisco e meno le capisco; perché sembra all'apparenza che tutto accada in un ordine casuale e insensato degli eventi governati dal caos. Più mi impegno per trovare la via della luce, e maggiori sono le situazioni che si abbattono sulla mia esistenza per trascinarmi nelle tenebre. Ma allo stesso tempo, più mi inerpico sulle vertiginose alture della fede nel divino amore, maggiore è la consapevolezza che al santo Creatore non sfugge nulla: tutto si colloca sotto il controllo e l'amministrazione della sua legge. Questo accade, perché la logica divina procede in ordine alle virtù dell'amore divino, mentre la logica del mondo è il tormento di chi rivolge il cuore e la mente alle faccende del mondo. Se accostiamo la nostra esistenza in ordine alle virtù e alle opere dell'amore divino, anche le dinamiche umane risplenderanno nei riflessi della stessa luce divina.

"Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli". (Mt 5,16)


5. AMARE E SERVIRE IL SIGNORE
Cos'è la vocazione soprannaturale?

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

"Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe". (Lc 17,5-6)

Per comprendere a fondo la reale natura della vocazione soprannaturale, è necessario definire il concetto di attitudine e prenderne le dovute distanze.

Cosa è l'attitudine?
L'attitudine è quella caratteristica per cui un individuo è più incline ad esempio a dedicarsi alla musica oppure alle attività sportive, al disegno, alla letteratura o alla scienza... A nessuno verrebbe in mente che un astronomo ha scelto di esercitare la propria attività perché è stato personalmente chiamato dal Signore. Infatti, qui non siamo ancora nell'ambito della divina fede, ma in quello delle attitudini e del talento, per cui un soggetto è più incline, secondo il proprio estro, a praticare determinate attività piuttosto che altre.

Cosa è la vocazione?
La vocazione soprannaturale è una risposta d'amore all'Amore che chiama. E' finalizzata ad instaurare una relazione intima di consacrazione e di unione sponsale col divino amore. Essa si colloca al di sopra delle attitudini e potenzialmente coinvolge ciascun essere umano indipendentemente dal proprio estro; per cui anche l'astronomo, l'atleta, l'operaio, il balordo o il delinquente, nell'intimo del proprio cuore possono essere raggiunti dall'amore divino che chiama.

La scoperta di se stessi nell'amore divino
Il richiamo vocazionale è spesso caratterizzato da un vago senso di smarrimento e vuoto interiore nel ritrovarsi immersi nelle dinamiche di un'esistenza incompleta. Significa avvertire la grazia di Dio in una condizione inappropriata a quanto il Signore richiede. E' l'amore divino che suscita l'amore nel cuore; sta a ciascun'anima saperlo accogliere e rispondere adeguatamente. L'invito del santo amore non accade in una forma casuale e generica; ma individuale e personalissima. L'amore divino chiama al suo servizio per nome, cognome, data di nascita e indirizzo. Si tratta di un servizio proposto con differenti mansioni e difficoltà. Non siamo tutti uguali. A ciascuno, il divino amore, affida missioni diverse e richiede servizi diversi. Ai mediocri richiede prove d'amore mediocri. Ai folli richiede prove d'amore folli. Ai grandi richiede opere grandi. Ai piccoli, l'amore santo, chiede piccole opere. Sono le opere quotidiane della fede. Esse consistono nell'essere testimonianza della grazia divina nel mondo.

La chiamata di Dio
Ora, il problema piuttosto frequente è il seguente: "Io non avverto nessuna chiamata; anzi provo disinteresse e tormento nel mio vivere quotidiano, che mi crea forti dubbi sull'esistenza stessa del Creatore!".
Se non si avverte la grazia della fede, il problema non è l'esistenza del santo Creatore; il problema è la propria esistenza distratta. Questo tormento è dovuto al dubbio. Il dubbio è la negazione della fede. Significa presumere che non sia vero. Quanto più grande è il dubbio; tanto più grande è il tormento dell'anima. Lo scetticismo è ciò che alimenta il dubbio: è un labirinto inestricabile che non porta a niente; per questa ragione produce smarrimento. Il dubbio è un frastuono che non permette di sentire nitidamente le melodie dell'amore divino.
Quanto più un individuo è distante dalla fede religiosa, tanto più l'insicurezza si insinua nel suo cuore. Difatti, per chi non è propenso alla vita di preghiera, il cammino vocazionale sarà più tormentato. Per contro, ne sono avvantaggiate le persone inclini; poiché già instradate e meno assillate dal dubbio.
Il dubbio è insito nella natura umana. Talvolta viene accolto come la conquista di una mentalità emancipata. Il dubbio può essere rafforzato anche dai commenti ironici dei conoscenti.
Cosa dice satana: "Dato che tu non sei santo, devi astenerti dalle cose sante perché non ti si addicono".
Cosa dice Gesù: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". (Mt 9,12-13).

La ricerca della santità non è mai una contraddizione.
E' meglio essere incoerenti e incostanti nel testimoniare saltuariamente le sante opere di fede, piuttosto che essere coerenti all'aridità dello scetticismo. In questi casi è necessario avere il coraggio di contrapporre alla falsa coerenza verso il niente, un atteggiamento flessibile e trasgressivo verso il tutto. Questo non significa essere incoerenti, ma è ricerca della Verità. Difatti, non è mai il tenue bagliore della nostra sia pur fievole devozione a collocarsi in contrapposizione alla luce di verità; ma è il peccato che rende schiavi delle seduzioni del male. Perciò, le nostre sante opere di fede, non sono una contraddizione e non si collocano in contrapposizione con la nostra più intima ed elevata identità. E queste scintille di grazia divina, sono utilissime ad orientare tutto il nostro essere verso l'obiettivo unico ed elevato: la ricerca dell'amore di Dio.

Poi io udii la voce del Signore che diceva:
"Chi manderò e chi andrà per noi?".
E io risposi: "Eccomi, manda me!". (Is 6,8)

Il dubbio è un rospo nella scarpa.
Il dubbio è quindi tra gli ostacoli più insidiosi da superare. Quanto più prevale il dubbio, alimentato dalle proprie vicende personali, tanto più la coscienza spirituale ne resta indebolita e si determina uno stato di sofferenza. Quanto più siamo legati agli strepiti del mondo, tanto più il dubbio si rafforza; poiché il dubbio affonda le radici in questo fango. Se non si estirpano le sue radici, la pianta seguiterà a crescere e a rafforzarsi.
Le vicende umane sono veri e propri tentacoli che si attorcigliano alle caviglie e trascinano l'anima nel tormento delle passioni più ardenti. Quando la fede nel divino amore è accompagnata da un immotivato conflitto interiore, significa che la nostra esistenza è assorta nella realtà quotidiana delle vicende umane.


"Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio". (Lc 9,62)


Signore, cosa devo fare per essere degno di entrare nel tuo regno?
La vocazione soprannaturale, più che un dono, si realizza a lato pratico come una conquista. E' una vetta più difficile da conquistare che da perdere; esattamente come è più facile scivolare verso il basso che inerpicarsi verso l'alto. Non è perciò un'opera di attesa. Non si tratta di avere pazienza di ricevere la grazia del Signore; siamo noi che si deve agire per accogliere il frutto divino. Ci si deve inerpicare con l'esercizio, sull'albero delle sante virtù scandite dai tempi della preghiera; maturando la consapevolezza di essere stati scelti dal Signore per essere testimoni del suo amore; non come oggetto di speciale predilezione divina, ma come umili petali dei fiori sparsi ai suoi piedi. La grazia si manifesta nelle opere quotidiane della fede: sono queste i petali dei fiori da offrire al Signore.
E' una conquista che apre il cuore e la mente a bagliori di chiara luce spirituale e a brevissimi istanti di dolcezza devozionale. Sono visite generalmente avvolte in un involucro di lacrime e spine; affinché non ci si possa gloriare nell'amor proprio, ma unicamente per meglio amare e servire il Signore. Difatti, le difficili situazioni dell'esistenza alimentano un cuore umile e contrito, e questo predispone a ricevere le sante consolazioni del Santo Spirito.

"Fratello, sappi che qualche volta le grazie divine ti vengono donate non solo per te, ma anche per gli altri. Ci sono, dunque, buone ragioni per temere che, se tieni celato quanto hai ricevuto a giovamento di tutti, venga giudicato colpevole di aver nascosto il talento". (Cfr. ff LegM XIII 1227)

Il principio dell'amore
La risposta alla propria vocazione soprannaturale è infine data dal non porsi troppi problemi e troppe domande. Il cammino vocazionale ha la caratteristica di non rendersi subito comprensibile e accettabile. Non si deve cercare di capire tutto. Sarebbe come cercare di capire e dare un senso all'amore.
Per afferrare nella sua essenza il mistero dell'amore divino, è necessario partire dal presupposto che l'amore non può essere compreso, e se non può essere compreso non può essere spiegato. E' come il tentativo di razionalizzare ciò che è inaccessibile, inconcepibile e assurdo... E' come avere la pretesa di racchiudere in un cofanetto gli orizzonti più sconfinati o penetrare con lo sguardo i segreti degli abissi più abbaglianti.
Soprattutto non vincolarsi all'affanno di cercare le risposte ai vari dubbi sulla propria chiamata vocazionale. La risposta a un dubbio genera nuovi nodi e perplessità. Questo accade, perché nell'istante in cui ci si pone un problema o un dubbio, in sostanza si dettano a Dio le proprie condizioni fondate sullo scetticismo, e la grazia del divino amore si allontana.


Le fiamme ardono d'amore se sono alimentate
dall'amore; altrimenti affievoliscono.

Il nostro scetticismo è un soggetto estraneo che si interpone tra i figli e il Padre, per dettare le proprie condizioni all'amore del Padre. Dio stesso provvede a dare le risposte che Egli reputa necessarie a dissipare i nostri dubbi, nei tempi e nella misura esatta da Egli stabilita. E' necessario maturare la propria fiducia nell'invito dell'amore divino, rinunciando all'atteggiamento presuntuoso e insolente di dettare condizioni all'amore.
Per cogliere l'amore di Dio è essenziale percepire l'eternità dell'istante immediato come un dono della provvidenza divina. Senza sforzo, senza fretta, semplicemente sostando in una condizione liturgica di ascolto, di osservazione, di preghiera e silenzio ecclesiale... come angeli caduti dal cielo. Dimenticando ogni piacere e ogni dispiacere. Liberando la mente da ogni ambizione di giudicare il mondo; dalle paure, dagli affanni. dall'incertezza verso il futuro e dalle delusioni del tempo passato. Il digiuno della parola, il silenzio della mente e il silenzio dell'ego, aprono il cuore al dialogo con l'assoluto. Il presente è assenza di tempo. L'eternità è da cogliere ora.


L'amore di Dio è al di sopra del tempo,
al di sopra della materia, al di sopra di tutto.
Tutto gli appartiene.
Non ha limiti.
Non ha confini.
Un amore senza confini
è fondersi con l'eterno e l'infinito...

Nella vocazione soprannaturale non c'è niente da capire. E' la pretesa di capire l'assurdo e l'impossibile che impedisce di avere fede. E' la pretesa di capire l'amore che impedisce di amare. Nell'istante in cui NON ci si pongono problemi o dubbi sul dono della fede li si è già superati. Nell'istante in cui non ci si pone alcuna domanda si è già realizzato tutto.

L'amore rende perfetto ciò che è imperfetto.

L'amore di Dio è non-vocazione. L'amore di Dio è una folgorazione. L'amore di Dio è senza ragione. Niente di meccanico è nell'amore.
La ragione della tua vocazione è che tu sei così, e Lui ti vuole così. Questo è il principio dell'amore.


Dio ti sta chiamando, adesso, in questo istante...
ma tu devi volare con le tue ali!
Questo significa impegnarsi
nell'opera di edificazione delle anime,
secondo la dottrina del Vangelo
nella tradizione apostolica.




ESERCIZIO delle SANTE VIRTU'

Tutte le vocazioni soprannaturali (se coltivate con perseveranza) sono autentiche, proprio per il fatto che si collocano al di sopra delle attitudini; ma può essere necessario rafforzare la propria identità spirituale mediante l'esercizio quotidiano delle sante virtù.

Come si elimina il dubbio nella fede?
Con l'esercizio delle sante virtù, finalizzate ad amare e servire il Signore e la Chiesa in devote opere di santità e preghiera.
Adottando il modello di vita apostolica:
Preghiera quotidiana (attenersi se possibile all'ufficio divino, secondo il rito romano e il calendario liturgico).
Qualche fioretto... qualche rinuncia.
Lettura del Vangelo.
Farsi vedere in chiesa... fare visita al Signore nel piccolo pellegrinaggio quotidiano, sia pure per un semplice segno della croce con l'acqua santa.
Partecipare alla Santa Messa; anche solo come osservatori e ascoltatori (in modo composto e senza accavallare le gambe).
Accostarsi ai Sacramenti.
Evitare di tormentarsi l'anima con pensieri cupi e astiosi.
Evitare le cattive abitudini e la mondanità.
Evitare le cattive compagnie (impediscono di fare esperienza dell'amore di Dio: è come avere la pretesa di spiccare il volo con una grossa pietra legata alla caviglia).
Cercare un buon padre spirituale.
Frequentare le buone compagnie; ad esempio mediante letture edificanti sulla vita dei santi.
Conservarsi nel timore del giudizio divino e nella compunzione del cuore, soprattutto nei successi e nei momenti fortunati della vita.
Ascolto della Parola e di attesa per dare tempo al germoglio della fede nel divino amore di crescere, diventare albero e dare frutti.
Affidando il proprio cuore e fissando con devozione la propria mente su un'anima santa, verso la quale ci si sente particolarmente legati e in unità di Spirito.
Maturando la più intima consapevolezza che la fede religiosa non è soltanto per gente di elevati valori morali. Il Signore chiama anche i delinquenti, i cretini di ogni specie e i peccatori più incalliti, senza eccezioni né attenuanti, a rendere testimonianza del suo amore.
Consacrandosi al Signore nella missione. Facendosi missionari nelle opere sante di carità all'interno del contesto sociale in cui si vive, secondo la pedagogia divina delle sante virtù: essere famiglia per chi è senza famiglia. Non è sempre necessario trasferirsi lontano migliaia di chilometri per consacrarsi alla misericordia divina nella missione.
Facendosi missionari per le vocazioni apostoliche in famiglia. Costituendo la missione religiosa tra le mura di casa. Il futuro della Chiesa si regge sulle vocazioni, e le vocazioni provengono dalle famiglie religiose.
Mediante il voto di continenza del corpo, della parola e del pensiero; da pronunciare sull'asse di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e al Vescovo. E' questa la sorgente della vita apostolica.
Indossando un abito religioso.
Portando un raggio di luce a chi vive nelle tenebre.

"Non voi avete scelto me,
ma io ho scelto voi e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga;
perché tutto quello che chiederete al Padre
nel mio nome, ve lo conceda". (Gv 15,16)


L'angolo della preghiera
di Giancarlo Mauroner Altemani
Ogni famiglia religiosa dovrebbe avere una nicchia o una cappella in cui raccogliersi in preghiera con semplicità e decoro. Può essere costituita da un piccolo offertorio con crocifisso, fiori, immagini sacre e dei propri cari defunti, Bibbia, breviario, calendario liturgico, ambone, rosario, candele, incenso, acqua santa, diffusori per musica sacra di sottofondo, strumenti musicali.
La preghiera liturgica, dopo la meditazione, può essere introdotta da un tocco di campana. Una candela che arde è un segno votivo.
Indossare un abito liturgico per l'ufficio divino, è un segno di rispetto ed aiuta a creare il contesto più appropriato all'inno di lode da elevare a Dio.

IL SACRAMENTO DELLA VERITA'
Cosa è il Battesimo?
Riflessioni personali di Giancarlo Mauroner Altemani
Ogni albero produce i suoi frutti. Tutto ciò che è frutto della verità e della moralità è figlio della verità e della moralità. Tutto ciò che è frutto della menzogna e dell'immoralità è figlio del demonio. Il Sacramento del Battesimo purifica il frutto concepito, dal peccato originato dalla menzogna e dall'immoralità dei genitori, o dalla menzogna e dall'immoralità originata dai genitori dei genitori, o dalla menzogna e dall'immoralità originata dai genitori dei genitori dei genitori, di generazione in generazione, per tutta l'umanità fino ad Adamo ed Eva.
Il santo Battesimo è necessario, perché la Verità non può coesistere nel frutto della menzogna e dell'immoralità. I figli non sono direttamente responsabili delle colpe dei progenitori; perciò il Battesimo deterge il frutto dalle macchie di chi in origine ha generato. Il Sacramento della Verità, cancella il peccato originale e predispone l'individuo al perdono dei peccati attuali. Purificando dal peccato originato da altri, il Battesimo permette di accogliere il Santo Spirito, luce di verità e di sapienza divina.
Avendo ricevuto il Battesimo di purificazione, non si è più stranieri in terra straniera dell'antico peccato; ma fratelli nella fede, figli di Dio, riuniti nella verità e nella moralità dell'amore divino che procede dal Santo Spirito. In questo modo, il Sacramento battesimale imprime nell'anima il carattere di Cristiano, con la presentazione al Padre celeste del frutto purificato.

"Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondato;
lavami e sarò più bianco della neve". (Sl 50,7-9)



Cosa è la Cresima?

La sacra Cresima è l'affidamento al Signore del frutto maturo: un sigillo sacramentale impresso nell'anima mediante l'unzione crismale. Si tratta di un marchio indelebile effuso dal Santo Spirito, che rende adulti i cristiani nella fede e nell'amore misericordioso del Signore. Ogni cristiano confermato può trovare forza richiamando questo Sacramento nella preghiera, nel cammino di santità e nel martirio.


IL TEMPIO SANTO DEL SACRIFICIO UMANO
Come si celebra l'Eucaristia?
Appunti privati di Giancarlo Mauroner Altemani
Gesù dona se stesso con un amore così santo e divino, da offrire in uno sconvolgente sacrificio di carità, la propria carne e il proprio sangue in pasto ai fedeli. Il Sacramento della santa Eucaristia è costituito da tre elementi uniti tra loro in un corpo vivente unico e indivisibile:
1) il pane consacrato in potenza di santità spirituale;
2) il vino consacrato in potenza di santità spirituale;
3) lo stato di grazia del fedele.
Se manca uno di questi 3 elementi il Sacramento non è efficace. La definizione "in potenza" significa che il Sacramento è predisposto all'evento eucaristico: Gesù è presente col suo corpo mistico in potenza di santità spirituale.
L'evento sacramentale si completa nell'istante della consumazione con il concomitante abbraccio fisico dei 3 elementi. Ciò che è predisposto in potenza di santità spirituale si realizza fisicamente nel Sacramento.
Il sacerdote intinge nel calice del vino consacrato in potenza (sorretto da un accolito), un lembo dell'ostia consacrata in potenza e la porge al fedele in stato di grazia, pronunciando le seguenti parole: "Questo è il Corpo e il Sangue di Cristo". Il fedele riceve devotamente il pane santo dalle mani di colui che agisce per conto di Gesù. Il pane e il vino consacrati in potenza di santità spirituale, acquisiscono le Specie sacramentali del Corpo e del Sangue di Cristo nel solo istante della consumazione da parte del fedele in stato di grazia. Per ottenere lo stato di grazia è necessario essere cristiani ed amare e servire fedelmente il Signore e la sua Chiesa con opere morali di santità e preghiera.
Nell'ostia consacrata non c'è niente da vedere e non c'è niente da capire; perché sul piano razionale non se ne viene a capo di nulla. Il sacrificio d'amore non può essere visto da occhi umani, e si completa nel solo istante del contatto fisico dei tre elementi.
Ci si accosta al Tempio santo del sacrificio umano con infinito senso del pudore, sincerità del cuore e carità profonda.
Lo scambio del segno della pace tra i fedeli in prossimità della santa Eucaristia distoglie il cuore dal sacro; andrebbe eseguito in forma liturgica con un lieve inchino composto, o meglio riservato solo a particolari celebrazioni: matrimoni e funerali. Almeno in chiesa, la chiesa, deve essere chiesa. Le sue radici devono affondare alle origini della spiritualità. Se la chiesa non è fedele all'antica tradizione della vita consacrata, la chiesa non è più chiesa.
Cosa accade a chi si accosta alla santa Eucaristia senza averne diritto?
Non accade nulla. Se il fedele non è in stato di grazia, gli elementi predisposti in potenza di santità spirituale perdono le proprietà sacramentali. Significa ingerire l'equivalente di vino e farina. E' un abbraccio mancato.
L'adorazione eucaristica costituisce l'esercizio spirituale tra i più ascetici della fede cattolica, finalizzato a raggiungere lo stato di grazia per meglio accogliere questo Sacramento. Senza maneggiamenti teatrali e scenografie allucinogene, ma con pudore e decoro, può essere complementare alla preghiera e alla meditazione, ancor più aggiungendo il calice col vino.

Nozioni di ascetica contemplativa eucaristica

La santa Eucaristia, nella sua espressione più mistica, è il Tempio del sacrificio umano di Gesù. Di fronte a questo Sacramento ci si relaziona intimamente a tu per tu con il Corpo e il Sangue di Gesù; perciò è necessario accostarsi con la sincerità più assoluta. Qualora sorgano dubbi o conflitti interiori, è meglio credere che Gesù non è presente nell'Eucaristia e confidarlo con amore a Gesù stesso nell'intimità del nostro cuore; così ci si libera da questo tormento. Impegnandosi, invece, nella preminente ricerca dello stato di grazia, evitando di ragionare sul mistero eucaristico. Il mistero è il riflesso di una realtà inconcepibile e impenetrabile. Ciò che è sacro è anche misterioso, poiché non è pienamente accessibile alle dinamiche della mente umana. Non occorre illudersi che sia vero sforzandosi di credere in qualcosa a cui razionalmente è difficile da capire; perché significa ingannare se stessi, e quando si è disonesti con se stessi diventa tutto più difficile. Amare il Signore non è un sacramento, ma un precetto della fede cristiana indipendente dall'Eucaristia: "Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Per ottenere questo stato di grazia è necessario servire il Signore e la santa Chiesa, attenendosi con fedeltà alle principali nozioni della dottrina cattolica.
Il più grande nemico dell'ascetica contemplativa è il fascino dell'illusione, generata dal ragionamento tortuoso in prospettiva di un risultato finale gratificante. Le illusioni gonfiano la realtà. Le illusioni sono prodotte dai giochi di prestigio. Le illusioni sono un inganno: creano suggestioni deformando la realtà. Non si può arrivare alla Verità percorrendo la via dell'illusione e della simulazione. L'ascetica cristiana si ciba di verità; non d'illusioni. Ascetica e illusione non possono sussistere insieme; come verità e simulazione non possono sussistere unite nello stesso pane consacrato.
Amare e servire il cuore di Gesù e di Maria non deve essere una illusione, ma una certezza su cui fondare il proprio cammino quotidiano di fede, spesso arido e ordinario, senza spingersi oltre con l'immaginazione; soprattutto quando sembra che debba accadere tutto, ma non accade niente. Nelle faccende spirituali è quando razionalmente non ci si aspetta nulla che accade tutto. Il Tempio santo del sacrificio umano è una sfida inesplicabile per l'intelletto razionale. Il Padre conosce i dubbi e le incertezze dei figli. Ci si presenta nudi ai suoi piedi. Ci si affida al cuore di Gesù senza compromessi, secondo il carisma della più autentica sincerità. E' il nostro segreto. Il segreto di sincerità con Gesù: l'ingresso del paradiso.

"Gesù è venuto a liberare
dalle catene della morte e del peccato,
non per aggiungere nuove catene".




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IL VESCOVO IN PUNTO DI MORTE
HA CERCATO ME
"Per anni ho creduto che il messaggio di
Mons. Franco Gualdrini fosse rivolto a me!
Poi ho capito: è un appello del vescovo
impegnato per le vocazioni"

1923 - 2010 †
già Rettore dell'Almo Collegio Capranica
Vescovo Emerito della Diocesi
di Terni-Narni-Amelia
Canonico alla Basilica Papale
di Santa Maria Maggiore

 

"Eppure quella soffitta, senza il suo giardino e senza i suoi seminaristi intorno a lui, a me imprimeva un senso di malinconia. Avrei preferito che Monsignor Franco fosse rimasto in seminario. Lo speravo con tutto il cuore! Quella era la sua casa e la sua famiglia!"...

APPUNTI PERSONALI
di Giancarlo Mauroner Altemani

Queste sono alcune tra le domande che mi sono posto, e da credente mi sono dato una risposta:


Perché esistiamo?

Perché abbiamo ricevuto un preziosissimo dono: siamo stati chiamati all'esistenza terrena.
L'esistenza non è soltanto un dono che sussiste istante dopo istante fino alla morte. L'esistenza è una scuola. Insegna tante cose. L'esistenza, talvolta, ci sottopone a durissimi esami su qualsiasi materia: sono tutti esercizi per incrementare le sante virtù, e missioni spirituali finalizzate a sperimentare la presenza di Dio sulla nostra esistenza; prova universale d'amore e di fedeltà verso la misericordia divina.


Cosa è la morte?

La morte si nasconde dietro ogni angolo della vita. E' l'istante della verità ultima; l'inesorabile distacco dall'esistenza materiale e dai nostri cari. Nulla vi è di più concreto e reale della morte. Sopraggiunge come l'ultima onda marina che si infrange con violenza sulla nostra esistenza e si porta via tutto: il denaro, la casa, gli affetti, gli amici, il corpo, la vista, l'udito, la voce, l'olfatto, le ambizioni, i desideri e tutto ciò che si possiede. Il mistero della morte è complementare al mistero della vita. E' il passaggio dell'anima da una realtà materiale a realtà ignote, inesplorate e inconcepibili. Qui ha inizio la vera vita dove l'ateo pensa che sia finita.

"Agli uomini, una volta morti, li aspettano cose che essi stessi non sperano e che non riescono nemmeno a immaginare". (Clem. Alessandrino, IV, 144, 3).


Cosa accade dopo la morte?

Questo è il più grande mistero della fede. Il mistero è l'anima della fede. E' il riflesso di una realtà eterna, sconfinata e impenetrabile. La divina fede senza il suo mistero non può sussistere: sarebbe un fatto scientifico; cioè intelligenza del mondo ma non intelligenza della misericordia divina. Difatti, la logica della fede va’ oltre la logica delle vicende umane. Dunque il regno dei cieli è un concetto tutt'altro che incontrovertibile.
La fede è utile al Coltivatore per setacciare il frumento buono e mondarlo dalla pula inutile e dannosa alla dispensa del suo regno. Satana è astuto e ingannatore; ma il santo Creatore, in tutta la sua santità e sapienza, è infinitamente più astuto e più ingannatore di lui. Perciò il mistero della fede deve conservarsi inalterato. Per nessuna ragione potrà mai essere svelato in tutta la sua pienezza in questo tempo. Soltanto ai piccoli innocenti il Signore rivela alcune verità del suo mistero; per rendere il suo regno ancor più inaudito a chi confida nei segreti del mondo e non capisce dov'è l'inganno.


"Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli". (Mt 11,25)

Se fosse concesso di assistere in tutto lo splendore ad una sola manifestazione delle dinamiche celesti, ci sarebbe da impazzire di gioia!


Cosa è il paradiso?

E' il regno divino dell'amore infinito. Significa salire nel cielo ai quieti pascoli con la serenità di non avere smarrito la strada, e la consolazione del figlio festeggiato in famiglia nella casa del Padre. In questa meraviglia, ogni cosa suscita stupore. I paesaggi sono di uno splendore mistico e soave. I luoghi più lontani sono a portata di mano. Tutto è incorruttibile e brilla di luce propria con incantevoli riflessi sfavillanti. I colori risplendono così intensi e deliziosi che si gustano con la vista e perfino col palato: è luce che sfama, disseta e penetra nell'anima con una gioia indescrivibile! Tutti ci si completa a vicenda: si è tutti in Uno! Si vive in uno stato di pienezza di sentimenti armoniosi, tra cori di voci soavi e melodie celestiali. Tutto si realizza nell'istante presente, anche il passato e il futuro ne sono inglobati; perché in paradiso l'anima è partecipe del tutto. Il passato e il futuro si fondono uniti nell'istante presente. E' la unione degli opposti e dei contrari che conferisce uno stato di grazia e di eternità a tutto ciò che ha virtù e ragione di esistere in paradiso. Per accedere a questo regno luminoso di Verità e di Amore, ci si deve fare del tutto simili all'Amore e alla Verità.


In paradiso si beve la Coca-Cola?

Certamente sì, ed è molto più buona e più frizzante di questa quaggiù!


Tra tante religioni, perché devo essere cattolico?

Perché la religione non è soltanto fatta di parole, e la fede cattolica non è la religione della carta stampata; ma è soprattutto religione del cuore. Non è la religione della legge e del peccato, ma è la religione del perdono, della vita eterna, dell'amore universale e della verità assoluta.
Ogni dottrina religiosa si fonda sul suo precursore che ne è il principio. La religione cattolica affonda le sue radici nella tradizione apostolica e in Gesù stesso, risorto e vivente, che si manifesta con la creazione e tramite l'azione dei Sacramenti in questo istante, ora, adesso! Nella constatazione che l'universo esiste con tutte le sue meraviglie, il credente cattolico identifica un forte indizio sull'esistenza di un Principio di ogni principio; di una Ragione di ogni ragione; di una Origine di ogni origine. Il creato non procede e non si sostiene da se stesso. Se la verità esiste è perché il Principio della verità esiste. Se il perdono esiste è perché il Principio del perdono esiste. Se l'amore esiste è perché il Principio dell'amore esiste. Non può esistere amore senza il Principio dell'amore.
Non si tratta di una religione costruita sulla base dell'interpretazione dei libri. La fede di molte dottrine religiose sorge dal pensiero di personaggi defunti, che per quanto recente, risale al passato. I libri non volano. Sono senza ali. L'economia della salvezza eterna non procede dalla noiosa lotteria dei versetti sacri; ma dal Santo Spirito: presenza luminosa di amore e di sapienza divina nella chiesa cattolica.
Si tratta di una scelta tra ciò che è vivo e ciò che è morto; tra ciò che vola e ciò che è inerte al suolo; tra ciò che sfama e disseta, e vivande soltanto illustrate in fotografia; tra chi è risorto ed invita ad entrare nel regno dei cieli, e chi abbandona l'individuo a se stesso e al proprio destino.


"Non cercate la vita eterna tra i morti".


Chi è Dio?

Dio è una Persona. Non è una fonte di energia. Non è un'associazione. Non è una strana entità che dimora dentro di noi. Non è il proprio ego. Dio è una Persona dotata di attributi divini che si manifesta nel nome del Padre, del Figlio e nella luce del Santo Spirito.
Dio è il Principio di ogni principio su cui tutto si regge e trova fondamento; perciò egli è "PADRE" del creato.
Gesù invita a rivolgersi al santo Creatore con le seguenti parole:
"Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo e così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male. Amen.”


Cosa è la Santissima Trinità?

Dio si manifesta con la creazione nell'amore del Padre, del Figlio e nella luce di verità dello Spirito Santo; perciò è trino ed uno nella divina identità personale.


Cosa è lo Spirito Santo?

E' alito divino, fuoco di verità e misericordia divina nel creato, che procede dal Padre e dal Figlio.


Nel Padre nostro, cosa significa: "E non ci indurre in tentazione"?

Si tratta di un richiamo alle tentazioni di Gesù nel deserto: "Signore, non sia indotto in tentazione nel rivolgere a te richieste di favori assurdi o blasfemi (vincite a scommesse e al gioco in generale, e tutto ciò che rientra nell'ambito della speculazione e della superstizione; richieste dettate dall'amor proprio e non dalla pietà umana verso il prossimo). Il Signore, invece, mi conceda il perdono e la grazia di non cedere alla tentazione di compiere il male".
Non tentare il santo Creatore con affermazioni di sfida o provocazione verso la sua santa misericordia: "Padre nostro che sei nei cieli... se fai vincere il campionato alla mia squadra del cuore, avrò fede nella tua esistenza!". Questo non è pregare, ma tentare l'Onnipotente. Se Dio ci dona una grazia, noi la possiamo riconoscere soltanto dopo che ci è stata accordata; perché se confidiamo in quella grazia prima del tempo, come se l'avessimo già ottenuta, questa è una sfida.


Come si toglie il vizio di bestemmiare?

Sostituendo ogni bestemmia con la seguente affermazione:
"Io mi rifiuto di bestemmiare".
Se le imprecazioni e i pensieri molesti affiorano alla mente in forma ricorrente senza controllo, ricordarsi di quanto suggeriva santa Teresa d'Avila alle proprie consorelle: "Non badate all'immaginazione più di quanto non si dia importanza a una matta che s'incontra per strada, e lasciatela alla sua ostinazione, che soltanto il Signore le può togliere".
Le vere bestemmie, sono l'uso della religione per fini commerciali o strumentali ad opera dei falsi profeti.
"Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio, perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano". (Dt 5,11)

Benedetto sei tu, Signore, nel firmamento del cielo, degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo santo nome.
Padre Santo e misericordioso, abbi pietà di me. Infondi nel mio cuore la tua pace e insegnami ad amarti.

"Un'abitudine si vince con un'abitudine contraria". (L'imitazione di Cristo I-21,9)


Cosa è l'anima?

L'anima è una particella di amore divino in relazione con la Verità assoluta, dotata di coscienza e consapevolezza di essere, di esistere, di gioire nella beatitudine dell'amore misericordioso e di soffrire nella maledizione dell'abbandono. L'anima è un elemento immateriale, incorruttibile e infinitamente esistente.


Quanto pesa l'anima?

Pesare l’anima è come avere la pretesa di pesare la fragranza di un aroma. L'anima, in una concezione comprensibile all'intelletto razionale, può essere vagamente paragonata a un filo di fumo che scaturisce da un bastoncino d'incenso. Quanto pesa un filo di fumo?


Come può l'anima sprofondare all'inferno?

L'anima, aggravata dalla crudeltà, dalla superbia e dalla menzogna, resta intrappolata nella materia. Diviene spazzatura. Nell'istante del trapasso è incapace di elevarsi al cielo per unirsi all'Amore di Dio e precipita nell'elemento materiale; si disperde in esso. E' un principio metafisico come la forza di gravità. Ciò che in origine era stata concepita come particella divina si corrompe: il patrimonio spirituale affidato all'individuo per essere incrementato è invece dissipato. Per ogni anima, il santo Creatore, predispone tutto affinché possa innalzarsi alla Verità e all'Amore. Dunque, non si resta inghiottiti nelle viscere dell'inferno perché non si è potuto fare di meglio; ma perché ostinatamente si è preteso fare di peggio! L'anima dannata, con l'esercizio dell'immoralità, si è da se stessa privata di tutto e diviene partecipe del quasi niente.
La misericordia di Dio arriva ovunque; ma non all'inferno.


Cosa è l'inferno?

L'inferno è ciò che è distante dalla misericordia di Dio. E' un universo senza tempo e senza principi, in cui resta inalterata la percezione di essere, di esistere e di soffrire, in una condizione terrificante di angoscia, paralisi, stato di necessità e solitudine assoluta. All'inferno non c'è niente. All'inferno non accade niente. All'inferno non esiste un prima e non esiste un dopo. Nel creato, tutto corrisponde ad una esatta misura di spazio e di tempo. Per la misericordia del santo Creatore, tutto ha un limite ed una misura. Nella voragine dell'inferno non esiste nessun limite e nessuna misura al dolore e alla disperazione; non c'è rimedio e non c'è perdono. In quel giorno, i figli malediranno i genitori alternativi e la società emancipata, per averli protetti con ogni delicatezza da una sana educazione religiosa fondata sulla disciplina della verità. Dell'eternità delle pene...


Chi è il demonio?

Il demonio non è una persona ma una entità.
Il demonio non è uno ma sono molti. E' l'accusatore e la vittima. Creano discordia. Alimenta tentazioni. Tende trappole. Provoca, disorienta, separano e divide. Loro non è mai ciò che sembra all'apparenza. Utilizza sempre una maschera.
Al suo cospetto la verità è una grande truffa e la menzogna è verità; perciò ha particolarmente in odio Gesù e la chiesa: luce di verità e di amore.
Lo strumento per scandalizzare ed annientare il demonio è amare e servire il Signore nella preghiera e con opere morali. La fermezza nella preghiera è un alimento che al demonio risulta più ripugnante del vomito e di ogni insulto. Queste entità malvagie entrano in azione per 2 ragioni:
1. Perché si conduce un'esistenza distante da ciò che è buono e giusto.
2. Perché il santo Creatore lo permette. Egli, talvolta, si serve di esse per mettere alla prova i fedeli e ammonirli sui tormenti dell'inferno. Perciò il timore di Dio deve prevalere sempre sul timore di satana. E tuttavia, il timore di Dio è un sentimento generato dalla non esperienza del suo amore.
"Trova rifugio nel Signore senza temere satana; ma temi l'incertezza del perdono: il Dio dei Cristiani, nella severità del castigo divino, è lo stesso Dio dei fratelli Musulmani. Il rifiuto del perdono di Dio è il terrore da temere".


Cosa è la chiesa?

La chiesa è la madre buona dei fedeli e la santa sposa del Signore. Essa è nel mondo, ma non appartiene al mondo. E' il riflesso dell'amore di Dio Padre in terra. Noi ci accostiamo alla chiesa per essere coperti dall'amore di Dio. Dunque, la funzione della chiesa è riversare sugli esseri umani l'amore santo del Signore, promuovendo l'incontro tra il divino Padre e i figli.
Con la celebrazione eucaristica, la chiesa interpreta l'opera redentrice in prospettiva della salvezza eterna delle anime, secondo il carattere speciale dell'amore santo del Padre riversato sui figli.
La chiesa è la madre dei fedeli nel senso più naturale di questa parola. Come ogni madre deve dare ai figli cose buone, e promuovere, secondo la santa Provvidenza, tutte quelle attività utili a far sentire il calore del focolare domestico, in particolare verso i fedeli che vivono in solitudine e sono senza famiglia.
La chiesa è prevalentemente luogo di conversione; perciò dovrebbe sempre essere aperta. Ogni chiesa chiusa è simile a un ospedale chiuso: non accoglie gli infermi. E' un ospedale che non salva. E' un olio che non unge. E' una madre che non allatta i figli affamati.


Perché in un mondo povero la chiesa è ricca?

Perché la chiesa è la sposa del Signore; perciò la divina Provvidenza la nutre come nei giorni di festa e la riveste degli abiti più preziosi, a gloria del santo Creatore. Anche la ricchezza ha un suo messaggio di verità da comunicare agli esseri umani. Il patrimonio della chiesa è una misura delle attenzioni del Signore verso la sua sposa, e può essere interpretato come un segno a favore della sua credibilità. Queste ricchezze sono a gloria dell'eterno Sposo e non a beneficio dei singoli religiosi; i quali hanno il dovere di vivere secondo spirito di continenza, senza possedere nulla oltre a Cristo.
I beni della chiesa dovrebbero essere amministrati con saggezza nell'ambito dell'esercizio pastorale, senza suscitare nel mondo invidia o scandalo, per non vanificare l'opera di redenzione.
La povertà escatologica, vissuta in prospettiva della salvezza eterna, è una caratteristica degli ordini religiosi mendicanti, contemplativi ed eremitici. La povertà senza la ricchezza della fede non ha nulla da insegnare: non è una colpa e non è un merito. Acquisisce l'attributo di virtù come scelta escatologica dettata dalla fede. Pronunciare in nome di Cristo il voto di povertà, significa affrontare le avversità di un'esistenza austera, priva di orgoglio e di ogni conforto. E' una grande prova di fedeltà e di amore. Esprime il concetto elevatissimo di affidarsi totalmente a Lui.
Quei religiosi che in nome di Cristo pronunciano il voto di povertà e in nome di Cristo vivono nel benessere, sono una pessima predicazione muta del Vangelo. Difatti, non avere nulla di proprio senza farsi mancare nulla, in termini legali prende il nome di "raggiro della legge". Rinunciare a una mela per una mela più grande non è una virtù. Significa trarre in inganno; fingere di essere poveri senza esserlo. Nel giorno ultimo della retribuzione, dovranno rendere conto di quante anime, anche a causa di questo metodo di dissuasione, non hanno trovato la via della salvezza; poiché chiunque indossa un abito religioso non agisce in nome proprio, ma in nome di Cristo per la salvezza delle anime.
Chi ha pronunciato il voto di povertà, conduca un'esistenza di pietà e di povertà, senza menzogna; secondo il concetto di rinuncia alla vita comoda per essere nel mondo un segno visibile e luminoso di santità nell'amore divino. E' una scelta tra ciò che torna comodo a se stessi e ciò che torna utile all'economia della salvezza per il bene di tante anime.


Se Dio è perfetto, perché la chiesa è imperfetta?

A nessuna sposa è richiesto di essere perfetta e infallibile; ma di farsi amare dallo sposo ed essergli fedele. L'amore santo del Signore per la sua sposa, rende la chiesa perfetta alle esigenze divine del regno dei cieli. La chiesa appare imperfetta agl'occhi di chi non ama e non cerca il regno dei cieli, e perciò enfatizza i mali della chiesa.
Se il sistema fosse perfetto non vi sarebbe scampo per gl'imperfetti. L'amore di Dio rende perfetta la chiesa pur essendo imperfetta. L'imperfezione della chiesa è complementare all'economia della salvezza eterna; costituisce un'attenuante nel giudizio divino per chi è imperfetto, senza amore e senza fede. Il carisma istituzionale della chiesa non è dato dalla perfezione ma dalla santità.


Cosa è la santità?

La santità è un rapporto di intima relazione con Dio. Essa è un riflesso dell'amore divino in terra; perciò la chiesa è santa e i santi sono chiesa. I santi e la chiesa sono specchi orientati sulla Verità e sull'Amore divino: riflettono Verità e Amore sul mondo.
Orgoglio e ambizione distruggono la santità. Anche la cura della propria reputazione nella ricerca del consenso umano e la preoccupazione di essere giudicati senza colpa distrugge la santità.
"I santi viaggiano a fari spenti... ma sono raggi di luce nelle tenebre. Anche un sola fonte luminosa rischiara le notti più buie".
Gesù è il prototipo di santità, in quanto massima espressione di purezza nell'amore al servizio del Padre celeste. Secondo questo prototipo, santità significa essere una sola persona in Cristo; conservando ciascuno il carisma irripetibile dell'identità unica e personale.
Per l'opera di intercessione delle anime sante è possibile ottenere grazie e non smarrire la strada nel cammino della fede.


Cosa è il Vangelo?

Il Vangelo è uno straordinario insegnamento universale. Questo appello è rivolto a tutti i popoli e a tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla razza, dal sesso e dal credo ideologico. Il fine del Vangelo è annunciare il regno dei cieli per il bene delle anime nell'economia della salvezza eterna.


Cosa è l'evangelizzazione?

"Gli innamorati sono pazzi d'amore..." Evangelizzare, significa annunciare con pietà umana il regno dei cieli per il bene di chi si ama. E' una testimonianza d'amore e un'opera pastorale di informazione; non di persuasione: non si vendono libri! Gesù non è un imbonitore. Non ha la pretesa di convincere gli increduli; anzi, li scandalizza o li confonde. Cioè, li allontana ancor più. In questo modo egli separa il frumento buono dalla pula inutile e dannosa per la dispensa del suo regno.
Le Verità della fede destabilizzano le certezze di chi fonda la propria esistenza sulla menzogna. Questo provoca reazioni di difesa. L'indignazione del non credente è l'unità di misura per capire l'efficacia del messaggio pastorale.
Lo spirito missionario di evangelizzazione si determina in primo luogo con la testimonianza del buon esempio ad imitazione di Cristo, poi con l'annunciare le verità della fede. Il resto, se Dio vuole, viene da sé. Soltanto l'eterno Padre, dall'alto dei cieli, apre il cuore e persuade chi lui vuole. La testimonianza dei fatti prende il nome di "predicazione muta del buon esempio". E' possibile evangelizzare soltanto nell'amore.


"Se il mondo vi odia,
sappiate che prima di voi ha odiato me.
Se foste del mondo,
il mondo amerebbe ciò che è suo;
poiché invece non siete del mondo,
ma io vi ho scelti dal mondo,
per questo il mondo vi odia". (Gv 15,18-19)

Chi è il sacerdote?

Il sacerdote è uno strumento di salvezza a immagine di Cristo, sommo ed eterno sacerdote. Di fronte all'infinita santità del Signore, il sacerdote è meno di nulla: è una vanga sporca di fango nelle mani dell’Orefice. L'indegnità dell'attrezzo, non impedisce all'Orefice di utilizzare la sua vanga per coltivare il proprio giardino. Dal sacerdote non deve emergere il carisma del terreno con il quale la vanga entra in contatto; ma scaturire tutto il carisma dell'Orefice.


Cosa è il sacerdozio?

Esprime il sacrificio di sé nell'esercizio sacramentale, come vincolante scelta d'amore e di unione sponsale col Signore e la santa chiesa. La missione del prete è testimoniare la verità, l'amore, la fede, il perdono e la Parola di Dio. Si tratta di una missione apostolica e pastorale nel portare Dio agli uomini e gli uomini a Dio.
La funzione del prete non è quella di trovare una soluzione ai problemi del mondo. Ma spesso accade che tramite la missione pastorale, in una forma del tutto involontaria, egli riesca a risolvere anche i problemi del mondo. Nell'annunciare il regno dei cieli, il prete, in quanto missionario di verità e di amore, porta anche la carità e la giustizia sociale come doni offerti in abbondanza; poiché già inclusi nella elevatissima moralità del santo Vangelo. Il sacerdote non deve aggiungere altro.


Perché i preti non si possono sposare?

Perché la vocazione al matrimonio (nel prendersi cura della moglie, dei figli e della casa), è incompatibile con la vocazione al sacerdozio. Si tratta di due strade ben distinte. Purtroppo a qualcosa bisogna rinunciare per essere liberi di donarsi totalmente a Dio. E' necessario scegliere. Non è possibile navigare imbarcati su due vascelli ed essere uniti nella buona e nella cattiva sorte.
Il prete è già padre di una grande famiglia: la chiesa ne è la santa madre e i fedeli ne sono i figli. Appartenere a 2 distinte famiglie è immorale. E' come avere la sfacciataggine di corteggiare 2 fidanzate. Il sacerdozio non è un lavoro, ma una relazione intima con Dio. Egli chiede di essere amato e servito da tutti i fedeli; ma senza nessun compromesso da parte di chi è stato chiamato a celebrare il sacrificio eucaristico.
"Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona". (Mt 6,24)
L'uomo sposato potrà essere un buon pastore (diacono), ma non un prete. La chiesa ha bisogno di martiri, non di una nuova classe d'impiegati. La chiesa ha soprattutto bisogno di donne e uomini capaci di realizzare la propria vocazione nella sacralità della famiglia, secondo l'esempio della santa famiglia di Nazareth. Le vocazioni al sacerdozio provengono dalle famiglie religiose: "Costituite il vostro monastero tra le mura di casa, adibite una stanza a cappella, siate religiosi in famiglia, pregate insieme l'ufficio divino, siate famiglia per chi è senza famiglia... e i vostri figli saranno sacerdote!".


Perché le donne non possono fare il sacerdote?

Perché il Signore ha già donato a loro il sacerdozio irrevocabile della maternità, da esercitare secondo il modello della Santa Vergine Maria. Ogni donna è chiamata a svolgere questo sacerdozio, riversando nel mondo l'amore materno.

Il mondo ha bisogno di amore materno.
Il mondo ha bisogno di amore materno.
Il mondo ha bisogno di amore materno.

Nella storia dell'umanità, le donne hanno scritto innumerevoli pagine di santità esercitando la pastorale della famiglia e il sacerdozio della maternità. La carità dell'amore materno è il sapere sacerdotale più elevato. La donna che rifiuta questo sacerdozio, per la Chiesa non è idonea ad altri tipi di sacerdozio. Il fine della fede non è l'ordinazione presbiterale, ma essere testimonianza dell'amore di Dio. La maternità ne è la massima espressione.



Madre Santissima,
Sacerdote dell'amore materno

il mondo ha bisogno
di Amore Materno

Questa notte si è accesa una nuova stella scintillante d'amore lassù nell'infinito. Aveva tanto freddo e tanto sonno il mio fiorellino sciupato. Era stanco. Respirava a fatica. Non riusciva a tenere gli occhi aperti. Col suo bel visino rotondo ha cercato il grembo della sua mamma, l'amore mio, e con infinita dolcezza si è accoccolato tra le mie carezze. Si è addormentato così, finalmente sereno, per l'eternità, senza più soffrire, senza più staccarsi da me, in un tenero abbraccio di addio alla vita.
Si è librato in volo ed è salito in cielo per entrare nel regno dell'amore infinito. L'amore ha ritrovato l'amore.


"Chi ha molto amato,
sarà accolto nel regno dell'amore divino"


Sogno dell'amore materno - 8 febbraio 2015 - Giancarlo M. A.

Cosa è il matrimonio cristiano?

E' l'unione sacramentale di marito e moglie in una sola carne e in un solo spirito nell'indissolubilità famigliare e nella condivisione dei valori cristiani, secondo la pastorale della santa famiglia di Nazareth.
La famiglia cristiana è sacra, perché è costituita nell'amore benedetto da Dio: "Nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen".


Perché la chiesa è contro l'aborto?

Perché il concepimento è un preziosissimo dono che, per la santa misericordia della volontà divina, chiama ogni creatura umana all'esistenza. Queste anime purissime chiamate alla vita terrena, possiedono l'innocenza del corpo, della parola e del pensiero. Sono innocenti non soltanto per la giustizia umana, ma soprattutto per la giustizia divina. Provengono dall'amore di Dio. Non frequentano e non conoscono il peccato. Non hanno avuto il tempo di corrompersi. Sognano la vita. Costituiscono il futuro. Come i fiori nei prati non sono capaci a difendersi: non hanno denti per mordere e non trovano la voce per gridare. Come i fiori nei prati hanno il diritto di esistere; ma devono morire senza dare fastidio.
Portare alla vita un bambino è sempre un'opera d'amore; ucciderlo è sempre una brutalità. Il sacrificio dei figli già concepiti, in ragione del presunto benessere della collettività, è qualcosa d'inaudito.


Il sesso è peccato?

Premessa - sesso e società
Il sesso attiene alla sfera della salute e dell'equilibrio psicofisico. La tutela della salute pubblica è un diritto dei cittadini. Per chi non ha fatto una precisa scelta di vita consacrata, la sessualità è un'attività normale, lecita e naturale. L'atto in se stesso non è in conflitto con la legge morale naturale, in quanto attiene alle normali funzioni fisiologiche di ogni individuo adulto di sana costituzione fisica, perciò, se non associato a comportamenti illeciti, non può costituire causa di peccato.
Il sesso è una materia che interessa la Sanità pubblica e la Magistratura nei suoi aspetti illeciti; non essendo in conflitto con la legge morale naturale non coinvolge la chiesa, la quale non possiede alcuna competenza, e nel pronunciarsi può causare danni gravissimi alla salute dei cittadini. Chiunque subisca un danno alla salute ha il diritto di rivalersi in sede legale. E chi produce un danno alla salute ha l'obbligo di risarcire la parte lesa. Negli stessi istituti penitenziari si cerca di trovare un compromesso per alleviare il forte disagio dei detenuti per la mancanza di una normale vita sessuale che produce squilibrio del comportamento, malessere, patologie psicologiche e deviazioni sessuali. Le deviazioni sessuali sono un sintomo esteriore di uno squilibrio interiore da risolvere in ambito socio-sanitario.

Sesso e chiesa
Sul fronte opposto è il discorso per chi è stato chiamato ad un cammino apostolico di vita consacrata, e si è volontariamente dissociato dalle leggi della natura umana per rispondere alle leggi della natura divina: chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. (1Cor 6,17).
Chi ha liberamente accolto la continenza come scelta volontaria, deve farsi simile agli angeli in santità, innocenza e pudore. I religiosi sono angeli caduti dal cielo chiamati a raccolta nella chiesa. Gli angeli non conoscono il sesso. Se lo conoscono lo devono dimenticare. Chi ne parla significa che lo conosce, ci ragiona sopra e non se ne vuole disfare. Perciò i religiosi TUTTI, devono astenersi dal praticarlo in ogni sua forma: con il corpo, con la parola e col pensiero; mediante il silenzio e la predicazione muta del buon esempio. La chiesa ha il vincolante dovere di non pronunciarsi su questioni che non si addicono a una santa sposa in preghiera ai piedi dell'altare.


Cosa è l'ipocrisia?

L'ipocrisia è una manifestazione oggettiva di una o più contraddizioni che producono un comportamento falso e distorto, rivolto a nascondere la reale natura delle cose. Si tratta di una forma ambigua di menzogna e d'immoralità. Ambigua perché appare e si manifesta all'opposto di ciò che essa rappresenta e di cui è costituita. L'ipocrisia è la maschera dietro la quale si nasconde il demonio.


Perché Gesù condanna gli ipocriti e perdona i peccatori?

Perché gli ipocriti fondano tutta la propria esistenza sulle false apparenze, che sono simulazioni di verità; ma al cospetto della Verità sono inganno e menzogna. La menzogna è la negazione della verità. Non ci si può relazionare con la Verità nell'ambito della menzogna. Chi opera per il bene universale e la verità, appartiene alla medesima religione; sia che si chiami Cristiana, Buddista, Islamica o Induista.
Chi appartiene alla religione della menzogna, non può appartenere alla religione della verità. Chi appartiene al regno delle tenebre, non può appartenere al regno della luce; perciò, quando il Signore giudicherà i segreti più intimi degli uomini, difficilmente le false vittime e le false anime belle potranno accedere al regno della verità assoluta e della salvezza eterna. (Cfr. Mt 23,13-32)


Cosa è il peccato?

Il peccato procede dalle pulsioni della natura istintiva e dalla debolezza della coscienza umana. Esso è costituito dall'esercizio di azioni e situazioni immorali, e dunque contrarie alla legge del santo Creatore.
La legge di Dio giudica le opere in relazione ai pensieri e al temperamento. Chi, per temperamento, è incline al male, avrà maggior merito nel compiere il bene. Se alle cattive intenzioni conseguono buone azioni, si ha la conversione del male al bene.
I buoni propositi sono migliori delle intenzioni immorali di chi è incline al male; ma se ai buoni propositi conseguono azioni malvagie, si ha la conversione del bene al male e il castigo di Dio sarà più aspro.
L'opposto del peccato è la moralità di chi merita la salvezza eterna. Nel compiacersi dei propri meriti si commettono peccati di superbia e vanità. Nel riconoscere le proprie colpe si acquisiscono meriti. Questa è la logica naturale da cui procede il giudizio divino:

"La Verità giudica la menzogna,
ma perdona la Verità.
L'Amore giudica l'odio,
ma perdona l'Amore.
La Fedeltà giudica il tradimento,
ma perdona la Fedeltà.
Il Perdono giudica la vendetta,
ma perdona il Perdono".

Verità, Amore, Fedeltà e Perdono sono attributi divini strettamente legati l'uno all'altro.


Cosa è il perdono?

Il perdono è una grazia particolare che procede come atto di sacrificio in alleanza con lo Spirito del Signore. Non è un generoso gesto di clemenza o di pietà in favore di chi lo riceve; ma una santa opera di Fedeltà in comunione di grazia col Santo Spirito di Dio. Significa scegliere se ripagare i torti subiti con la valuta coniata dal Signore o con la valuta coniata dal demonio. E' necessario decidere a quale religione appartenere. E' necessario decidere a quale istituto di credito affidarsi per accumulare i propri risparmi in cielo. E' meglio acquisire tesori in valuta divina; poiché il perdono vale più della vendetta... e l'umiltà vale più dell'onore. (Cfr. Prv 15,33).
L'orgoglio grida vendetta, l'alleanza con Dio stabilita col Battesimo, proclama la legge del perdono. L'essenza del perdono è nell'amore divino verso chi perdona.
Chi riceve il perdono umano al posto del castigo, può meritare e guadagnarsi anch'egli l'amore divino:
accostandosi al Sacramento del perdono;
offrendo sincere scuse alla vittima del torto;
rendendosi disponibile all'eventuale riparazione del danno.
Chi non merita di ricevere il perdono divino sia redarguito. Se ostinatamente rivendica il diritto della propria colpa, chiunque egli sia, va' affidato al cappio di Colui che giudica con giustizia, senza l'attenuante della rivalsa. Le vittime della vendetta umana, trovano un solido alibi e un'attenuante, nel verdetto del giudizio divino.
E' una grossa sfida:
Vincere l'immoralità con la Moralità.
Vincere la vendetta col Perdono.
Vincere la menzogna con la Verità.
Vincere l'odio con l'Amore.
Vincere la meschinità con la Nobiltà d'animo.
"Dio vi renda degni della sua gloria nelle opere della vostra fede a voi che subite afflizioni e soffrite ingiustamente. Ora siamo tutti nella prova! Nulla potrà mai essere addebitato a chi si è unito in comunione di grazia col Santo Spirito del perdono. Esso esprime il concetto più elevato di santa alleanza nella divina giustizia".


Cosa è il Sacramento del perdono?

Ogni colpa presuppone l'esercizio di una situazione immorale: il peccato; ed ogni peccato presuppone un castigo. Il giudizio dei peccati, quantifica l'entità della colpa. Questa è la legge del giudizio. La legge del perdono non è in relazione al castigo dei peccati e non risponde alla legge del giudizio; perciò non procede in giudizio. Il perdono divino è incondizionato, non indaga, non biasima, non giudica, non verbalizza, non è curioso di sapere; perché il perdono, suscitato dalle opere sante della fede per divina alleanza stabilita col Battesimo, è al di sopra delle opere della legge e distoglie lo sguardo dalle nostre colpe. (Cfr. Rm 3,19-26).
Il Sacramento del perdono è una lama ben affilata. E' la riparazione perfetta ai nostri peccati. Imprime una netta separazione tra il peccato e il peccatore. E' il taglio netto della fune che lega ogni colpa al peccatore. E' la dissociazione tra la causa e l'effetto della colpa, mediante il sangue di Gesù Redentore. Nella sua onnipotente misericordia, Dio, sapendo l'uomo incapace a riparare da se stesso il peccato, ha inviato suo Figlio Gesù: "Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo". (1Gv 2,2).
Ci si accosta a questo Sacramento come esuli erranti in supplica di clemenza all'ingresso del severissimo Tribunale divino. Procede, nella sua efficacia, in ordine al principio del perdono: "Come tu cerchi clemenza per essere liberato dal cappio stretto al tuo collo, così hai da elevare il cuore in alleanza con lo Spirito divino del perdono, e sciogliere il cappio stretto al collo di chi ti ha offeso". (Cfr. Mt 18,23-35)
Non possono essere rimessi i peccati di chi ha il cuore di pietra e pone il proprio irrevocabile rifiuto al perdono dei torti subiti. Ricevere il perdono, ripudiando il perdono, è la bestemmia contro lo spirito del perdono. La negazione del perdono impedisce il perdono. Il Principio da cui scaturisce l'effetto misericordioso del perdono non può essere tradito e offeso. Per nessuna ragione può essere tollerata la bestemmia contro il perdono. L'istante di collera e la fase più o meno lunga di risentimento che ne può conseguire, se non esclude la possibilità del perdono futuro, non offende il perdono. A chi perdona, tutto può essere perdonato; ma a chi in una forma irrevocabile non conosce il perdono a nessuna condizione, né ora né mai, sarà minuziosamente soppesato ogni singolo peccato sulla bilancia della burocrazia divina: "Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe". (Mt 6,14-15)


Cosa è lo Spirito del perdono?

Il perdono perdona, perché per divina alleanza è fedelissimo al Principio del perdono. Questa è la teologia del perdono.
"Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito [del perdono] non sarà perdonata" (Mt 12,31).


Come si celebra il Sacramento del perdono?

Il confessore non è un magistrato e la celebrazione di questo Sacramento non è un processo. La legge del perdono non è legge del giudizio e non procede secondo la logica del castigo. Il sacerdote è l'avvocato delle anime in relazione all'ordinamento della misericordia divina: diffonde nel mondo la pastorale del perdono e della preghiera, invita a ravvedersi e a costituirsi alla santissima giustizia del Signore.
La celebrazione di questo Sacramento è una relazione intima, esclusiva e segreta tra Dio e il cuore del peccatore; non deve essere profanato dalla eventualità di un uso improprio della lingua. Si esercita con modalità prettamente liturgiche in una prospettiva escatologica di salvezza. La sua efficacia è data dalla capacità del peccatore ad elevare il cuore, per unirsi in comunione di grazia divina con lo Spirito di misericordia del perdono di Dio.
Soltanto il Perdono sconfigge il peccato.
Soltanto l'Amore sconfigge la crudeltà.
Soltanto la Verità sconfigge la menzogna.
Soltanto la Fede sconfigge la morte.

"Dio castiga chi pecca per la speranza del perdono". (Cfr. "Massime eterne", S. Alfonso M. de Liguori)


Come si rimedia al peccato?

Celebrando il Sacramento del perdono, perdonando i torti subiti, con il rammarico per le proprie colpe, con la preghiera, con azioni morali e con piccole penitenze o rinunce in riparazione ai peccati commessi; senza mai perdere la speranza nella misericordia divina e senza la presunzione di salvarsi senza merito. La severità del giudizio finale sui nostri peccati... dipende se la Prefettura divina procede o non procede contro di noi! Non è per niente vero che Dio è un giudice mansueto, paziente e imparziale. E' invece un giudice corrotto, vendicativo e adirato al massimo, che perdona ogni peccato soltanto a chi si unisce per tempo al suo divino Spirito:

Perdonate per essere perdonati.
Non giudicate per non essere giudicati.
Amate per essere amati.

La ricerca del divertimento e del piacere è peccato?

Godersi onestamente e con semplicità un'esistenza spensierata può andare bene per chi non è stato chiamato a indossare un abito religioso; ma senza sguaiataggine nella ricerca dei piaceri mondani e senza dimenticare ogni giorno di ringraziare la Ragione del proprio benessere: "Raccogliti in preghiera e chiedi alla santa Provvidenza di illuminare i tuoi passi. Cerca di capire la pedagogia divina applicata alla tua persona da parte di chi ti ha dato tanto chiedendoti in cambio quasi niente".


Cosa sono i fioretti?

Sono le piccolissime prove d'amore che fanno grande la fede nella divina misericordia. Costituiscono le minuscole prodezze quotidiane offerte in dono al cuore di Gesù e di Maria. Non esiste una bilancia né una misura nei fioretti. Si fanno senza commercio.
I fioretti possono essere fatti con il corpo, con la parola e col pensiero.
Le grandi penitenze non sono fioretti e vanno sempre considerate con molta diffidenza. La fede religiosa non deve indurre alla ricerca ostinata di situazioni spiacevoli ed estreme. L'aggressività contro se stessi è una manifestazione di crudeltà; perciò è immorale. L'autolesionismo non è vocazione al martirio; ma uno squilibrio del comportamento che non rientra tra le virtù della fede nel divino amore.
L'esistenza stessa somministra le sue pene a ciascun individuo nella esatta misura stabilita dal santo Creatore. Secondo la pedagogia divina, il Signore distribuisce le sue grazie e le sue disgrazie, così come Egli reputa necessario. E' una santissima virtù saper accogliere queste con fede e devozione. Chi ha vera fede trae grazie dalla disgrazie.
Ogni giorno, il Signore, affida a ciascuno una nuova croce da portare: può essere una croce piccola e leggera, oppure grande e pesante. Se l'esistenza non propone grosse avversità, ringraziamo la divina provvidenza e accettiamo con gioia questa grazia; poiché tutto accade nella esatta misura stabilita dall'eterno Padre. Se invece coltiviamo il desiderio di avere croci più severe e pesanti da portare, preghiamo il Signore affinché ce le mandi: Egli non mancherà di esaudire questa curiosa ambizione!


Perché esiste il male?

Per il fatto che in questa esistenza terrena, con tutti i suoi affanni e le sue attese, siamo solo di passaggio. Non siamo noi a cercare il destino; è il destino a cercare noi. Tutto ciò che accade si colloca in ordine alla volontà divina.
Il tempo attuale che stiamo tutti vivendo non è il regno dei cieli. Il male esiste perché esiste il bene. La crudeltà esiste perché esiste l'amore. Il tradimento esiste perché esiste la fedeltà. La menzogna esiste perché esiste la verità.
I piaceri di un attimo e le sofferenze che sembrano non avere fine, sono i due estremi del senso e del non-senso che accompagna il corso di tutta la nostra esistenza fino alla morte. Sono parti di un solo ed unico movimento.
La menzogna è utile al Signore per glorificare chi procede sulla via della verità. Il tradimento è utile al Signore per glorificare chi procede sulla via della fedeltà. Il male è utile al Signore per glorificare chi procede sulla via del bene.
Siamo olive nel frantoio. Nessun frutto può sfuggire alla macina dell'esistenza. Le olive frantumate sotto il peso della pietra devono dare olio buono.
Siamo nel setaccio; pellegrini in cammino fra le tenebre e la luce. In questo tempo possiamo soltanto fare una piccola esperienza di entrambe. Solo nel regno dell'amore infinito è possibile vivere pienamente l'unione degli opposti e dei contrari in uno stato di grazia sublime. Nel giorno del giudizio, ogni simile si unirà al suo simile: il dolce con il dolce; il salato col salato; l’amaro con l’amaro; l'amore con l'amore; la menzogna con la menzogna; la verità con la verità; il tradimento con il tradimento; la fedeltà con la fedeltà; la vendetta con la vendetta; il perdono col perdono; il bene con il bene; il male con il male.


Come si affrontano le avversità dell'esistenza, piccole o grandi?

Contro ogni avversità, il divino amore ci offre le armi del credente che sono il digiuno e la preghiera nel silenzio ecclesiale. Con la preghiera nel digiuno e il digiuno nella preghiera, offerte in sacrificio con pudore, innocenza, senza nessun rituale e senza nulla pretendere, le beatitudini della divina grazia sono distribuite dal Signore secondo la sua misericordia.


"Le grazie divine hanno un prezzo,
e gli atti di sacrificio
sono tutti ricompensati".

Disperazione, senso di panico e angoscia sono l'unità di misura con cui si determina l'assenza di fede nella divina misericordia. Il Signore rende saldo il mondo e partecipa con pietà delle nostre afflizioni; così come un genitore soffre per le sofferenze dei figli. E' necessario affidarsi a Lui con fiducia; perché tutto si colloca nella esatta misura da Egli stabilita. Egli scrive dritto sulle righe storte delle nostre vicissitudini, e qualunque cosa permette ci avvenga, lo fa per il bene ultimo: la nostra salvezza. Adottare il modello di vita apostolica con l'esercizio delle sante virtù, è il rimedio più efficace contro ogni angoscia e disperazione.


Perché non ci si deve suicidare?

Perché nessuno può stabilire da se stesso la propria nascita e la propria morte. Nessuno può marinare la scuola dell'esistenza, dono di Dio. In qualunque luogo giungerà l'anima dopo il suicidio (assistito o meno), porterà se stessa e troverà sempre e soltanto se stessa nell'angoscia della disperazione. Queste anime, devono essere ricordate spesso come ogni altro caro defunto nelle nostre preghiere, e affidate con infinita pietà alla misericordia divina.


Cosa sono i miracoli?

I miracoli sono segni straordinari, adatti ad ogni intelligenza, che rivelano alcuni aspetti del mistero e sono motivo di credibilità nel divino amore. Essi possiedono una importante funzione teologica, nell'indicare che il mondo non è chiuso in se stesso e non è isolato né indipendente dal suo Creatore. (Cfr. Concilio Vaticano II).
Un miracolo non è mai immorale ed include sempre un messaggio d'amore. Di fronte all’evento miracoloso, le leggi della natura sembrano in apparenza piegarsi alla legge del santo Creatore; ma non vi è nulla che si pieghi, poiché tutto accade e si verifica sotto il controllo e il governo di un'unica legge: la Legge di Dio. Ciò che sfugge alla ragione umana non sfugge alla Ragione divina. Qui, la scienza della fede, sfida la scienza della fisica; secondo la logica della Verità assoluta, da cui gli stessi principi fisici trovano origine e nutrimento.


Come si relaziona il credente di fronte al progresso scientifico?

Ciò che l'eterno Padre ha creato, alla luce delle più straordinarie scoperte scientifiche (se non in conflitto con la coscienza morale cristiana), agli occhi della fede appare ancor più straordinario; a testimonianza di quanto il creato sia stupefacente e sconfinato nell'offrire sempre nuovi tesori e nuove risorse. I miracoli del progresso tecnologico non provengono dal nulla. Sono inclusi nella stessa materia. Potevano essere realizzati milioni di anni addietro come tra milioni di anni ancora: la materia è sempre identica a se stessa; ma soprattutto il patrimonio dei principi che governano il creato sono eterni. Ogni nuova invenzione è perché si può fare. Le scoperte scientifiche portano alla luce ciò che in teoria è possibile elaborare, ma si trova nascosto nella materia stessa; la quale include proprietà e risorse incredibili. La tecnologia produce soltanto ciò che si può eseguire, ed è quasi nulla rispetto ai prodigi inviolati che si potrebbero ancora realizzare.
"Ci sono molte cose nascoste più grandi; noi contempliamo solo poche delle Sue opere" (Cfr. Siracide 43,32).
Le malattie che affliggono l'umanità, mettono tuttavia in risalto i limiti del sapere umano. Ad esempio, di fronte a una banale lesione del midollo spinale, il progresso scientifico è incapace di trovare un rimedio e i paralitici restano paralitici. La scienza non è in grado di far crescere neppure un dente o un solo capello; perciò i vecchi restano sdentati, i calvi sono ancora senza capelli e i ciechi non riacquistano la vista. In tutta la sua stoltezza, il creato è più sapiente di qualsiasi scienza. Sta scritto infatti: “Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio". (1Cor 1,27-29)


"L'evoluzione di una civiltà non è data dallo sviluppo tecnologico, ma dalla nobiltà d'animo".


L'umanità discende dalle scimmie?

L'evoluzionismo non è una scienza; ma un CREDO in cui si afferma che l'essere umano si è generato da se stesso in un lentissimo processo di adattamento all'ambiente. E' la negazione delle origini sante e spirituali dell'umanità: un invito al vuoto compiacimento di sé. Insinua il concetto che il creato non è perfetto e il nulla può creare qualcosa.


"Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi?
Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato".
(Cfr. Sl 8,4-6)


Le scimmie sono stupende creature da rispettare nel proprio ambiente naturale. Se non esistessero le si dovrebbe inventare. Perciò, il Signore, nella sua infinita sapienza le ha create. E le ha fatte così perfette che non si possono confondere con niente altro; perché le scimmie sono perfettamente scimmie. Anche i cavalli sono perfettamente cavalli, le giraffe sono perfettamente giraffe, le galline sono perfettamente galline e le uova prodotte dalle galline sono perfettamente uova. Il latte di una madre è perfettamente latte. I pesci sono perfettamente pesci. Gli ominidi, poi scomparsi in epoche remote, furono perfettamente ominidi. Le ciliege sono perfettamente ciliege. I fiori sono perfettamente fiori. Le api sono perfettamente api. Il miele è perfettamente miele. Il ferro è perfettamente ferro e l'oro è perfettamente oro. Perfino i colori sono perfetti. Un giallo perfetto è perfettamente giallo. Un azzurro perfetto è perfettamente azzurro. Il sole è perfettamente sole. La terra è perfettamente terra. Il cielo è perfettamente cielo; cioè, possiede una propria specifica identità, non gli manca nulla per essere un cielo perfetto e non esiste traccia di una sua mutazione che lo porti a diventare un'altra cosa. Se ciò accadesse, si dovrebbe di nuovo inventare il cielo.
Nel creato, tutto procede con una logica che è conforme alla ragione per cui il creato è perfetto; perché ogni elemento corrisponde perfettamente a se stesso ed ogni epoca è perfetta al proprio tempo, secondo il disegno della sapienza creatrice. La storia si evolve, ma tutto ha origine da un Principio.
Chi ha fede nella santa Provvidenza di Dio, frutto della sapienza creatrice, ha un solo Credo:
"Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio, e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen".

Chi è alla sincera ricerca dell'amore di Dio, preghi in ogni momento il Credo cristiano.


La chiesa deve essere un luogo di socializzazione o di spiritualità?

La società odierna offre innumerevoli occasioni per socializzare, laddove spesso è difficilissimo trovare gli ambienti idonei a favorire il contatto col divino amore. Chi è alla ricerca di una spiritualità da spiaggia, fatta di turismo religioso, danze e partite di pallone, farà bene a riflettere sulla reale natura della propria vocazione; in particolare ponendosi la seguente domanda: "Cosa sto cercando? Sono alla ricerca di svago o alla sincera ricerca dell'amore di Dio?".


Cosa è la saggezza?

E' la capacità di dare del tutto intuitivamente il giusto valore e il giusto ordine di importanza alle cose, in una forma logica applicata all'esistenza. E' data dall'esperienza e dal buonsenso. Si colloca nell'ambito della verità e della sensibilità morale.


Chi sono i profeti?

La santa misericordia, di epoca in epoca e di popolo in popolo, lancia il suo richiamo. A questo scopo invia al mondo dei messaggeri. Non è importante la credibilità dei messaggeri, quanto la credibilità del messaggio.
Quando il buon pastore fischia da lontano, le pecorelle fedeli ascoltano e accorrono con fiducia. Chi, dalle parole dei profeti, riconosce il fischio amico del pastore è degno di accedere ai suoi pascoli.
Il Signore affida spesso ai piccoli e alle persone di poco conto o per nulla credibili i suoi messaggi; affinché risalti il talento della sapienza divina per voce dell'ignoranza. E’ luce di Dio che risplende nella stoltezza umana. E’ il miracolo della fioritura in un arido deserto di polvere e sassi.
Nelle questioni inerenti il profetismo cristiano, la carcerazione è una consacrazione dell'opera divina. L'ordinazione sacerdotale si celebra in cattedrale, l'ordinazione profetica si manifesta pienamente nella reclusione e nella persecuzione. I profeti sono fili d'erba calpestati dagli zoccoli in un campo di fiori (i fiori sono le Parole di Dio).


"Padre santo e misericordioso,
insegnami ad amarti".


COSA E' LA PREGHIERA?

E' supplica al Signore: opera di carità, di lode, di redenzione e di salvezza.


La preghiera è un aquilone d'amore che vola verso il cuore del Signore.
Gli aquiloni non volano da soli;
hanno bisogno dei bambini!
Se vedi un aquilone volare, all'estremità opposta del filo c'è sempre un bambino!
Ogni preghiera sussurrata con dolcezza mette addosso i brividi: accarezza il cuore del Signore.
La preghiera di carità in favore del prossimo è la più bella.
La preghiera di supplica e di penitenza è la più sofferta.
La preghiera di lode a Dio è la più elevata.
La preghiera di ringraziamento è la più umile.


Pregare per gli altri
è il più bel gesto di carità.

Regala una preghiera!
Pregare al posto di chi non prega
è il dono più utile.

A cosa serve pregare?

Serve alla salvezza delle anime.


Le preghiere si possono rubare?

Chi ha difficoltà a pregare, può farsi ladro o cacciatore di preghiere. Ascoltare i fedeli in preghiera è un modo di pregare. Rubare le preghiere non è peccato!


Sono più importanti le opere sociali di carità o la preghiera?

E' infinitamente più importante la preghiera:
"Nell'angoscia ho gridato al Signore, mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo". (Sl 117,5)
L'assassino crocifisso al fianco di Gesù, senza una sola opera di carità e nella impossibilità di farne, implorando il Signore ottiene la gloria della salvezza eterna un istante prima dell'ultimo respiro.
Le opere sociali di carità, talvolta costituiscono un alibi e un abbaglio per i non credenti; perché insinuano l'illusione di acquisire in premio il regno dei cieli, senza migliorare la propria condotta di vita in relazione alla misericordia divina. Il lupo si traveste da agnello per trarre in inganno da falsa pietà chi non prega ed è senza fede. E' una maschera. Non si devono confondere le opere di promozione sociale con la fede e la preghiera.
"Devono essere amati tutti per amore di Gesù, ma Gesù deve essere amato per se stesso". (L'imitazione di Cristo II-8,22)
Nel medesimo istante in cui l'anima lascerà questo corpo non vi saranno più parenti, né amici, né gente da aiutare o che può accorrere in nostro aiuto: "Tra te e Dio te l'hai da vedere!".
"Chi avesse una sola scintilla di vera carità, certamente sentirebbe quanto siano piene di vuoto tutte le cose terrene". (L'imitazione di Cristo I-15,14)
Molte opere di promozione sociale (se fatte senza fede), potrebbero non essere sufficienti a riscattare un solo peccato; ma la supplica al divino perdono prima del giudizio finale, per noi che siamo cristiani incostanti e volubili, è scudo di misericordia divina. Nella preghiera troviamo un soffice cuscino su cui appoggiare il capo nell'ora dell'eterno riposo, e due ali robuste per elevare l'anima in cielo.
La salvezza eterna nessuno se la può dare da se stesso; viene soltanto da Dio, come il raccolto dei campi, benedetto nei suoi germogli dalle piogge e dal sole.
A coloro che nel mondo hanno seminato soltanto la carità del denaro, il Signore restituirà il denaro. A coloro che nel mondo hanno seminato anche la carità della salvezza eterna, il Signore restituirà la salvezza eterna. Chi avrà cosparso di gloria e di petali dei fiori i piedi del Signore, sarà accolto nella gloria della vita eterna tra i petali dei fiori.

"Non dall'oriente, non dall'occidente,
non dal deserto, non dalle montagne
ma da Dio viene il giudizio:
è lui che abbatte l'uno e innalza l'altro". (Sl 74,7-8)






 
  M I S S I O N E

a cura di Giancarlo Mauroner Altemani


Presentazione

Questa regola tratta dei principi che dovrebbero governare la vita di fraternità, secondo il concetto di famiglia apostolica. Il fine ultimo è instradare in modo coerente alla vita consacrata per condurre le anime a Dio; con l'equilibrio e la misura del buon padre di famiglia.
Tra le prevalenti peculiarità di questa norma di vita, vi è l'introduzione del voto di continenza del corpo, della parola e del pensiero; da pronunciare sull'asse verticale di fedeltà al Vangelo, alla santa Chiesa e al Vescovo.


Introduzione alla norma di vita

Per costituire una famiglia apostolica unita dalla fede nel divino amore servono delle premesse. Queste premesse sono:
1) L'intervento della grazia di Dio Padre. (Vocazione soprannaturale)
2) La disponibilità dei religiosi a vivere secondo un modello di vita apostolica. (Risposta affermativa all'Amore che chiama)
3) Un luogo o una struttura dove attuare questa unità di intenti. (Missione)

L'elemento cardine che permette di delineare in modo chiaro e concreto questa "unità di intenti" è la Regola o norma di vita della famiglia apostolica.

Cosa significa avere una regola?
La regola è un accordo tra le parti verso il quale un gruppo di persone, unite da uno spirito univoco di condivisione sui medesimi valori, trova intesa e reciproca armonia. Anche le strutture alberghiere e i campeggi adottano una normativa a cui attenersi per l'accesso a queste strutture. Nel nostro caso rappresenta una forma di orientamento che serve anzitutto ad instradare la famiglia apostolica verso uno stile di vita fondato sulle verità del Vangelo. La coerenza verso i principi proclamati dalla regola, i quali devono essere conformi ai principi del santo Vangelo, rappresenta l'elemento imprescindibile di adesione al Signore e allo stile di vita da egli stesso enunciato.
La regola e gli orari della fraternità, sono quindi realizzati per mettere Dio al primo posto e così rispondere adeguatamente al primo comandamento: "Non avrai altro Dio fuori di me". Quando l'obiettivo di collocare il Signore al centro del proprio cuore e della propria vita è stato raggiunto, si è già fatto tutto! Tutto il resto è in più. Tutto viene dopo. Tutto il resto potrebbe anche non essere utile o non interessare!
Non è santo colui che coltiva tanti impegni, lavora molto e si prodiga tanto per il mondo; ma è santo chi riesce a mettere Dio al centro della propria esistenza; perché quel messaggio di carità e di amore si riverserà infallibilmente nel mondo e porterà altre anime a Dio. Questo obiettivo lo si può raggiungere mediante gli strumenti proposti da una buona regola o norma di vita, in cui l'amore per l'amore infinito di Dio è posto al centro della vita quotidiana di casa.

La Parola del Signore sia sempre nella nostra mente,
sulle nostre labbra
e nel nostro cuore.

FAMIGLIA APOSTOLICA PER IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE


MONASTERO DEL SILENZIO

Benvenuto a casa!



"Dove sono due o tre riuniti nel mio nome,
io sono in mezzo a loro".
(Mt 18,20)



Invocazione eucaristica

Rendici degni, o Signore, di ricevere i santi doni del tuo santo Spirito;
affinché possiamo essere nel mondo testimonianza del tuo amore.


Prologo


Il Signore chiama quando vuole.
Egli chiama o può chiamare chiunque, ad ogni età.
Chiama infatti il ragazzo, l'adulto o l'anziano.
Dall'alba al tramonto della vita Egli può sempre chiamare.
Per Lui non esistono limiti di tempo;
è sempre l'ora giusta allorché chiama.


1. Finalità

Proposito di questa regola è:
Seguire la dottrina del santo Vangelo, collocando il Signore al centro del cammino apostolico.
Servire ai Suoi piedi con opere pastorali e preghiere per la edificazione e per il bene delle anime.
Offrire accoglienza e orientamento a quanti attraversano momenti difficili, e verso chi è impegnato in un cammino apostolico per il discernimento vocazionale.
Fare esperienza dell'amore divino e riversarlo nel mondo.
Essere famiglia dei senza famiglia.

Questo è l'impegno su cui si fonda il carisma della vita consacrata, rinunciando alle vicende umane in favore delle vicende dello Spirito, prima con la testimonianza dei fatti (la vita vissuta nella pietà), poi con la proclamazione della parola.



2. Il carisma della vita consacrata

I religiosi sono angeli caduti dal cielo chiamati a raccolta nella chiesa. I cittadini del cielo appartengono alla medesima patria celeste e si completano a vicenda, gli uni negli altri, nell'amore divino. Gli angeli sono trasparenti e silenziosi; perciò si ha difficoltà ad avvertirne la presenza. Sono anime vuote di sé; NON piene di sé. Le anime piene di sé sono una dannazione per chi è impegnato nel cammino del divino amore. Ogni religioso deve creare il vuoto dentro di sé, al fine di accogliere la grazia divina e vivere con gioia la pienezza della vita consacrata insieme ai confratelli o alle consorelle.


3. Ingresso e formazione

La possibilità di accedere alla vita consacrata è data a qualsiasi fratello o sorella (in strutture distinte).

Prospetto pedagogico nel cammino di consacrazione

Il percorso vocazionale nelle distinte fasi pedagogiche, ha differenti tappe e differenti finalità a seconda dell'età, e può essere così suddiviso:

Fino a 25 anni = PERCORSO GIOVANI
Da 26 a 40 anni = PERCORSO ADULTI
Over 41 = PERCORSO ANZIANI

I cosiddetti "Campi della Parola", finalizzati all'animazione vocazionale, dovrebbero in larga parte lasciar posto ai "Campi del Silenzio" o "il Silenzio insieme" col seguente slogan:

"Lascia fare a Lui!"

L'opera vocazionale della misericordia divina la si può percepire soprattutto nel silenzio.


Suddivisione delle vocazioni soprannaturali

Vocazione alla pastorale diocesana
Vocazione alla pastorale conventuale
Vocazione alla pastorale itinerante
Vocazione missionaria
Vocazione monastico-cenobitica
Vocazione eremitica-contemplativa


Nei distinti casi, le possibilità di integrazione restano vincolate alla capacità di adattamento alla vita religiosa con animo lieto e benevolo. Dopo un adeguato periodo di discernimento vocazionale, finalizzato alla maturazione di una scelta consapevole, il religioso potrà essere instradato nella giusta direzione.
Il candidato che avrà espresso il desiderio ad accostarsi a questo tipo di esperienza, dopo avere accertato nei precedenti contatti la reale predisposizione d'animo ed avere firmato una liberatoria di consapevolezza sulla norma di vita vigente, potrà trascorrere un primo periodo di discernimento della durata di 6 mesi in qualità di Ospite, di cui i primi 15 giorni di pre-ingresso saranno vissuti in una condizione appartata di osservazione e di ascolto. In questo periodo, il candidato Ospite, avrà il tempo di mettersi alla prova e di approfondire la reale natura della propria vocazione. Al di sopra del curriculum e dei presupposti anagrafici del candidato, la conoscenza diretta sarà utile per capire se vi sono i requisiti di autentica idoneità alla vita consacrata.
Quindi, la formazione al noviziato, dovrà prevalentemente attuarsi condividendo la realtà ordinaria delle singole famiglie religiose. L'attitudine richiesta è data dalla capacità di adattarsi alla regola che definisce le norme spirituali e comportamentali della vita religiosa, fondata:
sul silenzio
sull'orazione scandita dai tempi della fraternità
sull'arte sacra e il lavoro
sulla missione
sulla continenza del corpo, della parola e del pensiero
sull'asse di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e al Vescovo.

Nella vita consacrata c'è un tempo per pregare, un tempo per studiare, un tempo per lavorare e un tempo per ascoltare il silenzio.

Il lavoro è esercizio e disciplina del corpo.
Lo studio è esercizio e disciplina della mente.
La preghiera è esercizio e disciplina spirituale dell'anima.

Preghiera, studio, lavoro e custodia del silenzio sono le principali attività quotidiane della vita consacrata.


4. La custodia del silenzio

Il cammino sul sentiero del divino amore, per alcuni è fatto in gran parte di parole; per altri è fatto in gran parte di silenzi. La religione non è fatta soltanto di parole; ma è costituita in gran parte di silenzi.

Il silenzio è santo.
Il silenzio non bestemmia!
Il silenzio è casto nel parlare e non offende nessuno.
Il silenzio non racconta menzogne.
Il silenzio non è spavaldo né vanitoso.
Il silenzio non è prevaricatore e non impone le proprie idee.
Il silenzio ascolta.


Cosa rappresenta il silenzio per la vita consacrata?
Il silenzio ci parla; ma per poter percepire le sue armonie e capire ciò che il silenzio dice, è necessario stare ad ascoltare la sua voce con la stessa attenzione con cui si ascolta chi pronuncia parole.
Cosa dice il silenzio?
Il silenzio parla tutte le lingue del mondo. Racconta che sul cammino del divino amore, prima della voce della parola, deve emergere la voce del silenzio che è una delle varie forme di orazione.
La custodia del silenzio è uno dei carismi della vita consacrata; finalizzata al contatto con la santa misericordia. Il monastero non è un luogo di socializzazione tra esseri umani; ma di socializzazione col Signore, dove tutto è preghiera, e tutto ciò che si contrappone alla preghiera è da evitare.
La necessità di vivere immersi nel frastuono, poco si addice alle questioni dell'anima. Il fratello che nel silenzio ecclesiale e nella solitudine insieme non è in grado di trovare un sano equilibrio, potrà eventualmente dedicarsi ad opere e missioni visibili che lo portino ad avere contatti col mondo esterno, rinunciando a quelle invisibili e silenziose dell'anima.
Il silenzio ecclesiale è preghiera. Il Signore ci parla nel silenzio. Non è possibile pregare con la radio sintonizzata su un programma di varietà o mentre la gente chiacchiera. Nel silenzio, l'individuo, decide da se stesso gli argomenti che desidera ascoltare.
Il silenzio è preghiera e la preghiera è carità, in quanto finalizzata al bene delle anime; dunque il silenzio ecclesiale è anche carità.
Quanto più la fede nella divina misericordia è fondata sulle opere del silenzio, tanto più essa offre la ricchezza dei suoi doni.
La massima espressione del silenzio e' "il silenzio insieme"; in unità di spirito tra fratelli o sorelle.
Sapere ascoltare le armonie del silenzio, significa esplorare le origini della propria vocazione, dove il silenzio si fa preghiera.

Perché in chiesa non si deve fare salotto?

Perché chi entra in chiesa cerca il volto di Gesù. La chiesa è un luogo santo e sacro di culto e di preghiera. Ci si reca in chiesa per fare visita al Signore. Quando si entra in chiesa, al cospetto del Signore, è necessario spegnere il transistor adibito al pettegolezzo, e sintonizzare la mente e il cuore sulle giuste frequenze dell'amore, predisponendo l'anima all'ascolto. Soprattutto se non si è particolarmente devoti, è necessario non violare con la propria esuberanza la santità della sacra casa del Signore.
In chiesa, tutto deve essere sacro e liturgico:
Le voci devono essere sacre e liturgiche.
Le immagini devono essere sacre e liturgiche.
I canti devono essere sacri e liturgici.
I pensieri devono essere sacri e liturgici.
Il saluto all'altare quando si entra e si esce dalla casa del Signore è un gesto di devozione e rispetto.



5. I "voti del silenzio" pronunciati sull'asse verticale di fedeltà

Il cammino di consacrazione non è un esercizio alla sottomissione, ma di ascesi; cioè di elevazione alla pienezza della fede nel divino amore. I "voti del silenzio" pronunciati sull'asse verticale di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e al Vescovo, costituiscono sorgente di vita apostolica e un impegno vincolante di adesione all'amore divino. Se presentati all'altare sono un matrimonio. Si esercitano mediante:
la continenza del corpo,
la continenza della parola,
la continenza del pensiero.
Essi rappresentano un proficuo esercizio pedagogico e spirituale sulla via della fede nel divino amore, finalizzato ad elevare il corpo, la parola ed il pensiero ai più nobili valori; rifiutando ogni forma di attività, espressione o pensiero contrari ai santi insegnamenti del Vangelo. Conferiscono pace, equilibrio, armonia e serenità a chi offre con animo semplice e lieto questi "voti del silenzio" in sacrificio e per amore del Signore.
Il silenzio è ciò che non offende nessuno. Consiste in un utilizzo morale del proprio corpo, delle proprie mani, dei propri occhi, della propria voce e dei pensieri:

silenzio del corpo
silenzio della parola
silenzio del pensiero.

Cosa significa "asse verticale di fedeltà"?
La fedeltà la si dovrebbe applicare nel seguente ordine:
1) Vangelo (Gesù)
2) Chiesa (Sommo Pontefice)
3) Diocesi (Vescovo)
Vescovo, Chiesa e Vangelo devono essere allineati sullo stesso asse verticale. In questo modo non possono essere tracciate traiettorie trasversali, e i fedeli sono orientati nella giusta direzione di marcia. Il gradino più basso di questo asse a cui prestare fedeltà è il Vescovo. Non esistono gradini intermedi tra l'uno e lo zero. Il superiore del più grande ordine religioso è una figura insignificante sotto il profilo della divina gerarchia.
Ciascun fedele può trovare in se stesso il monastero. Pronunciare questi voti non implica la necessaria appartenenza a un ordine religioso, e chiunque li può applicare con profitto.
I voti presentati all'altare sono un matrimonio.

Siate fedeli al Vescovo,
come Gesù è fedele al Padre.

"Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri". (Gv 15,15-17)


6. L'orazione, scandita dai tempi della fraternità

Il monastero è un luogo dove il tempo si ferma, dove l'uomo trova rifugio, conforto ed equilibrio soprattutto nella preghiera:
Preghiera di carità e supplica
Preghiera di penitenza
Preghiera di lode
Preghiera di ringraziamento.
La "preghiera insieme" deve collocarsi al centro della vita di fraternità, secondo la dottrina del santo Vangelo.
La pace interiore e la gioia del cuore che provengono dallo Spirito del Signore, sono l'idillio della vita consacrata. Avvertire la grazia del Signore, nell’espressione di un profondo sentimento di consolazione interiore, è sempre la testimonianza di un dono splendido della santa misericordia.
Semplicità e misura negli orari di preghiera, con ampi momenti di respiro, rappresenta il modello di vita più consono per ogni famiglia religiosa; nel rispetto dell'ordinamento liturgico prescritto dal rito della santa Chiesa apostolica, secondo il seguente prospetto:


ORARIO DELLA FRATERNITA'

6:30 - LEVATA
6:50 - UFFICIO di LETTURE e MEDITAZIONE (in clausura)
7,45 - SS. MESSA e LODI (in chiesa)
8.00 - COLAZIONE
8.30 - MISSIONE, STUDIO O LAVORO
12:00 - ANGELUS e ORA MEDIA (in chiesa)
12.30 - PRANZO
13.30 - SILENZIO
15.30 - MISSIONE, STUDIO O LAVORO
18.30 - MEDITAZIONE E VESPRO (in chiesa)
19.00 - PASTO DELLA SERA
20.30* - COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE (in clausura)
21.00 - SILENZIO
3.30** - UFFICIO NOTTURNO / Lectio divina / S. ROSARIO (in chiesa - FACOLTATIVO)

* Un giorno alla settimana, a rotazione, la Compieta, le orazioni della notte, la lectio divina e il S. Rosario sono in chiesa.
** Per chi desidera attenersi alla più antica tradizione monastica "dell'ora incerta" (FACOLTATIVO). L'UFFICIO LETTURE può essere integrato al suo interno.
La domenica e nei giorni festivi la Liturgia delle Ore è individuale. Il lavoro è sostituito dalla pastorale.
Ad ogni appuntamento di preghiera, 10 minuti antecedenti (circa), sono per la meditazione. (La meditazione più profonda di relazione con l'eternità, avviene nella terra di nessuno: al confine tra la veglia e il sonno; quando l'attenzione è temporaneamente assente).


Lode alla Santa Vergine:
Il ringraziamento del mattino è il Salve Regina oppure il Regina Coeli (canto latino)
Il ringraziamento di mezzogiorno è l'Angelus (Ora media a seguire)
Il ringraziamento della sera è il Magnificat (come da ufficio liturgico)



La puntualità è il cardine della vita di comunità e del rispetto verso il prossimo. L'orario è l'ossatura della famiglia religiosa. Se la puntualità è assente, viene meno il senso del condividere insieme la Missione. Gli orari di una casa religiosa, sia pure con una certa elasticità, servono a dare ordine, ad evitare il caos e soprattutto il disinteresse; vanno perciò rispettati con impegno, cercando di fare del proprio meglio. L'attesa è un lavoro logorante. Chi non rispetta gli orari non ha rispetto verso il prossimo. Non essere puntuali, significa essere scorretti nei confronti di chi invece lo è. Non è un gesto di carità aspettare chi è spesso in ritardo. Il gesto di carità consiste nell'essere puntuali. Quando si è puntuali, il gesto di carità è già stato fatto! Fatta la carità... inizia il martirio! Spetta a chi è sempre in ritardo compiere un gesto di carità verso chi è in attesa!
I confratelli e le consorelle che nel corso della giornata si ritrovano per le varie attività, hanno facoltà di iniziare allo scadere degli appuntamenti, secondo pedagogia, affinché i ritardatari non siano premiati. Se un individuo non è mai puntuale, significa che non è coinvolto e coltiva altri interessi; perciò è inutile e dannoso restare in sua attesa, perché il disinteresse si diffonderà per contagio come una epidemia in tutta la famiglia religiosa, e ben presto ciascuno troverà legittimo dedicarsi alle proprie faccende. Quindi, chi ha molti impegni e molte occupazioni, deve avere la carità di non riversarle sul prossimo, soprattutto quando si ricopre una carica e si ha il dovere di dare il buon esempio.


7. L'arte e il lavoro benedetto dalla santa orazione

Il lavoro e l'esercizio della musica e delle arti, costituisce l'elemento pratico e dinamico della vita di fraternità. Queste opere andrebbero svolte con animo lieto e senza affanno. Soprattutto realizzate secondo l'estro e le capacità individuali; cercando di non primeggiare e di non apparire, rinunciando alla competizione e ai traguardi da raggiungere. Evitando cioè tutte quelle dinamiche che portano a confrontarsi tra chi è più bravo e chi è meno bravo; tra chi produce di più e chi produce di meno.
In una comunità religiosa vi sarà chi lavora di più e chi lavora meno, chi prega di più e chi prega meno, chi è più orientato per le cose manuali e chi per quelle didattiche o contemplative. Vanno bene tutte, purché vi sia il rispetto reciproco, senza antagonismo.

L'importanza dell'arte sacra.
L'arte è ciò che rientra nel carisma della creatività. Ogni forma di arte sacra favorisce l'elevazione dell'anima più di qualsiasi ragionamento su Dio. Questo accade per il fatto che il carisma dell'arte scavalca gli schemi della razionalità.
L’arte sacra procede oltre i confini del ragionamento. Tocca direttamente le corde dell’anima: le fa’ vibrare con tenera armonia come un dolce arpeggio.
Ad esempio, la musica può orientare il nostro animo al Signore, più di quanto non sia consentito al linguaggio fatto di sole parole. Questo spiega l’importanza della musica nella liturgia. Una miscela di musica e preghiera, apre degli orizzonti infiniti sulle verità del mistero divino.


8. Il rito della spogliazione e della vestizione

Non vi può essere una vestizione se prima non vi è stata una spogliazione. Non vi può essere un ingresso nella comunità religiosa, se prima non vi è stata una uscita dalle vicende umane. L'ingresso alla vita consacrata comporta l'uscita dal mondo e la rinuncia al proprio ego, per vivere il cammino apostolico di consacrazione non secondo la carne ma secondo lo spirito. E' perciò necessario spogliarsi delle vecchie abitudini per rivestirsi a vita nuova sulla via del divino amore.
La tonaca è l'abito angelico degli abitanti del cielo. E' un simbolo di fedeltà. Il suo carisma si riversa su chi lo indossa e dedica la propria esistenza alla sequela del Signore. Esso costituisce "preghiera visiva" rivolta alla divina misericordia a specchio sul mondo; quale segno esteriore e predicazione muta del regno dei cieli. La testimonianza di fede passa attraverso l'abito religioso, e riveste di preghiera chi lo indossa. Testimonia di essere un innamorato del Signore. Dichiara l'amore e la totale appartenenza a Lui. In quell'istante, tu non ci sei più. L'abito religioso agisce per conto di Gesù... e tu non sei più tu; perché il suo Santo Spirito agisce in te.

Indossare un abito religioso è particolarmente utile nella delicatissima fase di noviziato; esattamente come la serra è utile per la coltivazione dei fiori più delicati, in quanto rafforza l'identità spirituale, e perciò contribuisce a disfarsi del vecchio ego.
La tonaca in associazione alle opere buone della fede è la miglior predicazione del Vangelo. E' un richiamo visivo alla fede religiosa.
L'abito predica non soltanto al mondo, ma anche e soprattutto a se stessi!


La gente vuole incontrare Gesù.
La gente lo vuole vedere, lo vuole toccare...
Tu devi guardare il mondo con gli occhi di Gesù.
Devi ascoltare con la misericordia di Gesù.
Devi parlare con le labbra di Gesù.
Devi amare con il cuore di Gesù.


9. L'inviolabilità della clausura

Ogni casa religiosa avrà una zona riservata alla clausura in cui saranno applicate le tipiche restrizioni della clausura.
La cella non è una stanza qualunque: è chiesa. E' il luogo in cui si celebra la liturgia della vita consacrata. E' il basamento sul quale può innalzarsi un'autentica relazione soprannaturale con Dio.
La clausura è il carcere santo degl'innocenti. La sacralità e l’inviolabilità di questo luogo in cui il religioso vive di preferenza, è data dal fatto stesso che tra queste mura si compie e si rinnova di giorno in giorno il fine della vocazione: la radicalizzazione del silenzio del corpo, della parola e del pensiero; col desiderio di penetrare sempre più le verità della fede e il mistero dell’amore infinito del Signore.
La clausura applicata in una forma coerente conferisce dignità, aiuta la concentrazione perché distoglie la mente dalle distrazioni. Tutto quanto è causa di distrazioni e produce turbamento andrebbe evitato. E tutto ciò che può favorire la elevazione dell'anima a Dio sarebbe da adottare.

La tua dimora deve essere chiesa.
Il tuo corpo deve essere chiesa.
La tua mente deve essere chiesa.


A chi persegue la conoscenza della verità nell'amore misericordioso di Dio Padre, non serve leggere i giornali e ascoltare i notiziari per essere costantemente aggiornato sugl'inganni e i travagli del mondo. La curiosità verso i fatti quotidiani non aggiunge nulla di buono al sapere divino: predispone al pettegolezzo e distoglie la mente dal silenzio ecclesiale.

"La natura è smaniosa di conoscere cose segrete e di sentire novità; vuole apparire bene all'esterno e fare molte esperienze per mezzo dei sensi. Brama d'essere conosciuta e di fare ciò da cui nascono lode e ammirazione.
La Grazia, al contrario, non si cura di conoscere novità e curiosità, perché tutto ciò è nato dall'evoluzione del vecchio, non essendoci su questa terra nulla che sia nuovo e duraturo". (L'imitazione di Cristo 54,35-36)



10. Una croce per ogni ambiente, una SS. Messa per ogni giorno

Ogni ambiente riflette ciò che sono le persone che vi dimorano. Nella famiglia religiosa, tutto dovrebbe essere improntato all'insegna del vivere l'essenziale, con semplicità e decoro: non per vanità ma per necessità; evitando tuttavia di scadere nella sciatteria e nello squallore.
In ogni stanza non dovrebbe mancare un crocifisso, e l'arredamento della casa dovrebbe essere semplice e sobrio, come il carattere di chi vi dimora. Il crocifisso non è un amuleto, ma una immagine davanti alla quale si prega in unione di Spirito con Cristo crocifisso, sofferente... ma risorto. Il crocifisso appeso al collo è un segno di amore e di fedeltà alla santa misericordia e di condivisione alla passione del Signore.
Ogni elemento attinente ad arredi e ad argomenti sacri dovrebbe essere finalizzato ad innalzare gli animi a Dio, con il dovuto rispetto per ciò che si addice al sacro. Quando sorgono dubbi, sia pure nelle minuscole proporzioni, sarà bene pensare di dovere operare una scelta adatta alla Basilica di San Pietro in Vaticano!


Il vino deve essere vino
e il pane deve essere pane.


11. Missione: la carità nelle opere visibili e invisibili della fede

La vita contemplativa e di preghiera, rivestita di pietà umana, si deve riversare sui fedeli nella missione, per diffondere un messaggio pastorale di conversione dei cuori e avvicinare alla fede chi è distante dalla fede.
"Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". (Mt 4,4)
Il più bel gesto di carità è donare Gesù. Nel fare la carità, si deve portare il regno dei cieli per la salvezza delle anime; perché l'anima è un bene più prezioso del corpo che è destinato alla fossa in pasto ai vermi. Quando si annuncia il regno dei cieli, si semina nei cuori il santo Vangelo. In alcuni, il piccolo seme, porterà nuovi germogli e frutti buoni.
Ogni luogo è idoneo a questo scopo. Non è necessario percorrere migliaia di chilometri per fare del bene al prossimo. Non è necessario usare il denaro. La carità non è il denaro; ma sono tutte le opere dell'amore: preghiera, amore materno, sostegno morale, tolleranza, sacrificio di sé, lavoro... Il primo luogo in cui esercitare i principi della carità cristiana è in casa verso i famigliari, gli amici, gli ospiti, i conoscenti e coloro i quali bussano alla nostra porta. Poi al lavoro, a scuola, negli ospedali, nelle carceri, nelle case di riposo, tra i poveri e i sofferenti... Ma anche tra quei benestanti prigionieri di un falso ego che allontana dalla Verità ultima e si rivela inutile a se stessi e verso il prossimo; i quali sono tra i più infelici e bisognosi della misericordia del Signore.
Il criterio morale nell'esercizio della carità non è necessariamente verso i più bisognosi, ma in particolare verso i più vicini (famigliari, amici, conoscenti, concittadini...); poiché è immorale provvedere alle necessità di chi è lontano e non si ha una precisa conoscenza della situazione, senza prima avere riversato una buona dose della nostra misericordia su chi ci vive accanto.
E' profondamente immorale fingere di ignorare il mendicante sdraiato ogni notte dietro l'angolo di casa, e poi compiacersi per avere fatto beneficenza a gente sconosciuta di un continente sconosciuto.


Gesù rispose alla donna straniera che lo implorava per la guarigione della figlia:
«Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini».
(Cfr. Mt 15,26)


Le opere sociali di carità, devono essere mirate su chi concretamente vive in stato di necessità, e accompagnate da un programma di educazione al lavoro, con spirito di sacrificio e nobiltà d'animo; mediante il messaggio pastorale apostolico.
La carità, in alcune circostanze può essere immorale; ad esempio quando per il bene di alcuni danneggia altri o quando alimenta invidie, gelosie... ed è fatta con risvolti di opportunismo, vanità, speculazione o per migliorare la propria immagine. La moralità, invece, non è mai immorale, e include in se stessa ogni opera d'amore.
La preghiera in favore del prossimo, include ogni bene. Le opere visibili di carità, senza le opere invisibili della preghiera, potrebbero non essere efficaci ai fini della salvezza eterna; mentre la preghiera anche senza opere di promozione sociale può salvare. Rendete invisibili le opere visibili della fede; affinché siano gradite a Colui che tutto vede. La carità della preghiera offre un bene più duraturo in favore di ciò che ha veramente valore: la salvezza eterna dell'anima incarnata. La vita monastica è perciò un'esistenza dedicata alla carità. Portare anime a Dio è un eroico gesto di carità. Ciò che è complementare all'economia della salvezza eterna è carità infinita.
La carità è amore materno, rivestita dell’innocente abito della preghiera.


Siate carità, anche quando il mondo intorno a voi non è carità.
Voi siate carità.
Siate anzitutto carità con chi vi sta accanto o incrociate sui vostri passi.


12. La famiglia dei senza famiglia

La fede nella santa misericordia si realizza pienamente quando include le opere verso i bisognosi.
I soggetti deboli nella società odierna sono spesso le persone senza reddito e senza famiglia: sono coloro i quali vivono momenti turbolenti, come nel caso di chi ha subito una separazione coniugale. Talvolta si tratta di anime bisognose di aiuto e di accoglienza. Una persona senza famiglia è un albero senza radici: ha bisogno di essere sorretto. Dare una famiglia a chi è senza famiglia è una santa opera di carità e di amore:

Serve ad avvicinare a Dio chi vive lontano da Dio.
Serve a restituire dignità a chi ha perso la dignità.
Serve a dare un senso alla vita di chi ha perso il senso della vita.
Serve a dare qualcosa da fare a chi non ha niente da fare.
Serve a dare speranza a chi ha perso la speranza.
Serve a dare una fede religiosa a chi è privo di fede nella divina misericordia.

Soprattutto in queste occasioni, per molte valide ragioni, sarà opportuno che l'Ospite si spogli dei propri abiti per indossare l'abito predisposto per gli Ospiti, il quale aiuterà all'integrazione monastica in unione con Dio e coi fratelli. Difatti, una casa per fraternità non è un condominio e non è un albergo!
Nell'accoglienza degli ospiti saranno da evitare le dinamiche del commercio e del turismo religioso. Non deve trattarsi di una villeggiatura! Le vacanze si fanno altrove! L'Ospite dovrà perciò essere instradato alla vita apostolica di fraternità. In ogni caso! Anche per un solo giorno o per un solo pomeriggio, e affiancato a un fratello o ad una sorella maggiore nel discepolato che conosca la strada, il cammino e i passi della fede, per aiutare a riconoscere la voce della misericordia divina che chiama, e così spiccare il volo.
La famiglia procede nell'ambito dell'umana solidarietà ed unione di intenti nella condivisione. La famiglia apostolica è appartenenza ad un nucleo sociale religioso. La famiglia è casa. L'accoglienza degli Ospiti sarà di conseguenza vincolata alla compatibilità con lo stile di vita della casa religiosa.
Le persone che non hanno il senso del sacro rappresentano un ostacolo nel cammino della fede. La troppa tolleranza non deve portare all'autodistruzione della famiglia religiosa stessa, o indurre a comportamenti o ad uno stile di vita in contraddizione con i propositi e le finalità perseguite... Una sola mela marcia rovina quelle sane!


13. Non di solo pane

I pasti, così come la preghiera insieme, sono occasioni quotidiane di condivisione fraterna. Condivisione del cibo e condivisione della preghiera! Il cibo sostiene il corpo come la preghiera sostiene l'anima.
Un atteggiamento goliardico verso il cibo è una grave forma di insolenza verso la santa Provvidenza, e può vanificare l'impegno nel cammino di consacrazione. Una breve preghiera, prima e dopo i pasti, costituisce il ringraziamento alla divina Provvidenza.
L'alimentazione, all'interno della vita di fraternità, sarà semplice e frugale, senza troppi capricci, finalizzata a saziare e non a viziare; avendo presente che l'uomo non è ciò che è la sua dentatura, ma è ciò che è la sua coscienza morale e spirituale.
Nel corso degli incontri di convito, i fratelli nella fede sono invitati a parlare a bassa voce; affinché per tutti vi sia spazio al dialogo fraterno, e la esuberanza di pochi non si trasformi in prevaricazione della parola.
Se non siamo sacerdoti, non parliamo del Signore come se lo fossimo, ma esprimiamo con tranquilla chiarezza il nostro pensiero; affinché le nostre parole riflettano la nostra fede. I sacerdoti, invece, non si rivolgano ai commensali come fossero sull'altare. Ed i professori declamino con accento da professori solo quando sono in cattedra. A tavola si è tutti uguali.
Ricordiamo sempre il secondo comandamento: "Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio". Applichiamo la continenza della parola con un uso moderato della lingua. Non abbandoniamoci a discorsi futili sulla divina misericordia, come si trattasse di politica o di un argomento qualsiasi, magari col boccone in gola. Parliamone eventualmente nelle sedi e nelle circostanze appropriate.
Così come è gradito non accavallare le gambe all'altezza del ginocchio quando si è in preghiera o in un luogo sacro, è altresì buona educazione non accavallare le gambe quando si è a tavola come piccolo gesto di gratitudine per la santa Provvidenza.
Il rettore o l'ebdomadario che guida le funzioni liturgiche nell'arco della settimana, veglierà sui fratelli (superiori compresi). Col tocco di campana, avrà il compito di sancire l'inizio e la fine di ogni pasto comunitario.
La colazione mattutina è da considerarsi pasto individuale.


14. Rettorato, raccomandazioni, annotazioni e precetti generali

La regola serve a tutelare i confratelli e le consorelle, senza distinzioni di alcun tipo. Nessuno può dichiararsi al di sopra di questo accordo, in particolare chi ha la responsabilità di applicarlo e farlo rispettare.
Chi dirige la famiglia religiosa, deve riunire nell'esercizio di questa funzione la santità di Giuseppe e di Maria; dovrà essere al contempo padre e madre: sacrificarsi per i figli e prendersi cura della casa come una brava madre (non in forme possessive), ed imporre con rettitudine l'ordine e la disciplina del buon padre di famiglia. Avrà inoltre cura di evitare l'adozione di variabili indipendenti che possano creare disagi e rivelarsi controproducenti, come ad esempio adattare gli orari e lo stile di vita modellati sul calco dei propri impegni personali (sia pure pastorali).
L'idoneità al rettorato non è data dai titoli, ma dall'attitudine e dalla disponibilità a prendersi cura di tutti i famigliari e della casa. Se il candidato non ha il requisito della disponibilità non è idoneo.
Il rettore è una madre al servizio dei figli e della casa. Non sono i figli a servire la madre; è la madre che si sacrifica per il bene dei figli, educa e da' il buon esempio. Una madre deve essere tollerante, equilibrata e dare cose buone ai figli.
Il rettore avrà cura di dirigere, amministrare, assegnare incarichi e responsabilità.
Chiunque sia causa di vessazioni, maldicenze o turbamento della pace e della tranquillità altrui si pone nella condizione di essere legittimamente allontanato; in particolare quando si tratta di soggetti noiosi, rumorosi e petulanti, incompatibili con uno stile di vita raccolto.
Gli strumenti per applicare il rispetto della regola da parte del Rettore, saranno:

Il richiamo verbale
La notifica scritta
L'allontanamento temporaneo
L'espulsione

Gli strumenti da parte dei confratelli o delle consorelle per richiamare alle proprie responsabilità un superiore scorretto, saranno:

L'udienza di richiamo verbale
La diffida scritta
La segnalazione scritta all'Ordinario del luogo


Questa regola, nella forma di un accordo tra le parti, si propone esattamente di tutelare la dignità e l'integrità fisica e psicologica di tutti.
In via generale, valga il principio della carità, della tolleranza e della benevolenza, ma senza rinunciare alla dignità umana.
Laddove sia necessario scegliere tra utilitarismo e moralità, si tenga conto che una condotta morale è sempre superiore a qualsiasi altra. Non tutto ciò che è utile può essere fatto, e tutto ciò che è immorale deve essere evitato.

Annunciare il Vangelo e il regno dell'amore divino non solo a parole ma nei fatti è lo scopo di ogni famiglia religiosa.


15. Il contatto sacramentale con Dio: le carezze dell'amore!

Il cammino di consacrazione è anzitutto un cammino verso la pienezza della fede nel divino amore. I Sacramenti sono una manifestazione dell'amore infinito dell'eterno Padre. Ricevere la grazia del Signore è un dono, massimamente espresso nell'azione esercitata dai Sacramenti.
I Sacramenti stanno alla base di ogni cammino di consacrazione: sono il Corpo di Gesù, il Sangue di Gesù e il Perdono di Gesù. Sono le carezze del Suo amore!
Ricevere con devozione i Sacramenti, significa accogliere l'Amore divino; aprirsi a lui e vivere in lui.
Ciò che distingue la religione della legge dalla religione del Signore Gesù, risorto e vivo, sono esattamente i Sacramenti. Il Signore agisce e si manifesta in essi e per mezzo di essi. Rinunciare ai Sacramenti e non comprendere a fondo la loro natura divina, equivale a impoverire la nostra fede: soffermarsi su un fossile di sole parole scritte.
I Sacramenti rinnovano il mondo, sono fiamma viva e costituiscono un'alleanza solenne di relazione tra Cristo Signore e l'essere umano. Sono segni misteriosi di una realtà invisibile. Aprono il cuore e la mente ai santi doni del Santo Spirito; perciò è necessario essere degni di accoglierli in stato di grazia.

Cosa sono i Sacramenti?

Immagina di entrare al supermercato nel reparto dolciumi. Desideri acquistare della cioccolata. Vedi esposte differenti marche. Per l'acquisto, purtroppo, non è possibile assaggiare la cioccolata: ci si deve fidare di quanto è riportato sulla confezione. Fai la tua scelta e paghi. Appena uscito apri la confezione e scopri che non c’è dentro niente. Hai acquistato una confezione vuota senza cioccolata!
La religione senza i Sacramenti è una confezione di cioccolata senza la cioccolata: una bella descrizione del prodotto senza il prodotto. Il divino amore senza i Sacramenti è "religione del libro": soltanto parole. E' la scorza di un frutto senza la polpa. E' l'astuccio dell'anello d'oro senza l'anello!
Il Signore agisce e si manifesta nei Sacramenti e per mezzo di essi. I Sacramenti sono le carezze del Suo amore! Trasformano la religione della legge e del libro, nella religione del cuore e dell'amore misericordioso del santo Creatore.



Per intercessione di Maria Santissima,
salvezza delle anime nell'amore materno.


"Benedetto sei tu, Signore,
perché ero caduto e mi hai rialzato.
Ero nelle tenebre e hai illuminato il mio cammino.
Avevo sete della tua divina misericordia e mi hai dissetato".



 
 



 
  T E S T I M O N I A N Z A  

IL VESCOVO GUALDRINI IN PUNTO DI MORTE HA CERCATO ME

Documento redatto dal 16 febbraio al 5 agosto 2014
a cura di Giancarlo Mauroner Altemani

In questa testimonianza, che ho redatto con diligenza notarile nell'arco di alcuni mesi in un minuzioso lavoro di rievocazione introspettiva, sono riemersi in superficie gli episodi più significativi che hanno caratterizzato la mia permanenza nel seminario diocesano di Terni ed hanno avuto per protagonista il Vescovo Emerito Monsignor Franco Gualdrini. Dal mio punto di vista, ho cercato di riportare una descrizione narrativa il più possibile fedele allo svolgimento dei fatti di cui sono stato testimone, al fine di tracciare il profilo umano a memoria della sua persona; anche in ragione di un appello che avrebbe lanciato il vescovo stesso nell'istante del suo ingresso nella gloria dei cieli.
Nel corso della stesura di questo documento, ho altresì maturato l'intima persuasione di avere così esaudito la volontà del vescovo Franco Gualdrini.



Ho conosciuto il Vescovo Emerito, Sua Eccellenza Monsignor Franco Gualdrini, nel 2001. Sono stato uno dei suoi seminaristi: l'ultimo. Ultimo in tutti i sensi: ultimo cronologicamente; ultimo per la mia età non più giovane; ultimo per le mie non brillanti doti... e tuttavia Monsignor Franco, forse proprio per questa ragione mi aveva preso per così dire sotto la sua protezione. Infatti, nonostante la sua rigorosa imparzialità, lui era più vicino a chi aveva più bisogno di sostegno; ma lo faceva con una delicatezza ed una intelligenza tale, da apparire in una forma quasi casuale e impercettibile. Solo per bocca di suor Grazia, la madre superiora del convento su all'ultimo piano, avevo capito che non accadeva per caso:
― Il vescovo chiede sempre di te ― disse un giorno la suora di passaggio nel corridoio. E aggiunse con una vocina pettegola mentre si allontanava: ― Farai carriera...!
Accadeva perciò spesso a me di accompagnare Monsignor Franco nei suoi vari impegni pastorali che si alternavano prevalentemente tra Roma, Terni e talvolta l'Emilia Romagna.
All'epoca Monsignor Franco aveva 78 anni, era un uomo di statura elevata e fisicamente ancora solido. Si era ritirato in qualità di illustrissimo ospite nel piccolo seminario diocesano di Terni, da egli stesso voluto e realizzato con enormi sacrifici negli anni del suo episcopato, come ultimo vescovo di Terni e primo vescovo della diocesi unificata di Terni-Narni-Amelia, conservando il solo incarico di canonico alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore in Roma.
Se le giornate erano soleggiate e il clima temperato, Monsignor Franco trascorreva ogni giorno alcune ore tranquillamente seduto all'aria aperta nel giardino del seminario, a leggere oppure a discutere in compagnia dei seminaristi o di qualche visitatore. La prima volta che lo vidi fu proprio in giardino. Era seduto a un tavolino con alcuni seminaristi intorno a lui. Indossava una impeccabile camicia immacolata, perfettamente inamidata e stirata. Si distingueva su tutti per la mole e il portamento distinto. Si capiva a distanza che si trattava di una personalità importante e di grande dottrina. Io ero entrato da poche ore in seminario ed avevo timore ad avvicinarmi. Osservavo da lontano quella immagine d'altri tempi, come fosse un suggestivo dipinto antico appeso alle pareti di una sacrestia.
Nelle settimane successive, quando accadeva a me di accompagnare Monsignor Franco nei suoi spostamenti, si pregava noi due soli la liturgia delle ore e il santo Rosario. Per non mettermi a disagio aveva la delicatezza di non recitare le preghiere in latino. Un pomeriggio, in viaggio per Faenza, accadde però che arrivammo alle litanie della Beata Vergine mentre ero ancora alla guida dell'automobile. Domandò:
― Tu le conosci a memoria?
― Eccellenza, ricordo solo i Misteri. Per le litanie dovrei leggere sul libro.
Monsignor Franco esclamò con voce costernata, come a dolersene:
― Le litanie le ricordo solo in latino. Sul libro sono scritte a caratteri piccoli e gli occhiali da vista sono nella borsa all'interno del baule!
Vi furono alcuni istanti di incertezza e perplessità, in cui pensai di fare una brevissima sosta per prendere i suoi occhiali chiusi nel baule della macchina. Quindi, Monsignor Franco, avendo forse individuato un'ombra di smarrimento e disperazione disegnata sul mio viso, con l'innocentissima smorfia del fanciullo d'altri tempi chiuse gli occhi per non vedere, sussurrando a voce bassissima in tono di complicità, per farmi capire che il vescovo nella sua veste istituzionale non si sarebbe accorto di nulla:
― Devi solo rispondere: "Ora pro nobis!".
Mi faceva tenerezza che ogni volta, al termine fosse lui a ringraziare me; come se la mia partecipazione fosse stata per lui preziosissima! Mi sentivo utile e importante. Era proprio questa la sua pedagogia: innalzare che è l'opposto di schiacciare! Innalzare equivale ad amare il prossimo. E' anche sinonimo di elevare l'anima a Dio. Schiacciare significa odiare; annientare le persone calpestando la loro dignità. Monsignor Franco, col suo talento pedagogico, portava alla luce il lato migliore di ciascun seminarista. Egli edificava e rafforzava l'identità di chi gli stava accanto; qualunque fosse la sua nazionalità di provenienza, stato sociale, età e colore della pelle. La sua disciplina spirituale era ben distante dal fiscalismo, e riusciva a far emergere il carisma della più autentica e sana fede religiosa. Accompagnava i seminaristi all'incontro casuale con Dio; secondo i doni e le grazie della fede nel divino amore. Infondeva sicurezza e autostima anche nel rimprovero. Era rigorosamente imparziale con tutti. Non mortificava mai nessuno, ma ne esaltava le qualità: dove il sale mancava, egli sapeva aggiungerlo nella giusta misura, e dove il sale era in abbondanza lo toglieva.
Nel corso dei lunghi viaggi, si affrontavano argomenti inerenti la chiesa e la fede religiosa nei suoi vari aspetti. Se ne discuteva in una forma disincantata e realista. Era pragmatico e di poche parole nell'esporre il suo pensiero. Si stava volentieri in sua compagnia, trascorrendo soprattutto lunghi momenti assorti in un gradevole silenzio, ricco di profondi significati spirituali. Uno tra i temi che ricordo Sua Eccellenza propose a me, era se la chiesa dovesse essere più un luogo di socializzazione o di spiritualità. Egli lo domandò a me senza aggiungere altro. Gli diedi la mia opinione in attesa della sua. Monsignor Franco rimase assorto. Non ebbi mai modo di conoscere il suo pensiero! Capivo che si trattava di un argomento che a lui stava a cuore e per il momento intendeva lasciare in sospeso. Ho memoria di questa particolare tematica intercorsa tra me e il vescovo, perché successivamente, nei dintorni di Amelia, dopo avere trascorso una parte della mattinata alla Comunità Incontro ospiti di don Pierino Gelmini, essendo ancora presto ed il cielo luminoso di uno splendore azzurro e dorato, Monsignor Franco mi propose di fare una deviazione prima di rientrare a Terni. Disse che voleva mostrarmi una chiesa. Arrivati a destinazione, domandai con stupore:
― Eccellenza, dov'è la chiesa?
Non vedevo nessuna chiesa nel luogo in cui il vescovo mi aveva detto di sostare; così egli, con un gesto cortese della mano mi indicò un edificio che, a prima vista, aveva tutte le apparenze di un locale da ballo. Non una bella discoteca dalle sagome sinuose ed eleganti; ma uno squallido fabbricato dall'aspetto trascurato e dozzinale, caratterizzato da un crocifisso stilizzato e un minuscolo campanile coi megafoni al posto delle campane! Questa cosa orribile era la chiesa... priva di ogni senso dell'arte e del sacro! Monsignor Franco non espresse alcun giudizio al riguardo; ma credo fosse alquanto divertito, ben sapendo di avermi fatto inorridire!!! Senza neppure scendere dall'automobile, svoltammo e rientrammo di buon umore in seminario. Quando incontrammo il rettore sui nostri passi, fu il vescovo stesso ad invitarmi a raccontare del simpatico scherzo che mi aveva tirato, tra scambi di battute ironiche in un clima fraterno e gioviale.
Nei giorni di festa in cui Monsignor Franco era in seminario, acquistava sempre una torta da consumare insieme ai seminaristi. Si recava egli stesso in pasticceria. Il fatto che non affidasse l'incarico di andarla a comprare, come invece accadeva ogni mattina per i quotidiani e per molte altre faccende, appariva un fatto insolito. Era una commissione che eseguiva personalmente. Quella torta non era una formalità! Si trattava di un regalo per i seminaristi scelto con partecipazione e calore umano; con la stessa premura del nonno che ha piacere di fare un'appetitosa e gradita sorpresa ai nipoti.
Sotto l'aspetto delle faccende manuali Monsignor Franco era tutt'altro che dinamico. Questa caratteristica poteva suscitare in alcuni un senso di avversione. Credo che il suo "ostentare" l'attesa di un servizio da parte dei seminaristi (piccolissime faccende quotidiane), fosse da attribuirsi esclusivamente all'esercizio di una funzione pedagogica. Difatti, la disponibilità a servire il vescovo manifesta una predisposizione d'animo a servire la Chiesa. Essere attenti alle necessità del vescovo, equivale ad essere attenti alle necessità della Chiesa. Ben presto mi accorsi che questo suo modo di operare, alimentava nei seminaristi un profondo spirito di devozione al servizio della Chiesa mediante la sua persona. Col suo metodo, egli educava i seminaristi al servizio di fedeltà alla Chiesa. Il fatto che Monsignor Franco fosse sempre in orario agli appuntamenti (a differenza di altri), costituiva un segno della sua particolare diligenza e disciplina. Penso che la sua puntualità, nonostante i molteplici impegni, derivasse proprio dal fatto che nutriva un particolare rispetto verso il prossimo. Posso affermare che fosse proprio la presenza in seminario di Monsignor Franco a dettare una certa disciplina nel rispetto degli orari.
Quando ero ospite nel suo appartamento a Roma, sopra la Basilica di Santa Maria Maggiore, mentre io cucinavo poche cose semplici e frugali, il vescovo stesso aiutava ad apparecchiare la tavola. Dopo avere ringraziato la divina Provvidenza, si cenava insieme in religioso silenzio; senza nessun disagio, ma in uno stato di profonda comunione e sintonia spirituale. Nel suo privato, Monsignor Franco applicava alla perfezione la regola monastico-cenobitica. Terminato il pasto, lasciava a me l'incombenza di sparecchiare e lavare, mentre egli si dedicava a rassettare la saletta alla meglio (durante il giorno il personale alle dipendenze della Basilica si occupava delle faccende domestiche). Si pregava insieme l'ufficio divino della notte, ed infine ognuno si ritirava nella propria camera fino al mattino seguente in un clima di stretta clausura. La mia stanza si affacciava tra le volte esterne e i capitelli in cima alla Basilica. Prima di coricarmi, trascorrevo del tempo lassù in alto ad osservare il mondo e lo scorrere della vita sottostante, come un curioso diavoletto appollaiato tra gli angioletti, in uno stato di sublime grazia interiore.
Durante uno dei suoi rimproveri, Monsignor Franco, disse:
Qui ti troverai male. Tu sei troppo preciso!
Eccellenza, a me non sembra di esserlo ― risposi sommessamente. In varie occasioni Sua Eccellenza mi aveva rimproverato anche in modo piuttosto energico, per il fatto che secondo lui ero troppo puntiglioso e preciso. Lo considerava un difetto! Capisco che aveva ragione: la ricerca della perfezione inorgoglisce e irrigidisce. Riduce l'umanità delle persone al rigore fiscale; che rappresenta l'aspetto più artefatto e intransigente nell'identità di un individuo. Inoltre, penso si trattasse di un suo saggio suggerimento in prospettiva del lungo cammino, per invitarmi a misurare il passo e a non farmi troppi scrupoli, così da non disperdere inutilmente energie nella troppa efficienza. Talvolta era anche accaduto che si fosse rivolto a me con una tale stima, innocenza e fiducia nel dialogare di argomenti spirituali, da aprire il cuore come se in quel momento fossi il suo confessore. In una di queste occasioni, per quanto erano di natura immacolata i concetti di estasi spirituale che esprimeva (che per la mia mancanza di cultura non ebbi modo di memorizzare e non saprei come riportare tra queste righe); benché fossi al volante della sua automobile, nell'ascoltare quelle parole che riflettevano la natura elevatissima del suo animo, era come avvertire la gradevole sensazione di essere rapito in un volo a planare tra i fiori più casti sulle ali di un angelo, e intimamente ringraziai Dio per avermi offerto il privilegio di essere al cospetto di un'anima così elevata in purezza! Ne fui perfino turbato nel prendere atto dell'enorme divario esistente tra la mia identità spirituale e lo splendore di cui fui reso partecipe! Dopo quella circostanza, Monsignor Franco, come in una sorta di pudore spirituale, non rivelò più in mia presenza queste forme di estasi del suo misticismo d'amore nella ricerca della santa comunione con Dio. Trascinato dall'impeto del divino amore, aveva suo malgrado rivelato la natura contemplativa del suo animo più privato e segreto. Credo in quella occasione avesse percepito il mio stupore e smarrimento.
Ricordo che una sera, sul tardi, in viaggio per Roma, mentre si stava recitando insieme alcune preghiere a cori alterni (tra cui il "Magnificat" che temevo di non ricordare a memoria fino alla fine), Monsignor Franco mi confidò che aveva un peccato sulla coscienza: quel giorno non aveva e non avrebbe celebrato la Santa Messa. Poiché ogni prete è invece tenuto a dire Messa tutti i giorni, con estremo candore, come fosse al cospetto di un vero sacerdote, egli affidò il suo peccato al mio giudizio; espressamente con l'intenzione di conoscere tramite le mie parole quale fosse il giudizio di Dio su di lui. Non sapevo cosa dire; nel senso che per la malizia del mio cuore, nutrivo il sospetto si trattasse di una domanda trabocchetto esclusivamente finalizzata a farsi una opinione su di me. Non capivo che ragione avesse di rivolgere quella richiesta a un seminarista da poco ammesso al propedeutico. Cosa ne sapevo io del giudizio di Dio su di un vescovo? Che giudizio può esprimere un seminarista nei confronti di un monsignore che per un giorno ha saltato la Messa? Lo saprà certamente meglio lui di me! E allora, se lui già conosce la risposta, perché lo chiede a me? Cosa vuole dimostrare? Perché non lo chiede domattina presto ad uno dei tanti sacerdoti in servizio alla Basilica di Santa Maria Maggiore? Vuole mettermi alla prova? Tuttavia, non potendomi astenere dall'esprimere un giudizio, con molta prudenza e coraggio, attentissimo a cogliere anche il più piccolo segnale di disapprovazione, iniziai col dire con estrema esitazione che a me, tutto sommato, non sembrava una grave mancanza se di tanto in tanto accade di saltare la Santa Messa o la preghiera liturgica. Quante volte ad ogni sacerdote succede di dover celebrare anche tre o quattro Messe nell'arco della stessa giornata? Se proprio vogliamo essere fiscali, le Messe celebrate in più, potrebbero compensare quelle non dette! E in ogni caso, la celebrazione eucaristica non può ridursi ad una equazione numerica o ad un automatismo: non si sfornano sante Messe come pizze! Ed avendo oramai preso coraggio, dopo avere capito che non vi era nessun secondo fine nella sua richiesta, ma tutto si stava svolgendo nell'ambito del più sincero spirito di contrizione del cuore per la remissione dei peccati, conclusi con una frase che suonava all'incirca così:
Eccellenza, anche alle galline il Creatore, per la sua santa misericordia, ha concesso di non fare l'uovo tutti i giorni!
Monsignor Franco, assorto nel suo silenzio spirituale, mi sembrò accogliere benevolmente la mia saggezza di cortile! Quindi, il vescovo, sussurrò una breve formula in latino, immagino per la remissione dei peccati, e poco dopo riprendemmo a pregare in unità di Spirito. In quella circostanza, il vescovo, in ragione della sua autorità ecclesiastica, aveva conferito a un seminarista l'incarico di esercitare il Sacramento della riconciliazione sulla sua persona. Se non lo avesse fatto, Monsignor Franco quella sera non avrebbe avuto modo di coricarsi nel proprio letto con la coscienza immacolata. Fu la mia prima ed unica assoluzione da un peccato. Io che avevo un cumulo di peccati da rabbrividire sulla mia coscienza, non trovai il coraggio di confessare i miei al vescovo, e quella sera al suo cospetto mi sentii un pirata!
Un giorno di festa a pranzo in refettorio, poiché tra noi seminaristi ci si serviva i piatti che la cuoca aveva cucinato di mattina, ebbi l'idea di affettare la torta che Monsignor Franco aveva acquistato ed entrando aveva appoggiato sopra il tavolo laterale delle vivande. Proprio in ragione del fatto che si trattava di un dono gentilmente offerto dal vescovo, ci misi estrema cura nel tagliare le fette con precisione tutte perfettamente identiche. Mi sembrava di fare una cosa utile e gradita. Quando Monsignor Franco si accorse, disse:
Perché hai tagliato tutta la torta in fette uguali?
Eccellenza ― risposi ― si usa fare così anche al ristorante!
Il seminario non è un ristorante ― replicò il vescovo con voce pacata. ― Qui siamo in famiglia! Tra i famigliari vi sarà chi desidera una fetta più piccola e chi invece una fetta un po' più grande. In famiglia, ognuno deve sentirsi libero di prendere la porzione che vuole!
Quando Monsignor Franco celebrava la santa Messa nell'antica chiesa di Sant'Alò, annessa al seminario, nelle sue omelie sottolineava spesso l'importanza della famiglia e di essere uniti nella fede dalla comunione di amore famigliare. In un mondo dove i più elementari valori della famiglia sono diffusamente disattesi, egli associava il seminario ai valori più tradizionali della famiglia. Ricordava a tutti i presenti il modello della santa famiglia di Nazareth: fedele e indissolubile. La definiva una scuola del Vangelo, in cui si impara nella condivisione della preghiera e del cibo la disciplina spirituale. Diceva che il seminario, esattamente come una famiglia, è il primo luogo in cui applicare i valori della carità cristiana, dove si realizza il senso più autentico e naturale dell'affetto solidale. Gesù riunisce la sua chiesa nella forma di una famiglia. Essa include in se stessa più generazioni: i giovani, gli adulti e gli anziani. In famiglia ognuno ha un ruolo, svolge una mansione e ci si prende cura gli uni degli altri; in particolare di chi è più debole e ammalato. L'identità ed il sano equilibrio di ogni individuo si realizza pienamente nel proprio contesto famigliare in cui ci si sente amati e accettati. Monsignor Franco rimarcava sul fatto di essere famiglia: la chiesa non è una corporazione e neppure una forma di collettività in una dimensione vaga e indefinita; la chiesa è una famiglia unita in Cristo, e la famiglia è comunione di amore. Le prime persone verso cui applicare i principi della carità cristiana sono esattamente coloro che ci sono più vicini: i nostri famigliari!
Mi chiedevo per quale ragione ne parlasse così spesso e con voce sofferta! Sembrava rivolgere le sue parole a qualcuno in particolare dei presenti...
Il giorno in cui gli segnalai che la sua automobile aveva dei problemi elettrici e sottolineai l'urgenza con cui, secondo il mio parere, era necessario intervenire, anche in quella occasione mi rimproverò. Lo fece col tono della persona esasperata per quella che reputava essere una mia forma di petulanza. Disse:
― Questa macchina ha fatto il suo tempo, ma non ha mai dato problemi! La usano tutti e nessuno ha riscontrato anomalie da segnalare. Ora per il fatto che la guidi tu, la si deve regolare alla perfezione! Sei sempre troppo puntiglioso! Devi abituarti prendere le cose con maggiore elasticità.
Ci rimasi male! Mi aveva fatto specie che proprio una persona della sua veneranda età e del suo rango, si fosse rivolto a me parlando di elasticità mentale...!
Pochi giorni dopo, mentre ero in cucina a guarnire i vassoi con le portate della cena, si affacciò all'ingresso il rettore del seminario, il quale mi comandò di abbandonare ogni incombenza e recarmi subito in refettorio, perché Sua Eccellenza Monsignor Gualdrini da poco sopraggiunto aveva chiesto con urgenza di me. Aggiunse che il vescovo avrebbe avuto una certa cosa da riferire ed aveva espressamente richiesto la mia presenza. Con infinita inquietudine e preoccupazione, cercando di indovinare a quale tra le mie possibili malefatte avrei dovuto rispondere ed il modo in cui avrei potuto discolparmi, entrai timorosamente nella sala apparecchiata per la cena. Poco prima di accomodarci tutti a tavola, il vescovo annunciò pubblicamente:
― Questo pomeriggio con suor Grazia siamo rimasti in panne sull'autostrada. Abbiamo dovuto chiamare il carro attrezzi! ― E al mio indirizzo esclamò con voce sonora ― Avevi ragione tu!
Nel riconoscere lealmente i propri errori si respira polvere di santità! Questa era la prevalente finalità pedagogica di Monsignor Franco: far germogliare nei seminaristi il carattere della santità offrendo lui per primo il buon esempio! Ad egli il coraggio di esporsi in prima persona (anche a rischio di sacrificare la propria reputazione), non mancava! Se sbagliava non temeva di ammettere i propri errori, e se necessario si addossava le colpe degli altri. Nel corso del suo episcopato, in più di un'occasione si fece carico di rispondere per colpe non sue; anche gravi e infamanti, che avrebbero potuto comportare procedimenti giudiziari e screditare irrimediabilmente la sua reputazione, tra le quali una proprio in relazione alla edificazione di quel seminario. Diceva che l'abito del vescovo è disegnato con le spalle larghe, perché deve sorreggere anche la croce degli altri! Pochi sono coloro che, se chiamati a rispondere delle proprie colpe, hanno la forza di affrontare le accuse a fronte alta senza rivendicare la propria innocenza e scaricare sugli altri le proprie responsabilità. Rarissime sono invece le anime sante che hanno la nobiltà d'animo di sacrificare la propria innocenza e il proprio onore per farsi carico delle colpe altrui; Monsignor Franco era una di queste! Sotto questo aspetto aveva il cuore del gladiatore e la generosità del missionario.
Chiunque, se giudicato alla luce di determinati aspetti, risulta essere innocente: questo è il lavoro degli avvocati! La santità, invece, non è un lavoro d'avvocati di se stessi, in cui cercare di far emergere la propria innocenza e rivendicare ogni estraneità alle accuse e alle colpe. La santità si presenta spesso esternamente sudicia e piena di rammendi! E' perfezione di santità ciò che accomuna a Cristo; sia pure in tutta la fragilità e l'imperfezione della natura umana. Questa è la via della santità: amare Dio con un cuore casto e puro, sacrificando se stessi (anche nel proprio onore), per amore del prossimo. Santa Teresa d'Avila, insignita del titolo di Dottore della Chiesa, su questo argomento ha scritto parole magistrali:
"Qualsiasi persona senta in sé un qualche attaccamento al punto d'onore, se vuole avanzare in virtù, mi creda, si getti dietro le spalle questo legame, perché è come una catena che nessuna lima può rompere. Pretendiamo di seguire i consigli di Cristo, gravato d'ingiurie e false imputazioni, e poi vogliamo conservare per intero il nostro onore e la nostra reputazione. Il Signore si unisce alla nostra anima solo se noi ci sforziamo e facciamo tutto per perdere i nostri diritti in molte cose. Qualcuno dirà: non ho modo né mi si offre occasione di far ciò. Ma io credo che a chi avrà preso questa determinazione, il Signore non vorrà far perdere un così gran bene: Sua Maestà preparerà tante occasioni per far acquistare all'anima questa virtù, che non avrà da desiderarne. Mano all'opera, dunque!" (Cfr. Teresa d'Avila, "Libro della mia vita", Ed. Mondadori Milano 1986, pp. 264-265).

 * * *

Successivamente, Monsignor Franco si allontanò dalla Casa del Clero - Seminario diocesano di Terni, per ritirarsi poco distante in un bel attico signorile, dominato da una imponente libreria. Eppure, quella soffitta, senza il suo giardino e senza i suoi seminaristi intorno a lui, a me imprimeva un senso di malinconia. Avrei preferito che Monsignor Franco fosse rimasto in seminario. Lo speravo con tutto il cuore! Quella era la sua casa e la sua famiglia! A me sembrava che egli stesso avesse cercato di farlo capire in molti modi. Per 19 anni era stato alla guida di un autorevolissimo seminario di grande tradizione e prestigio nella Chiesa: l'Almo Collegio Capranica di Roma. E prima ancora, per altri 11 anni, rettore del seminario di Faenza. Non aveva mai fatto il parroco; ma soltanto il rettore di seminario e poi il vescovo. I seminaristi erano il suo mondo e la sua unica famiglia! Dedicarsi alle vocazioni era sempre stato un suo preciso impegno pastorale. Sono certo che avrebbe desiderato esercitarlo fino al termine dei suoi anni. Non capivo tutta questa urgenza. Speravo cambiasse idea, che rimanesse! Avevo la netta impressione che questa sua scelta così affrettata non fosse del tutto dettata dal desiderio di una vita appartata. Anche in seminario aveva ampi spazi di solitudine, e inoltre i suoi frequenti impegni lo portavano spesso lontano da Terni. Qualcuno stava esercitando pressione su di lui affinché se ne andasse al più presto.
Immagino fosse giunta anche all'orecchio di Monsignor Franco, la voce che una certa persona all'interno del seminario, col suo tipico umorismo spigoloso, lo definiva apertamente l'oggetto ingombrante!
― Perché è un oggetto ingombrante? ― chiesi ingenuamente. Questa persona me lo propose come tema di riflessione per il fatto che non riuscivo ad afferrare il senso di quest'allusione.
― Cosa è un oggetto ingombrante? ― spiegò lui in tono didattico, come fosse una lezione da seguire attentamente. ― Riferito a un vescovo all'interno di un piccolo seminario minore è qualcosa di enorme, che occupa spazio e ostruisce il passaggio. Intralcia con i suoi larghi paramenti inamidati e costituisce un inutile fastidio! Lo hai notato il copricapo che indossa durante le celebrazioni solenni quanto è sontuoso? E i titoli che ha un vescovo? Hai sentito che maestosa risonanza hanno i titoli del Vescovo Emerito, Sua Eccellenza Monsignor Gualdrini? Dove lo si mette un trofeo di queste dimensioni all'interno di un piccolo seminario? Lo si carica sul carretto... e in processione lo si sposta altrove!
Non lo trovai divertente. Ne provai dispiacere; ma nel mio status di seminarista preferivo non espormi nel manifestare il mio disappunto. Avrebbe significato isolarsi, perdere il consenso e rischiare di farsi attribuire il temutissimo appellativo di "soggetto troppo polemico" (equivalente all'espulsione). Perciò rimasi ad ascoltare in silenzio senza esprimere alcun commento. Tuttavia, mentre egli parlava, consideravo tra me stesso che il comportamento di questa persona fosse particolarmente detestabile, in quanto sapevo essere stato ordinato sacerdote proprio per imposizione delle mani di Monsignor Franco. Ai miei occhi assumeva le sembianze di un vero tradimento. Mi sembrava venir meno ai più elementari valori morali della gratitudine e della solidarietà umana verso una persona oramai anziana, che nell'esercizio della sua missione pastorale aveva dato molto e nei suoi ultimi anni di vita avrebbe meritato di raccogliere intorno a sé un po' di affetto e di serenità. Inoltre, la stessa targa in marmo collocata all'ingresso del seminario su cui era inciso: "CASA DEL CLERO", riassumeva la prevalente finalità di quella struttura secondo le intenzioni del suo fondatore: essere casa; cioè focolare nella condivisione famigliare.
Non ho invece alcun dubbio che questa stessa persona, sia pure sinceramente animata dalle migliori intenzioni, al posto di accogliere come la manna discesa dal cielo la grandissima esperienza pedagogica di Monsignor Franco, gli avesse fatto gentilmente notare che per le dinamiche di un moderno seminario, la presenza di un vecchio vescovo in pensione avrebbe potuto costituire un disagio. Si diceva che togliesse ore di studio ai seminaristi. Dal mio punto di vista, la presenza di Monsignor Franco in seminario era come avere un grande campione all'interno di una squadra di calcetto parrocchiale... e cacciarlo via per la risonanza del suo nome!
Infine, anch'io mi arresi all'oggettività dei fatti. Tutta quella fretta e la pressione esercitata su di lui, era dovuta alla questione che dovevano partire i lavori di riadattamento del seminario alle esigenze del nuovo rettore, e per simulata delicatezza non si voleva che Monsignor Franco fosse presente ai lavori di cantiere, con i muratori armati di piccone e martello, mettere mano alla sua opera; perciò doveva togliersi di torno! Si diceva che... ne avrebbe sofferto troppo! Il suo cuore non avrebbe retto al dispiacere! Era divenuta l'esclamazione ricorrente associata all'ipotesi che Monsignor Franco potesse restare in seminario; una sorta di slogan ipocrita per chiudere la bocca alla voce della coscienza: "Nooo... ne soffrirebbe troppo!!!". Come se Monsignor Franco fosse stato emotivamente legato ai muri e non alle persone, e si fosse disperato se buttavano giù due pareti in cartongesso! Quanto lo si faceva misero e puerile nel dipingerlo nelle vesti di un bambino geloso del suo giocattolo! In sostanza, gli veniva riconosciuta la paternità di quel seminario; ma al contempo gli si attribuiva in modo del tutto falso e immeritato anche la qualifica di soggetto possessivo e troppo attaccato alle cose materiali, in una tale misura, da dover essere allontanato a tutela della sua stessa salute, in quanto non avrebbe retto al dispiacere di assistere al minuscolo ritocco della sua opera! Fu solo un pretesto per tirare l'ultima spallata e spingerlo definitivamente... sul carretto! La torta che nei giorni di festa Monsignor Franco si recava personalmente ad acquistare con la gioia del nonno, non era una manifestazione del suo affetto per i muri del seminario; bensì era destinata ai seminaristi, verso i quali si sentiva unito dal più stretto legame di parentela! Dunque, oltre alla crudeltà di strapparlo da quella che egli stesso aveva più volte definito essere una famiglia, si aggiunse la beffa della maldicenza, ben condita in un subdolo raggiro di parole galanti. Quella diabolica esclamazione, pronunciata da tutti ad eccezione di pochi, fu il bacio di Giuda!
A quel punto, con la sua consueta pacatezza e dignità come era nel suo modo di essere, Monsignor Franco tolse il disturbo, allontanandosi con ogni cordialità verso tutti, nessuno escluso. Rimasi perfino sorpreso e anche un po' deluso per la sua estrema docilità. Immaginavo che un vescovo fosse abilissimo a farsi largo tirando gomitate sui fianchi senza farsi vedere! Egli, che nel confronto diretto sul terreno della prevaricazione, avrebbe potuto spezzare il vecchio ramo secco semplicemente accomodandosi sopra di esso con tutto il peso della sua autorità e delle sue influenti conoscenze, si lasciò caricare e trasportare sul carretto con la mansuetudine di un'angelica farfalla rapita dalle formiche! Non vi fu alcun battito di ali! Accettò con rassegnazione il misero verdetto degli eventi, senza manifestare alcun accenno di contesa. Applicò con rettitudine e sacrificio di sé i principi del santo Vangelo: a chi lo percosse sulla guancia, egli porse anche l'altra. A chi gli tolse la tunica, egli lasciò anche il mantello! (Cfr. Mt 5,39-40). Lo associai al comportamento responsabile e integerrimo del buon padre di famiglia messo alla porta senza avere mai fatto nulla di male; il quale, per il bene e l'integrità dei figli contesi, con amarezza sacrifica se stesso e i propri diritti.
La mesta uscita dal seminario di Monsignor Franco, costituì la più inequivocabile evidenza che tutta la sua morbosa gelosia per le pareti di quel edificio, altro non era che il frutto dell'altrui ambizione e maldicenza. La sua unica colpa era quella di essere un vescovo. In quanto tale, si considerava che ogni sua opera fosse già ampiamente ripagata di lustro e tributi. Fosse stato un semplice sacerdote o un fratello laico, sarebbe rimasto con tutti gli onori di colui che aveva fondato quel seminario!
In realtà, tutto si reggeva sul carisma spirituale di Monsignor Franco; il quale alimentava la viva fiamma delle vocazioni semplicemente con la sua presenza. Per noi seminaristi rappresentava una istituzione. Era sufficiente guardarlo. Sapere che lui era lì. Era un riferimento importante come la bussola per il navigatore. Ciò che Monsignor Franco restituiva in termini di valori umani e carisma spirituale, ricompensava ampiamente il "disagio" di avere in seminario un vecchio vescovo in pensione! Egli, che all'epoca del suo episcopato si era assunto in prima persona tutte le responsabilità e i dispiaceri nella edificazione di quel seminario senza nessuna copertura finanziaria alle spalle (affrontando, in uno slancio di generosità, la prospettiva di comparire in giudizio a rispondere di un'accusa infamante per una colpa non sua*), ma affidandosi esclusivamente alla divina Provvidenza, veniva quindi indotto ad allontanarsi dalla sua stessa casa e dalla sua famiglia proprio nel pieno tramonto della vita. Questo fatto mi rattristava! Sono convinto che Monsignor Franco, nel profondo del cuore, ne abbia sofferto molto.
Da quel giorno non ebbi più sue notizie. In seguito, Cristo Signore, dopo avermi masticato e fatto assaggiare il sapore del suo vero sangue e la durezza della sua carne, mi sputò nuovamente nel mondo. Ben presto la fiamma che ardeva tra i seminaristi si affievolì. Il lume restò privo del suo olio. Il seminario stesso un paio di anni più tardi fu smantellato per carenza di vocazioni e quella struttura adibita ad altre funzioni. Fu questo l'ultimo atto sull'opera realizzata in origine dal vescovo Gualdrini.
Col trascorrere degli anni la polvere ha reso opache le tinte lucide di questa esperienza, breve ma intensa e significativa, lasciando in un angolo del mio cuore un affettuoso ricordo per tutti; in particolare verso Monsignor Franco e il rettore del seminario che nei miei confronti si prodigò sempre con la massima disponibilità, correttezza e animo pastorale.

Il Vescovo Emerito S. E. Monsignor Franco Gualdrini
si è manifestato in sogno in punto di morte;
9 anni dopo, precisamente il mattino del 17 marzo 2010.


Mi trovavo lontano dall'Italia, da anni domiciliato in un altro continente e senza nessun contatto con persone della diocesi di Terni.
Riporto in questa sede una parte della email (completa di particolari e dettagli) che in quella occasione inviai al mio tutor negli studi alla facoltà di scienze religiose presso la Pontificia Università della Santa Croce, il Reverendo Professor Renzo Lavatori, docente di teologia dogmatica, membro della Pontificia Accademia Teologica e conduttore di insegnamento teologico a Radio Maria:

[27 Marzo 2010] - Ill.mo Don Renzo, [...]. Vorrà perdonarmi se mi permetto di condividere con lei una particolare esperienza di pochi giorni fa’. Ho difatti sognato il 17 Marzo ultimo scorso il vescovo Monsignor Franco Gualdrini, al quale prestavo qualche servizio quando ero seminarista presso la Casa del Clero di Terni.
In questo sogno, così vivido e reale da ricordare ogni dettaglio anche dopo il risveglio, mi trovo in disparte all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma (cui ero solito accompagnare e talvolta soggiornare insieme al Monsignore nel suo appartamento sopra la Basilica stessa).
Nel contesto di questo sogno, Monsignor Franco è a consiglio con alti prelati, in relazione ad una prossima visita dei seminaristi presso la Santa Sede per un incontro ufficiale col Sommo Pontefice.
Il mio ruolo è quello di semplice spettatore seduto tra le panche vuote.
Un nutrito gruppo di seminaristi, uno ad uno si presentano convocati a colloquio con alcuni di questi prelati. Per ultimo, come se dai colloqui avuti con i vari seminaristi non fosse emerso nulla di concreto, con mio grande stupore sono affabilmente invitato da due giovani preti. Mi accompagnano a lato dell'altare. Mi trovo quindi in piedi al cospetto di Monsignor Franco, nella sua veste di altissimo rango e dignità ecclesiale. Fissandomi negli occhi con la sua tipica espressione carismatica ma cordiale, il vescovo, rivolgendosi a me in tono autorevole e interlocutorio come se tuttora fossi uno dei suoi seminaristi, ha usato esattamente queste parole. Ha detto:

"Serve qualcuno che indossi l'abito talare.
Sarebbe utile che qualcuno lo indossasse!"


In questo sogno, Monsignor Franco si è rivolto a me come se nessuno dei seminaristi interpellati si fosse reso disponibile a indossare l'abito talare al posto del clergyman. Ho risposto reclinando leggermente il capo in segno di rispetto e accondiscendenza, accompagnato dall'espressione: "Eccellenza, se è necessario...!"
In quel preciso istante il sogno è svanito senza avere il tempo di concludere la frase. Mi sono svegliato col seguente pensiero: "Monsignor Franco avrà capito il senso della mia risposta?". Ero stupito e commosso per la nitidezza, la coerenza e le modalità con cui nel sogno si sono svolti i fatti: in una forma reale, logica e concreta. Un sogno estremamente intenso e più espressivo rispetto ai soliti sogni generici e sconclusionati.
Quindi mi sono scritto su un foglio le parole esatte pronunciate dal vescovo, e nel pomeriggio stesso mi sono recato in un internet point per controllare se vi fosse qualche notizia su Monsignor Franco. Essendo all’epoca già piuttosto anziano, ho ipotizzato che in questa ultima decade fosse scomparso. Invece ho letto notizie confortanti di una persona tutt’ora in attività.
Pochi giorni fa’, ad una settimana di distanza dalla prima ricerca, sollecitato dal ricordo ancora vivo, troppo intenso e ricco di significati di quel sogno, ho ritenuto opportuno ripetere la stessa ricerca su internet. In questa seconda occasione è uscito un lungo elenco di notizie di cronaca. Ho quindi scoperto che il decesso di Monsignor Franco è avvenuto il 22 Marzo all'ospedale di Terni (5 giorni dopo il mio sogno). Dalle notizie è emerso che da giorni si trovava ricoverato già privo di coscienza.
Questo fatto mi ha molto commosso: il Vescovo Gualdrini in punto di morte è venuto a cercare me! E l’idea che da lassù possa intercedere con la sua benevolenza, mi rincuora e mi sollecita ad essere più costante nel cammino della fede; con l’intima persuasione che il Signore, secondo i suoi tempi e le sue modalità, non vorrà farmi mancare le occasioni e le circostanze per compiere la sua volontà.
Ill.mo Don Renzo, le rivolgo i miei più vivi auguri per un gradevole soggiorno sia pure gravoso di impegni pastorali in Romania.
Ricambio con affetto, devozione e riconoscenza i suoi auguri per una santa e serena Pasqua.
Giancarlo

LA RISPOSTA DEL REVERENDO PROFESSOR RENZO LAVATORI

[28 marzo 2010] - Carissimo Giancarlo, [...]. Ho letto con vivo interesse e insieme con intimo compiacimento la tua particolare e significativa esperienza del sogno ben preciso e luminoso del vescovo che tu hai conosciuto personalmente e con cui hai avuto bei contatti e a cui hai dato la tua collaborazione da seminarista. Mi pare che egli abbia dimostrato verso di te una paterna benevolenza, che ora vuole continuare ad esercitare dal cielo dopo la sua scomparsa terrena.
Veramente una realtà viva e toccante, di fronte alla quale occorre non solo fare attenzione ma accogliere un forte e meraviglioso invito! Infinite sono le vie del Signore per i suoi figli diletti e Lui solo ne conosce il valore più profondo. A noi il compito di saperle riconoscere e meditarne il senso nell'intimo del nostro animo. Ti assicuro che pregherò con questa particolare intenzione nei prossimi giorni della Pasqua. Gesù sofferente crocifisso e risorto ti doni il suo Spirito Santo per farti capire intimamente il messaggio e soprattutto fartelo attuare quando e come Egli vorrà.
Di nuovo auguri vivissimi per una santa e feconda Pasqua nell'unione di spirito e nell'affetto fraterno.
Don Renzo

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Ognuno è libero di trarne le conclusioni che vuole. L'attendibilità di questa segnalazione credo sia vincolata al fatto che effettivamente esiste una corrispondenza tra me e Don Renzo Lavatori riguardante questo episodio, rintracciabile negli archivi di posta elettronica con le date sopra citate del 27 e 28 marzo 2010.
Resta il fatto che non si è trattato di uno dei tanti sogni generici e sconclusionati. La comunicazione dell'appello trasmesso dal vescovo è preciso: egli ha pronunciato parole con un evidentissimo senso logico, attinenti al proprio rango e ad una realtà che la Chiesa sta attraversando in questa epoca distratta verso le questioni dell'anima.
Le finalità stesse del messaggio sono ben definite e riguardano la carenza di vocazioni nella Chiesa, e per deduzione logica la necessità di operai per la salvezza delle anime. Credo si tratti di un chiaro monito in favore della reale e concreta necessità di impegnarsi nell'opera di evangelizzazione e conversione dei cuori in prospettiva della salvezza eterna. Il fatto che Monsignor Franco, nel varcare la soglia dell'eternità, abbia avvertito la necessità di lanciare questo appello ne avvalora il peso. Significa che è davvero importante.
Inoltre, l'ipotesi che Monsignor Franco anche dal cielo possa esercitare il suo ministero e prendersi cura della santa Chiesa e dei fedeli, rafforza la speranza e aiuta ad essere più saldi e coraggiosi nel cammino verso Dio.
Per ultimo, l'appello del vescovo impegnato per le vocazioni, sottolinea l'importanza dell'abito talare. Nelle sue parole predomina il concetto di UTILITA' e di NECESSITA' ad indossarlo; quale predicazione muta del Vangelo e forte richiamo alla fede nella divina Misericordia. L'abito talare, credo non stia ad indicare un ritorno al passato; ma potrebbe rappresentare un simbolo di fedeltà alla tradizione apostolica e alla Chiesa.
Mi sono persuaso, infine, che Monsignor Franco nel trasmettere il suo appello al sottoscritto, abbia conferito a me il carisma di tracciare il profilo umano a memoria della sua persona. Un aspetto curioso è che Monsignor Franco avrebbe affidato questo carisma al seminarista meno credibile: il sarto che gli avrebbe confezionato l'abito meno raffinatO. E allora, mi sono chiesto, perché proprio a me? Perché non ha scelto il più brillante o il più attendibile? L'unica risposta plausibile che mi sono dato è che possa avere scelto il più fedele. Colui che non lo ha mai rinnegato e ha dimostrato coi fatti di essere stato sempre fedele al Vescovo.


Per 4 anni ho custodito con pudore questo segreto
pensando che il messaggio di Monsignor Franco
fosse esclusivamente rivolto a me!
Ora ho capito!
Non è rivolto a me!
E' un appello del vescovo impegnato per le vocazioni
a tutti i fedeli:

"Serve qualcuno che indossi l'abito talare.
Sarebbe utile che qualcuno lo indossasse!"



In epilogo, aggiungo in tempo reale la presente annotazione che scrivo in questo istante con intensa emozione. Questo primo pomeriggio, mentre ero in cammino per una breve passeggiata immerso nel silenzio e nella solitudine della montagna, ripassando ancora una volta mentalmente le varie parti di questo documento (dopo averne curato di settimana in settimana la stesura e la revisione meticolosa e infinita), ho avvertito il profondo sentimento di avere così concluso questa opera iniziata il 16 febbraio, in data odierna: 5 agosto 2014. Rientrato nel mio alloggio, per cercare una conferma a questa intima sensazione che ho ipotizzato di poter attribuire alla volontà di Monsignor Franco Gualdrini, ho pensato di consultare sul calendario liturgico il santo del giorno, nella segreta speranza di incontrare la significativa concomitanza con la festa in memoria di Sant'Agnese verso la quale il vescovo Gualdrini era molto legato. Ho invece trovato la seguente ricorrenza:
"Dedicazione Basilica S. Maria Maggiore".
Fino a pochi istanti fa non ero al corrente che questa ricorrenza esistesse in calendario.

In fede.
Giancarlo Mauroner Altemani


* Nota

Nei primi anni del suo episcopato, a testimonianza del suo vivo e concreto impegno per le vocazioni, Monsignor Franco Gualdrini fece richiesta all'economo della diocesi di Terni, per conoscere se vi fossero fondi a sufficienza al fine di realizzare un seminario sui resti di un antico monastero delle Clarisse nel centro città. L'economo, dopo avere fatto i suoi conti, rispose affermativamente e diede il suo benestare alla realizzazione dell'opera. Accadde però che a lavori già avviati, questi si accorse di essersi sbagliato: aveva considerato disponibili alcuni fondi che erano già stati impegnati per altre opere! Nella speranza di rimediare a questo errore senza essere scoperto, l'economo, di propria iniziativa dirottò grosse somme di denaro prelevate da altri fondi, pensando in questo modo di risolvere il piano finanziario diocesano dilazionando i vari pagamenti; soprattutto auspicando l'arrivo di nuove entrate!
Ben presto però le insolvenze arrivarono al pettine, e la magistratura di Terni fu chiamata a fare luce e procedere contro l'economo per il dissesto finanziario della diocesi, il quale si ritrovò sul banco degli imputati con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Si trattava di una situazione disastrosa che avrebbe certamente causato l'interruzione dei lavori per il completamento del seminario e forse avrebbe portato in carcere l'economo, se non fosse coraggiosamente intervenuto Monsignor Franco nella sua veste istituzionale addossando a se stesso e al proprio operato la responsabilità di ogni accusa, sia pure nella consapevolezza di dover affrontare un grosso scandalo. A quel punto la magistratura si trovò nella condizione di procedere contro il Vescovo Gualdrini; ma la comunità cattolica trepidò per l'enorme clamore che questo fatto avrebbe suscitato. Fu così che arrivò una donazione da parte di un ente benefattore e tutto venne messo a tacere.

Mons. Franco Gualdrini non ha mai parlato direttamente con me di questi argomenti. Ne ha discusso con suor Grazia seduti nel giardino del seminario. In loro compagnia ascoltavo col pieno benestare del vescovo: interpellato a questo proposito dalla madre superiora, Monsignor Franco rispose che poteva liberamente discuterne in mia presenza. Ad un certo punto ho perfino avuto l'impressione che ne stessero parlando, proprio al fine di mettermi al corrente di questo fatto. (NdR - L'autore della testimonianza).  




 
 



 
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Opera carismatica di spiritualità contemplativa cattolica
by
Giancarlo Mauroner Altemani



 




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Alcuni fattori determinanti il calo delle vocazioni:

  • Diminuzione vertiginosa di famiglie cristiane e di ambienti educativi capaci di strutturare la vita dei giovani.
  • Debolezza del vissuto religioso, secolarizzazione, caduta dei valori e della vita etica.
  • Calo di natalità.
  • Fragilità e mancanza di perseveranza in coloro che intendono avventurarsi nel cammino vocazionale.
  • Assenza o difficoltà di accesso a strutture di prima esperienza per il discernimento vocazionale; le quali dovrebbero essere caratterizzate dalla facilità di ingresso e di uscita, senza essere esageratamente selettive: "IL SEMINARIO APRE LE PORTE".

Si ringrazia per collaborazioni adeguate alle finalità perseguite.

Si ringraziano tutti coloro i quali sostengono e partecipano con opere e missioni.

Dominio+hosting deusvocat.com sono stati rinnovati al 17 marzo 2023 presso Aruba.it






 
 



 
  S O M M A R I O    A N A L I T I C O

Introduzione all'amore di Dio - Cosa è il cammino spirituale?

Il principio della Verità - Guida alla coscienza morale naturale

Teologia della salvezza eterna - Perché essere credenti?

I presupposti della fede - Cosa è la fede?

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            Guida alla dottrina della fede - Il Principio della fede

Cos'è la vocazione soprannaturale?

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                    Cosa accade a chi si accosta alla santa Eucaristia senza averne diritto?

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APPUNTI PERSONALI di Giancarlo Mauroner Altemani

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            Tra tante religioni, perché devo essere cattolico?

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            Cosa è la Santissima Trinità?

            Cosa è lo Spirito Santo?

            Nel Padre nostro, cosa significa: "E non ci indurre in tentazione"?

            Come si toglie il vizio di bestemmiare?

            Cosa è l'anima?

            Quanto pesa l'anima?

            Come può l'anima sprofondare all'inferno?

            Cosa è l'inferno?

            Chi è il demonio?

            Cosa è la chiesa?

            Perché in un mondo povero la chiesa è ricca?

            Se Dio è perfetto, perché la chiesa è imperfetta?

            Cosa è la santità?

            Cosa è il Vangelo?

            Cosa è l'evangelizzazione?

            Chi è il sacerdote?

            Cosa è il sacerdozio?

            Perché i preti non si possono sposare?

            Perché le donne non possono fare il sacerdote?

            Cosa è il matrimonio crisitano?

            Perché la chiesa è contro l'aborto?

            Il sesso è peccato?

            Cosa è l'ipocrisia?

            Perché Gesù condanna gli ipocriti e perdona i peccatori?

            Cosa è il peccato?

            Cosa è il perdono?

            Cosa è il Sacramento del perdono?

            Cosa è lo Spirito del perdono?

            Come si celebra il Sacramento del perdono?

            Come si rimedia al peccato?

            La ricerca del divertimento e del piacere è peccato?

            Cosa sono i fioretti?

            Perché esiste il male?

            Come si affrontano le avversità dell'esistenza, piccole e grandi?

            Perché non ci si deve suicidare?

            Cosa sono i miracoli?

            Come si relaziona il credente di fronte al progresso scientifico?

            L'umanità discende dalle scimmie?

            La chiesa deve essere un luogo di socializzazione o di spiritualità?

            Cosa è la saggezza?

            Chi sono i profeti?

            Cosa è la preghiera?

            A cosa serve pregare?

            Le preghiere si possono rubare?

            Sono più importanti le opere sociali di carità o la preghiera?

            Cosa è la carità?

            Cosa sono i Sacramenti?

MISSIONE - FAMIGLIA APOSTOLICA PER IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE

            Presentazione

            Introduzione alla norma di vita

            Invocazione eucaristica

            Prologo

            1. Finalità

            2. Il carisma della vita consacrata

            3. Ingresso e formazione

            4. La custodia del silenzio

            5, I "voti del silenzio" pronunciati sull'asse verticale di fedeltà

            6. L'orazione, scandita dai tempi della fraternità

            7. L'arte e il lavoro benedetto dalla santa orazione

            8. Il rito della spogliazione e della vestizione

            9. L'inviolabilità della clausura

            10. Una croce per ogni ambiente, una SS. Messa per ogni giorno

            11. Missione: la carità nelle opere visibili e invisibili della fede

            12. La famiglia dei senza famiglia

            13. Non di solo pane

            14. Rettorato, raccomandazioni, annotazioni e precetti generali

            15. Il contatto sacramentale con Dio: le carezze dell'amore!

Testimonianza su Mons. Franco Gualdrini - Il Vescovo in punto di morte ha cercato me

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  N   O   T   E
 

* La lotta interiore (Rm 7,15-25)


Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c`è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un`altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato.


  La carne impreca,
la coscienza spirituale chiede perdono.
In ogni piega della vita si annida una bestemmia,
in ogni angolo del creato risplende luminosa la misericordia di Dio.


L'istinto non è capace di distinguere ciò che è morale da quanto è immorale, e spinge a compiere il peccato. La coscienza morale e spirituale di ogni individuo è invece il luogo da cui procedono le azioni buone. La coscienza spirituale cerca di tenere l'istinto al guinzaglio!  







 

Il "buon ladrone"


 

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l`altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». [Lc 23,39-43]


Questo assassino appeso alla croce al fianco di Gesù, che era tutt'altro che santo e all'opposto del concetto di verginità e innocenza, dopo un'intera esistenza di malvagità e bestemmie, si converte un istante prima di morire ed ottiene la grazia della salvezza eterna! E' l'unico personaggio di tutto il Vangelo, di cui esiste una testimonianza certa del suo ingresso nel regno dei cieli. Egli, non appena si relaziona intimamente col Signore, acquisisce uno stato di grazia e di santità. Secondo il giudizio umano del mondo resta un criminale; ma il verdetto divino cancella in un istante tutte le sue colpe e lo accoglie a pieno titolo tra i santi nel regno dei cieli.

La santità è un rapporto di intima relazione con Dio.

Questo episodio è estremamente importante: Gesù insegna che relazionarsi intimamente con Lui per ottenere la salvezza eterna è alla portata di chiunque. Chi vuole farne qualcosa di complicato e inaccessibile, così da indurre molti a tenersi prudentemente alla larga, dovrà renderne conto a Dio!
Gesù non chiede l'impossibile. Non crea categorie esclusive di privilegiati. Questo è il concetto di cattolico; cioè universale e senza preclusioni.

"Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori»". [Mt 9,10-13]

Frequentando i peccatori, Gesù non si preoccupa di sacrificare la propria reputazione e la reputazione della sua chiesa; non si vergogna di loro! Li chiama a raccolta come pecorelle smarrite sul cammino che conduce alla salvezza eterna.









 

I lavoratori nella vigna del Signore


 

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch`essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un`ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest`ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». [Mt 20,1-16]

 







 

Dell'eternità delle pene

di S. Alfonso M. de Liguori

 

Considera come nell'inferno non vi è fine: si patiscono tutte le pene, e tutte eterne. Sicché passeranno cento anni di quelle pene, ne passeranno mille, e l'inferno allora incomincia; ne passeranno cento milioni di anni, e l'inferno sarà da capo. Se un angelo a quest'ora portasse la nuova ad un dannato che Dio lo vuol cacciare dall'inferno, ma quando? quando saranno passati tanti milioni di secoli, quante le gocce d'acqua, le fronde degli alberi e le arene del mare e della terra, voi vi spaventereste; eppure il dannato farebbe più festa a questa notizia, che non fareste voi se aveste la notizia di essere fatto re di un gran regno. Si, perché direbbe il dannato: "E' vero che dovranno passare tanti secoli, ma dovrà venire un giorno che finiranno". Ma ben passeranno tutti questi secoli e l'inferno sarà da capo; si moltiplicheranno tante volte tutti questi secoli quante sono le gocce, le arene, le fronde, e l'inferno sarà da capo. Ogni dannato farebbe questo patto con Dio: Signore, accresci quanto ti piace la pena mia: allungala per quanto tempo ti piace: basta che vi poni termine, e sono contento. Ma no, questo termine non vi sarà mai.
Almeno il povero dannato potesse ingannare se stesso e lusingarsi con dire: "Chi sa, forse un giorno Dio avrà pietà di me, e mi caccerà dall'inferno! No, il dannato si vedrà sempre in faccia scritta la sentenza della sua dannazione eterna, e dirà: "Dunque tutte queste pene che ora patisco, questo fuoco, questa malinconia, queste grida non finiranno mai, mai! E quanto tempo dureranno? Sempre, sempre. Oh mai! Oh sempre! Oh eternità! Oh inferno! Come? Gli uomini ti credono e peccano e seguitano a vivere in peccato?
Fratello mio, sta attento, pensa che per te ancora sta l'inferno, se pecchi. Già arde sotto i tuoi piedi questa orrenda fornace, e a quest'ora che leggi quante anime vi stanno cadendo? Pensa che se tu ci arrivi una volta non ne potrai uscire più. E se qualche volta hai già meritato l'inferno, ringrazia Dio che non ti ci ha mandato; presto, presto rimedia quanto puoi, piangi i tuoi peccati, confessati spesso, leggi questo o altro libretto spirituale ogni giorno, prendi la devozione a Maria col Rosario ogni giorno, col digiuno ogni sabato; nelle tentazioni resisti, chiamando spesso Gesù e Maria; fuggi l'occasione di peccare e se Dio ti chiama anche a lasciare il mondo, fallo, lascialo: ogni cosa che si fa' per scampare da un'eternità di pene è poco, è niente. Per assicurarci l'eternità non vi è cautela che basti. Vedi quanti anacoreti per sfuggire l'inferno sono andati a vivere nelle grotte, nei deserti! E tu che fai dopo che tante volte hai meritato l'inferno? Che fai? che fai? Vedi che tu ti danni. Datti a Dio e digli: "Signore, eccomi: voglio fare tutto quello che vuoi da me.
Maria, aiutami.


S. Alfonso de Liguori, Massime eterne, pp 38-40







 

Parabola del perdono


 

A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l`accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell`uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello». [Mt 18,23-35]











 

DECALOGO

 


1) Io sono il Signore, tuo Dio. Non avrai altro Dio fuori di me.
2) Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio.
3) Osserva il giorno di sabato per santificarlo. 6 giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non farai alcun lavoro.
4) Onora tuo padre e tua madre.
5) Non uccidere.
6) Non commettere adulterio.
7) Non rubare.
8) Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
9) Non desiderare la moglie del tuo prossimo.
10) Non desiderare la casa del tuo prossimo... né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.







 
 

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