AMORE VERITA' REDENZIONE FEDE VOCAZIONE SPIRITUALITÀ MISSIONE
U T I L I T Y
Contatti
Sommario analitico
Disclaimer
▼ DIARIO SPIRITUALE ▼
Appunti spirituali in ordine sparso.


Calixto R. Dahab Sr.


Ci siamo incontrati all'interno di un negozio di articoli religiosi di Tagbilaran City, nell'isola di Bohol (Philippines) il 14 febbraio 2015, nel giorno di san Valentino, la festa degli innamorati. Ero indeciso se acquistare o meno un crocifisso da missionario, come simbolo significativo del mio impegno pastorale. Per me si trattava di una scelta che seguitavo a rimandare. Da tempo consideravo il fatto che dovevo dare un indirizzo alla mia fede religiosa con atti anche visibili e concreti; sia pure con tutte le difficoltà di chi vive nel mondo in solitudine. Nell'istante in cui mi sono deciso per l'acquisto, alla cassa, il cliente davanti a me, un vecchio dall'aspetto trascurato con una lunga barba bianca, ha preso tra le dita questo crocifisso e mi ha chiesto:
"Sei un sacerdote?"
"No; non lo sono",
gli ho risposto.
"Ero certo che tu lo fossi! — ha detto lui, ed ha aggiunto — Credi ai sogni? La notte scorsa ti ho sognato...".


Tay Calixto seduto all'ingresso della caverna GodFather cave, in cui ha trascorso 13 anni di vita eremitica

Calixto R. Dahab Sr. è un mistico eremita, guaritore e maestro spirituale cattolico filippino. Ha vissuto in solitudine per 21 anni in 3 caverne sul monte Eli, nell'isola di Bohol, nelle condizioni più miserevoli di degrado.
Particolarmente devoto alla Santa Vergine Maria e del tutto consacrato a Dio Figlio e Dio Padre, esprimendosi con l'innocenza del fanciullo, egli sostiene che in questo luogo, con l'esercizio della preghiera incentrata sul "Credo" o "Simbolo degli Apostoli", e di alcune puerili pratiche devozionali associate alla lettura in ogni sua parte dei paradossi da egli scritti, si manifesta in sogno il Signore nell'amore di Dio Padre. E lo crede in una forma così fervente, da farsi crocifiggere per 3 volte sulla vetta di questo monte. Si tratta di una controversa pratica ascetica un tempo diffusa nelle Filippine. Egli vi si è sottoposto il venerdi santo del 1975, del 1985 e del 1995. E' un rito che su questo monte ricorre ogni 10 anni. L'asceta Calixto, lo definisce nei suoi scritti:

"TEMPIO DEL SACRIFICIO UMANO CON NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO".



La crocifissione non suscita ammirazione, ma soprattutto biasimo e stupore. La gente accorre a vedere per curiosità. Questa realtà induce a riflettere sul significato spirituale di chi vi si sottopone, nella consapevolezza di incontrare, come 2000 anni fa', l'umiliazione e la derisione, in unione spirituale con Cristo crocifisso.

Tay Calixto, come lo chiamano affettuosamente i suoi conoscenti, ha trascorso i primi 3 anni di vita eremitica nella caverna da egli denominata "PASSION LOVER CAVE". Ha quindi trascorso i successivi 5 anni nella caverna "SACRIFICIAL CAVE", e i restanti 13 anni nella enorme e caratteristica caverna "GODFATHER CAVE". In seguito ha dimorato per anni al riparo di giacigli di fortuna sulla vetta del Monte Eli, trascorrendo le giornate in preghiera e a scrivere cartelloni con i quali ha tappezzato i luoghi in cui ha vissuto. Le frasi di seguito riportate, costituiscono una minima parte dei suoi scritti. Le parti assurde ritengo siano simbolismi e paradossi. Mi sono fatto l'idea che siano una sorta di codice di accesso e servano proprio a spiazzare le barriere imposte in ordine all'intelletto logico e razionale, il quale pone tutto nell'ambito del paragone: "Questo è migliore e quello è peggiore. Questo è più conveniente e quello no. Qui ci guadagno e là ci rimetto". L'intelletto razionale è sempre alla ricerca di cose materiali su cui riporre la propria fiducia e sicurezza, e costituisce il prevalente limite eretto dal proprio ego verso le dinamiche trascendenti del mistero spirituale.


1. PASSION LOVER CAVE


















2. SACRIFICIAL CAVE

















"THE PROMISES OF THE SACRED HEART OF JESUS"
WHERE THERE IS LOVE THE HEART IS LIGHT, WHERE THERE IS LOVE THE DAY IS BRIGHT, WHERE THERE IS LOVE THE THERE IS A SONG TO HELP WHEN THINGS ARE GOING WRONG. - WHERE THERE IS LOVE THE THERE IS A SMILE TO MAKE ALL THINGS SEEM MORE WOTH WHILE, WHERE THERE IS LOVE THE THERE'S QUIET PEACE, A TRANGUIL PLACE WHERE TURMOILS CEASE--- "LOVE CHANGES DARKNESS INTO LIGHT AND MAKES THE HEART TAKE WINGLESS FLIGHT"...



OH BLEST ARE THEY WHO WALK IN LOVE, THEY ALSO WALK WITH GOD ABOVE--- AND WHEN MAN WALK WITH GOD AGAIN, THERE SHALL BE "PEACE ON EARTH" FOR MEN. THERE'S A REASON FOR EVERY PAIN, THAT WE MUST BEAR. FOR EVERY BURDEN EVERY CARE. THERE IS A REASON FOR EVERY GRIEF THAT BOWWS THE HEART. FOR EVERY TEAR DROP THAT IS SHED. THERE IS A REASON FOR EVERY HURT, FOR EVERY PLIGHT, FOR EVERY LONELY PAIN-RACKED NIGHT, THERE IS A REASON BUT IF WE TRUST GOD AS WE SHOULD, IT ALL WILL WORK OUT FOR OUR GOOD, HE KNOWS THE REASON. LOVE THE PROMNISES OF GODFATHER.


3. GODFATHER CAVE








"TEMPLE OF GODFATHER ALMIGHTY AND THE KINGDOM OF OUF LORD JESUS CHRIST IN THIS WORLD WIDE WEIRD WISH WILL"

YOU'RE ALL ENTERING NOW THE "KINGDOM OF JESUS CHRIST AND THE TEMPLE OF GODFATHER ALMIGHTY". WHERE JESUS WAS CRUCIFIED AND TRULY NAILED TO REDEEM THE WORLD'S SINS. HE WAS BURIED IN SAN JOSE CAVE FOR THREE DAYS AND THREE NIGHTS. HE ROSE AGAIN AND HE WAS RESURRECTED BY HIS FATHER AND SETIED AND AT RIGHT HAND OF THE FATHER. JESUS WAS SOON TO DIE AND RETURN TO THE FATHER TO BELIEVERS, JESUS SEND HIS HOLY SPIRIT WITH ABOUNDANT SPIRITUAL BLESSING. ALL THE WORDS HATRED AND SUFFERING ARE THE NRESULTS OF SIN ORIGINAL OR PERSONAL. TO RESTORE ALL THINGS TO LOVE AND ORDER OF JOY, JESUS ATONED FOR SIN BY HIS DEATH AND WON THE GRACE. THAT EFFECTS FORGIVENESS. HIS WELLING LIFE IS THE BASIC SANCTITY OF CHRISTIANS. TO BE DEVELOPED INTO AQUIRED SPLENDOR, AS HIS OLD TESTAMENT PROPHETS SUFFERED THE PRICE OF PREPARING FOR HIS COMING SO THE MEMBER OF HIS MYSTICAL BODY SUFFER IN ORDER TO CONTINUE HIS WORK OF RESTORING ALL THINGS ALL ANGUIBH IS PERSONALIZED BECAUSE CONSECRATED TO CHRIST. TROUGH CHRIST PRIEST HOOD EXERCISE IN HIS CHURCH. JESUS DID THE BEST TO REVEAL HIMSELF AS WORLD'S SAVIOR. AND THEN SURRENDERED HIMSELF TO SUFFER AND DIE FOR ALL MEN. SACRIFICING AND NAILING IS A FIGURE OF THE SUFFERING CHRIST. GOD MIRACOLOUS RECUE OF HIS PEOPLE. ALL OF US ARE WAITING THE LAST JUDGEMENT OF JESUS CHRIST AND GODFATHER ALMIGHTY CREATOR OF HEAVEN AND EARTH. ALL THE SAINTS, PATRIARCHS, APOSTOLES AND DISCEPLES OF JESUS CHRIST.
JUSTICE TO GOD AND JUSTICE TO MEN GO HAND IN HAND, SUPERFICIAL PLETY GIVEN TO GOD OR EXTERNAL CHARITY TO MEN, IS NO SUBSTITUTE FOR JUSTICE TO GOD OUT OF DUE REGARD FOR HIM AS THE ABSOLUTE LORD AS THE SOURCE OF EVERY GOOD. ALL THE MEN OWE JUSTICE OF BELIEVING IN HIS WORDS AND WORKS, OF KEEPING HIS COMMANDMENT AND THAT EVERY ONE SHOULD KEEPS GOD'S LAW. OBEDIENCE AND UNBELIEF CLOSE THE MIND TO THRE HOLIEST OF EVIDE4NCE4, FAITH ISSUED IN OBBEDIENCE AND LOVE TO HIS FAITHFUL ONES, JESUS PROMISES HEAVEN.
HE GIVES HIS LIFE TO ASSURE THEIR SALVATION, REDEMPTION AND RESURRECTION. "EVERYONE'S FORGIVENESS AND KINDNESS MUST BE AS ALL EMBRACING AS OUR HEAVENLY FATHER" IMPERFECTION ARE EVERYONE'S EMBARRASSMENT. THERE IS ALWAYS GOOD REASON FOR BEING SLOW TO JUDGE, AND QUICK TO FORGIVE AND SUREST OF ALL SALVATION CONSTANT SEOLF IMPROVEMENT.
"THANKGIVING FOR TRIUMPH OF CHRIST". (lU 6,36-42)

4. TOP ELI HILL


"TEMPLE OF GODFATHER AND THE KINGDOM OF JESUS CHRIST"

ANNOUNCEMENT: TO ALL THE PEOPLE OF THE NEW WORLD WHO BELIEVE AND LOVE OUR LORD JESUS CHRIST OUR REDEEMER OF ALL CATHOLIC CHRISTIAN FAITH.
































IL TRONO DI DIO IN TERRA

"Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov`è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore". (Mt 6,19-21)


[...] e tuttavia, nonostante lo squallore del luogo e tutto il mio scetticismo e la mia delusione, sulla vetta di questo monte, dopo avere eseguito le varie pratiche che questo asceta nel corso della mattinata mi suggeriva di volta in volta come in un percorso a tappe, (tra cui ripetere decine di volte il "Credo", raccogliere un preciso numero di bacche e di fiori caduti da un albero e leggere all'infinito alcune delle sue assurde tavole), è accaduto che mi sono sdraiato di nascosto su un ripiano in cemento a riposare, mentre Tay Calixto si era già allontanato per distendersi su una branda malconcia immersa tra la vegetazione, non prima di avermi sollecitato nuovamente a proseguire nella noiosissima lettura dei suoi panni stesi al vento.

Mentre ero disteso in posizione supina sul cemento con gli occhi aperti, all'improvviso si è spaccato il cielo. L'ho visto aprirsi e accartocciarsi su se stesso in vari lembi con una progressione a scatti, secondo una dinamica puerile e poco credibile, come le sequenze di un'animazione di pessima qualità, che ha lasciato uno squarcio nel cielo da cui appariva un bagliore sfolgorante. Da questo bagliore è partito un soffio d'aria che mi è entrato con forza in gola. Ho provato un senso di panico e di angoscia, perché sentivo i polmoni gonfiarsi di quest'aria dall'aroma leggermente irritante e vagamente simile alla menta. All'inizio mi sembrava di soffocare. Ho pensato di essere vittima di un divertimento crudele fatto sulla mia persona. Temevo di scoppiare come un palloncino nelle mani di un fanciullo allegro e irresponsabile. Quando il mio organismo si è completamente riempito di quest'aria, il soffio si è interrotto e mi sono staccato dal suolo iniziando a galleggiare verso l'alto come in assenza di gravità rapito da quell'intentensa luce. Nell'istante in cui ho capito che stavo per essere partecipe di una grande rivelazione (la contemplazione del volto di Dio Padre), con assoluto stupore ho realizzato di avere fatto soltanto un sogno simile a un incantesimo che mi ha lasciato una gioia profonda e consolazione interiore, ma anche il dubbio sulla reale origine di questa esperienza. Ho comunque avuto la netta percezione di avere vissuto un evento superiore alla fantasia umana: un sogno davvero particolare e straordinario.

Giancarlo Mauroner Altemani
SOGNATORE DI DIOPADRE




I VERI POVERI


In uno dei primi incontri, mi sono permesso di scattare alcune fotografie a Tay Calixto mentre mi stava parlando del mistero Eucaristico. Ad ogni incontro aveva sempre dei libri di preghiere da illustrarmi.

In questa occasione, oltre ai libri, forse infastidito dal mio atteggiamento distratto, aggiunse anche uno specchio e me li porse con molta gentilezza. Gli chiesi divertito, mentre seguitavo a scattare fotografie: "A cosa mi serve lo specchio?".

"Così ti puoi ammirare allo specchio quando preghi e fai opere di carità", esclamò lui, e proseguì con voce severa: "Se vuoi vedere un vero povero bisognoso dell'aiuto di Dio, osservati bene allo specchio mentre preghi!".

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità.





Sacri Vultus D.N.Jesu Christi

Ho incontrato per l'ultima volta Tay Calixto nel settembre 2017. L'ho trovato invecchiato e molto indebolito. La sua lunga barba bianca, a cui egli attribuiva un importante significato spirituale e gli conferiva il caratteristico aspetto del venerabile saggio, malamente rasata, rivelava i lineamenti di un vecchio e semplice contadino.
Seduti l'uno di fronte all'altro, con un pretesto troppo assurdo si è alzato dalla sedia e si è messo alle mie spalle imponendo entrambe le mani sul mio capo, soffermandosi in silenzio per un certo tempo in quella posizione. Ho avuto l'impressione che quel gesto così inusuale e solenne avesse il senso di trasferire a me il suo carisma spirituale per benedire e dare continuità alla missione da egli iniziata.




"Colui che conosce gli altri è sapiente, colui che conosce se stesso è illuminato".
(Lao Tzu, Tao Te Ching - L'antica cultura cinese)


INTENZIONE DI MATRIMONIO


A quel tempo, negli anni a cavallo del 2005, dopo un'esperienza in un convento francescano dell'Umbria e poi in un seminario diocesano, avevo ripreso il mio precedente lavoro in montagna agl'impianti a fune. Si trattava di una occupazione stagionale che non offriva nessuna sicurezza di stabilità e doppiamente precaria, perché si lavorava nei pochi mesi invernali, e soltanto se cadeva neve a sufficienza da creare un manto abbastanza spesso per ricoprire le piste da sci. Presidiavo in solitudine una piccola stazione intermedia di seggiovia. Si trattava di una postazione di lavoro rifiutata da tutti gli altri operai, perché sempre in ombra e troppo isolata. Era un lavoro duro, faticoso ed anche rischioso quando ci si doveva arrampicare in alto appesi alla fune per simulare le manovre di soccorso. In quelle occasioni, per la pausa pranzo, talvolta capitava di consumare in fretta un piatto di pasta tra cacciaviti, grosse tenaglie e rotoli di fil di ferro col bottiglione di vino rosso infilato nel mezzo sul tavolo. I primi tempi mi sembrava un modo strano di consumare il pasto con la tavola apparecchiata in quel modo, ma ben presto mi ci abituai. Nei periodi di maggior afflusso e nei giorni di festa si doveva trascorrere intere giornate al gelo per assistere i passeggeri, oppure a spalare la neve che si accumulava di continuo sulla pedana se le precipitazioni erano abbondanti.
Ogni mattina, per raggiungere la mia stazione, dovevo camminare in salita per circa mezz'ora, sprofondando fino all'anca se la stagione era particolarmente ricca di precipitazioni nevose, oppure calzando i ramponi quando il gelo della notte aveva creato colate di ghiaccio. Nonostante si trattasse di un lavoro umile e faticoso, ero orgoglioso di questa occupazione, mi piaceva soprattutto la camminata mattutina.
Da alcuni anni avevo una fidanzata di elevato ceto economico e sociale. D'estate si trascorreva le vacanze un po' in montagna e un po' nella sua villa con piscina sulla riviera ligure. Si abitava distanti e ci si frequentava saltuariamente. Nei momenti di maggior trasporto affettivo, lei aveva esclamato: "Ti voglio dire una cosa. Se un giorno tu mi chiedessi di sposarmi, io ti risponderei... SI'".
All'inizio della nostra relazione, in alcune occasioni si pregava insieme la liturgia delle ore. Era già accaduto che durante la lettura dei salmi a cori alterni si fosse messa a ridere. L'ultima volta che pregammo insieme, scoppiò in una risata irrefrenabile che ne impedì la prosecuzione e mi lasciò profondamente a disagio. Può capitare. Tuttavia, le contestai il fatto che in simili circostanze non si rimane seduti a ridere all'infinito sul libro aperto tra le mani: ci si alza e ci si allontana per non disturbare chi è raccolto in preghiera, ma soprattutto per quel senso di profondo rispetto verso Colui al quale sono rivolti gl'inni di lode.
Quel freddo mattino di domenica, mentre camminavo nel bosco innevato per raggiungere il luogo di lavoro, stavo ancora una volta considerando tra me stesso che alla nostra età era inutile perdere altri anni, e decidersi invece a mettere su casa e famiglia. Questo matrimonio sarebbe stato sotto ogni aspetto un'ottima opportunità per entrambi. A quel punto mi sembrava inutile e dannoso seguitare a rimandare, anche nel rispetto dei nostri sentimenti e per dare un senso compiuto alla nostra relazione affettiva. Avevo perciò finalmente superato ogni dubbio. Già immaginavo con dolcezza la gioia di chiederle la mano, con l'entusiasmo dei preparativi al matrimonio e per come la mia vita sarebbe decisamente cambiata in meglio, quando un'interferenza si inserì, sovrastante, nella mia mente. Non si trattò di una voce esterna, ma di una voce interiore, estremamente nitida e potente ma gentile, che identificai come voce maschile. Questa locuzione interiore si sovrappose predominante ai miei pensieri con simili parole:
"E' nobile il proposito di sposare la tua fidanzata. Questa decisione ti rende onore. Leggo nel tuo cuore che il tuo sentimento è sincero e hai deciso di portarla all'altare. Oggi è domenica. E’ il giorno del Signore, ma tu sei impegnato nel tuo lavoro. Il lavoro è importante; non lo puoi trascurare. Chiedi alla tua sposa una cortesia. Chiedile di sancire questa tua meritevole intenzione, offrendo in voto una candela da accendere nella casa del Signore, così che io possa essere testimone di questo atto concreto e benedire il vostro amore nel proposito di unione in matrimonio. Non è necessario che tu le chieda di partecipare alla Santa Messa. Chiedile soltanto di venirmi a trovare in giornata, quando le sarà possibile e all’orario che a lei resterà più comodo. Invitala a entrare in una Chiesa per accendere una candela in suffragio alla tua intenzione. Non le rivelare subito la ragione di questo gesto; così la sorpresa sarà più bella e ancora più saldo sarà lo spirito della vostra intesa e della vostra unione benedetta".

Decisamente stupefatto e sconcertato per l'accaduto, cercando una spiegazione razionale a questo particolarissimo fenomeno, proseguii di lena fino alla mia stazione di seggiovia. (Mentre la voce mi parlava, per l'emozione ero andato un po' in confusione e non riesco a ricordare se ha detto testualmente di offrire in voto una candela "nella casa del Signore", oppure "nella Mia casa". In queso caso potrebbe significare che a parlare era proprio Lui). Sia pure nel dubbio di essere rimasto vittima di un'illusione, sentivo che dovevo prestare fede a quanto mi era stato detto di fare. Se per ipotesi, perfino la santissima misericordia divina da lassù nel firmamento si era scomodata per questa mia decisione di prendere moglie, forse vi erano delle buone ragioni che a me sfuggivano! Intuivo che il Signore o chi per lui (forse il mio Angelo Custode?), mi stava comandando di mettere alla prova la mia fidanzata. Ero comunque certo del suo entusiasmo quando in futuro le avessi confidato il motivo di questo piccolo voto, così come mi era stato detto di fare. Non potevo fare altro che obbedire. Mi tolsi i guanti e digitai al telefono cellulare il seguente messaggio: “Buona domenica e dolcissimo risveglio, qui è 1 splendido e freddo mattino invernale. Ti chiedo 1 cortesia: quando puoi, in giornata, entra in 1 Chiesa e accendi 1 candela in offerta per 1 mia intenzione. Grazie.”
Alcuni minuti dopo sento squillare il telefono cellulare. Trovandomi all'interno della mia postazione di lavoro con le mie varie apparecchiature elettroniche già operative, pensai di registrare la conversazione:
— Ciao, Giancarlo, cosa ti è successo? Ho ricevuto il tuo messaggio. Sono allibita. Cosa significa?
— Non significa niente, tesoro. Non ti preoccupare. Oggi è domenica, lo sai che io non mi posso muovere. Mi sembrava una cosa carina se potevi passare in Chiesa ed accendere una candela per una intenzione che include anche te. Tutto qua.
— Giancarlo, ti pare che io sto tutto il giorno senza fare niente a grattarmi la pancia? Lo sai che sto preparando gli esami all’università, devo studiare, lo capisci? Studiare!!! Studiare!!! Studiare!!! E poi devo aiutare mia madre per le faccende di casa. Insomma, ho troppe cose da fare. Oggi non esco di casa.
— Non capisco come ti sia venuta tutta questa frenesia di studiare. Sei fuori corso da dieci anni; ma proprio oggi non puoi trovare un minuto, nell’arco di tutta la giornata, per uscire di casa? Esci un attimo, anche per distrarti un po’, non puoi restare 24 ore chiusa dentro casa a studiare!
— Non mi piacciono proprio queste tue pretese. Lo vuoi sapere cosa dicono le mie amiche quando parlo di te? Mi chiedono come faccio a stare insieme a un tipo così.
— Sono lieto di conoscere la loro opinione. Invia i miei umili omaggi all'aristocrazia ligure!
— Certo, hanno proprio ragione loro! Sono davvero caduta in basso! Con te ho toccato il fondo.
— Come fai a dire così? Parli come se ti avessi chiesto di andare a battere il marciapiede!!! In questi anni non ti ho mai chiesto niente; mai nessun favore. Per una sola volta che ti chiedo una piccola cortesia oggi che è domenica, ti rifiuti di entrare un attimo in Chiesa ad accendere una candela per una nostra intenzione!
— Va bene, scusa, scusa, stai calmo. Comunque non posso proprio. Mi dispiace. Oggi non esco di casa.
— Non ti preoccupare, scusami tu per l'enorme disturbo, non mi serve più nessun favore da te!
— Vai, vai... caro mio! E’ meglio che vai per i fatti tuoi. Hanno ragione le mie amiche.

Chiuso il telefono, con profonda delusione e amarezza, sospirai: "Ti ringrazio, Signore, per avermi aperto bene gli occhi su questa persona".

Giancarlo Mauroner Altemani


Gesù confido in te!

IN MEMORIA DI PADRE PAOLO


Ricordo con sincero affetto Padre Paolo Bini, frate minore dell'Umbria. E' stato il mio primo direttore spirituale dal 2001 al 2006. Nato a Battipaglia (Sa) il 23 agosto 1955, vestì l'abito dei Frati Minori nel 1981 ed emise la prima professione nel settembre dell'anno successivo. Frate Paolo è stato ordinato presbitero il 13 giugno 1989. Passato da questo mondo al Padre, domenica 15 aprile 2012.

Io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
nelle tue mani sono i miei giorni».
(Sal 30,15-16a)

Tra i tanti episodi per ricordare Padre Paolo, forse per me il più significativo, fu quello riguardante la scelta di un precisio indirizzo da attribuire alla mia vocazione. All'epoca avevo già trascorso 6 mesi nel convento San Francesco di Stroncone in provincia di Terni di cui Padre Paolo era il superiore. Avevo anche avuto un paio di colloqui con il Vicario Provinciale dell'Umbria (Padre Francesco Cattadori) per diventare frate francescano, il quale mi aveva invitato a partecipare al corso vocazionale dei frati minori presso la Porziuncola di Assisi. A me sembrava tutto sommato logico e coerente questo percorso di consacrazione. Padre Paolo era invece nettamente contrario per varie ragioni che preferisco non riferire in questa sede. Non voleva neppure che partecipassi al corso vocazionale. Secondo le sue attese avrei dovuto seguire il percorso ordinario diocesano. A me sembrava un controsenso, trovandomi già in un convento francescano con un padre spirituale francescano e una vocazione che sentivo essere di tipo monastico-cenobitica. Ricordo che tra noi due vi furono accesi momenti di tensione proprio nei giorni antecedenti a questo corso dei frati minori di Assisi, a cui infine partecipai con la rassicurazione da parte mia che sarei andato soltanto per fare una diversa esperienza che forse avrebbe potuto arricchirmi spiritualmente.
Alcuni mesi dopo, quando ero già entrato in seminario, una persona mi riferì una confidenza su Padre Paolo. Disse che all'epoca del corso vocazionale di Assisi, Padre Paolo aveva parlato malissimo di me al Vicario Provinciale dell'Umbria, al fine di ostacolare la mia decisione di farmi frate. Venire a conoscenza di questo fatto dopo essere stato ammesso in seminario mi fece davvero sorridere, perché per quanto in quella occasione Padre Paolo possa avere parlato malissimo alle mie spalle, poi, quando si trattò di farmi entrare in seminario per l'ingresso principale, fu soltanto lui a farlo. E lo fece esaltando così abilmente il mio presunto carisma spirituale nel presentarmi al Rettore del seminario diocesano di Terni, che ad un certo punto, tra lo stupore mio e del Rettore stesso, mi girai del tutto istintivamente per capire se alle mie spalle vi fosse San Pio da Pietralcina o un angelo del Signore di cui Padre Paolo stava descrivendo l'idoneità alla vita consacrata...


LA COERENZA


Raccolgo una manciata di neve. Provo una gradevole sensazione. Un istante dopo avverto un intenso freddo alle mani; lascio cadere a terra la palla di neve. Così è la vita!
Si vive di attimi. L'esistenza è fatta di attimi che si susseguono.
Di giorno stiamo correndo; la notte stiamo dormendo.
Di giorno siamo affamati; la notte siamo sazi.
Di giorno siamo agitati; la notte siamo tranquilli.
Di giorno siamo in buona salute; la notte siamo ammalati.
Di giorno siamo grandi amici; la notte siamo acerrimi avversari.
Di giorno siamo generosi; la notte siamo avari.
Di giorno siamo benefattori; la notte siamo ladri.
Di giorno siamo coerenti; la notte siamo incoerenti.
Di giorno siamo vittime; la notte siamo carnefici.
La nostra identità varia al variare delle circostanze.
La miccia brucia e lentamente divora il filo.
Oggi siamo adulti, ieri eravamo bambini, domani saremo vecchi... ma anche da vecchi si è sempre bambini.
Non siamo diversi da quando eravamo bambini: un attimo stiamo ridendo e l'attimo dopo siamo in lacrime.
L'esistenza è fatta di contraddizioni.
Ogni volta che abbiamo la certezza di essere affamati, ci si ritrova ad essere sazi!
Ogni volta che abbiamo la certezza di avere freddo, ci si ritrova ad avere caldo!
Ogni volta che abbiamo la certezza di essere stanchi, ci si risveglia riposati!
Ogni volta che abbiamo la certezza di avere trovato il nostro equilibrio, accade qualcosa che ci porta alla disperazione.
Quando sembra che la notte non finisca mai è di nuovo giorno, e quando sembra che il giorno non arrivi mai è di nuovo notte.
Dare un senso alla vita è come cercare di spiegare e dare un senso a ogni colpo di vento... e ad ogni colpo di tosse.
Si vive di attimi.
Si vive di contraddizioni.
L'esistenza è un susseguirsi di realtà parziali.
Le nostre attitudini variano al variare delle situazioni.
Tutto ha un inizio e tutto ha una fine, le buone azioni come le cattive azioni, il benessere come il dolore.
Il tutto è assorbito dal nulla.
Il giorno ci sembra di possedere il mondo, e la notte siamo di nuovo una facile preda delle tenebre.
Che ne sarà di noi?
Sarà luce o saranno tenebre?
Il vero e il falso, la giustizia e l'ingiustizia, la santità e il peccato, la morte e la vita... spesso si intrecciano e si rincorrono in un groviglio di contraddizioni, di falsità, di nullità.
Cosa significa essere coerenti? Cosa è la coerenza? Dov'è la coerenza?
La coerenza è un pettine affogato nell'asfalto.

Giancarlo Mauroner Altemani



IL PATTO (autunno 1990)


Paolo stava male, le sue condizioni erano peggiorate e di nuovo era stato ricoverato in clinica.
Non era anziano, ma quella barba incolta e brizzolata che portava, forse per coprire il volto butterato, gli conferiva l'aspetto del vecchio filibustiere. Lui era invece un onesto e stimato rappresentante di commercio nel settore dell’abbigliamento sportivo. Era una persona leale. In particolar modo, Paolo, aveva una grande virtù: non mancava mai alla parola data. Per nessuna ragione al mondo, se faceva una promessa, non l'avrebbe mai disattesa. Avrebbe fatto l'impossibile per mantenerla. Perciò era molto apprezzato nel suo lavoro. Quasi ogni giorno, verso l’ora di pranzo, veniva al negozio dove prestavo la mia collaborazione in qualità di consulente tecnico di attrezzature per l’alpinismo.
Per me, Paolo era un conoscente, uno dei tanti tra fornitori e clienti che frequentavano abitualmente quel grande magazzino; ma per Benjo, uno dei titolari dell’azienda, Paolo era un grande amico; anzi, un fratello! Si assomigliavano; sembravano due bravi e buoni filibustieri appena sbarcati da un vascello di ventura, e avevano sempre qualche incombenza da amministrare e su cui discutere in negozio, in ufficio, al ristorante o al bar... ma ovunque fossero, comunque, sempre dietro a un’immancabile bottiglia di quella bevanda alcolica che nel loro gergo chiamavano di volta in volta... tè freddo o lampadina!
Avevo notato che ad ogni brindisi confabulavano tra loro. Con fare incomprensibile si scambiavano gesti di intesa: una stretta di mano; una pacca sulla spalla; un pugno contro pugno o un semplice cenno con il capo. E giù un altro bicchiere di rhum. Sembrava si trattasse di un argomento molto importante che riguardava soltanto loro. Una sorta di segreto misterioso. A cosa dovessero brindare non si capiva. Quando avevo provato a chiedere spiegazioni, Benjo aveva risposto con un insolito atteggiamento categorico: "E' una faccenda nostra!".
Nelle ultime settimane di lavoro, Paolo si era sottoposto agli esami del sangue. Scherzando, diceva che gli avrebbero trovato tracce di globuli rossi nell'alcol. Gli hanno invece diagnosticato un tumore al fegato! E' una faccenda seria. Così, dopo cena, nelle tiepide serate di quel fine estate, lui passeggiava in riva al mare assorto nei suoi pensieri. Camminava a lungo, con la speranza di riattivare quel fuoco della digestione che oramai si era quasi estinto e non metabolizzava più il nutrimento che ingeriva.
Quell’anno era il 1990, le prime foglie gialle cadute dagli alberi sul vialetto di accesso alla clinica creavano un tappeto soffice, e con un po’ di malinconia ricordavano come un sospiro, che anche il loro ciclo si era già esaurito e consumato soltanto in un paio di stagioni.
Lasciai che Benjo entrasse davanti a me nella stanza in cui Paolo era ricoverato; io mi accodai a breve distanza con un certo disagio. Paolo era li, adagiato su candide lenzuola: giallo come le foglie che ricoprivano il vialetto antistante la clinica. Come una di esse, anche lui si stava lentamente separando dal suo albero della vita.

* * *

Da mesi avevo organizzato una spedizione alpinistica nella regione Himalayana dell’Annapurna, in Nepal; il cui obiettivo era di raggiungere in solitaria la vetta del Tilicho Peak, a 7.134 metri di altitudine. Ero impegnato nel trekking di avvicinamento. Avevo preparato tutto il materiale logistico affinché la realizzazione di questa impresa avvenisse in stile alpino, ossia dall’inizio alla fine senza l’ausilio di portatori, compresa la fase di avvicinamento. Per ottenere ciò, avevo dovuto rinunciare ad inserire nello zaino tutto quanto non fosse essenziale per il buon esito della scalata. E nonostante questi rigidi parametri di selezione, portavo sulla schiena uno zaino enorme e pesante oltre i trenta chilogrammi.
Con il mio pesante fardello, avevo iniziato a percorrere i ripidi sentieri rigogliosi di fitta vegetazione dei primi contrafforti montuosi a nord della città di Pokhara, con l’incombente prospettiva di percorrere a piedi i cento chilometri e oltre che ancora mi separavano dalle pendici del mio obiettivo alpinistico.
Nonostante le pessime condizioni igienico-alimentari riscontrabili in queste regioni così isolate del nostro pianeta, non avendo quasi alternative, decisi di valermi della cucina locale, rimediandomi fin da subito dei noiosi fastidi addominali. Avevo rinunciato ad inserire i medicinali nella lista del materiale da trasportare non ritenendoli essenziali, ed ora cercavo un modo per risolvere questa seccatura. A questo proposito, strada facendo, notai un vecchio che teneva in un cesto alcuni limoni esposti fuori dalla propria capanna; mi avvicinai, e un po’ a gesti, un po’ masticando qualche parola nepalese e d'inglese gli spiegai che avrei gradito una limonata calda. Pochi minuti dopo, tornò fuori dalla capanna porgendomi un bicchiere contenente un liquido dal sospetto colore marrone, e non potei fare a meno di immaginarmi quel succo di limone mentre scolava come un detersivo tra le sue mani che ora mi apparivano pulite!
– Coraggio – pensai – questa lavatura o mi guarisce definitivamente o mi ammazza!
La notte successiva stetti veramente male come non ricordo di esserlo mai stato. Pensai che stavo davvero per morire. Colto dalla disperazione, nel cuore della notte, bussai più volte alla porta di alcuni escursionisti stranieri, con i quali in serata avevo scambiato due parole, per elemosinare un aiuto. Nessuno rispose. Pochi istanti dopo sentii uno di loro alzarsi per chiudere meglio la porta col catenaccio!
I giorni seguenti, pur continuando a camminare anche se più lentamente, fui molto debilitato, sia per lo sforzo fisico protratto per molti giorni, sia per il fatto che non riuscivo a mangiare niente di solido e sostanzioso. Durante la giornata, a volte mi accodavo dietro a qualche carovana di sherpa che a piedi scalzi e con carichi straordinariamente voluminosi, sostenuti da una semplice fascia di iuta sopra la testa (il “naamlo”), attraversavano quelle regioni, per inoltrarsi ed inerpicarsi fino a raggiungere i più remoti villaggi dell’Himalaya.

Quel mattino, invece, stavo procedendo in solitudine e camminavo serenamente nella quiete di un ameno sentiero immerso nella foresta. Pensavo ai fatti miei, quando fui interrotto e richiamato da una voce. Si trattò di una voce forte e incredibilmente nitida che si sovrappose preminente ai miei pensieri. Non proveniva da una fonte esterna e percepibile quindi dagli organi dell’udito, ma di una voce che pareva toccare direttamente i nervi e le cellule all’interno del cervello. Questa voce pronunciò una brevissima frase dal significato ermetico e priva di un senso logico apparente. Non ricordo le parole esatte, ma era una cosa del tipo: "Sono Paolo. Devi dire a Benjo quello che lui sa". Pensai in quell'istante che si fosse trattato di un'allucinazione dell'udito, dovuta magari al fatto che mi trovavo in una condizione fisica debilitata di sottoalimentazione, e in ogni caso, mi domandai, perché non comunicare col diretto interessato? Supposi, inoltre, che quel messaggio fosse quanto meno incompleto: cosa avrei dovuto dunque riferire a Benjo se lui stesso era già a conoscenza di qualcosa che lui sapeva, ma di cui io non c’entravo nulla? All’epoca, inoltre, non ero ancora al corrente se Paolo in seguito alla mia partenza per il Nepal fosse deceduto o fosse riuscito a rimettersi un po' in salute, e queste considerazioni mi lasciarono perplesso; mi ripromisi soltanto di cercare di non dimenticare questo evento.
Rientrato in Italia, preso dalle vicissitudini della vita e del lavoro, non mi preoccupai e non ebbi occasione di parlare a Benjo di ciò che era accaduto. Durante la mia permanenza in Nepal, Paolo era morto; ma conoscendo la profonda amicizia che c’era tra i due, riferire a Benjo quella frase assurda e insensata associandola al suo migliore amico da poco scomparso, mi sembrava un comportamento di pessimo gusto, quasi una profanazione. Per lui Paolo era sacro. Temevo che avrebbe interpretato le mie parole come un prendermi gioco del suo cordoglio, soprattutto nel contesto di un grande negozio, tra musica, gente, lavoro e confusione, considerando anche il fatto che lui era il mio titolare.
Trascorsero un paio d'anni, e un pomeriggio, durante un viaggio di ritorno da un impegno di lavoro, in auto, noi due soli, si parlava di cose serie. Ci si chiedeva se con la morte finisce tutto oppure si continua ad esistere? Fu a quel punto che Benjo mi fece una confidenza, disse: "Sai, Giancarlo, io non credo più alla vita dopo la morte. Dopo che Paolo è morto non lo credo più. Ti ricordi di Paolo? Avevamo fatto un patto: il primo che parte, lancia un segnale all'altro! Da anni, davanti ad ogni bicchiere, si rinnovava sempre questo accordo. Sempre, in ogni occasione, si giurava che il primo di noi due che avesse passato la frontiera della morte, avrebbe comunicato con l’altro: una parola o un semplice segnale. Lo conosco troppo bene. Lui era di parola. Se davvero ci fosse vita dopo la morte, lui avrebbe fatto l'impossibile per riuscire a comunicarmi qualcosa e prestare fede al nostro impegno! Era troppo di parola; sono certo che lui un modo lo avrebbe trovato!".
Rimasi pietrificato. Non dissi nulla: era troppo tardi! Non solo non mi avrebbe creduto; ma avrebbe intaccato la nostra amicizia. Tra noi si scherzava sempre, spesso in modo sciocco e inopportuno! Avrebbe sicuramente interpretato le mie parole come un vile insulto. Se gli avessi raccontato che Paolo aveva mantenuto fede a quell'accordo; che aveva comunicato con me, forse perché lui era immerso in una nube di alcol, di fumo e di preoccupazioni per il lavoro, per la moglie e le figlie; avrebbe pensato che mi volevo prendere gioco delle sue confidenze. Avrei dovuto parlare per primo e riferire quella frase prima che Benjo ne svelasse il senso. A quel punto era meglio tacere per non violare l'innocenza di quel patto a cui Paolo Cesaroni ha mantenuto fede.

Giancarlo Mauroner Altemani


Fede

Al Tempio di Pashupatinath


Nelle prime settimane del novembre 1997, tramite un devoto induista italiano conosciuto sul posto che si distingueva per l'abito stravagante del santone indiano, ebbi modo di incontrare Baba Duth, un asceta carismatico dai capelli lunghissimi che viveva nel Tempio induista di Pashupatinath a Kathmandù in Nepal. Si diceva che fosse il più elevato in santità e da molti anni vivesse alimentandosi soltanto di latte; da ciò il nome "Duth" che in lingua hindi significa latte. Ero in sosta a Kathmandù per acclimatarmi ed organizzare tutto il materiale in prospettiva di realizzare una spedizione solitaria al confine con il Tibet, in una zona proibita al turismo. Desideravo raggiungere un monastero buddista in un luogo isolatissimo al confine tra Nepal e Tibet. Questa mia ambizione la interpetavo come una sorta di prova, di pellegrinaggio che mi avrebbe arricchito nel mio cammino spirituale di ricerca interiore. Desideravo vivere esperienze di autentico ascetismo.
Iniziai in quei giorni ad avvicinarmi anche alla filosofia induista, frequentando questo grande tempio celebre per le cerimonie della cremazione dei morti sulle rive del fiume sacro Bagmati. Ogni giorno trascorrevo molte ore ad osservare i morti, a leggere, a riflettere, ad ascoltare i suoni e ad annusare gli odori. Ci stavo bene. Vi era un clima di pace profonda e di serenità. Ero attratto dallo spirito contemplativo di questa antica fede religiosa, nell'affidarsi come un fanciullo nelle braccia della divina Provvidenza; con animo aperto, tollerante e in totale simbiosi con il creato e con tutte le creature dell'universo. Mi chiedevo se non fosse questa una valida strada da percorrere nel mio cammino esistenziale e spirituale, già abbastanza confuso e senza una precisa identità. Questa nuova esperienza, invece di risolvere, incrementò i miei dubbi.
A questo punto della mia vita non sapevo se potevo definirmi Buddista, Induista, Hare Krishna, Cristiano o ateo. Ero tutto e niente... di tutto un po'. Certamente non cattolico. In quanto cattolico per tradizione e devozione materna, cercavo un indirizzo alla mia spiritualità che fosse meno superficiale rispetto alla triste religione per gente bigotta che da bambino mi era stata imposta al catechismo. Cercavo un vero aliante su cui veleggiare nell'arcobaleno per esplorare i misteri dell'universo spirituale, e liberarmi di quel minuscolo triciclo giocattolo di cui la fede cristiana mi aveva dotato per pedalare nelle tenebre tra serpenti e fiamme dell'inferno. Tuttavia, poiché sempre per tradizione materna ero devoto a san Francesco d'Assisi e Gandhi, nella mia mente risuonavano le parole del Mahatma: "Supposto che un cristiano venga da me e mi dica di essere stato affascinato dalla Bhàgavat e di volersi fare indù, gli risponderei: «No. Quello che offre Bhàgavat, lo offre anche la Bibbia. Lei non ha fatto lo sforzo di scoprirlo. Faccia questo sforzo e sia un buon cristiano»". Perciò ero piuttosto indeciso su quale indirizzo dare alla mia vocazione.


Baba Duth al Tempio di Pashupatinath


In un limpido e soleggiato pomeriggio, seduto sopra un muretto nel Tempio di Pashupatinath, stavo proprio riflettendo sul fatto che la cosa migliore sarebbe stata quella di chiedere consiglio a Baba Duth. Tuttavia, ero molto combattuto per il fatto che non avevo mai avuto personalmente nessun dialogo diretto con l'asceta. A causa del mio carattere introverso e riservato mi vergognavo a presentarmi da solo, e purtroppo non ero in possesso di alcun recapito per contattare il devoto induista italiano. Mi stavo perciò rammaricando per non avergli chiesto in quale lodge fosse alloggiato. Fu proprio in quel preciso istante che, con mia grande sorpresa, con un perfetto sincronismo come se ci fossimo dati appuntamento, me lo ritrovai sorridente alle spalle. Gli confidai i miei dubbi e il mio desiderio di parlare con Baba Duth per chiedergli consiglio se avessi dovuto convertirmi all'induismo. Con molta cortesia, questo conoscente si rese subito disponibile. Mi accompagnò fin sulla soglia dell'eremo in cui viveva l'asceta. Bussò alla porta chiusa. Aspettammo e riprovammo ancora a bussare. Trascorso un lungo periodo di tempo, oramai sul punto di andarcene, la porta si aprì. Vidi la stanza vuota senza nessuno all'interno. Il mio accompagnatore pronunciò poche parole in inglese, salutò e quindi ci allontanammo.
Quando pensi che possiamo tornare per incontrare Baba Duth? — domandai.
Ha detto che non ti vuole ricevere — rispose lui.
Come fai a sapere che non mi vuole ricevere? Quando ti ha parlato?
Stai scherzando? Non hai sentito?
No, non ho sentito. Era nascosto dietro la porta? Ho visto la porta aprirsi e la cella vuota. Ho pensato che Baba Duth fosse assente e un suo discepolo avesse aperto senza affacciarsi.
Mi prendi in giro o stai parlando seriamente? — disse lui — Era lì sulla soglia davanti a noi. Baba Duth ha aperto la porta e io gli ho chiesto se poteva riceverti. Lui ha risposto che non ti vuole ricevere. L'ho salutato e ce ne siamo andati.
Io non vidi Baba Duth e non sentii la sua voce; ma riflettendo la sera stessa su questo fatto, pur sentendomi un po' ferito nell'orgoglio, ne dedussi che quella era stata la sua eloquente risposta di categorica negazione alla mia ipotesi di convertirmi all'induismo.

Giancarlo Mauroner Altemani


San Pio da Pietralcina


Fine anni '90 - In visita al tempio Buddista di Swayanbhunat a Kathmandù in Nepal. Alcuni bambini accoliti del monastero, vestiti col tipico saio color rosso mattone, dopo avere confabulato tra loro, uno di essi, tra tanti pellegrini e turisti in visita al monastero, si è timidamente avvicinato a me lasciando cadere ai miei piedi un opuscolo scritto in tibetano in cui appare l'immagine di Gesù che guarisce il paralitico. Interpreto questo gesto come un invito a non abbandonare la mia religione e ad impegnarmi alla sequela di Cristo.





Santa Faustina Kowalska

San Francesco d'Assisi

Angeli musicanti del Vaticano

CARCERE DI CABAWAN

15 novembre 2015 - Missione al carcere di Cabawan - Bohol Filippine, in collaborazione con suor Josephine e alcuni seminaristi del Seminario diocesano Cuore Immacolato di Maria in Taloto Tagbilaran City, per portare conforto morale e beni di prima necessità. E' stata un'esperienza emotivamente molto toccante. Nell'osservare gli occhi dei carcerati uniti a noi in preghiera, capivo che da noi non cercavano il conforto dei beni materiali, ma desideravano ardentemente essere pervasi dal calore materno della fede. Da noi si aspettavano questo raggio di speranza che dissipa le tenebre, e apre uno spiraglio dell'ingresso luminoso al regno dell'amore di Dio.

L'accesso al carcere
Trasporto dei beni di prima necessità
Un braccio del carcere
Le celle
La cappella del carcere
Inno di lode a Gesù, Maria e al Santo Spirito con alcuni dei 550 carcerati
La distribuzione
Ringraziamento a Maria Santissima
Il Seminario diocesano "Immaculate Heart of Mary".

  Mia mamma è salita in cielo con l'arcobaleno!


Cara mamma, ho saputo che te ne sei andata senza aspettarmi.
Oggi è una splendida giornata di primavera.
Tu non la puoi vedere.
Neppure io la posso vedere.
Cara mamma, ti regalo ciclamini di bosco e mughetti che a te
piacciono tanto.
Grazie di tutto.
Ti voglio bene.
Tuo figlio, Giancarlo.

Madre Santissima, Sacerdote dell'amore materno

L'innocenza e la speranza


L'esistenza propone talvolta commoventi momenti di tenerezza e di poesia. Tempo fa', vidi una rondinella volare intrappolata tra le mura di un grande centro commerciale. Mi sono chiesto con tristezza: "Poverina, chissà se riuscirà a trovare una via d'uscita!"
Alcuni giorni dopo, sono tornato nello stesso centro commerciale. Ho ritrovato la piccola rondine. In un gesto estremo di consolazione, dopo essersi avventurata ad esplorare quel mondo artificiale, aveva atteso la morte abbandonandosi sopra un gelido fiore di plastica color arancio. Quel batuffolo nero con le ali distese sui petali di plastica ed il capo ricurvo sul fiore, sembrava anch'essa una graziosa decorazione artificiale. Nessuno si era accorto che si trattava di una rondine vera. Come ultimo giaciglio, tra una moltitudine di prodotti, lei aveva scelto di posarsi su uno strano fiore mai visto in natura. Non ha trovato un cielo vero in cui librarsi libera per cercare il necessario nutrimento; ma il gelido abbraccio di un fiore di plastica dove attendere la morte, a ricordarle i fiori veri che in volo da lassù aveva sempre ammirato, e su cui forse un giorno avrebbe desiderato posarsi. Sapeva che se lo avesse fatto, una rondinella non avrebbe mai più potuto spiccare il volo!
Ha lasciato un bel ricordo di sé. Una dolcissima poesia sull'innocenza e la speranza.

Giancarlo Mauroner Altemani


Natività


L'amore materno


San Michele Arcangelo

Un pomeriggio, camminando per il viale principale di una città straniera, mi sono imbattuto in un tipo che si agitava urlando al megafono, mentre alcuni suoi collaboratori distribuivano volantini ai passanti. Non capivo. Sembrava si trattasse di politica. Quindi notai che stringeva una Bibbia aperta tra le mani e faceva un gran parlare di Gesù. Non trovai edificante la sua aggressività e tutto quel fracasso che faceva! Mi allontanai con un senso di malessere interiore.
Un poco più avanti, proseguendo il cammino in una via secondaria, vidi in un angolo una suora che silenziosamente si prodigava ricurva su un vecchio malconcio sdraiato a terra. Considerai tra me stesso che l'abito di quella monaca, con voce soave, annunciava il Vangelo in tutte le lingue del mondo!


by Giancarlo M. Altemani




PREGHIERA LITURGICA
- SCHEMA -

(Senza ufficio letture)

LODI MATTUTINE


Signore, apri le mie labbra.
E la mia bocca proclami la tua lode.

(Antifona + Salmo invitatorio:
Salmo 94 = domeniche e solennità
Salmo 66 = lunedì e venerdì
Salmo 99 = martedì, giovedì e feste
Salmo 23 = mercoledì e sabato).

(Se in giornata non si partecipa alla SS. Messa, è bene inserire la lettura del Vangelo del giorno).
Il Signore sia con voi.
E con il tuo Spirito.
Dal Vengelo secondo...
Gloria a te, o Signore.

VANGELO
Parola del Signore.
Lode a te, o Cristo.

INNO

Antifone + 3 Salmodie
(il Gloria al Padre si dice al termine di tutti i canti, quando non è detto altrimenti. Di regola si ripete l'antifona).

Lettura breve
(Pausa di silenzio)

Responsorio breve

Antifona al Cantico di Zaccaria
(Benedictus)
Si ripete l'antifona.

Invocazioni per consacrare a Dio la giornata e il lavoro.

Padre nostro
(Recitato da tutti)

Orazione + Benedizione
(Nella celebrazione individuale o quando non presieda un sacerdote o un diacono):
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
Amen.
Andiamo in pace / Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.

Salve Regina oppure Regina Coeli (canto latino)

ORA MEDIA

Angelus...

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Alleluia).

INNO
(Adatto all'ora: Terza - Sesta - Nona)

Antifona (adatta all'ora)

Salmodia

Lettura breve corrispondente all'ora adatta.

Orazione e conclusione:
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

VESPRI

Meditazione (15 minuti)

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Alleluia).

INNO

Antifone + 3 Salmodie

Lettura breve
(Pausa di silenzio)

Responsorio breve

Antifona al Cantico della Beata Vergine
(Magnificat)
Si ripete l'antifona.

Intercessioni.

Padre nostro
(Recitato da tutti)

Orazione + Benedizione
(Nella celebrazione individuale o quando non presieda un sacerdote o un diacono):
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
Amen.
Andiamo in pace / Benediciamo il Signore.
Rendiamo grazie a Dio.

COMPIETA

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Alleluia).

Esame di coscienza
Atto penitenziale

Inno

Salmoidia

Lettura breve e responsorio breve.

Cantico di Simeone

Orazione conclusiva
(Si introduce con l'invito: "Preghiamo".

Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

L'eterno riposo dona a loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.
E le anime dei fedeli, defunti, per la misericordia di Dio, riposino in pace. Amen.

Cara mamma, grazie di tutto.
Caro papà, grazie di tutto.
Vi voglio bene.
Ti ringrazio, o Signore, di avermi dato un papà e una mamma.

Il Signore ci conceda una notte serena e un riposo tranquillo.
Amen.

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose...


Emmaus


La crocifissione - Louvre


San Francesco d'Assisi


il bue e l'asinello vegliano su Gesù Bambino

CINA: MISSIONE PASTORALE
Lettera di Papa
Benedetto XVI°
alla Chiesa cinese

田园在中国
教宗给中国教会的牧函

Conosci il Vangelo?
Se non lo hai letto di recente
CLICCA QUI...
Hit Counter
Sito Web aggiornato al:
19 aprile 2019



Emmaus

Giotto - Natale

Natività

La crocifissione - Louvre

Angeli musicanti del Vaticano

San Michele Arcangelo

Cena Emmaus - Caravaggio

Annunciazione angeli

Fede

Beata Vergine Maria

Madonna Buon Consiglio

Divina Misericordia

Risurrezione
English - multilingual version



DeusVocat.com è il sito ufficiale di: "Le ragioni forti per credere". Guida spirituale al mistero della fede e al discernimento vocazionale.
A cura di Giancarlo Mauroner Altemani.

1. INTRODUZIONE ALL'AMORE DI DIO
Cosa è il cammino spirituale?

di Giancarlo Mauroner Altemani

Il cammino spirituale è un pellegrinaggio nel santuario della vita, finalizzato a conoscere se stessi in relazione alla verità assoluta nell'amore divino. Non è una gara a chi salta più in alto; ma un'opera di ascesi nel rafforzamento della fede.
E' quasi impossibile, in questo cammino, capire l'esatta posizione in cui ci si trova; perché è un tragitto costituito in parte da un susseguirsi di false vette, di contraddizioni e senza destinazione: senza un arrivo e senza una partenza. Nessuno può sapere che prove dovrà affrontare nel corso dell'esistenza. In qualsiasi istante della nostra vita ci si può elevare, oppure scivolare e cadere. Chi crede di avere capito tutto non ha capito niente. Chi crede di essere arrivato deve ancora partire. La spiritualità e la non spiritualità, la vocazione e la non vocazione, l'amore e l'odio, il perdono e la vendetta, la natura nobile e la natura meschina coesistono in noi in una sorta di grande conflitto interiore; simile a un turbinio di spettri e di riflessi luminosi che si rincorrono e sovrappongono tra loro. E' il dualismo più o meno presente in ciascun essere umano, che da un lato impreca e dall'altro implora l'intervento della misericordia divina. (Cfr. Rm 7,14-25)

Mi sono fatto l'idea che proprio quando tutto si impiglia, si aggroviglia e sembra andare per il verso storto, nella peggiore delle ipotesi, dietro le nostre disgrazie vi è Lui che osserva con divina pietà lo spirito affranto del nostro cuore. In questo tempo siamo nella prova. La misericordia del Signore è ad ogni crocevia della nostra esistenza, dove a noi sembra ci abbia abbandonato. Ad ogni passo ognuno va' incontro al proprio destino; come non vedenti che camminano a tentoni al buio per vie che nessuno conosce. Questo pellegrinaggio può quindi dirsi concluso nel solo istante in cui l'esistenza è terminata.
Si usa dire che... "conviene dissociarsi dal male perché poi, al termine dei nostri anni, se ne ricaverà un premio". Non è vero. E' un inganno. Non c'è in palio nessun premio; dunque non c'è convenienza per chi è alla ricerca di affari da cui ricavarne un vantaggio.
Allora, perché intraprendere questo cammino?
Per amore.
Come si può amare qualcosa che non esiste?
E' amore per la luce in un universo immerso nelle tenebre.
E' amore per la vita in ragione della morte.
E' amore per il calore in contrapposizione a ciò che è gelido.
E' amore per un sorriso amichevole tra sguardi ostili.

E' amore per un giorno di festa dopo aride settimane di fatica.
E' amore per i fiocchi di neve che imbiancano il paesaggio la notte di Natale.
E' amore per un cucciolo smarrito che ritrova la sua mamma.
E' amore per l'amore.
Se credi nell'esistenza dell'amore, credi anche nell'esistenza del Principio dell'amore.


2. IL PRINCIPIO DELLA VERITA'
Cosa è la morale?

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

Per accostarsi alla coscienza morale naturale (che non è da confondere con il complesso delle tradizioni e dei costumi), è necessario afferrare i presupposti della logica, partendo ad esempio da questa domanda:
"Perché i fornai non indossano abiti scuri?".
Risposta: "Per il fatto che la farina è bianca e risalta sugli abiti scuri". E' un concetto logico da cui ne deriva un comportamento sensato, avveduto e giudizioso: per questa ragione i fornai indossano indumenti chiari.
Logica è sinonimo d'intelligenza. Ciò che è logico e non è insensato, trova sempre la sua origine in una forma d'intelligenza. Quanto è logico è coerente, ragionevole, veritiero, giusto, sensato e... MORALE. Illogico equivale ad incoerente, irragionevole, falso, sbagliato, insensato e... IMMORALE.
La logica scaturisce propriamente dai principi fisici: "Perché si accende il fuoco con la legna secca?".
Risposta logica: "Per il fatto che la legna secca brucia meglio della legna umida!". Chi afferma che la legna verde brucia meglio della legna secca, sostiene una menzogna e si colloca nell'ambito dell'immoralità: all'opposto della verità.
Ogni principio fisico ed etico costituisce un elemento di verità affine a se stesso, che produce un effetto logico inerente le sue specifiche caratteristiche: il fuoco brucia, la fedeltà è fedele, il perdono perdona, la verità dice il vero, l'acqua bagna e disseta... se l'acqua non bagna e non disseta, quell'acqua è una menzogna.
I principi esprimono in assoluto il concetto di verità, di fedeltà, di coerenza, di lealtà e di alleanza:
Il principio dell'amore è fedele all'amore.
Il principio della verità è fedele alla verità.
Il principio del perdono è fedele al perdono.
Il principio della fedeltà è fedele alla fedeltà.
Dunque, cosa è la logica?
La logica è verità, e la verità è complementare alla moralità. Logica e morale non sono un'opinione; ma concetti incontrovertibili in relazione tra loro, poiché strettamente attinenti alla verità. Ciò che è logico conduce alla verità. Quanto è illogico determina il caos e l'errore. Nel linguaggio della logica, l'opposto della verità è l'errore. L'opposto della logica è l'errore. L'opposto della moralità è... l'errore.
In ogni occasione, Gesù annuncia i principi morali esposti nel Vangelo con modalità fondate sulla logica: "Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?" (Mt. 7,9-10).
Immorale è una madre che prende a ceffoni il figlio che piange perché ha fame; ma ancor più sciagurata è quella madre che lo consola con dolcezza infilando tra le sue labbra una spugna intrisa d'aceto. Ciò che è immorale si avvicina sempre alle situazioni più illogiche e demenziali; ovvero alla follia. L'amore materno procede invece nell'ambito della logica e della moralità nel riversare nel mondo cose buone.
Cosa è la carità?
La carità è comunione di misericordia. Sono le opere visibili e invisibili dell'amore a vantaggio del prossimo senza danneggiare nessuno. E' una virtù della misericordia divina, cioè l'intelligenza del cuore che supera qualsiasi altra forma d'intelligenza, perché è finalizzata al bene ultimo e supremo: portare anime a Dio. Nella sua forma visibile significa prendersi cura di chi ci vive accanto, e poi di chi è distante, con spirito paterno e materno, senza nessuna forma di speculazione e senza una precisa unità di misura; ma soprattutto senza abbandonare le opere invisibili e silenziose dell'anima e della fede (la preghiera).
La crudeltà è l'opposto della carità.
La carità è una caratteristica della moralità.
La moralità deriva dai principi etici.
I principi etici sono Legge di Dio e intelligenza del cuore.

Qual è la differenza tra etica e morale?

L'etica determina le caratteristiche oggettive di ogni principio etico.
La morale è l'applicazione soggettiva dei principi etici.

Il metodo più efficace per insegnare i concetti all'origine della coscienza morale naturale è costituito dalle fiabe e dalle parabole. La loro funzione pedagogica è quella di inserire gli ascoltatori in un mondo immaginario ma realissimo nei contenuti morali, per suscitare emozioni e sentimenti in grado di aiutare a distinguere il bene dal male, il buono dal cattivo, il dolore dal piacere... la verità dall'errore.
In natura tutto tende all'equilibrio: l'acqua bollente si raffredda, le ferite cicatrizzano, il ghiaccio scioglie e torna ad essere acqua... e dopo la tempesta torna il sereno. Tutto rientra nell'ambito della logica. Tutto è orientato a trovare pace, ordine ed equilibrio. Tutto è rivolto al bene. Tutto torna ad essere verità. Tutto prospera nell'ambito della ragionevolezza e non dell'irrazionalità. Questo indica che l'universo è governato in ordine alla logica, alla verità, al bene e a quanto è razionale e non casuale, immorale, sterile, irrazionale e caotico. Nel creato, tutto si colloca in modo naturale secondo un ordine logico e morale ben preciso, che genera vita, amore e prosperità, e talvolta compone suggestive vicende di tenerezza e di poesia; perché ogni storia ha una morale!
La coscienza morale naturale indirizza quindi le creature all'equilibrio, alla pace e alla prosperità che è l'opposto di pazzia, distruzione e crudeltà. Animata da questa sensibilità morale, anche la belva più feroce, senza conoscere il Vangelo e la tavola dei 10 comandamenti, per natura sa prendersi cura dei propri cuccioli: li allatta con amore e procura loro cose buone, secondo la logica della divina Provvidenza che è espressione di saggezza.


"Dalla grandezza e bontà delle creature, ragionando,
si può conoscere il loro autore". (Cfr. Sap 13,5)


In ordine al bene e al male, al di là di ogni cultura e di ogni credo ideologico o religioso, nell’intimo della sua coscienza, ogni creatura trova una legge morale attinente alla propria specie, logica e razionale, universale e immutabile, che non è stata lei a darsi ed è impronta della legge di Dio. Essa è un indizio inequivocabile che tutta la creazione trova la sua origine in un solo ed unico Architetto. Dio è l'artefice del creato. Egli è il principio di tutto ciò che esiste, e la legge morale naturale è il manuale delle istruzioni per un uso corretto del prodotto. La coscienza morale è simile a un marchio di fabbrica indelebile impresso dal Creatore sugli articoli da egli stesso realizzati. La tavola dei 10 comandamenti* è un richiamo alla legge morale naturale. In essa assurge il disegno della sapienza creatrice a fondamento di ogni principio morale: "Non avrai altro Dio fuori di me". E' il primo comandamento: un copyright; cioè un avviso alla tutela dei diritti d'autore su tutta la creazione che appartiene al santo Creatore in esclusiva. L'infrazione al vincolo di questi diritti di paternità costituisce un uso illegittimo del prodotto.


"Compiendo atti moralmente buoni,
l'uomo conferma, sviluppa e consolida in se stesso
la somiglianza con Dio." (Veritatis splendor n. 39)


Ogni specie ha un proprio modo connaturato di comprendere. Sulla base di un preciso ordine morale, i rettili si comportano da rettili, secondo l'indole naturale assegnata ad essi dal Creatore, perché ciascun essere vivente è stato creato per svolgere le funzioni che gli sono proprie. Il rettile deve perciò svolgere le funzioni del rettile. La capra deve svolgere le funzioni della capra. Il cane deve svolgere le funzioni del cane... e così via. L'essere umano ha il dovere di comportarsi secondo la sensibilità morale che gli è stata attribuita da Dio. Perciò l'immoralità non è la violazione di un codice, di una tradizione o di un costume se il fine è rivolto al bene universale; ma è il comportamento inumano che riduce l'individuo a livelli più bassi rispetto alla natura che gli è propria.
La moralità è complementare al bene: produce cose buone senza danneggiare nessuno. Demoniaco, equivale ad agire al di fuori di qualsiasi principio etico, con atti contrari all'interesse proprio e del prossimo; poiché il male assoluto si oppone alla logica e al creato. Non esiste una logica del male. Ogni atrocità è immorale.
La massima espressione di moralità coincide nella restituzione del bene al male ricevuto. Per questa ragione si usa dire che il Signore non può volere il male di nessuno; poiché Egli è l'inventore della moralità. In alleanza ai suoi stessi principi non può contraddire se stesso per restituire il male. Quanto si colloca al di fuori della sua giurisdizione morale e si sottrae alla sua legge, acquisisce le caratteristiche proprie dell'inferno.
Il nocciolo dell’immoralità corrisponde a:
Restituzione del male al bene ricevuto.
Ricerca del punto dolente per aggiungere tormento al dolore e trarne una qualsiasi soddisfazione.
Menzogna, infedeltà, crudeltà, tentazione e provocazione si collocano all'origine del male. I soggetti immorali cercano il confronto nell'ambito della prevaricazione e dell'immoralità per indurre sulla via del male; ma il Signore richiama a sé i peccatori di buona volontà, mediante il suo Spirito di misericordia e di Verità (Battesimo e Sacramento della liberazione dal vincolo dei peccati).

La teologia morale cristiana è affine alla coscienza morale naturale; ne individua le peculiarità in relazione al regno dei cieli per la salvezza eterna delle anime:
Gesù diffonde la Verità dove regna la menzogna.
Gesù diffonde l'Amore dove regna l'odio.
Gesù diffonde il Perdono dove regna la vendetta.
Gesù diffonde la Moralità dove regna l’immoralità, per allontanare le anime dalle tenebre in ragione del regno dei cieli.
Non è Dio in persona ad essere dentro di noi, ma la Legge da Egli scritta che scaturisce come acqua di sorgente dai principi etici. Mediante l'azione dei principi etici, Dio è presente nella coscienza morale di ogni singolo individuo con la sua Chiesa invisibile. Rispettare la legge di Dio, sia pure inconsapevolmente anche da parte di chi si crede ateo, avvicina alla sorgente dei principi etici. La Chiesa invisibile presente nella coscienza morale di ciascun essere umano è teologia morale. Immorale è ciò che è lontano dai principi etici del Signore e dunque determina il peccato e la distanza da Lui. E' in Dio l'origine di tutti i principi fisici ed etici. Se in questo preciso istante l'universo esiste è perché Dio stesso lo sostiene mediante l'azione dei principi fisici ed etici. Non esiste il principio etico dell'odio, del tradimento o della menzogna...
L'odio è ciò che è distante dal principio etico dell'Amore.
Il tradimento è ciò che è distante dal principio etico della Fedeltà.
La menzogna è ciò che è distante dal principio etico della Verità.
La vendetta è ciò che è distante dal principio etico del Perdono.
La crudeltà è ciò che è distante dal principio etico della Misericordia.
L'egoismo è ciò che è distante dal principio etico della Generosità.
La viltà è ciò che è distante dal principio etico del Coraggio.
L'iniquità è ciò che è distante dal principio etico della Giustizia.
La superbia è ciò che è distante dal principio etico dell'Umiltà.


La teologia morale non è un'opinione:
è scienza della verità
con un peso e una misura


Gesù non è mai immorale. Gesù è Verità. Ed è così morale ciò che il Signore afferma, che perfino quando comanda il vento e il mare affinché si plachi la tempesta, gli elementi naturali devono adeguarsi alla sua Parola per non contraddire la Verità che tutto sostiene: il Principio di tutti i principi. E' la Verità che parla. (Cfr. Mt 8,26).
Gesù non insegna nulla di nuovo. Non inventa nessuna religione. Egli penetra nel profondo del cuore ed illumina con la saggezza universale del buon pastore ciò che era avvolto nelle tenebre dell'ignoranza e dell'immoralità. Ogni cristiano, mediante le opere sante della fede, potrebbe scrivere nel proprio nome un Vangelo nel Vangelo su ispirazione del Santo Spirito. Il Vangelo di Matteo, di Marco, di Teresa, di Giovanni, di Francesco, di Paolo, di Maria... è stato impresso dal santo Creatore nella coscienza morale di ciascun essere umano. In questa memoria biologica si manifesta il carisma del nostro essere "figli di Dio". Leggendo il Vangelo portiamo alla luce parole già scritte nel nostro cuore. Scopriamo un patrimonio di nozioni divine che già ci appartengono. Sono il timbro di Dio su tutta la creazione. Queste parole infinitamente esistenti sono la Voce santa del Creatore.


La legge morale naturale è sapienza di Dio.




3. TEOLOGIA DELLA SALVEZZA ETERNA
Perché essere credenti?

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

La morte è una scienza esatta. Nessuno sfugge alla scienza della morte.
Tutto è in movimento, anche ciò che sembra fermo.
Tutto si deteriora, anche ciò che sembra inossidabile.
Tutto ciò che vi è di più grazioso e di più buono, nel tempo avvizzisce e si fa repellente. Anche la roccia, col passare dei secoli si sfalda e il ferro invecchia, mette la ruggine e muore.
Nulla sopravvive al tempo. Come una candela che arde e si consuma, il tempo scorre e tutto divora. Il tempo è un acido molto corrosivo. Il tempo è un'esplosione lenta. E’ un’esplosione lentissima ma devastante. Spazza via tutto. Al suo passaggio resta solo polvere, scheletri e rovine. Il tempo scorre come un fiume che riversa le proprie acque nell’oceano dell’eternità. Tutto è avvolto e nascosto dietro il volto mansueto del tempo che scorre. La definizione "per sempre" non esiste. Tutto è rivolto a indicare che siamo solo di passaggio. Nulla è eterno. Tutto si dissolve come nei sogni; ma lentamente, in un lasso di tempo molto più ampio. La materia è perciò corruttibile. Eppure, non tutto è destinato a corrompersi nel tempo... la ruota gira, ma il fulcro resta fermo!
Perfino il marmo gradualmente si deteriora; ma i principi fisici che governano gli atomi e le molecole della materia sono elementi incorruttibili, immutabili e infinitamente esistenti. I principi fisici ed etici presenti nel creato sono eterni. Ad esempio la forza di gravità o la termodinamica sono principi fisici incorruttibili, immutabili e infinitamente esistenti. Il concetto di amore e odio, di verità e menzogna, di perdono e castigo, di fedeltà e tradimento... sono principi etici incorruttibili, immutabili e infinitamente esistenti. Essi non sussistono nella forma di elementi materiali; eppure noi li percepiamo come entità reali. La fedeltà esiste perché tutti ne abbiamo fatto esperienza. Il perdono esiste perché tutti ne abbiamo fatto esperienza. Consideriamo i principi, le emozioni e i sentimenti come fossero costituiti di materia, per il semplice fatto che ne abbiamo fatto esperienza. Conosciamo tutti bene di cosa si tratta, perché altrimenti sarebbe impossibile dimostrarne l'esistenza. Qualcuno provi a dimostrare scientificamente l'esistenza della nobiltà d'animo, dell'amore materno o della compassione. Trovate una molecola o un atomo di perdono. Il perdono non esiste come elemento materiale, ma esclusivamente come principio etico. Un chilogrammo di amore materno, 6 litri di fedeltà o 5 metri di giustizia... è impossibile stabilire una precisa unità di misura per i principi.
Dunque, a che categoria appartengono?
Sono proiezioni di una realtà immateriale sugl'elementi materiali. I principi conferiscono un ordine logico a tutto il creato. Senza l'ordine e la forza dei principi la materia sarebbe senza controllo, sprofonderebbe in se stessa e tutto si dissolverebbe nel nulla. Sono esattamente i principi che fissano i punti cardine del firmamento. L'universo materiale è un magnifico tappeto intessuto sui fili impercettibili dei principi fisici ed etici: funi inossidabili più resistenti dell'acciaio, provenienti da una realtà a noi inconcepibile e ignota. Essi rappresentano una estensione silenziosa e invisibile di una realtà parallela. Costituiscono un indizio di eternità. Abbracciano il creato in tutta la sua manifestazione cosmica. Rispecchiano una realtà immensa e sconfinata. Non si piegano e non si spezzano. Non si deteriorano e non hanno una data di scadenza. Non pesano niente e non hanno volume, eppure si estendono simultaneamente da una galassia all'altra lungo tutto l'universo: da un capo all'altro del creato ed oltre. Rappresentano un elemento probatorio in relazione al concetto di esistenza dell'eternità. Sono il fulcro attorno al quale la materia ruota. Costituiscono lo Spirito della santa creazione.
Possiamo quindi iniziare ad afferrare il concetto metafisico di anima e di santo Spirito, partendo dai principi che governano la materia. Essi sussistono pur senza materia. Esprimono perciò il concetto di trascendenza. Aprono l'orizzonte dell'intelletto umano alle realtà metafisiche. L'amore, può durare un istante per poi svanire tragicamente nel nulla; ma il concetto di amore è un principio incorruttibile, immutabile e infinitamente esistente. Quanto è eterno entra in una qualche forma in relazione con il concetto di Sapienza Creatrice. Essa è presente come architetto dall'eternità, fin dal principio, quando furono programmate le fondamenta del creato. I principi fisici ed etici costituiscono l'impalcatura del creato eretta dall'Architetto: sono Legge di Dio. Nulla sfugge a questa Legge.


La gioia dei bambini nel giocare tra le onde del mare
Chi ha creato l'affetto materno e l'innocenza dei fanciulli? Chi ha insegnato loro a ridere, a giocare e farsi i dispetti? Chi ha creato le emozioni, i sentimenti, la simpatia, l'amore, la giustizia, la gratitudine, la fedeltà...? Chi ha creato il senso del dovere e lo spirito di sacrificio? Chi ha creato l'immaginazione, i sogni, le ambizioni e la creatività? Chi ha creato il rimpianto e la speranza? Chi ha creato il gusto del piacere e il divertimento? Chi ha creato le mani così agili e performanti da costruire e suonare il pianoforte? Chi ha dipinto gli insetti con tinte metalliche e fluorescenti? Chi ha insegnato il volo alle rondini? Chi ha trasmesso il senso del pericolo perfino agl'insetti più insignificanti e l'abilità di sfuggire mediante traiettorie astute e inusuali? Chi ha infuso nelle creature tutte della terra, dell'acqua e dell'aria il dono dell'esistenza? Chi ha scritto i principi della fisica e della genetica? I fiori sbocciano e nel crescere prendono forma... ma chi ha dato forma, peso e dimensione a tutto ciò che esiste? Chi ha decorato le meraviglie della natura? Chi ha profumato la frutta con aromi deliziosi? Chi ha creato la capacità di percepire gli odori? Chi ha stabilito le leggi della natura? Per quale ragione tutto è a misura d'uomo e gli è favorevole su questa Terra?
Nessuno è in grado di dare una risposta precisa a queste domande. Il fatto è che noi diamo tutto troppo per scontato! Rispondere con formule evasive o filosofiche a un numero infinito di quesiti che richiedono una precisa spiegazione scientifica lascia aperto ogni interrogativo; anzi, ne aggiunge di nuovi. Ogni domanda specifica richiede una risposta inconfutabile. A tutto c'è una ragione. A tutto c'è una misura. A tutto c'è un perché... anche al niente! Il concetto di casualità non esiste. Tutto ciò che esiste ha una ragione precisa di esistere. Tutto ciò che accade è perché può accadere. Tutto ciò che accade, deriva da molteplici cause che producono degli effetti. Tutto ciò che accade si verifica con una logica esatta. Se quanto accade fosse governato dal caos, sarebbe tutto senza senso, senza principi e senza una morale, in un susseguirsi illogico e irrazionale degli eventi come nei sogni più balordi.

Nessuno può fermare le onde del mare
Se possiamo accettare il concetto che un insignificante granello di sabbia è costituito da un intreccio logico e intelligente di 25 miliardi di miliardi di molecole, non dovrebbe essere impossibile accettare l'idea che ogni onda marina che si infrange sulla spiaggia, produce su ogni singolo granello di sabbia un concatenarsi di effetti per miliardi, di miliardi, di miliardi di ragioni logiche e razionali in continua relazione tra loro. Esattamente come possiamo osservare il profilo esterno di un granello di sabbia senza vedere al suo interno i 25 miliardi di miliardi di molecole di cui è costituito, allo stesso modo si partecipa ad ogni circostanza, senza essere in grado di concepire i miliardi, di miliardi, di miliardi di ragioni di cui essa è costituita. E' come il traffico nelle ore di punta di una sconfinata metropoli che sembra muoversi in una forma disordinata e casuale; eppure ogni singolo veicolo sa esattamente dove deve andare e la ragione del suo viaggio. Un'immensa metropoli è sempre in movimento, non ha un istante di pausa; perciò l'intreccio di ragioni si susseguono di continuo producendo effetti particolari, in un concatenarsi logico, progressivo, razionale e perpetuo, secondo un ordine determinato da cause universali.


Dio lo capiscono i bambini quando giocano con la sabbia tra le onde del mare!

Noi ci illudiamo di cavalcare le onde del mare e stringere in pugno la nostra vita; in realtà è la vita che ci accade e ci confina tra le sue circostanze. Quando siamo bambini vorremmo essere adulti ma siamo bambini, e quando siamo vecchi vorremmo tornare bambini ma restiamo vecchi. Non si viene al mondo liberi di decidere in quale epoca nascere, se europei o africani, maschi o femmine, alti o bassi, con grandi virtù e talento o balordi, in famiglie di buona condizione sociale o in miseria, di sana costituzione fisica o con malformazioni. Noi possediamo una visuale estremamente ridotta sul nostro orizzonte. Possiamo decidere se acquistare una birra o una bottiglia di latte al bancone degli alimentari, e questo ci fa credere di essere noi stessi a determinare il nostro destino. In realtà non siamo noi a cercare il destino: è il destino a cercare noi.


"Due passeri non si vendono forse per un soldo?
Eppure neanche uno di essi cadrà a terra
senza che il Padre vostro lo voglia.
Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo
sono tutti contati" (Mt 10,29-30).


La nostra esistenza è fatta di onde marine che si infrangono sui granelli di sabbia. Le onde del mare spingono la sabbia dove più gli piace: sono le vie del Signore. Ogni onda marina fa cozzare i granelli di sabbia gli uni contro gli altri; poi li fa allontanare e di nuovo riavvicinare, e così restano, talvolta in situazioni scomode e difficili, in attesa della successiva onda. I granelli di sabbia non possiedono la facoltà di compiere azioni morali o immorali. Rotolare è tutto ciò che sanno fare. Le persone in carne ed ossa non sono granelli di sabbia; ma organismi viventi immensamente più complessi rispetto a un elemento inerte come la sabbia o le statue di gesso. Noi esseri umani possiamo realizzare opere buone o cattive con il nostro corpo, con la nostra mente, con le nostre labbra e col nostro cuore. Possiamo decidere se essere virtuosi o negligenti, buoni o cattivi, onesti o disonesti, fedeli o traditori, morali o immorali. E' il fattore umano. Nell'universo tutto procede secondo l'ordine naturale della morale. Tutto procede nell'ambito della pedagogia divina fondata sulla moralità e sull'immoralità. Il nostro libero arbitrio ci conduce, di volta in volta, in una direzione o nell'altra. L'esercizio delle nostre attitudini ci spinge verso il bene o verso il male; verso i cieli risplendenti di eterna felicità o le voragini degli abissi più tenebrosi.


Siamo universi nell'universo
Ciò che è infinitamente piccolo, riflette in parte ciò che è infinitamente grande. Quanto pesa un granello di sabbia? Collocato sopra il piatto di una bilancia per alimenti non pesa niente. Eppure, se potessimo penetrare nell'infinitamente piccolo, potremmo ammirare un granello di sabbia come un universo nell'universo, dove tutto ha una logica e una giusta proporzione. L'universo fisico e morale è complementare l'uno all'altro, e costituisce un insieme materiale e spirituale di elementi visibili e invisibili. L'anima, senza il sostegno della misericordia divina, vi potrebbe sprofondare al suo interno, vorticando smarrita per l'eternità.
Se un granello di sabbia è costituito da miliardi di miliardi di molecole e di ragioni per cui quel granello di sabbia ha ragione di esistere e di possedere una specifica identità materiale vincolata ai soli principi fisici, anch'io sono costituito da miliardi di miliardi di molecole e miliardi di miliardi di ragioni per cui ho ragione di esistere e possedere una mia specifica identità materiale vincolata ai principi fisici ...ed etici! Infatti, a differenza di un granello di sabbia, io sono consapevole di esistere, di gioire e di soffrire. Perciò la mia esistenza materiale non è la stessa dei granelli di sabbia. In me è infuso qualcosa di trascendente rispetto all'inerte elemento materiale.
Non può esistere il frutto senza l'albero. Se l'amore, il perdono, la coscienza morale e i principi etici non appartengono alla stessa natura dei granelli di sabbia e delle statue di gesso, significa che negli esseri umani è infuso qualcosa di superiore a quanto è esclusivamente materiale, e può essere riconducibile a origini spirituali. Se ci si inoltra in questa realtà degli elementi, il confine tra ciò che è materiale e immateriale, reale e irreale, fisico e metafisico, diventa fluido e inconsistente come il formarsi e il dissolversi delle nubi nell'immensità del cielo. E' il nulla che cerca di capire il tutto. E' il parziale che cerca di afferrare l'assoluto... Se dall'alto potessimo osservare l'universo nelle dimensioni di una mano, vedremmo un cuore che pulsa d'amore. L'universo è vivo. E' vivo di emozioni, è vivo di ambizioni, è vivo di sentimenti, è vivo come il respiro. L'universo è l'infinito santuario della vita.


"Insegnaci a contare i nostri giorni,
e giungeremo alla sapienza del cuore". (Sl 90,12)


Tutto si dissolve e si rigenera attimo dopo attimo. Guarda il cielo, il mare e la terra, ogni giorno sembra che siano appena stati creati; eppure esistono da milioni e milioni di anni. E' come se ogni giorno nuovo ripulisse il precedente da ogni impurità; perfino dalle cattiverie e dalle sofferenze del mondo. Fin da epoche remote il creato ci dona ad ogni alba, nuova legna da mettere nel camino e pane fresco da collocare sulla tavola apparecchiata. Ogni giorno dovremmo ringraziare la divina provvidenza per averci donato la vita con i meravigliosi attributi del movimento, della vista, dell'udito, dell'olfatto, della voce, dell'intelligenza, del tatto, dei sentimenti, della creatività... L'opera del santo Creatore è talmente tutta vera da fare apparire incredibile la sua esistenza. Egli non è intrinsecamente nel granello di sabbia. E' al di sopra della materia e all'origine dei principi che ne determinano l'esistenza. E' come un pescatore che regge la canna dall'alto dei cieli. E' come il tuono che riecheggia lungo tutta la vallata. E' come il riflesso del sole che risplende sulle onde marine. E' come il vento che simultaneamente soffia su tutte le fronde degli alberi e i fili d'erba sui prati. Come ogni foglia che si stacca dal ramo è trasportata dal vento, così ogni destino ha una sua specifica traiettoria determinata dall'alito di vita, benedetto e sancito per volere del Signore. Egli è il Principio di ogni principio. Egli è la Ragione di ogni ragione. Egli è all'Origine di ogni origine. Non in ordine al passato ma nel presente. Egli è fonte di vita attuale nel creato da cui l'esistenza sgorga come acqua di sorgente. Egli, mediante schiere di creature angeliche, è l'effetto domino di una singola Parola divina, sulle dinamiche di tutto ciò che accade nell'istante presente, nell'istante passato e nell'istante futuro, finché luce sarà luce e Dio sarà Dio.


"Come il sole illumina nello stesso tempo
i cedri e ogni piccolo fiore
come se questo fosse l'unico sulla terra,
così Nostro Signore si occupa particolarmente
di ogni anima come se ella fosse l'unica a esistere;
e, come nella natura tutte le stagioni sono regolate
in modo da far sbocciare nel giorno stabilito
la margherita più umile,
così tutto concorre al bene di ciascun anima".
(Santa Teresa di Gesù Bambino)


Collocarsi alla luce della moralità.
I principi etici sono l'Arca della nuova e dell'antica alleanza tra Dio, l'umanità e l'universo intero. Sono la potenza della sua parola che tutto sostiene. Sono raggi risplendenti di variopinti colori, provenienti dal medesimo astro di Verità. Dio è il punto fermo nel creato dove tutto ha un ciclo; è il fulcro che tutto regge e attorno al quale tutto ruota.


"Il suo splendore è come la luce,
bagliori di folgore escono dalle sue mani:
là si cela la sua potenza". (Ab 3,4)


Esposti allo splendore di questi raggi divini, le nostre azioni buone o cattive, generano l'eco spirituale della nostra esistenza. Quanto accade nell'istante immediato, si colloca nell'eternità spirituale del firmamento infinito. Come un celestiale strumento universale, la nostra anima è appesa alle funi dei principi etici. Le nostre azioni riecheggiano, facendo vibrare le corde di questo straordinario strumento cosmico che genera risonanze di amore, di odio, di piacere, di tormento, di felicità, di crudeltà, di beatitudine, di disperazione... Con le nostre opere eleviamo al cielo l'essenza di ciò che è il nostro essere: pizzichiamo come in un arpeggio le corde invisibili dei principi etici; producendo armonie celestiali o accordi stonati e spaventosi.


Nessun segreto sfugge al cuore della Persona divina. I principi etici e fisici penetrano negli abissi più remoti. Entrano nelle viscere delle caverne, raggiungono le vette dei monti, salgono a bordo dei sottomarini immersi nelle profondità degli oceani o sulle astronavi in volo per galassie sconosciute. Un reato perfetto può sfuggire alla giustizia terrena, ma non potrà mai sfuggire alla giustizia divina. L'essenza di ogni nostra singola azione arriva al cuore del santo Creatore ovunque noi siamo. Egli interpreta perfino i nostri ragionamenti più segreti: santi o malvagi. Ogni nostro atto lascia una traccia indelebile lassù nel firmamento infinito, annotato sul registro dell'eternità. Ogni azione malvagia insulta la dignità divina del Signore. Ogni opera buona rende gloria a Dio. Come ogni vero padre, Egli è felice quando i figli si ricordano di Lui e gli regalano qualche bella soddisfazione.


"Il Signore guarda dal cielo,
egli vede tutti gli uomini.
Dal luogo della sua dimora
scruta tutti gli abitanti della terra". (Sl 33,13-14)


Le nostre azioni, sante, benedette, mediocri o maledette, redigono il romanzo della nostra esistenza su questo libro. Sono la storia della nostra vita. La redenzione, iscrive il proprio nome al Capitolo delle Opere Sante del Perdono. Mediante la nostra conversione, la preghiera, il Battesimo e il Sacramento del perdono, per la misericordia di Dio, le pagine dei nostri peccati sono strappate e distrutte. Al cospetto del Tribunale della Divina Misericordia, il libro della nostra esistenza viene aperto al capitolo luminoso della redenzione per l'amore santo del Signore... o della dannazione eterna per l'ostinazione a percorrere le vie del male.


"Egli castiga e usa misericordia,
fa risalire dalla Grande Perdizione
e nulla sfugge alla sua mano". (Tb 13,2)


L'universo materiale è il volto visibile di una realtà invisibile. E' la faccia della medaglia che tutti possiamo vedere. L'universo spirituale è l'altra faccia della stessa medaglia che nella condizione attuale non possiamo vedere. E' qui che si nasconde l'inganno per chi è senza fede e confida soltanto nelle vicende di questo mondo. Possiamo seguitare a pensare che tutto finisce e si dissolve nel nulla, compresa l'essenza delle nostre azioni, come corpi umani che nascono e corpi umani che muoiono senza un perché, senza una ragione, senza una morale. Possiamo credere che una vita silenziosa e nascosta di autentico ascetismo spirituale sia un sacrificio inutile e improduttivo. Si tratta di scegliere se essere scettici o credenti. Il mistero della fede è racchiuso proprio nella libertà di non credere che, sul lato opposto dell'esistenza materiale visibile, si nasconde l'universo invisibile della stessa medaglia. E' una libera decisione: nessuno può imporre la fede; ma egualmente nessuno può zittire la voce del cuore divino che invita ad unirsi al suo cuore. E' la libertà di non accogliere l'amore.


"A te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale". (Sl 65,3)

La fede nel divino amore procede nella sua essenza terrena da una verità scientifica sconvolgente e incontrovertibile: la morte. Nessuno può sfuggire alla nascita e alla morte. La nostra vita è appesa a un capello e i nostri giorni sono contati, uno ad uno. Siamo tutti condannati a morte. Dice il Signore: "Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va". (Gv 12,35)

La nostra vita è una cattedrale di sabbia e sale esposta al vento e alle onde marine. Siamo nuvole in viaggio verso orizzonti sconosciuti. Siamo gabbiani smarriti in volo su un oceano sconfinato. Siamo colombe su una ciabatta alla deriva tra le onde del mare. Siamo coriandoli d'amore gettati al vento da mani divine. E' un tempo assegnato dalla Provvidenza per incrementare il patrimonio delle sante virtù, non per dissiparlo; poiché tutta l'esistenza è un percorso di navigazione per condurre l'anima in un porto sicuro.
La fede non è soltanto un dono, è anche un esercizio delle sante virtù. E' raro che le persone lontane dalla grazia della fede possano migliorare; nel processo di invecchiamento possono solo inasprire e peggiorare. Prepararsi al grande viaggio senza ritorno è dunque una scelta molto importante, perché siamo tutti destinati a invecchiare e morire. La salvezza va' perciò perseguita in prospettiva della vita eterna; per non farsi sorprendere nell'ora in cui arriva lo Scassinatore, invisibile e spietato, a portarsi via tutto.


Soltanto la fede sconfigge la morte.

Più si fonda la propria sicurezza sul conforto e sui capricci del mondo, maggiore è la difficoltà nel trovare la grazia del Signore. Non perché Egli non la concede; ma perché noi ci discostiamo da essa. Il benessere produce le sue certezze e le sue carezze. Ricerca della fede nella divina misericordia e ricerca della sicurezza materiale si manifestano come due forze opposte inversamente proporzionali: dove aumenta l'una diminuisce l'altra e viceversa. Un'esistenza futile e goliardica, in alcuni casi è l'ultima sigaretta offerta al condannato prima dell'esecuzione capitale; in altri casi è lo sputo di satana in cui tuffarsi per un breve refrigerio prima di essere inghiottiti vivi nella fornace. Perciò, più si è lontani dalla fede nella divina misericordia, più avrebbe senso avvicinarsi; anche se in realtà, spesso risulta difficile perché è un esercizio che comporta delle rinunce, dei piccoli sacrifici, non ci appartiene e ci mortifica nell'orgoglio. Ma è esattamente allora che un nostro piccolo gesto di apertura verso il divino amore che chiama, può essere utile ad aprire uno spiraglio del nostro cuore distratto alla luce della santa Verità: è quando siamo smarriti nelle tenebre che abbiamo necessità di trovare una fonte luminosa; è quando siamo distanti dall'Amore che abbiamo ancor più bisogno del suo amore.


Il Signore si manifesta a chi lo cerca.


Le verità escatologiche della fede, possono infine essere riassunte in due proverbi popolari che applicati al giudizio divino aiutano a comprendere il senso pratico di tutta l'economia della salvezza eterna:
1) "Meglio tardi che mai" ( il buon ladrone... ).
2) "Piuttosto del niente è meglio il poco". (E' meglio 1 fioretto e 1 preghiera, piuttosto che essere coerenti al niente).
Seguire questi due saggi consigli è forse il metodo più immediato per non sentirsi dire: "Tu non mi hai cercato!", ed iniziare il proprio cammino luminoso verso l'eterna misericordia... immersi nella luce splendente del divino amore che si rinnova attimo dopo attimo.


"Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo" (Mt 25,34).



4. I PRESUPPOSTI DELLA FEDE SOPRANNATURALE
Cosa è la fede?

Don Renzo Lavatori - Giancarlo Mauroner Altemani

 

Al mondo c'è qualcosa che sta finendo e qualcosa che non finirà mai. La fede nel divino amore è una scelta tra ciò che è eterno e quanto è transitorio. Si manifesta progressivamente in tre forme:

1) per ispirazione e intuito (l'esperienza sensibile);
2) per deduzione logica (l'intelligenza);
3) per amore (il cuore).

1) Al primo stadio è STUPORE e AMMIRAZIONE per le meraviglie del creato e per come nell'universo tutto si colloca in modo logico nella esatta posizione, secondo una precisa misura ben calibrata nel reggersi in un delicatissimo gioco di leve e di forze contrapposte. In questo stadio, l'individuo è all'innocente ricerca del senso della vita e nel proprio intimo inizia a chiedersi se davvero sia possibile che tutto ciò che esiste possa avere preso forma da eventi fortuiti e casuali. Questa fase attiene alla sfera dell'intuito, delle emozioni, dei sentimenti, dell'arte e della poesia. E' un approccio iniziale e informale alla fede e al suo mistero, talvolta inteso come un indefinito misticismo e ricerca del sensazionale.

2) Al secondo stadio si aggiunge la SCELTA RAZIONALE tra l'immortale e l'impermanente: (l'eternità e la morte). Questa fase è caratterizzata dal combattimento interiore, da un lato con il desiderio di seguire la legge di Dio e rispondere adeguatamente al suo amore, dall'altro nell'affrontare la realtà delle passioni umane che emergono per soddisfare la legge dell'Ego. E' la fase dettata dal ragionamento che si relaziona con Dio e il creato, e teoricamente accoglie il concetto di salvezza eterna trascendente l'esistenza materiale; ma in una forma non del tutto completa, perché riduce una realtà sconfinata, senza tempo e per certi versi inconcepibile, trasferendola tutta sul piano razionale delle ideologie e delle regole sociali.
In questo stadio, il credente, è incapace di spiccare il volo in quanto non concede spazio all'amore divino. Lo percepisce per deduzione; ma è ancora troppo legato ai frastuoni del mondo, ai problemi dell'ambiente, al culto del dialogo e della solidarietà, alla propaganda della pace, all'azione umanitaria nei vari settori dell'assistenza. Tutte cose buone, che tuttavia possono indurre il credente all'idolatria di questi traguardi relativi, da egli identificati come valori assoluti del messaggio evangelico, talvolta banalizzando il cammino ascetico e spirituale a cui l'anima deve invece sottoporsi per rispondere degnamente all'amore di Dio. Si tratta di un fuoco che raramente innalza al santo Creatore le fiamme dell'amore, per spegnersi nel torrente delle acque del mondo. Attiene alla sfera del discernimento spirituale.

3) Al terzo stadio, il più elevato, è FEDELTA' PER AMORE. E' pienezza della fede perché scaturisce dal cuore senza nessun tornaconto personale. Significa servire il Signore e rispondere al suo amore senza alcun tipo di interesse; perciò non è da confondere con la fedeltà di chi si aspetta un salario. La fede non è aderire nella prospettiva di vincere un premio. I veri amori non sono una scommessa. Il coniuge fedele è colui che lo avverte come un suo preciso dovere: nella buona e nella cattiva sorte, nella fortuna o nella miseria, senza rimpianti. Le vere alleanze si consolidano nel sacrificio di sé e talvolta nelle sconfitte.
La fedeltà di chi si aspetta un salario non è affidabile, ha sempre molti limiti, molti dubbi, ripensamenti e soprattutto è fragile e corruttibile; facile nel passare dalla parte di chi offre un salario maggiore. E' l'opportunismo del mercenario: "Mi alleo col più forte e col più ricco perché mi conviene. Mi torna utile!". La moglie onesta è colei che sposa il marito per amore; non per la ricchezza del suo patrimonio.
La fedeltà non è in commercio. La fedeltà è lontana da qualsiasi forma di speculazione. La fedeltà non ha prezzo; non si può vendere né comprare. Il sacrificio d'amore di una madre per i figli non ha prezzo. L'amore dei figli per i genitori non ha prezzo. "Padre nostro che sei nei cieli...", indica esattamente il tipo di relazione che intercorre tra il santo Creatore e gli esseri umani. E' una scelta tra unirsi al Signore per amore o per interesse.
Nelle sue forme più elevate, la pienezza della fede si manifesta in situazioni estreme, dove talvolta vi è tutto da perdere e nulla da guadagnare. Questa è la fedeltà di Abramo e della santa Vergine Maria. Si tratta di una fedeltà che scandalizza gli scettici: Abramo pronto a compiere un gesto totalmente immorale e contrario al proprio interesse (uccidere il suo unico e amatissimo figlio in sacrificio a Dio), e la Beata Vergine che accetta la vergogna, la colpa e le pericolose conseguenze di una gravidanza illegittima. Non c'è vantaggio. Non c'è convenienza. Non c'è speculazione. Non c'è interesse. Non c'è amor proprio. Non torna utile a se stessi. Vi è solo un immenso amore e tanto sacrificio di sé nell'essere fedeli e uniti al Signore in un rapporto di totale simbiosi nella buona e nella cattiva sorte... fino alla morte. E' la fedeltà del martirio. Questa è scienza della fede nel divino amore.

"La fede, agl'occhi di chi è senza fede,
appare come un inganno
generato dalla mente umana;
ma un'esistenza fondata sul materialismo
è l'inganno del demonio verso chi
non è degno di accedere al regno di Dio".

RIFLESSIONI SULLA FEDE NEL DIVINO AMORE
Giobbe crocifisso al fianco di Gesù

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

Il libro di Giobbe è utile per capire il senso della fede nella divina misericordia. Illustra un'esistenza fortunata ed una piena di sofferenze in contrapposizione tra loro. Il racconto si sviluppa nella forma di una stretta relazione al confine tra fede e non-fede.
Giobbe è un uomo irreprensibile e di provata fede religiosa. Ad un certo punto della sua fortunata e serena esistenza, gli accadono tutta una serie di avversità e di malattie che lo porteranno alla più completa rovina e solitudine. Egli, nonostante tutto, non tradisce e non rinuncia all'amore per Dio Padre.
Amici e conoscenti attribuiranno all'origine dei suoi peccati la causa di tutte le sue disgrazie: "In fondo te lo sei meritato. Devi avere fatto qualcosa di male!". Questa è la concezione grossolana che interpreta le sventure come la conseguenza di misteriose colpe da espiare in questo mondo. Giobbe invece ha sempre condotto la propria esistenza con esemplare innocenza...

"Beato l'uomo che è provato da Dio:
il Signore ferisce e risana".


Questo racconto insegna che tutte le esperienze della vita, generose e avverse, servono ad avvicinare a Dio. E' nella cattiva sorte che emerge la reale natura del nostro essere. La fedeltà è messa alla prova ed emerge nelle situazioni sfavorevoli dell'esistenza. Nella sofferenza, nell'ingiustizia e nella malattia possiamo fare esperienza della nostra umana fragilità.

"Il Signore corregge chi ama,
come un padre il figlio prediletto". (Pro 3,12)


La severità pedagogica del padre è in particolar modo diretta ai figli ad egli più cari. Perciò, il Signore, ai devoti più intimi spesso parla mediante il peso della sua croce; la quale predispone ad acquisire uno spirito contrito e affranto del cuore, aiuta ad accostarsi degnamente al mistero della fede e a capire il vero senso della vita: Dio è la ragione stessa di vivere questa nostra esistenza. Non è il creato in ragione della nostra vita, ma è la nostra vita in ragione della creato: siamo fiori nel giardino del Signore. Non sono i fiori a governare il giardino.
Il Signore, dunque, in alcune circostanze ritira la sua mano dai figli prediletti per sottoporli a prove severissime: alcuni per richiamarli ad una maggiore devozione; altri per espiare i peccati del mondo celebrando la passione di Gesù crocifisso. Giobbe, sia pure indegnamente, esprime il senso più elevato della fede nell'espiazione dei peccati del mondo per il riscatto delle anime. Trasforma il "soffrire per se stessi", in sacrificio eucaristico e universale come prezzo di riscatto per molti. E' la santa sofferenza dell'innocente. Ciascuno di noi, nel rispondere alla chiamata vocazionale alla sofferenza in unione spirituale con Cristo crocifisso e non come una maledizione, diviene come lui un ingresso al paradiso a beneficio di molte anime.

"Nel santificare la propria sofferenza
non sei più tu che vivi nel tuo corpo,
ma è Cristo che vive in te
rinnovando la sua passione.
Malgrado la tua indegnità,
Gesù ti vuole vicino a Lui Crocifisso".


Giobbe ricorda agli esseri umani che siamo fragili creature di Dio. Dimostra una fedeltà a tutta prova: anche se spogliato di tutto, vilipeso, abbandonato e nella malattia, egli affronta tutte le vessazioni dell'esistenza senza tradire e senza venire meno all'amore per l'Amore; con la piena consapevolezza che il divino amore non infiamma il nostro cuore, senza avere prima piantato qualche spina nella carne ed avere tolto qualcosa dal piatto delle nostre ambizioni e agiatezze. Secondo i meriti divini, la fede nella santa misericordia è la più grande tra le virtù.

"Soltanto nella prova
possiamo rivelare la nostra fede".



GUIDA ALLA DOTTRINA DELLA FEDE
Il Principio della fede

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

"Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce". (Gv 1,6-8)


Noi distinguiamo le cose perché le une sono differenti dalle altre: il nero è differente dal bianco, il morbido è differente dal rigido, il caldo è differente dal freddo, la verità è differente dalla menzogna.
Se la verità fosse identica alla menzogna, in cosa consisterebbe la differenza tra la verità e la menzogna? Se un albero buono produce gli stessi frutti di un albero cattivo, in cosa consiste la differenza tra l'albero buono e l'albero cattivo? Se chi è mite si comporta e ragiona allo stesso modo di chi è arrogante, in cosa consiste la differenza tra chi è mite e chi è arrogante? Se chi ha fede si comporta e ragiona allo stesso modo di chi è senza fede, in cosa consiste la differenza tra chi ha fede e chi è senza fede?
Il Signore chiede ai fedeli di risplendere per poterli riconoscere e distinguere da chi non ha fede. Non chiede di risplendere alla luce del proprio talento, della dottrina e della scienza. Non chiede di risplendere alla luce di un'elevata posizione sociale, della buona reputazione e dei titoli di rispetto. Non chiede, il Signore, di risplendere sotto i riflettori accesi del successo, del potere, dell'eleganza, della fortuna e della ricchezza. Quella è luce che non gli appartiene.
Il Signore chiede ai fedeli di risplendere nei riflessi della sua luce. Risplendere di semplicità e di pazienza. Risplendere di nobiltà d'animo e di benevolenza. Risplendere tra i riflessi di una candela accesa nel fervore della preghiera. Risplendere nelle minuscole penitenze e con piccoli gesti di altruismo. Il Signore chiede ai fedeli di risplendere nella persecuzione, nelle ingiustizie, nelle sconfitte e negl'insuccessi. Egli chiede di ardere con la fiamma dell'amore più luminoso quando abbiamo perso la speranza e siamo nella disperazione, nella malattia, nell’abbandono e nel supplizio. Quando tutto è contro di noi, il Signore ci chiede di risplendere non di luce nostra; ma della sua luce riflessa nel sacrificio più intimo della nostra fede, e poterci così riconoscere e distinguere da chi è senza fede.

"E' in Dio la sorgente luminosa della fede,
alla sua luce risplendiamo di luce".
COMMENTO DELL'AUTORE:
Il senso e le vicende della vita, in relazione alle dinamiche spirituali, più le approfondisco e meno le capisco; perché sembra all'apparenza che tutto accada in un ordine casuale e insensato degli eventi governati dal caos. Più mi impegno per trovare la via della luce, e maggiori sono le situazioni che si abbattono sulla mia esistenza per trascinarmi nell'oscurità. Ma allo stesso tempo, più mi inoltro tenacemente nel vertiginoso labirinto della fede nella divina misericordia, maggiore è la consapevolezza che al santo Creatore non sfugge nulla: tutto si colloca sotto il controllo e l'amministrazione della sua legge. Questo accade, perché la logica della fede si determina in ordine alle virtù dell'amore divino, che talvolta non coincide con la logica del mondo. E' il paradosso della natura umana vincolata alla natura divina che procede con differenti aspettative e ambizioni. Se accostiamo la nostra esistenza in ordine alle virtù e alle opere sante dell'amore, anche le dinamiche umane, a Dio piacendo, risplenderanno nei riflessi dello stesso santo amore.

"Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli". (Mt 5,16)


5. VOCAZIONE: AMARE E SERVIRE IL SIGNORE
Cos'è la vocazione soprannaturale?

di Giancarlo Mauroner Altemani

 

Premessa generale Ogni individuo è per natura e per vocazione un essere religioso. Egli trova la più autentica felicità in comunione con Dio. Da Dio viene e a Dio ritorna (cfr. CCC 44-45).
La Chiesa esprime nella diversità e nella molteplicità delle vocazioni i doni dell'Amore misericordioso che chiama, liberamente distribuiti secondo il disegno divino. La vita religiosa è perciò una risposta alla chiamata dell'Amore divino. Questo è il senso proprio della parola vocazione che significa “chiamare”. Gesù, nel Vangelo, chiama a sé quelli che poi farà suoi discepoli:


"Non voi avete scelto me,
ma io ho scelto voi e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga". (Gv 15,16)


All’origine di ogni chiamata vi è dunque il Signore che sceglie e invita a rispondere al suo Amore, secondo i tempi e le modalità da egli stabilite. E' perciò necessario predisporre il proprio cuore a un cammino di maturazione dedicato al discernimento vocazionale. Come primo passo di questo cammino, per comprendere a fondo la reale natura della vocazione soprannaturale, è necessario definire il concetto di attitudine.

Cosa è l'attitudine?
L'attitudine è quella caratteristica per cui un individuo è più incline ad esempio a dedicarsi alla musica, alla scienza, al disegno, alla letteratura o alle attività sportive... Se un acrobata ha scelto di esercitare questa attività, non vi è alcuna certezza che sia stato personalmente chiamato dal Signore ad essere testimonianza del suo amore. Infatti, qui non siamo ancora nell'ambito della divina fede, ma in quello delle attitudini e del talento, per cui un soggetto è più incline, secondo l'estro infuso dalla Provvidenza, a praticare determinate attività piuttosto che altre.

Cosa è la vocazione?
La vocazione soprannaturale è una risposta d'amore all'Amore divino che chiama. E' finalizzata ad instaurare una relazione intima di consacrazione e di unione sponsale col santo amore. Essa si colloca al di sopra delle attitudini e potenzialmente coinvolge ciascun essere umano indipendentemente dal proprio estro; per cui anche l'astronomo, l'atleta, l'operaio, l'acrobata, il balordo o il delinquente, nell'intimo del proprio cuore possono essere raggiunti dall'amore divino che chiama.

La scoperta di se stessi nell'amore divino
Il richiamo vocazionale è spesso caratterizzato da un vago senso di smarrimento e vuoto interiore nel ritrovarsi immersi nelle dinamiche di un'esistenza incompleta. Chi sente di appartenere al regno dei cieli non può essere totalmente felice tra i frastuoni del mondo. Significa avvertire la grazia di Dio in una condizione inappropriata a quanto il Signore richiede. E' l'amore divino che suscita l'amore nel cuore; sta a ciascun anima saperlo accogliere e rispondere adeguatamente. L'invito del santo amore non accade in una forma casuale e generica; ma individuale e personalissima. L'amore divino chiama al suo servizio per nome, cognome, data di nascita e indirizzo. Si tratta di un servizio proposto con differenti mansioni e difficoltà. Non siamo tutti uguali. A ciascuno, il divino amore, affida missioni diverse e richiede servizi diversi. Ai mediocri richiede prove d'amore mediocri. Ai folli richiede prove d'amore folli. Ai grandi richiede opere grandi. Ai piccoli, l'amore santo, chiede piccole opere. Sono le splendenti opere quotidiane della fede. Esse consistono nell'essere testimonianza della grazia divina.

La chiamata di Dio
Ora, la situazione piuttosto frequente è la seguente: "Io non avverto l'amore di Dio; anzi provo disinteresse e tormento nel mio vivere quotidiano, che mi crea forti dubbi sull'esistenza stessa del Creatore!".
Se non si avverte la grazia della fede, il problema non è l'esistenza del santo Creatore; il problema è la propria esistenza distratta e lontana dalla fede. Questo tormento è in parte dovuto al dubbio. Il dubbio è la negazione della fede. Quanto più grande è il dubbio; tanto più grande è il tormento dell'anima. Lo scetticismo è ciò che alimenta il dubbio: è un labirinto inestricabile che non porta a niente; per questa ragione produce smarrimento. Il dubbio è un frastuono nel cuore che non permette di sentire nitidamente le melodie dell'amore divino.
Quanto più un individuo è distante dalla fede religiosa, tanto più l'insicurezza si insinua nel suo cuore. Difatti, per chi non è propenso alla vita di preghiera, il cammino vocazionale sarà più tormentato. Per contro, ne sono avvantaggiate le persone inclini; poiché già instradate e non afflitte dal dubbio.
Il dubbio è insito nella natura umana. Talvolta viene accolto come la conquista di una mentalità emancipata. Il dubbio può essere rafforzato anche dai commenti ironici dei conoscenti.
Cosa dice satana: "Dato che tu non sei santo, devi astenerti dalle cose sante perché non ti si addicono".
Cosa dice Gesù: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". (Mt 9,12-13).

La ricerca della santità non è mai una contraddizione.
E' meglio essere incoerenti e incostanti nel testimoniare saltuariamente le sante opere di fede, piuttosto che essere irriducibilmente coerenti all'aridità dello scetticismo. In questi casi è necessario avere il coraggio di contrapporre alla falsa coerenza verso il niente, un atteggiamento flessibile e trasgressivo verso il tutto. Questo non significa essere incoerenti, ma è ricerca della Verità. Difatti, non è mai il bagliore della nostra sia pur tenue devozione a collocarsi in contraddizione alla luce di verità; ma è il peccato che rende complici del male. Perciò, le nostre sante opere di fede, non sono una contraddizione e non si collocano in contrapposizione con la nostra più intima ed elevata identità. E queste scintille di grazia divina, sono utilissime ad orientare tutto il nostro essere verso l'obiettivo unico ed elevato: la ricerca dell'amore di Dio.

Poi io udii la voce del Signore che diceva:
"Chi manderò e chi andrà per noi?".
E io risposi: "Eccomi, manda me!". (Is 6,8)

Il dubbio è un rospo nella scarpa.
Il dubbio è quindi tra gli ostacoli più insidiosi da superare. Quanto più prevale il dubbio, alimentato dalle proprie vicende personali, tanto più la coscienza spirituale ne resta indebolita e si determina uno stato di sofferenza. Quanto più siamo legati agli strepiti del mondo, tanto più il dubbio si rafforza; poiché il dubbio affonda le radici in questo fango. Se non si estirpano le sue radici, la pianta seguiterà a crescere e a rafforzarsi.
Le vicende umane sono veri e propri tentacoli che si attorcigliano alle caviglie e trascinano l'anima negli abissi della vita tra le passioni più ardenti. Quando la fede nel divino amore è accompagnata da un immotivato conflitto interiore, significa che la nostra esistenza è assorta nella realtà quotidiana delle vicende umane.


"Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio". (Lc 9,62)


Signore, cosa devo fare per essere degno di entrare nel tuo regno?
La vocazione soprannaturale, più che un dono, a lato pratico si realizza come una conquista. E' una vetta più difficile da conquistare che da perdere; esattamente come è più facile scivolare verso il basso che inerpicarsi verso l'alto. Non è perciò un'opera di attesa. Non si tratta di avere pazienza di ricevere la grazia del Signore; siamo noi che si deve agire per accogliere il frutto divino. Ci si deve inerpicare con devozione, sull'albero delle sante virtù scandite dai tempi della preghiera; maturando la consapevolezza di essere stati scelti dal Signore per essere testimoni del suo amore; non come oggetto di speciale predilezione divina, ma come umili petali di fiore sparsi ai suoi piedi. La grazia si manifesta nelle opere quotidiane della fede: sono queste i petali dei fiori da offrire al Signore.
E' una conquista che apre il cuore e la mente a bagliori di chiara luce spirituale e a brevissimi istanti di dolcezza devozionale. Sono visite generalmente avvolte in un involucro di lacrime e spine; affinché non ci si possa gloriare nell'amor proprio, ma unicamente per meglio amare e servire il Signore. Difatti, le difficili situazioni dell'esistenza alimentano un cuore umile e contrito, e questo predispone a ricevere le sante consolazioni del Santo Spirito.

"Fratello, sappi che qualche volta le grazie divine ti vengono donate non solo per te, ma anche per gli altri. Ci sono, dunque, buone ragioni per temere che, se tieni celato quanto hai ricevuto a giovamento di tutti, venga giudicato colpevole di aver nascosto il talento". (Cfr. ff LegM XIII 1227)

Il principio dell'amore
La risposta alla propria vocazione soprannaturale è quindi data dal non porsi troppi problemi e troppe domande. Il cammino vocazionale ha la caratteristica di non rendersi subito comprensibile e accettabile. Non si deve cercare di capire tutto. Sarebbe come cercare di capire e dare un senso all'amore.
Per afferrare nella sua essenza il mistero dell'amore divino, è necessario partire dal presupposto che l'amore non può essere compreso, e se non può essere capito non può essere spiegato. E' come il tentativo di razionalizzare ciò che è inaccessibile, inconcepibile e assurdo. E' come avere la pretesa di racchiudere in un cassetto gli orizzonti sconfinati o penetrare con lo sguardo il mistero della misericordia divina.


Le fiamme ardono d'amore se sono alimentate
dall'amore; altrimenti affievoliscono.

Soprattutto non vincolarsi all'affanno di cercare le risposte ai vari dubbi sulla propria chiamata vocazionale. Nell'istante in cui ci si pone un problema o un dubbio, in sostanza si dettano a Dio le proprie condizioni fondate sullo scetticismo, e la grazia del divino amore si allontana. Il nostro scetticismo è un soggetto estraneo che si interpone tra i figli e il Padre, per dettare le proprie condizioni all'amore del Padre. Non si deve offrire la propria collaborazione a chi persegue lo scopo di erigere un muro tra i figli e l'amore del padre. Dio stesso provvede a dare le risposte che Egli reputa necessarie a dissipare i nostri dubbi, nei tempi e nella misura esatta da Egli stabilita. E' necessario maturare la propria fiducia nell'invito del Padre, rinunciando all'atteggiamento presuntuoso e insolente di dettare condizioni al suo Amore. La risposta a un dubbio genera nuovi nodi e perplessità. Se la grazia divina risponde a un nostro dubbio, il nostro scetticismo genera un altro milione di dubbi. Questo accade, perché noi non siamo incarnati nella fede, bensì nel dubbio e nel peccato. Siamo prigionieri del nostro nulla e cerchiamo delle risposte convincenti che diano un senso compiuto a questo grande nulla (che è il proprio ego). Nella vocazione soprannaturale non c'è niente da spiegare perché non c'è niente da capire. E' la pretesa di capire l'amore che impedisce di amare. Nell'istante in cui non ci si pongono problemi o dubbi sul dono della vocazione li si è già superati. Nell'istante in cui non ci si pone alcuna domanda si è già risposto al nulla e realizzato tutto.

(Cfr. dal diario di santa Faustina Kowalska, 1760-1761) - "Figlia Mia, voglio istruirti sulla lotta spirituale. Non confidare mai in te stessa, ma affidati completamente alla Mia volontà. Non indagare con curiosità sulle strade attraverso le quali ti conduco. Quando la noia e lo sconforto bussano al tuo cuore, fuggi da te stessa e nasconditi nel Mio Cuore. Non aver paura della lotta; il solo coraggio spesso spaventa le tentazioni che non osano assalirci. Combatti sempre con la profonda convinzione che Io sono accanto a te. Medita la Mia dolorosa Passione come se essa fosse stata intrapresa esclusivamente per te. Non t'illudo con la pace e le consolazioni; preparati a grandi battaglie. Attualmente sei sulla scena dove vieni osservata dalla terra e da tutto il cielo; lotta come un valoroso combattente! Con la preghiera e la sofferenza salverai più anime di un missionario che si dedichi ad istruire e a predicare. Figlia Mia, aiutaMi a salvare le anime".

Il Creatore è luminoso più del sole. E' una luce che arde ma non ustiona la pelle. E' un abbraccio che non soffoca. Più ci si espone ai suoi raggi, maggiore è l'effetto del suo amore sulla nostra persona. Essere posseduti dall'amore di Dio significa avvicinarsi a Lui. La possessione è tutta una questione di distanze tra soggetti molto vicini che si abbracciano, si respirano e si appartengono, o molto lontani che non si conoscono. L'amore di Dio è la vocazione: ciò che dà un senso veramente compiuto all'esistenza. La vocazione è il senso della vita; cioè la ragione per cui si esiste.

Nessuno è perfetto.
Solo l'amore rende perfetto ciò che è imperfetto.

Per cogliere l'amore di Dio è essenziale percepire l'eternità dell'istante immediato come un dono della misericordia divina. Senza sforzo, senza fretta, semplicemente sostando in una condizione liturgica di ascolto, di osservazione, di preghiera e silenzio ecclesiale... come angeli caduti dal cielo. Dimenticando ogni piacere e ogni dispiacere. Liberando la mente da ogni traguardo, da ogni ambizione di giudicare il mondo; dalle paure, dagli affanni, dall'incertezza verso il futuro e dalle delusioni del tempo passato. Il digiuno della parola, il silenzio della mente e il silenzio dell'ego, aprono il cuore al dialogo con l'assoluto. Il presente è assenza di tempo. L'eternità è da cogliere ora. Tu puoi "solo" predisporre la tua anima ad accogliere l'amore del Signore. Quando dico "solo", non intendo dire "soltanto"; il "solo" include il "tutto"... tutto quanto tu puoi fare per rispondere al Suo santo amore. La ragione della tua vocazione è che tu sei così, e Lui ti vuole così. Questo è il principio dell'amore.



(Dal diario di santa Faustina Kowalska, 13-14) - "In quel tempo cominciai a cercare un convento, ma a qualsiasi porta ebbi a bussare, incontrai un netto rifiuto. Il dolore attanagliava il mio cuore e dissi al Signore Gesù: «Aiutami. Non lasciarmi sola». Bussai infine alla nostra porta. Quando mi venne incontro la Madre Superiora, l'attuale Madre Generale Suor Michaela, dopo un breve colloquio mi disse di andare dal Padrone di casa e domandargli se mi accoglieva. Capii subito che dovevo chiederlo al Signore Gesù.
Tutta felice mi recai in cappella e chiesi a Gesù: «Padrone di questa casa, sei disposto ad accettarmi? Una delle suore di qui m'ha mandata da Te con tale domanda». Immediatamente udii questa voce: «Ti accolgo; sei nel Mio Cuore». Quando tornai dalla cappella, la Madre Superiora mi chiese prima di tutto: «Ebbene, il Signore ti ha accettata?». «Sì», le risposi. Ed essa: «Se ti ha accettata il Signore, t'accetterò anch'io». Fu così ch'io venni ammessa in convento".


ANGELUS (per il discernimento vocazionale)

L'Angelo del Signore portò l'annunzio a Maria.
Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

Eccomi, sono la serva del Signore.
Si compia in me la tua parola.
Ave Maria...

E il Verbo si fece carne.
E venne ad abitare in mezzo a noi.
Ave Maria...

Prega per noi, santa Madre di Dio.
Affinché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo.
Infondi nel nostro spirito la Tua grazia, o Padre; Tu, che nell'annunzio dell'angelo ci hai rivelato l'incarnazione del Tuo Figlio, per la Sua passione e la Sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.




L'angolo della preghiera
di Giancarlo Mauroner Altemani
Ogni famiglia religiosa dovrebbe avere una nicchia o una cappella in cui raccogliersi in preghiera con semplicità. Può essere costituita da un piccolo offertorio con crocifisso, fiori, immagini sacre e dei propri cari defunti, Bibbia, breviario, calendario liturgico, ambone, rosario, candele, incenso, acqua santa, diffusori per musica sacra di sottofondo, strumenti musicali.
La preghiera liturgica, dopo la meditazione, può essere introdotta da un tocco di campana. Una candela che arde è un segno votivo.
Indossare un abito liturgico per l'ufficio divino, è un segno di rispetto ed aiuta a creare il contesto più appropriato all'inno di lode da elevare a Dio.



ESERCIZIO delle SANTE VIRTU'

Tutte le vocazioni soprannaturali (se coltivate con perseveranza) sono autentiche, proprio per il fatto che ogni individuo è per natura un essere religioso; ma può essere necessario rafforzare la propria identità spirituale mediante l'esercizio quotidiano delle sante virtù.
Segue una lista di suggerimenti e attività spirituali in ordine sparso da eseguire senza affanno, utili per la santificazione dei cuori e per muovere i primi passi nel discernimento vocazionale. Non è volutamente indicata alcuna unità di misura, in quanto ci si rimette al rito ordinario prescritto dalla Santa Chiesa Cattolica, seguendo la via sacramentale diocesana che passa attraverso il Vescovo, il sommo Pontefice e Gesù stesso. Se in questo cammino non si è accompagnati da un vero padre spirituale, si consiglia di non mettere troppo sale in poca acqua. E se non ci si sente abbastanza in forze per il salto in alto, abbassare serenamente l'asticella di qualche tacca: è meglio iniziare con poco, donato al cuore di Gesù, con gioia e sincerità di sentimenti.

Come si elimina il dubbio nella fede?
Con l'esercizio della disciplina spirituale e delle sante virtù, finalizzate ad amare e servire il Signore e la Chiesa in devote opere di santità e preghiera.
Con qualche fioretto... qualche piccola rinuncia da offrire in voto al cuore di Gesù.
Con la lettura del Vangelo.
Affacciandosi in Chiesa per fare visita al Signore, sia pure per un semplice segno della croce con l'acqua santa.
Partecipando alla Santa Messa; anche solo come osservatori e ascoltatori (con rispetto e senza accavallare le gambe).
Accostandosi con devozione ai Sacramenti.
Evitando di tormentarsi l'anima con ragionamenti cupi e astiosi.
Evitando le cattive abitudini e la mondanità.
Evitando le cattive compagnie (impediscono di fare esperienza dell'amore di Dio: è come avere la pretesa di spiccare il volo con una grossa pietra legata alla caviglia).
Cercando un buon padre spirituale.
Frequentando le buone compagnie; ad esempio mediante letture edificanti sulla vita e le esperienze spirituali dei santi.
Conservandosi nel timore del giudizio divino e nella compunzione del cuore, soprattutto nei successi e nei momenti fortunati della vita.
Con l'ascolto della Parola e di attesa per dare tempo al germoglio della fede nel divino amore di crescere, diventare albero e dare frutti.
Affidando il proprio cuore e fissando con devozione la propria mente su un'anima santa, verso la quale ci si sente particolarmente legati e in unità di Spirito.
Maturando la più intima consapevolezza che la fede religiosa non è soltanto per gente di elevati valori morali. Il Signore chiama anche i delinquenti, i peccatori più incalliti e i cretini di ogni specie (riferito a me stesso), senza eccezioni né attenuanti, a rendere testimonianza del suo amore.
Consacrandosi al Signore nella missione. Facendosi missionari nelle opere sante di carità all'interno del contesto sociale in cui si vive, secondo la pedagogia divina delle sante virtù: essere famiglia per chi è senza famiglia. Non è sempre necessario trasferirsi lontano migliaia di chilometri per consacrarsi alla misericordia divina nella missione.
Facendosi missionari per le vocazioni apostoliche in famiglia. Costituendo la missione religiosa tra le mura di casa. Il futuro della Chiesa si regge sulle vocazioni, e le vocazioni provengono dalle famiglie religiose.
Mediante il voto di continenza del corpo, della parola e del pensiero; da pronunciare sull'asse verticale di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e al Vescovo, quale sorgente di vita apostolica.
Indossando un abito religioso.
Portando un raggio di luce a chi vive nelle tenebre.



IL SACRAMENTO DELLA VERITA'
Cosa è il Battesimo?
Riflessioni personali di Giancarlo Mauroner Altemani
Ogni albero produce i suoi frutti. Tutto ciò che è frutto della verità e della moralità è figlio della verità e della moralità. Tutto ciò che è frutto della menzogna e dell'immoralità è figlio del demonio. Il Sacramento del Battesimo purifica il frutto concepito, dal peccato originato dalla menzogna e dall'immoralità dei genitori, o dalla menzogna e dall'immoralità originata dai genitori dei genitori, o dalla menzogna e dall'immoralità originata dai genitori dei genitori dei genitori, di generazione in generazione, per tutta l'umanità fino ad Adamo ed Eva, creati per partecipare dell'amore di Dio ma caduti nelle tenebre per la tentazione del demonio.
Il santo Battesimo è necessario, perché la Verità non può coesistere nel frutto della menzogna e dell'immoralità. I figli non sono direttamente responsabili delle colpe dei progenitori; perciò il Battesimo deterge il frutto dalle macchie di chi in origine ha generato. Il Sacramento della Verità, interrompe la catena degl'inganni cancellando il peccato originale e predispone l'individuo al perdono dei peccati attuali. Purificando dal peccato originato da altri (contratto e non commesso), il Battesimo permette di accogliere il Santo Spirito, luce di verità e di sapienza divina.
Avendo ricevuto il Battesimo di purificazione, non si è più stranieri in terra straniera dell'antico peccato; ma fratelli nella fede, figli di Dio, riuniti nella verità e nella moralità dell'amore divino che procede dal Santo Spirito. In questo modo, il Sacramento battesimale imprime nell'anima il carattere di Cristiano, con la presentazione al Padre celeste del frutto purificato.

"Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell'intimo m'insegni la sapienza.
Purificami con issopo e sarò mondato;
lavami e sarò più bianco della neve". (Sl 50,7-9)



Cosa è la Cresima?


La sacra Cresima è l'affidamento al Signore del frutto maturo: un sigillo sacramentale impresso nell'anima mediante l'unzione crismale. Si tratta di un marchio indelebile effuso dal Santo Spirito, che rende adulti i cristiani nella fede e nell'amore misericordioso del Signore. Ogni cristiano confermato può trovare forza richiamando questo Sacramento nella preghiera, nel cammino di santità e nel martirio.


IL TEMPIO SANTO DEL SACRIFICIO UMANO
Come si celebra l'Eucaristia?
(Riflessioni strettamente personali di natura carismatico-esperienziale
by Giancarlo Mauroner Altemani)
Gesù dona se stesso con un amore così santo e divino, da offrire in un immenso sacrificio di carità, la propria carne e il proprio sangue in pasto ai fedeli. Il Sacramento della santa Eucaristia è costituito da quattro elementi uniti tra loro in un corpo vivente unico e indivisibile:
1) il pane elevato in potenza di santità spirituale;
2) il vino elevato in potenza di santità spirituale;
3) le mani del sacerdote;
4) lo stato di grazia del fedele.
Se manca uno di questi 4 elementi il Sacramento non è efficace. La definizione "in potenza" significa che il Sacramento è predisposto all'evento eucaristico: Gesù è presente col suo corpo mistico in potenza di santità spirituale.
L'evento sacramentale si completa nell'istante della consumazione con il concomitante abbraccio fisico dei 4 elementi. Ciò che è predisposto in potenza di santità spirituale si realizza fisicamente nel Sacramento.
Il sacerdote intinge nel calice del vino consacrato (sorretto da un accolito), un lembo dell'ostia consacrata e la porge al fedele in stato di grazia, pronunciando le seguenti parole: "Questo è il Corpo e il Sangue di Cristo". Il fedele riceve devotamente il pane santo dalle mani di colui che agisce per conto di Gesù. Il pane e il vino consacrati, acquisiscono le Specie sacramentali del Corpo e del Sangue di Cristo nel solo istante della consumazione da parte del fedele in stato di grazia. Per ottenere lo stato di grazia è necessario essere cristiani ed amare e servire fedelmente il Signore e la sua Chiesa con opere morali di santità e preghiera.
Ci si accosta al Santissimo Sacramento con infinito senso del pudore, sincerità del cuore e carità profonda.

Cosa accade a chi si accosta alla santa Eucaristia senza averne diritto?
Non accade nulla. Se il fedele non è in stato di grazia, gli elementi predisposti in potenza di santità spirituale perdono le proprietà sacramentali. Significa ingerire l'equivalente di vino e farina. E' un abbraccio mancato.

L'adorazione eucaristica costituisce l'esercizio spirituale tra i più ascetici della fede cattolica, finalizzato a raggiungere lo stato di grazia per meglio accogliere questo Sacramento. Senza manipolazioni teatrali e scenografie ipnotiche, ma con pudore e decoro, può essere complementare alla preghiera e alla meditazione, ancor più aggiungendo il calice col vino consacrato.

"Eterno Padre, io ti offro il Corpo e il Sangue,
l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio,
nostro Signore Gesù Cristo,
in espiazione dei nostri peccati
e di quelli del mondo intero".


Nozioni di ascetica contemplativa eucaristica

La santa Eucaristia, nella sua espressione più mistica, è il Tempio del sacrificio umano di Gesù. Di fronte a questo Sacramento ci si relaziona intimamente a tu per tu con il vero Corpo e il vero Sangue di Cristo; perciò è necessario accostarsi con la sincerità più assoluta. Qualora dovessero sorgere dubbi o conflitti interiori, è meglio confidarlo con amore a Gesù stesso nell'intimità del nostro cuore, ad esempio con simili parole: "Gesù, sorgente di Verità e di misericordia, a me risulta difficile credere che tu sei veramente presente nel Sacramento Eucaristico, ma desidero servirti fedelmente secondo la tua volontà, sostienimi tu in questo mio cammino spirituale verso la pienezza del tuo amore nella ricerca della Verità. Insegnami ad amarti". Impegnandosi, quindi, nella ricerca dello stato di grazia, evitando di ragionare sul mistero eucaristico. Il mistero è il riflesso di una realtà inconcepibile e impenetrabile. Ciò che è sacro è anche misterioso, poiché non è pienamente accessibile alle dinamiche della mente umana. Non occorre illudersi che sia vero sforzandosi di credere in qualcosa a cui razionalmente è impossibile da capire; perché significa ingannare se stessi, e quando si è disonesti con se stessi diventa tutto più difficile. Amare il Signore non è un sacramento, ma una grazia della fede cristiana rafforzata dall'Eucaristia: "Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Per ottenere questo stato di grazia è necessario servire il Signore e la santa Chiesa, attenendosi con fedeltà alle principali nozioni della dottrina cattolica.
Il più grande nemico dell'ascetica contemplativa è il fascino dell'illusione, generata dal ragionamento tortuoso in prospettiva di un risultato finale gratificante. Le illusioni gonfiano la realtà. Le illusioni sono prodotte dai giochi di prestigio. Le illusioni sono un inganno: creano suggestioni deformando la realtà. Non si può arrivare alla Verità percorrendo la via dell'illusione e della simulazione. L'ascetica cristiana si ciba di verità; non d'illusioni. Ascetica e illusione non possono sussistere insieme; come verità e simulazione non possono sussistere unite nello stesso pane consacrato.
Amare e servire il cuore di Gesù e di Maria non deve essere una illusione, ma una certezza su cui fondare il proprio cammino quotidiano di fede, spesso arido e ordinario, senza spingersi oltre con l'immaginazione; soprattutto quando sembra che debba accadere tutto ma non accade niente. Nelle faccende spirituali è quando razionalmente non ci si aspetta nulla che accade tutto. Il Tempio santo del sacrificio umano è una sfida inesplicabile per l'intelletto razionale. Il Padre conosce i dubbi e le incertezze dei figli. Ci si presenta nudi ai suoi piedi: senza maschere e senza veli. Ci si affida al cuore di Gesù senza compromessi, secondo il carisma della più autentica sincerità. E' il nostro segreto. Il segreto di sincerità con Gesù: l'ingresso del paradiso.

"Per la sua dolorosa passione,
abbi misericordia di noi e del mondo intero".


IL VESCOVO IN PUNTO DI MORTE
HA CERCATO ME
"Per anni ho creduto che il messaggio di
Monsignor Franco fosse rivolto a me!
Poi ho capito: è un appello del vescovo
impegnato per le vocazioni"

1923 - 2010 †
già Rettore dell'Almo Collegio Capranica
Vescovo Emerito della Diocesi
di Terni-Narni-Amelia
Canonico alla Basilica Papale
di Santa Maria Maggiore

6.       NOZIONI DI PEDAGOGIA SPIRITUALE
di Giancarlo Mauroner Altemani

Queste sono alcune tra le domande che da credente mi sono posto, e per divina ispirazione ho provato a dare risposte logico-carismatiche.


Cosa è la creazione?

La creazione è un gioco di fantasia realizzato da tre bambini infinitamente esistenti in unione Trinitaria, costituiti della medesima sostanza divina. Tutto ciò che esiste nell'universo intero è il frutto di questo gioco creato dal nulla per la gloria di Dio e di cui Dio stesso, nella Sua essenza più intima, inaccessibile e trascendente di Santissima Trinità, ne detiene l'ideazione e tutti i diritti di proprietà.


Cosa è l'esistenza?

L'esistenza è una straordinaria opportunità per la nostra anima. E' una porzione del giardino di Dio che all'istante del concepimento viene assegnata ad ogni singolo individuo in comodato d'uso gratuito, su concessione e per l'esatto periodo di tempo stabilito dal Proprietario del giardino. Questo giardino può essere coltivato bene o coltivato male.


Perché esistiamo?

Perché abbiamo ricevuto un preziosissimo dono: per la misericordia di Dio siamo stati chiamati all'esistenza terrena in questo tempo.
L'esistenza non è soltanto un dono che sussiste istante dopo istante fino alla morte. L'esistenza è una scuola. Insegna tante cose. L'esistenza, talvolta, ci sottopone a durissimi esami su qualsiasi materia: sono tutti esercizi per incrementare le sante virtù, e missioni spirituali finalizzate a sperimentare la presenza di Dio sulla nostra esistenza attuale; prova universale d'amore e di fede verso la Sua divina misericordia.


Questo è il nostro tempo!
E' il tempo che Dio ha assegnato
a ciascuno di noi per scrivere
con la storia della propria esistenza
un Vangelo nel Vangelo,
e leggere nelle opere della nostra fede
le parole del Vangelo.


Cosa è la morte?

La morte si nasconde dietro ogni istante della vita. E' il momento della verità ultima. Si tratta di un processo altamente spirituale di consegna a Dio dello Spirito con l'inesorabile distacco dall'esistenza materiale e dai nostri cari. Nulla vi è di più concreto e reale della morte. Sopraggiunge come l'ultima onda marina che si infrange con violenza sulla nostra esistenza e si porta via tutto: il denaro, la casa, gli affetti, gli amici, il corpo, la vista, l'udito, la voce, l'olfatto, le ambizioni, i desideri e tutto ciò che si possiede. Il mistero della morte è complementare al mistero della vita. E' un viaggio solitario senza ritorno per luoghi sconosciuti. E' il passaggio dell'anima da una realtà materiale a realtà ignote, inesplorate e inconcepibili. Qui ha inizio la vera vita dove l'ateo pensa che sia finita.


Cosa accade dopo la morte?

Questo è il più ambiguo tra i misteri della fede. Il mistero è il riflesso di una realtà eterna, sconfinata e impenetrabile. La divina fede senza il suo mistero non può sussistere: sarebbe un fatto scientifico; cioè intelligenza del mondo ma non intelligenza della misericordia divina. Difatti, la logica della fede non consiste nel trovare un modo perfetto per convincere gli increduli. Dunque il regno dei cieli è un concetto tutt'altro che incontrovertibile.
Il mistero della fede è utile al Coltivatore per setacciare il frumento buono e mondarlo dalla pula inutile e dannosa alla dispensa del suo regno. Lo scettico e l'ipocrita non devono credere, altrimenti la fede non avrebbe senso. Se anche agli scettici irriducibili e agli ipocriti senza fede fosse data la certezza di un'esistenza dopo la morte, l'astuzia prevarrebbe sull'Amore, la menzogna sulla Verità e il peccato sulla Misericordia divina. Perciò il mistero della fede deve conservarsi inalterato. Per nessuna ragione potrà mai essere svelato in tutta la sua pienezza in questo tempo. Satana è astuto e ingannatore; ma il santo Creatore, in tutta la sua santità e sapienza, è infinitamente più astuto e più ingannatore di lui. Soltanto ai piccoli innocenti il Signore rivela alcune verità del suo mistero; per rendere il suo regno ancor più inaudito a chi è senza fede e confida nelle illusioni di questo mondo.


"Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli". (Mt 11,25)

Se fosse concesso di assistere in tutto lo splendore ad una sola manifestazione delle dinamiche celesti, ci sarebbe da impazzire di gioia!


Cosa è il mistero della fede?

Il mistero della fede è un filtro perfetto, funzionale all'economia della salvezza eterna per selezionare le anime degne di accedere al Regno dei cieli ed escludere le altre.


"Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!" (Gv 20,29).


Cosa è il paradiso?

E' un regno splendente all'opposto del nulla, luogo dell'amore infinito. Significa salire in cielo ai quieti pascoli con la serenità di non avere smarrito la strada, e la consolazione del figlio festeggiato in famiglia. In questa meraviglia, ogni cosa suscita stupore. I paesaggi sono di uno splendore mistico e soave. I luoghi più lontani sono a portata di mano. Tutto è incorruttibile e brilla di luce propria con incantevoli riflessi sfavillanti avvolti da melodie celestiali. I colori risplendono così intensi e deliziosi che si gustano con la vista e perfino col palato: è luce d'amore che sfama, disseta e penetra nell'anima con una gioia indescrivibile! Tutti ci si completa a vicenda: si è tutti in Uno! Si vive in uno stato di pienezza di sentimenti armoniosi. Tutto si realizza nell'istante presente, anche il passato e il futuro ne sono inglobati; perché in paradiso l'anima è partecipe del tutto. Il passato e il futuro si fondono uniti nell'istante presente. E' l'annullamento degli opposti e dei contrari che conferisce uno stato di grazia e di eternità a tutto ciò che ha virtù e ragione di esistere in questa dimensione luminosa di Verità e di Amore. Per meritare un bene così grande ci si deve fare del tutto simili all'Amore e alla Verità.


In paradiso si beve la Coca-Cola?

Certamente sì, ed è molto più dolce e più frizzante di questa quaggiù!


Tra tante religioni, perché devo essere cattolico?

Perché la religione non è soltanto fatta di parole, e la fede cattolica non è la religione della carta stampata; ma è soprattutto religione dell'amore universale. Non è la religione della legge e del peccato, ma è la religione del perdono, della vita eterna e della verità assoluta.
Ogni dottrina religiosa si fonda sul suo precursore che ne è il principio. La religione cattolica affonda le sue radici nella tradizione apostolica e in Gesù stesso, risorto e vivente, che si manifesta con la creazione e tramite l'azione dei Sacramenti in questo istante, ora, adesso! Nella constatazione che l'universo esiste con tutte le sue meraviglie, il credente cattolico identifica un forte indizio sull'esistenza di un Principio di ogni principio; di una Ragione di ogni ragione; di una Origine di ogni origine. Non di una origine in ordine al passato, ma una origine attuale, fonte di vita nel creato da cui i principi etici e fisici sgorgano come acqua di sorgente. Il creato non procede e non si sostiene da se stesso. Se la verità esiste è perché il Principio della verità esiste. Se il perdono esiste è perché il Principio del perdono esiste. Se l'amore esiste è perché il Principio dell'amore esiste. Non può esistere amore senza il Principio dell'amore.
Non si tratta di una religione costruita sulla base dell'interpretazione dei libri. La fede di molte dottrine religiose sorge dal pensiero di personaggi defunti, che per quanto recente, risale al passato. I libri non volano. Sono senza ali. Si tratta di una scelta tra ciò che è vivo e ciò che è morto; tra ciò che vola e ciò che è inerte al suolo; tra ciò che sfama e disseta, e vivande soltanto illustrate in fotografia; tra chi è risorto ed invita ad entrare nel regno dei cieli, e chi abbandona l'individuo a se stesso e al proprio destino.


"Non cercate la vita eterna tra i morti".


A cosa serve la fede cattolica?

Serve a portare anime a Dio, sulla via che si inerpica verso il regno dei cieli.


Chi è Dio?

Dio è una Persona. Non è una fonte di energia. Non è un'associazione. Non è una strana entità che dimora dentro di noi. Non è il proprio ego. Dio è una Persona dotata di attributi divini che si manifesta nel nome del Padre, del Figlio e nel fuoco di Verità del Santo Spirito; perciò è Trino ed Uno nella divina identità personale.
Dio è il Principio di ogni principio su cui tutto si regge e trova fondamento; perciò egli è "PADRE" del creato.
Gesù invita a rivolgersi al santo Creatore con le seguenti parole:
"Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo e così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male. Amen.”


Cosa è la Santissima Trinità?

La Santissima Trinità è il concetto più elevato e inaccessibile nella gerarchia di tutte le Verità e di tutti i misteri della fede.
Per l'intelletto umano può risultare più familiare la visione della Santissima Trinità su cui riflettere e meditare, immaginando tre semplici bambini col saio di 9, 7 e 5 anni (rispettivamente nel ruolo del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo), in un deserto di polvere bianca, illuminati da un bagliore sfolgorante, raccolti l'uno di fronte all'altro nell'intimità del mistero impenetrabile della santissima trascendenza Trinitaria.


Chi è lo Spirito Santo?

Lo Spirito Santo è la terza Persona della Santissima Trinità, che procede come soffio divino da Dio Padre e da Dio Figlio.


Nel Padre nostro, cosa significa: "E non ci indurre in tentazione"?

Si tratta di un richiamo alle tentazioni di Gesù nel deserto: "Signore, non sia indotto in tentazione nel rivolgere a te richieste di favori assurdi o blasfemi (vincite a scommesse e al gioco in generale, e tutto ciò che rientra nell'ambito della speculazione e della superstizione; richieste dettate dall'amor proprio e non dalla pietà umana verso il prossimo). Il Signore, invece, mi conceda il suo preziosissimo perdono e la grazia di non cedere alla tentazione di compiere il male".
Non tentare il santo Creatore con affermazioni di sfida o provocazione verso la sua santa misericordia: "Padre nostro che sei nei cieli... se fai vincere il campionato alla mia squadra del cuore, avrò fede in te!". Questo non è pregare, ma tentare l'Onnipotente. Se Dio ci dona una grazia, noi la possiamo riconoscere soltanto dopo che ci è stata accordata; perché se confidiamo in quella grazia prima del tempo, come se l'avessimo già ottenuta, si tratta di una sfida. Sia fatta la Sua volontà.


Come si toglie il vizio di bestemmiare?

Sostituendo ogni bestemmia con la seguente affermazione:
"Io mi rifiuto di bestemmiare".
Se le imprecazioni e i pensieri molesti affiorano alla mente in forma ricorrente senza controllo, ricordarsi di quanto suggeriva santa Teresa d'Avila alle proprie consorelle: "Non badate all'immaginazione più di quanto non si dia importanza a una pazza squilibrata che s'incontra per strada, e lasciatela alla sua ostinazione, che soltanto il Signore le può togliere".
Le bestemmie possono essere di natura impulsiva o intellettuale. Quelle di natura impulsiva sono le imprecazioni; mentre le bestemmie di natura intellettuale sono gli atteggiamenti che di fatto destituiscono dal nostro cuore Sua Maestà l'Onnipotente per affidare il suo impero ad altri sovrani. Ciò equivale a collocare il Re dell'universo a un livello inferiore d'importanza e violare il primo comandamento: "Io sono il Signore, tuo Dio. Non avrai altro Dio fuori di me".
Tra le più gravi bestemmie vi è lo sfruttamento di Cristo Signore ad opera di faccendieri e ciarlatani per incrementare i propri affari.

Benedetto sei tu, Signore, nel firmamento del cielo, degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo santo nome.
Padre Santo e misericordioso, abbi pietà di me. Infondi nel mio cuore la tua pace e insegnami ad amarti.

"Un'abitudine si vince con un'abitudine contraria". (L'imitazione di Cristo I-21,9)


Cosa è l'anima?

L'anima è una particella di amore divino in relazione con la Verità assoluta, dotata di coscienza e consapevolezza di essere, di esistere, di gioire nella beatitudine dell'amore misericordioso e di soffrire nella maledizione dell'abbandono. L'anima è un elemento immateriale, incorruttibile e infinitamente esistente. Appartiene alla dimensione spirituale.


Quanto pesa l'anima?

Pesare l’anima è come avere la pretesa di pesare la fragranza di un aroma. L'anima, in una concezione comprensibile all'intelletto razionale, può essere vagamente paragonata a un filo di fumo che scaturisce da un bastoncino d'incenso. Quanto pesa un filo di fumo?


Come può l'anima sprofondare all'inferno?

L'anima, aggravata dalla crudeltà, dalla superbia e dalla menzogna, resta intrappolata nella materia. Diviene spazzatura. Nell'istante del trapasso è incapace di elevarsi al cielo per unirsi all'Amore di Dio e precipita nell'elemento materiale; si disperde in esso. E' un principio metafisico come la forza di gravità. Ciò che in origine era stata concepita come particella divina si corrompe: il patrimonio spirituale affidato all'individuo per essere incrementato è invece dissipato. Per ogni anima, il santo Creatore, predispone tutto affinché possa innalzarsi alla Verità e all'Amore. Dunque, non si resta inghiottiti nelle viscere dell'inferno perché non si è potuto fare di meglio; ma perché ostinatamente si è preteso fare di peggio! L'anima dannata, con l'esercizio dell'immoralità, si è da se stessa privata di tutto e diviene partecipe del quasi niente.
La misericordia di Dio arriva ovunque; ma non all'inferno.


Cosa è l'inferno?

L'inferno è ciò che è distante dalla misericordia e dalla Legge di Dio. E' un terrificante buco nero senza tempo e senza il governo di alcun principio fisico ed etico, in cui resta inalterata la percezione di essere, di esistere e di soffrire, in uno stato angosciante di necessità, di paralisi, dolore e solitudine assoluta. All'inferno non c'è niente. All'inferno non accade niente. All'inferno non esiste un prima e non esiste un dopo. Nel creato, tutto corrisponde ad una esatta misura di spazio e di tempo. Per la misericordia del santo Creatore, tutto ha un limite ed una misura. Nella voragine dell'inferno non esiste nessun limite e nessuna misura al dolore e alla disperazione; non c'è rimedio e non c'è perdono. Dell'eternità delle pene...


Chi è il demonio?

Il demonio non è una persona ma una entità: spirito creato decaduto a natura inferiore, che a livello umano si manifesta prevalentemente nella possessione e nella evocazione.
Il regno del demonio è nel mondo, e l'inferno è la terrificante destinazione delle anime dannate. Lo scopo del demonio è diffondere il male per sottrarre anime a Dio.
Il demonio non è uno ma sono molti. E' l'accusatore e la vittima. Creano discordia. Alimenta tentazioni. Tende trappole. Provoca, disorienta, separano e divide. Loro non è mai ciò che sembra all'apparenza. Utilizza sempre una maschera.
Al suo cospetto la verità è una grande truffa e la menzogna è verità; perciò ha particolarmente in odio Gesù e la Chiesa: luce di verità e di amore.
Lo strumento per scandalizzare e annientare il demonio è amare e servire il Signore nella preghiera e con opere morali. Queste entità malvagie entrano in azione per 2 ragioni:
1. Perché si conduce un'esistenza distante da ciò che è buono e giusto.
2. Perché il santo Creatore lo permette. Egli, talvolta, si serve di queste entità per rafforzare le virtù dei fedeli e metterli alla prova. Perciò il timore di Dio deve prevalere sempre sul timore di satana. E tuttavia, il timore di Dio è un sentimento generato dalla non esperienza del suo amore.
"Trova rifugio nel Signore senza temere satana; ma temi l'incertezza del perdono. Il rifiuto del perdono di Dio è il terrore da temere".


Esiste il Purgatorio?

Il purgatorio è l'anticamera del Paradiso, un luogo angusto e male illuminato, popolato da molte anime in attesa di giudizio. Le anime del purgatorio, sia pure nell'afflizione, sono così rinfrancate di non essere precipitate all'inferno, che loro il purgatorio lo chiamano paradiso, in quanto lo considerano un valido ingresso alternativo (sogno - LO STRANO PARADISO).


Cosa è la Chiesa?

La Chiesa è istituzione e carisma. E' la madre buona dei fedeli e la santa sposa del Signore. Essa è nel mondo, ma non appartiene al mondo. E' il riflesso dell'amore di Dio Padre in terra. Noi ci accostiamo alla Chiesa per essere coperti dall'amore di Dio. Dunque, la funzione della Chiesa è proclamare il regno dei cieli riversando sugli esseri umani l'amore santo del Signore e promuovendo l'incontro tra il divino Padre e i figli. Con la celebrazione eucaristica e l'amministrazione dei Sacramenti, la Chiesa interpreta l'opera redentrice in prospettiva della salvezza eterna delle anime, secondo il carattere speciale dell'amore del Padre santo riversato sui figli.
La Chiesa è la madre dei fedeli nel senso più naturale di questa parola. Come ogni madre deve dare ai propri figli cose buone, e promuovere, con l'aiuto della santa Provvidenza, tutte quelle attività spirituali utili a far sentire il calore della fede e del focolare domestico, in particolare verso i fedeli che vivono in solitudine e sono senza famiglia.
La Chiesa è prevalentemente luogo di conversione e di preghiera "dove fiorisce lo Spirito"; perciò dovrebbe sempre essere aperta. Ogni Chiesa chiusa è simile a un ospedale chiuso: non accoglie gli infermi. E' un ospedale che non salva. E' un olio che non unge. E' una madre che non allatta i figli affamati.


Perché in un mondo povero la Chiesa è ricca?

Perché la Chiesa è la sposa del Signore; perciò la divina Provvidenza la nutre come nei giorni di festa e la riveste degli abiti più preziosi, a gloria del santo Creatore. Anche la ricchezza può avere un suo messaggio di verità da comunicare agli esseri umani quando è bene amministrata nell'ambito dell'esercizio pastorale. Il patrimonio della Chiesa è una misura delle attenzioni del Signore verso la sua sposa, e in questa prospettiva può essere interpretato come un segno a favore della sua credibilità; senza tuttavia dimenticare ciò che san Francesco d'Assisi affermava riguardo al denaro. Lo definiva "lo sterco del demonio". Là, dove si accumula molto denaro e molto benessere, il demonio è sempre presente. Chi desidera sapere dove si trova in questo momento il demonio, non deve fare altro che osservare dove si accumula il suo sterco.
La povertà escatologica, vissuta in prospettiva della salvezza eterna, è una caratteristica degli ordini religiosi mendicanti, contemplativi ed eremitici. La vera ricchezza è povertà agli occhi del mondo; ma la povertà di beni materiali senza la ricchezza della fede ha poco da insegnare e molto da imparare: se è la conseguenza di disgrazie non è una colpa e non è un merito. Acquisisce l'attributo di virtù come scelta escatologica dettata dalla fede. Pronunciare in nome di Cristo il voto di povertà, significa affrontare le avversità di un'esistenza austera, priva di orgoglio e di ogni conforto. E' una grande prova di fedeltà e di amore. Esprime il concetto elevatissimo di affidarsi totalmente a Lui.
Quei religiosi che in nome di Cristo pronunciano il voto di povertà e in nome di Cristo vivono nel benessere, sono una pessima predicazione muta del Vangelo. Difatti, non avere nulla di proprio senza farsi mancare nulla, in termini legali prende il nome di "raggiro della legge". Rinunciare a una mela per una mela più grande non è una virtù. Significa trarre in inganno; fingersi mendicanti senza esserlo. Questa povertà è un esercizio all'ipocrisia. Nel giorno ultimo della retribuzione, dovranno rendere conto di quante anime, anche a causa di questo metodo di dissuasione, non hanno trovato la via della Verità; poiché chiunque indossa un abito religioso non agisce in nome proprio, ma in nome di una partecipazione universale alla Verità per la salvezza eterna delle anime.
Chi ha pronunciato il voto di povertà, conduca un'esistenza di pietà e di povertà, lontano dalla logica del denaro e del benessere; secondo il concetto di rinuncia alla vita comoda per essere nel mondo un segno visibile e luminoso di santità nell'amore divino sulla via della Verità. E' una scelta tra ciò che torna comodo a se stessi e ciò che torna utile all'economia della salvezza per il bene di tante anime.


Perché Gesù condanna gli ipocriti e perdona i peccatori?

Perché gli ipocriti fondano tutta la propria esistenza sulle false apparenze, che sono simulazioni di verità; ma al cospetto della Verità sono inganno e menzogna. La menzogna è la negazione della verità. Non ci si può relazionare con la Verità nell'ambito della menzogna. Chi opera per il bene universale e la verità, appartiene alla medesima religione; sia pure con forme esteriori differenti.
Chi appartiene alla religione della menzogna, non può appartenere alla religione della verità. Chi appartiene al regno delle tenebre, non può appartenere al regno della luce; perciò, quando il Signore giudicherà i segreti più intimi degli uomini, difficilmente le false anime belle potranno accedere al regno della verità assoluta e della salvezza eterna. (Cfr. Mt 23,13-32)


Cosa è l'ipocrisia?

L'ipocrisia è una manifestazione oggettiva di una o più contraddizioni che producono un comportamento falso e distorto, rivolto a nascondere la reale natura delle cose. Si tratta di una forma ambigua di menzogna e d'immoralità. Ambigua perché appare e si manifesta all'opposto di ciò che essa rappresenta e di cui è costituita. Gli ipocriti sono l'esatto opposto di ciò che dicono e di come si presentano in apparenza. L'ipocrisia è la maschera della verità dietro la quale si nasconde la menzogna.


Se Dio è perfetto, perché la Chiesa è imperfetta?

A nessuna sposa è richiesto di essere perfetta e infallibile; ma di farsi amare dallo sposo ed essergli fedele. L'amore santo del Signore per la sua sposa, rende la Chiesa perfetta alle esigenze divine del regno dei cieli. La Chiesa appare imperfetta agl'occhi di chi non ama e non cerca il regno dei cieli; perciò enfatizza i mali della Chiesa.
Se il sistema fosse perfetto non vi sarebbe salvezza né perdono per chi è imperfetto. L'amore di Dio rende perfetta la Chiesa pur essendo imperfetta. L'imperfezione della Chiesa è complementare all'economia della salvezza eterna; costituisce un'attenuante nel giudizio divino per chi è imperfetto, senza amore e senza fede.
Essendo la Chiesa imperfetta, è soggetta ad essere migliorata, facendo molta attenzione a non peggiorarla! Il carisma istituzionale della Chiesa non è dato dalla perfezione ma dalla santità.


Cosa è la santità?

La santità è un rapporto di intima relazione con Dio. Essa è un riflesso dell'amore divino in terra; perciò la Chiesa è santa e i santi sono Chiesa. I santi e la Chiesa sono specchi orientati sulla Verità e sull'Amore divino: riflettono luce di Verità e di Amore sul mondo.
L'orgoglio distrugge la santità. Anche la cura della propria reputazione nella ricerca del consenso umano e l'ambizione di essere giudicati irreprensibili distrugge la santità.
"I santi viaggiano a fari spenti... ma sono fari di luce nelle tenebre. Anche un sola fonte luminosa rischiara le notti più buie".
Gesù è il prototipo di santità, in quanto massima espressione di purezza nell'amore al servizio del Padre celeste. Secondo questo prototipo, santità significa essere una sola persona in Cristo; conservando ciascuno il carisma irripetibile dell'identità unica e personale.
Per l'opera di intercessione degli angeli e delle anime sante è possibile ottenere grazie e non smarrire la strada nel cammino della fede.


Chi sono gli Angeli?

Gli Angeli sono creature spirituali a gloria di Dio simili a raggi di luce, ordinate secondo una gerarchia divina, stabilita per sovrintendere ed eseguire la volontà del Padre celeste nel rapporto esistente fra le dinamiche universali e le vicende umane, in relazione all'assoluta trascendenza di Dio. La funzione degli angeli è rendere gloria a Dio e fare la sua volontà.


Cosa è il Vangelo?

Il Vangelo è la divina Rivelazione della Verità. Si tratta di uno straordinario insegnamento universale, affidato in custodia al Magistero della Chiesa. Questo appello è rivolto a tutti i popoli e a tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla razza, dal sesso e dal credo ideologico. Il fine del Vangelo è annunciare il regno dei cieli per il bene delle anime nell'economia della salvezza eterna.


Cosa è l'evangelizzazione?

"Gli innamorati sono pazzi d'amore...". Evangelizzare, significa annunciare con pietà umana il regno dei cieli per il bene di chi si ama. E' una testimonianza di misericordia e un'opera pastorale d'informazione; non di persuasione! Gesù non ha la pretesa di convincere gli increduli; anzi, li scandalizza o li confonde. Cioè, li allontana ancor più. In questo modo egli separa il frumento buono dalla pula inutile e dannosa per la dispensa del suo regno.
Le Verità della fede destabilizzano le certezze di chi fonda la propria esistenza sul materialismo. Questo provoca reazioni di difesa. L'indignazione del non credente può essere considerata l'unità di misura per capire l'efficacia del messaggio pastorale.
Lo spirito missionario di evangelizzazione si determina in primo luogo con la testimonianza del buon esempio ad imitazione di Cristo, poi con l'annunciare le verità della fede con umiltà e sincero rispetto per gli altri credo. Il resto, se Dio vuole, viene da sé. Soltanto l'eterno Padre, dall'alto dei cieli, apre il cuore e persuade chi lui vuole.
Come già detto, la Chiesa è istituzione e carisma. Se evangelizzare significa trasmettere il carisma della fede per orientare le anime a Dio, sia benedetta la santissima opera pastorale di proclamazione della sua misericordia divina nel mondo per la salvezza eterna delle anime. Senza dimenticare che le guerre di religione non sono mai state complementari al carisma dei puri di cuore; cioè di coloro che sinceramente sono alla ricerca del regno dei cieli. Nel corso della storia umana, al fine di far prevalere gli interessi di un potere istituzionale di tipo dogmatico sopra altri ed imporre la propria monocultura giudicandola "superiore", sono state provocate immense catastrofi. Gesù non ha costituito la sua Chiesa per svolgere questo tipo di funzioni. Difatti, il vero carisma della Chiesa di Cristo è complementare ai puri di cuore. La pedagogia della conversione, nella prospettiva escatologica della salvezza eterna, si realizza perciò in contesti di risposta libera e volontaria dell'individuo; affinché l'adesione delle anime all'amore di Dio sia autentica e mai dettata da strategie di ricatto, terrore o per opportunismo.
La testimonianza dei fatti prende il nome di "predicazione muta del buon esempio". E' possibile evangelizzare soltanto nell'amore.


"Se il mondo vi odia,
sappiate che prima di voi ha odiato me.
Se foste del mondo,
il mondo amerebbe ciò che è suo;
poiché invece non siete del mondo,
ma io vi ho scelti dal mondo,
per questo il mondo vi odia". (Gv 15,18-19)

Chi è il sacerdote?

Il sacerdote è uno strumento di salvezza al servizio della Chiesa di Cristo. Più della scienza e del sapere astratto, il sacerdote deve possedere le doti spirituali: scienza dell'anima. Accanto all'infinita santità del Signore, il sacerdote è meno di nulla: è una vanga sporca di fango nelle mani dell’Orefice. L'indegnità dell'attrezzo, non impedisce all'Orefice di utilizzare la sua vanga per coltivare ad arte il proprio giardino. Dal sacerdote non deve emergere il carisma del terreno con il quale la vanga entra in contatto; ma scaturire tutto il carisma dell'Orefice.


Cosa è il sacerdozio?

Esprime il sacrificio di sé nell'esercizio sacramentale, come vincolante scelta d'amore e di unione sponsale col Signore e la santa Chiesa. La missione del prete è testimoniare la verità, la misericordia, la fede, il perdono e la Parola di Dio. Si tratta di una missione apostolica e pastorale nel portare Dio agli uomini e le anime a Dio.
La funzione del prete non è quella di trovare una soluzione ai problemi del mondo. Ma spesso accade che tramite la missione pastorale, in una forma del tutto involontaria, egli riesca a risolvere anche i problemi del mondo. Nell'annunciare il regno dei cieli, il prete, in quanto missionario di verità e di amore, porta anche la carità e la giustizia sociale come doni offerti in abbondanza; poiché già inclusi nella elevatissima moralità del santo Vangelo. Il sacerdote non deve aggiungere altro.


Perché i preti non si possono sposare?

Perché il Sacramento e la vocazione al matrimonio (nel prendersi cura della moglie, dei figli e della casa), è incompatibile con il Sacramento e la vocazione al sacerdozio. Si tratta di due strade ben distinte. Purtroppo a qualcosa bisogna rinunciare per consacrare a Dio la propria esistenza; perciò si tratta di una scelta senza compromessi. Non è possibile navigare imbarcati su due differenti vascelli ed essere uniti nella buona e nella cattiva sorte.
Il prete è già padre di una grande famiglia: la Chiesa ne è la santa madre e i fedeli ne sono i figli. Appartenere a 2 distinte famiglie è immorale. Sarebbe come corteggiare 2 fidanzate. Il sacerdozio non è un semplice lavoro, ma una relazione intima con Dio. Egli chiede di essere amato e servito da tutti i fedeli; ma senza compromessi da parte di chi è stato chiamato a celebrare il sacrificio eucaristico.
"Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona". (Mt 6,24)
L'uomo sposato potrà essere un buon pastore (diacono), ma non un prete. La Chiesa ha bisogno di martiri, non di una nuova classe d'impiegati. La Chiesa ha soprattutto bisogno di donne e uomini capaci di realizzare la propria vocazione in famiglia, secondo l'esempio della santa famiglia di Nazareth. Le vocazioni al sacerdozio provengono dalle famiglie religiose: "Costituite il vostro monastero tra le mura di casa, adibite una stanza a cappella, siate religiosi in famiglia, pregate insieme l'ufficio divino, siate famiglia per chi è senza famiglia... e i vostri figli saranno sacerdoti!".


Perché le donne non possono fare il sacerdote?

Perché il Signore ha già donato a loro il sacerdozio irrevocabile della maternità, da esercitare secondo il modello della Santa Vergine Maria. Ogni donna è chiamata a svolgere questo sacerdozio, riversando nel mondo l'amore materno.

Il mondo ha bisogno di amore materno.
Il mondo ha bisogno di amore materno.
Il mondo ha bisogno di amore materno.

Nella storia dell'umanità, le donne hanno scritto innumerevoli pagine di santità esercitando la pastorale della famiglia e il sacerdozio dell'amore materno. La carità dell'amore materno è il sapere sacerdotale più elevato. La donna che rifiuta questo sacerdozio, per il Signore Gesù Cristo non è idonea ad altri tipi di sacerdozio. Il fine della fede non è l'ordinazione presbiterale, ma essere testimonianza dell'amore di Dio. La maternità ne è la massima espressione.


"Chi ha molto amato,
sarà accolto nel regno dell'amore divino"


Madre Santissima,
Sacerdote dell'amore materno,
benedici i tuoi figli nella fede
con la tua benedizione materna.


La Chiesa è maschilista?

La Chiesa non è di parte. Non ha pregiudizi. Non è maschilista né femminista. Nella santa sposa del Signore non esiste alcuna attitudine a queste forme di orgoglio. Maschilismo e femminismo crescono sul medesimo albero della discriminazione, i cui frutti non sono l'uguaglianza ma la superbia e la prevaricazione. Dio ha creato l'uomo e la donna uguali e diversi, affinché si completassero l'uno nell'altra nella propria diversità. Se li avesse voluti dotati delle stesse caratteristiche, li avrebbe fatti perfettamente identici. L'equilibrio di questa relazione maschio-femmina, consiste proprio nella divergenza di attributi convergenti in una identica dignità personale.

Cosa è il matrimonio cristiano?

E' l'unione sacramentale di marito e moglie in una sola carne e in un solo spirito, nella condivisione dei beni materiali e dei valori morali, secondo la pastorale della santa famiglia di Nazareth. Il matrimonio cristiano è un voto pronunciato nell'amore benedetto da Dio.
Non dimenticare che di fronte al Signore è più grave un impegno preso all'altare non mantenuto, piuttosto che un impegno non preso. Se la vostra relazione di coppia non è ben collaudata non abbiate fretta di sposarvi. Fate esperienza. Non mescolate ciò che è sacro col profano.

Cosa è l'infedeltà?

L'infedeltà è una relazione intima di complicità con soggetti in concorrenza alla causa verso la quale ci si era esplicitamente impegnati per condividere con essa il proprio destino nella buona e nella cattiva sorte. L'infedeltà non è la scappatella, l'avventura o la sbandata di breve durata; ma è un voltafaccia definitivo, un ripensamento radicale, un cambiamento irreversibile di atteggiamento e dei propri sentimenti in favore della parte avversa.


Cosa è il divorzio?

Il divorzio è una delle conseguenze della crisi spirituale e sociale nei valori della Famiglia, dello Stato e della Fede. E' l'atto conclusivo del ripudio reciproco o unilaterale che determina la scissione della famiglia sovrana in due distinte famiglie sovrane. Il contesto ambiguo e traumatico che caratterizza il divorzio è un terreno fertile per il demonio. In questa delicatissima fase vi sono tutti gli ingredienti a lui graditi: tradimento, gelosia, doppio gioco, vendetta, speculazione economica, inganni, ricatti, provocazioni, accuse infamanti, vittimismo, complotti e false accuse. E' una porta aperta sull'inferno che in alcune situazioni causa reazioni di particolare disperazione e violenza. Si tratta di una porta aperta sull'inferno che andrebbe chiusa al più presto seguendo la strada del male minore partendo dal presupposto che, in una relazione di coppia, è umanamente impossibile determinare i meriti e le colpe. Soltanto Dio leggendo nell'intimo dei cuori può giudicare i parametri di una bilancia tarata dai coniugi stessi su equilibri personalissimi e privatissimi. E' quindi immorale avere la pretesa di utilizzare altri parametri di giudizio per emettere verdetti umani che possono soltanto aggiungere immoralità ad immoralità. In linea di massima, se un matrimonio è solido e funziona, i meriti e le colpe sono di entrambi, e se un matrimonio è fragile e non funziona, i meriti e le colpe sono di entrambi e si compensano a vicenda; perché essere complici in amore significa suddividersi equamente ogni merito e ogni colpa nel bene e nel male. Perciò, il divorzio non ha lo scopo di fare giustizia; serve a dividere e separare. Il matrimonio sacramentale unisce il destino di due anime. Il divorzio le divide. Non è uno strumento di rivalsa. Sul piano giuridico è una nazione straniera contro un'altra nazione straniera, ciascuna con i propri legittimi diritti di libertà, di reciproca indipendenza economica e interessi da tutelare. Deve quindi prevalere il concetto di piena indipendenza tra famiglia X e famiglia Y, sottraendo le parti a eventuali strategie di prevaricazione e speculazione.
La famiglia è un nido di rondini; non l'hanno inventata gli adulti, l'hanno inventata i bambini. I figli, anche non desiderati, sono un dono di Dio. La paternità e la maternità, più che un dovere sono un diritto da garantire per la gioia di entrambi i genitori e nell'interesse dei figli minori i quali non crescono di solo pane. L'identità del bambino si fonda sui legami di parentela. Cancellare una parte di questi legami equivale a indebolire la sua identità. Le relazioni famigliari per il sano equilibrio del bambino sono come i raggi di una ruota: per essere equilibrata, la ruota ha bisogno di tutti i suoi raggi. Privare la ruota dei suoi raggi significa indebolirla e squilibrarla. Esattamente così accade per l'equilibrio affettivo dei fanciulli, i quali sono per eccellenza creature sociali. Un albero per crescere sano e robusto ha bisogno di tutte le sue radici. La famiglia sono le radici di ogni fanciullo. Un bambino con mezza famiglia è come un albero con poche radici. Conoscere i propri genitori e i propri nonni, buoni o cattivi, generosi o avari, significa affondare le proprie radici nel tessuto genetico-sociale e in ultima analisi conoscere e rafforzare se stessi.
Dinastia, abitazione e principi morali sono i valori fondanti nell'attribuzione di un'identità famigliare ai propri figli (dynasty, home, education). Un figlio che vive a casa di altri e cresce educato da altri, secondo lo stile e il tenore di vita di quella casa, è un figlio perso e preso in adozione da altre dinastie. L'espropriazione di maternità o di paternità si manifesta quando al genitore ripudiato viene impedito di donarsi liberamente e prendersi cura in autonomia dei propri figli. Chi ha la pretesa di avere i figli contesi soltanto per sé e nel crescerli esercita la propria esclusiva potestà senza lasciare nessuna soddisfazione all'altro genitore, ha quanto meno il dovere di farsene carico secondo il concetto di adozione: quando i figli sono nella casa del padre li deve mantenere la famiglia paterna, quando sono nella casa della madre li deve mantenere la famiglia materna. Nelle relazioni consensuali di coppia, dare la vita a un essere umano non è mai una colpa.
Prima di sposarsi e concepire figli, sarebbe opportuno definire in sede notarile i criteri principali in caso di fallimento del matrimonio. E' necessario essere consapevoli a cosa si va' incontro se le cose vanno male.


Il pellicano che squarciandosi
da se stesso il petto alimenta
i suoi piccoli con il proprio sangue,
è il simbolo eucaristico del
sacrificio di sé per amore dei figli
in un volontario martirio.

(Cfr. La saggezza di re Salomone ).


Perché la Chiesa è contro l'aborto?

Perché l'interruzione della gravidanza è una pratica inumana; cioè che non appartiene al genere umano. Tutto ciò che è inumano non è cristiano.
Dare la vita a una creatura umana è sempre un'opera d'amore. Togliere la vita a una creatura umana è sempre un crimine, indipendentemente dal suo stato di crescita. Il sacrificio dei figli già concepiti, in ragione del presunto benessere della collettività, è qualcosa d'inaudito.


Il sesso è peccato?

Premessa - sesso e società
Il sesso attiene alla sfera della salute e dell'equilibrio psicofisico. La tutela della salute pubblica è un diritto fondamentale di ogni libero cittadino. Per chi non ha fatto una precisa scelta di vita consacrata, la sessualità è un'attività normale, lecita e naturale. L'atto in se stesso non è in conflitto con la legge morale naturale, in quanto attiene alle normali funzioni fisiologiche di ogni individuo adulto di sana costituzione fisica, perciò, se non associato a comportamenti illeciti, non può costituire causa di peccato.
Il sesso è una materia complessa e delicata che interessa la Sanità pubblica e la Magistratura nei suoi aspetti illeciti. Non essendo in conflitto con la legge morale naturale non coinvolge la Chiesa, la quale non possiede alcuna competenza, e nel pronunciarsi può causare danni gravissimi alla salute dei cittadini. Chiunque sia vittima di un danno alla salute ha il diritto di rivalersi in sede legale. E chi produce danni alla salute ha il dovere di risarcire la parte lesa.

Sesso e Chiesa
Sul fronte opposto è il discorso per chi è stato chiamato ad un cammino apostolico di vita consacrata, e si è volontariamente dissociato dalle leggi della natura umana per rispondere alle leggi della natura divina: chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. (1Cor 6,17).
Chi ha liberamente accolto la vita religiosa come scelta volontaria, deve farsi simile agli angeli in santità, innocenza e pudore. I religiosi sono angeli caduti dal cielo chiamati a raccolta nella Chiesa. Gli angeli non conoscono il sesso. Se lo conoscono lo devono dimenticare. Chi ne parla significa che lo conosce, ci ragiona sopra e non se ne vuole disfare. Perciò, i religiosi TUTTI, devono astenersi dal praticarlo in ogni sua forma: con il corpo, con la parola e col pensiero; mediante la pastorale del silenzio e la predicazione muta del buon esempio. Vi sono argomenti sui quali le autorità spirituali hanno il dovere di pronunciarsi e dare il buon esempio, ed altri argomenti sui quali hanno il dovere di dare il buon esempio senza pronunciarsi. Questo è uno di essi. La Chiesa ha il vincolante dovere di non pronunciarsi su questioni che non si addicono alla santa sposa di Dio in preghiera ai piedi dell'altare.


Cosa è il peccato?

Il peccato procede dalla natura istintiva e dalla debolezza della coscienza morale e spirituale. Esso è costituito dall'esercizio di azioni e situazioni immorali, e dunque contrarie alla legge del santo Creatore.
L'essere umano, inconsapevole del profondo legame con Dio, è per natura incline al male e soggetto all'errore. La legge del giudizio divino interpreta i fatti in relazione al ragionamento di chi li ha generati e al temperamento. Chi, per temperamento, è più incline al male, avrà maggior merito nel compiere il bene. Se alle cattive intenzioni conseguono buone azioni, si ha la conversione del male al bene.
I buoni propositi sono migliori delle intenzioni immorali di chi è incline al male; ma se ai buoni propositi conseguono azioni malvagie, si ha la conversione del bene al male e il castigo divino sarà più aspro.
L'opposto del peccato è la comunione d'amore con Dio nella moralità di chi merita la salvezza eterna. Nel compiacersi dei propri meriti si commettono peccati di superbia e vanità. Nel riconoscere le proprie colpe si acquisiscono meriti. Questa è la logica naturale da cui procede il giudizio divino:


"La Verità giudica la menzogna,
ma perdona la Verità.

L'Amore giudica l'odio,
ma perdona l'Amore.

La Fedeltà giudica il tradimento,
ma perdona la Fedeltà.

Il Perdono giudica la vendetta,
ma perdona il Perdono".


Verità, Amore, Fedeltà e Perdono sono attributi divini strettamente legati l'uno all'altro. La parola "Amore" è qui da intendersi nell'accezione di benevolenza universale, pietà per la sofferenza e generosità nel prodigarsi verso il prossimo.


Cosa è il perdono?

Il perdono è una grazia che procede in comunione di grazia con lo Spirito del Signore. Non è un generoso gesto di clemenza in favore di chi lo riceve; ma una santa opera di fedeltà al Santo Spirito. Significa scegliere se ripagare i torti subiti con la valuta coniata dal Signore o con la valuta coniata dal demonio. E' necessario decidere a quale religione appartenere. E' necessario decidere a quale istituto di credito affidarsi per accumulare i propri risparmi in cielo. E' meglio acquisire tesori in valuta divina; poiché il perdono vale più della vendetta... e l'umiltà vale più dell'onore. (Cfr. Prv 15,33).
L'orgoglio grida vendetta, la comunione di misericordia con Dio stabilita col Battesimo, proclama la legge del perdono. L'essenza del perdono è nell'amore di Dio verso chi perdona. Dio ama chi perdona.
Chi riceve il perdono umano al posto della vendetta, può meritare e guadagnarsi anch'egli l'amore divino:
mediante la fede in Dio; (cfr. Rm 4,3)
migliorando la propria condotta;
offrendo sincere scuse alla vittima del torto;
rendendosi disponibile ad una ragionevole riparazione del danno.
Chi non merita di ricevere il perdono divino sia redarguito. Se ostinatamente rivendica il diritto della propria colpa, chiunque egli sia, va' affidato al cappio di Colui che giudica con giustizia, senza l'attenuante della rivalsa. E' una grossa sfida:
Vincere l'immoralità con la Moralità.
Vincere la vendetta col Perdono.
Vincere la menzogna con la Verità.
Vincere l'odio con l'Amore.
Vincere la meschinità con la Nobiltà d'animo.
"Dio ci renda degni della sua gloria nelle opere della nostra fede, in particolare a chi è vittima di vessazioni e soffre ingiustamente. Ora siamo tutti nella prova! Nulla potrà mai essere addebitato a chi ha rinunciato al proprio orgoglio e si è unito in comunione di grazia col Santo Spirito del perdono. Esso esprime il concetto più elevato di santa alleanza nella divina giustizia".


Dove non arriva la carità, arriva il perdono.

Cosa è il Sacramento del perdono?

Ogni colpa presuppone l'esercizio di una situazione immorale: il peccato; ed ogni peccato presuppone un castigo per mezzo della legge. Il giudizio dei peccati quantifica con estrema precisione e diligenza l'entità di ogni colpa in base alla gravità, distinguendo tra peccato mortale e peccato veniale. Questa è la legge del giudizio. La legge del perdono non è in relazione al castigo dei peccati e non risponde alla legge del giudizio; perciò non procede in giudizio. Non è possibile contestualizzare la dimensione e la quantità dei peccati nell'ambito del perdono divino. L'infinita misericordia del perdono non può essere delimitato da elementi di valutazione esterni al principio stesso del perdono. Il perdono divino è incondizionato, non indaga, non biasima, non giudica, non verbalizza, non è curioso di sapere, non fa distinzioni tra peccato mortale e peccato veniale; perché lo Spirito del perdono, suscitato dalle opere sante della fede per la comunione di misericordia stabilita col Battesimo, interviene al di sopra del giudizio della legge e distoglie lo sguardo dalle miserie delle nostre colpe (cfr. Rm 3,19-26).
Il Sacramento della liberazione dal vincolo dei peccati è una lama ben affilata. E' la riparazione perfetta ai nostri peccati. Imprime una netta separazione tra il peccato e il peccatore. E' il taglio netto della fune che lega ogni colpa al peccatore. E' la dissociazione tra la causa e le conseguenze della colpa, mediante il sangue di Gesù Redentore. Nella sua onnipotente misericordia, Dio, sapendo l'uomo incapace a riparare da se stesso il peccato, ha inviato suo Figlio Gesù: "Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1Gv 2,2).
Questo Sacramento procede, nella sua efficacia, in ordine al principio del perdono: "Come io cerco clemenza per essere liberato dai miei peccati, così devo elevare il cuore in alleanza col Santo Spirito e perdonare chi mi ha offeso e danneggiato". (Cfr. Mt 18,23-35)
Non possono essere rimessi i peccati di chi ha il cuore di pietra e pone il proprio irrevocabile rifiuto al perdono dei torti subiti. Chiedere il perdono, ripudiando il perdono, è la bestemmia contro lo spirito del perdono. L'istante di collera e la fase più o meno lunga di risentimento che ne può conseguire, se non esclude la possibilità del perdono futuro, non offende il perdono. A chi perdona, tutto può essere perdonato; ma a chi in una forma irrevocabile non conosce il perdono a nessuna condizione, né ora né mai, sarà minuziosamente soppesato ogni singolo peccato sulla bilancia della burocrazia divina ai sensi della legge del giudizio: "Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe". (Mt 6,14-15)

Perdonate per essere perdonati.
Non giudicate per non essere giudicati.
Amate Dio per essere amati da Dio.

(Dal diario di santa Faustina Kowalska, cfr.1146) - "Sono il Signore. Scrivi le mie parole, figlia mia. Scrivi che, prima di venire come giudice giusto, spalanco le porte della mia misericordia: chi non vuole passare per esse, dovrà passare attraverso la porta della mia giustizia. Grande gioia mi procurano le anime che fanno appello alla mia misericordia; concedo loro grazie che superano i loro stessi desideri. Non posso punire nemmeno il più grande peccatore quando ricorre al mio perdono, ma lo giustifico grazie alla mia misericordia che è infinita e che a voi rimane incomprensibile".


Che senso ha, dopo tanti secoli, celebrare la Passione e morte di Gesù, mentre ci sono persone che soffrono e muoiono di tormenti anche peggiori?

Perché il disegno divino di espiazione per i nostri peccati attuali si realizza col sangue di Gesù. E' un fatto spirituale elevatissimo che si rinnova in ogni momento.
Ci sono persone che patiscono o hanno patito tormenti anche peggiori a quelli di Cristo crocifisso; ma loro non sono Dio e la loro agonia non attiene al mistero spirituale di salvezza eterna delle anime. Non è dunque teologicamente corretto oscurare la Passione del Signore sovrapponendo ad essa le nuove sofferenze e le ingiustizie sociali del nostro tempo, mescolando il sangue dell'evento sociale col sangue dell'evento divino. Il sociale non sconfigge la morte e senza Gesù redentore il peccato rimane in attesa di perdono o in attesa di giudizio.


Come si celebra il Sacramento del perdono?

Il "confessore" non è un magistrato, e la celebrazione di questo Sacramento non è un processo. La legge del perdono non è legge del giudizio e non procede secondo la logica del castigo. Il sacerdote è un operatore di salvezza per le anime in relazione all'ordinamento della misericordia divina: diffonde nel mondo la pastorale del perdono e della preghiera, invita a ravvedersi e a consegnarsi alla santissima misericordia del Signore.

"Signore, non sono degno di
partecipare alla tua mensa,
ma dì soltanto una parola
ed io sarò salvato".

La celebrazione di questo Sacramento è una relazione intima, esclusiva e segreta tra il cuore di Dio (tramite il sacerdote) e il cuore del peccatore. Si esercita con modalità prettamente liturgiche in una prospettiva escatologica di salvezza. La sua efficacia è data dalla sensibilità del cuore contrito del peccatore, in relazione a migliorare la propria condotta di vita per unirsi in comunione di grazia divina con lo Spirito di misericordia del cuore santo di Dio.
Soltanto il Perdono sconfigge il peccato.
Soltanto l'Amore sconfigge la crudeltà.
Soltanto la Verità sconfigge la menzogna.
Soltanto la Fede sconfigge la morte.

"Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni
e io vi farò abitare nel Tempio del Signore".
(Ger 7,3)


Come si rimedia al peccato?

Migliorando la propria condotta di vita, celebrando il Sacramento della liberazione dal vincolo dei peccati, perdonando i torti subiti, con il rammarico per le proprie colpe, con la preghiera, con azioni morali e con piccole rinunce in riparazione ai peccati commessi; senza mai perdere la speranza nella misericordia divina e senza la presunzione di salvarsi senza merito. La severità del giudizio finale sui nostri peccati dipende... se la Prefettura divina procede o non procede contro di noi!

"Dio castiga chi pecca per la speranza del perdono". (Cfr. "Massime eterne", S. Alfonso M. de Liguori)



La Chiesa deve essere un luogo di socializzazione o di spiritualità?

La società odierna offre innumerevoli occasioni per socializzare, laddove spesso è difficilissimo trovare gli ambienti adatti a favorire il contatto con la misericordia divina. Chi è alla ricerca di una spiritualità comoda e divertente, farà bene a riflettere sulla reale natura della propria vocazione; in particolare ponendosi la seguente domanda: "Cosa sto cercando? Sono alla ricerca di svago o alla sincera ricerca dell'amore di Dio?".


La ricerca del divertimento e del piacere è peccato?

Godersi onestamente e con semplicità un'esistenza spensierata può andare bene per chi non è stato chiamato a indossare un abito religioso; ma senza sguaiataggine nella ricerca dei piaceri mondani e senza dimenticare ogni giorno di ringraziare la Ragione del proprio benessere: "Raccogliti in preghiera e chiedi alla santa Provvidenza di illuminare i tuoi passi. Cerca di capire la pedagogia divina applicata alla tua persona da parte di chi ti ha dato tanto chiedendoti in cambio quasi niente".


Cosa sono i fioretti?

Sono le piccolissime prove d'amore che fanno grande la fede nella divina misericordia. Costituiscono le minuscole prodezze quotidiane offerte in dono al cuore di Gesù e di Maria. Non esiste una bilancia né una misura nei fioretti. Si fanno senza commercio.
I fioretti possono essere fatti con il corpo, con la parola e col pensiero.
Le grandi penitenze non sono fioretti e vanno sempre considerate con molta diffidenza. La fede religiosa non deve indurre alla ricerca ostinata di situazioni spiacevoli ed estreme. L'aggressività contro se stessi è una manifestazione di crudeltà; perciò è immorale. L'autolesionismo non è vocazione al martirio; ma uno squilibrio del comportamento che non rientra tra le virtù della fede nel divino amore.
L'esistenza stessa somministra le sue pene a ciascun individuo nella esatta misura stabilita dal santo Creatore. Secondo la pedagogia divina, il Signore distribuisce le sue grazie e le sue disgrazie, così come Egli reputa necessario. E' una santissima virtù saper accogliere queste con fede e devozione. Chi ha vera fede trae grazie dalle disgrazie.
Ogni giorno, il Signore, affida a ciascuno una nuova croce da portare: può essere una croce piccola e leggera, oppure grande e pesante. Se l'esistenza non propone grosse avversità, ringraziamo la divina provvidenza e accettiamo con gioia questa grazia; poiché tutto accade nell'esatta misura stabilita dall'eterno Padre. Se invece coltiviamo il desiderio di avere croci più severe e pesanti da portare, possiamo farci carico delle croci altrui nella missione pastorale di carità.


Perché esiste il male?

Per il fatto che in questa esistenza terrena, con tutti i suoi affanni e le sue attese, siamo solo di passaggio. Non siamo noi a cercare il destino; è il destino a cercare noi. Tutto ciò che accade si colloca in ordine alla volontà divina. E' il bicchiere mezzo vuoto per chi si lamenta di tutto e ha la percezione che il mondo stia andando a rotoli... o mezzo pieno per chi si ricorda del Padre Creatore e lo ringrazia per il dono dell'esistenza nel bene e nel male. Il tempo attuale che stiamo tutti vivendo non è il regno dei cieli. Il male esiste perché esiste il bene. La crudeltà esiste perché esiste l'amore. Il tradimento esiste perché esiste la fedeltà. La menzogna esiste perché esiste la verità.
I piaceri di un attimo e le sofferenze che sembrano non avere fine, sono i due estremi del senso e del non-senso che accompagna il corso di tutta la nostra esistenza fino alla morte. Sono parti di un solo ed unico movimento.
La menzogna è utile al Signore per glorificare chi procede sulla via della verità. Il tradimento è utile al Signore per glorificare chi procede sulla via della fedeltà. Il male è utile al Signore per glorificare chi procede sulla via del bene.
Siamo olive nel frantoio. Nessun frutto può sfuggire alla macina dell'esistenza. Le olive frantumate sotto il peso della pietra devono dare olio buono. Siamo nel setaccio; pellegrini in cammino fra le tenebre e la luce. In questo tempo possiamo soltanto fare una piccola esperienza di entrambe. Solo nel regno dell'amore infinito è possibile vivere pienamente l'unione degli opposti e dei contrari in uno stato di grazia sublime. Nel giorno della selezione, ogni simile si unirà al suo simile: il dolce con il dolce; il salato col salato; l’amaro con l’amaro; l'amore con l'amore; il tormento col tormento; la menzogna con la menzogna; la verità con la verità; il tradimento col tradimento; la fedeltà con la fedeltà; la vendetta con la vendetta; il perdono col perdono; il male con il male; il bene con il bene.

"Dio è Signore del mondo e della storia: muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito. Ma le vie della sua provvidenza spesso ci rimangono sconosciute. Solo alla fine, quando avrà termine la nostra conoscenza imperfetta e vedremo Dio «a faccia a faccia», conosceremo pienamente le vie lungo le quali, anche attraverso i drammi del male e del peccato, Dio avrà condotto la sua creazione fino al riposo di quel Sabato definitivo, in vista del quale ha creato il cielo e la terra" (cfr. CCC 269, 314).

Il male è un invito alla preghiera e ad avere fede per meritare un bene più grande del male.


"Le sofferenze del momento presente
non sono paragonabili alla gloria futura
che dovrà essere rivelata in noi" (cfr Ro 8,18).


Come si affrontano le avversità dell'esistenza, piccole o grandi?

Contro ogni avversità, il divino amore ci offre le armi del credente che sono il digiuno e la preghiera nel silenzio ecclesiale. Con la preghiera nel digiuno e il digiuno nella preghiera, offerte in sacrificio con pudore, innocenza, senza nessun rituale e senza nulla pretendere, le beatitudini della divina grazia sono distribuite dal Signore secondo la sua misericordia.


"Le grazie divine hanno un prezzo,
e gli atti di sacrificio
sono tutti ricompensati".

Disperazione, senso di panico, angoscia e paura dell'ignoto sono l'unità di misura con cui si determina l'assenza di fede nella divina misericordia. Il Signore rende saldo il mondo e partecipa con pietà delle nostre afflizioni, così come un genitore soffre per le difficoltà dei propri figli. E' necessario affidarsi a Lui con fiducia; perché tutto si colloca nella esatta misura da Egli stabilita. Dio scrive dritto il nostro desino sulle righe storte delle nostre vicissitudini, e qualunque cosa permette ci accada, lo fa per il bene ultimo: la salvezza della nostra anima. Adottare il modello di vita apostolica con l'esercizio delle sante virtù, è il rimedio più efficace contro ogni angoscia e disperazione.


Perché non ci si deve suicidare?

Perché nessuno può stabilire da se stesso la propria nascita e la propria morte. La vita è un gioco da prendere sul serio. Nessuno può marinare la scuola dell'esistenza, dono di Dio. Molti casi di suicidio maturano nell'ambito della depressione, della possessione demoniaca, dell'effetto di droghe, della disperazione o dell'induzione colposa al suicidio come nel caso di genitori separati con figli contesi. Queste anime cadute in disgrazia, devono essere ricordate spesso come ogni altro caro defunto nelle nostre preghiere, e affidate con infinita pietà alla misericordia divina.


Cosa sono i miracoli?

I miracoli sono segni straordinari, adatti ad ogni intelligenza, che rivelano alcuni aspetti del mistero e sono motivo di credibilità nel divino amore. Essi possiedono una importante funzione teologica, nell'indicare che il mondo non è chiuso in se stesso e non è isolato né indipendente dal suo Creatore. (Cfr. Concilio Vaticano II).
Un miracolo non è mai immorale ed include sempre un messaggio d'amore. Di fronte all’anomalia dell'evento miracoloso, le leggi della natura sembrano in apparenza piegarsi alla legge del santo Creatore; ma non vi è nulla che si pieghi, poiché tutto accade e si verifica sotto il controllo e il governo di un'unica legge: la Legge di Dio. Ciò che sfugge alla ragione umana non sfugge alla Ragione divina. Qui, la scienza della fede, sfida la scienza della fisica; secondo la logica della Verità assoluta, da cui gli stessi principi fisici trovano origine e nutrimento.


Come si relaziona il credente di fronte al progresso scientifico?

Ciò che l'eterno Padre ha creato, alla luce delle più straordinarie scoperte scientifiche (se non in conflitto con la coscienza morale cristiana), agli occhi della fede appare ancor più straordinario; a testimonianza di quanto il creato sia stupefacente e sconfinato nell'offrire sempre nuovi tesori e nuove risorse. I miracoli del progresso tecnologico non provengono dal nulla. Sono inclusi nella stessa materia. Potevano essere realizzati milioni di anni addietro come tra milioni di anni ancora: la materia è sempre identica a se stessa; ma soprattutto il patrimonio dei principi che governano il creato sono eterni. Ogni nuova invenzione si realizza per il fatto che si può fare. Le scoperte scientifiche portano alla luce ciò che in teoria è possibile elaborare, ma si trova nascosto tra i principi fisici della materia stessa, la quale include proprietà e risorse incredibili. La tecnologia produce soltanto ciò che si può eseguire, ed è quasi nulla rispetto ai prodigi inviolati che si potrebbero ancora realizzare.
Le malattie che affliggono l'umanità, mettono tuttavia in risalto i limiti del sapere umano. Ad esempio, di fronte a una banale lesione del midollo spinale, il progresso scientifico è incapace di trovare un rimedio e i paralitici restano paralitici. La scienza non è in grado di far crescere neppure un dente o un solo capello; perciò i vecchi restano sdentati, i calvi sono ancora senza capelli e i ciechi non riacquistano la vista. La santa Provvidenza, in tutta la sua stoltezza, dona occhi perfetti perfino alle lucertole, alle rane e alle miriadi di pesci che popolano gli oceani. In tutta la sua stoltezza, il creato è più sapiente di qualsiasi scienza nel generare la vita. Sta scritto infatti: “Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio". (1Cor 1,27-29)


"L'evoluzione di una civiltà non è data dallo sviluppo tecnologico, ma dallo sviluppo spirituale".


L'umanità discende dalle scimmie?

L'evoluzionismo non è una scienza; ma un CREDO in cui si afferma che l'essere umano si è generato da se stesso in un lentissimo processo di adattamento all'ambiente. E' la negazione delle origini sante e spirituali dell'umanità: un invito al vuoto compiacimento di sé. Insinua il concetto che il creato non è perfetto e il nulla può creare qualcosa.


"Costituita in uno stato di santità,
l'umanità era destinata ad essere pienamente
«divinizzata» da Dio nella gloria.
Sedotta dal demonio, ha voluto diventare
«come Dio» anteponendosi a Dio" (cfr. CCC 398).


Le scimmie sono stupende creature da rispettare nel proprio ambiente naturale. Se non esistessero le si dovrebbe inventare. Perciò, il Signore, nella sua infinita sapienza le ha create. E le ha fatte così perfette che non si possono confondere con niente altro; perché le scimmie sono perfettamente scimmie. Anche i cavalli sono perfettamente cavalli, le giraffe sono perfettamente giraffe, le galline sono perfettamente galline e le uova prodotte dalle galline sono perfettamente uova. Il latte di una madre è perfettamente latte. I pesci sono perfettamente pesci. Il legno è perfettamente legno e gli alberi sono perfettamente alberi. I fiori sono perfettamente fiori. Le api sono perfettamente api. Il miele è perfettamente miele. Il ferro è perfettamente ferro e l'oro è perfettamente oro. Il sole è perfettamente sole. La terra è perfettamente terra. Il cielo è perfettamente cielo. L'acqua è perfettamente acqua. Il fuoco è perfettamente fuoco. Perfino i colori sono perfetti. Un giallo perfetto è perfettamente giallo. Un azzurro perfetto è perfettamente azzurro. Gli ominidi, poi scomparsi in epoche remote, furono perfettamente ominidi, e gli esseri umani sono perfettamente persone; cioè possiedono determinate caratteristiche che conferiscono loro un'identità perfetta. Non le si può confondere con niente altro e non gli manca nulla per essere persone perfette. Non esiste traccia di una loro mutazione antica o moderna che le stia portando a diventare un'altra cosa. Se ciò accadesse, il Creatore, dovrebbe di nuovo inventare il genere umano.
Nel creato, tutto procede con una logica che è conforme alla ragione per cui il creato è perfetto; perché ogni elemento materiale ed ogni organismo vivente corrisponde perfettamente a se stesso ed ogni epoca è perfetta al proprio tempo, secondo il disegno della sapienza creatrice.
Chi ha fede nella santa Provvidenza, frutto dell'intelligenza divina, ha un solo Credo:
"Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio, e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen".

Con la risurrezione di Gesù, la Chiesa celebra la vita eterna in ragione della morte. Egli è la manifestazione visibile dell'universo invisibile. Chi è alla sincera ricerca della verità nell'amore di Dio, preghi in ogni momento il Credo cristiano.


Prendersi cura degli animali è uno spreco?

Gli animali domestici non sono soltanto una compagnia, per molte persone senza famiglia (ad esempio gli anziani), questi animali costituiscono la propria famiglia. La cosiddetta "pet therapy", adottata anche in alcuni ospedali nel mondo, rappresenta un settore della medicina particolarmente indicato per chi ha problemi di integrazione sociale, come appunto le persone sole, i diversamente abili, gli anziani o i bambini. Lo spreco è ciò che è inutile o dannoso: il superfluo e il lussuoso.
Alcuni sostengono che con i soldi spesi per alimentare gli animali domestici si potrebbero aiutare i bambini denutriti dei paesi più poveri. Si tratta di un'assurda equazione. Possedere animali domestici non esclude la possibilità di fare beneficenza. E non avere animali domestici non denota un maggiore impegno sociale. Per i bambini denutriti dei paesi poveri si potrebbe rinunciare a tutto, ed in particolare ad ogni vizio, svago, lusso, divertimento... si potrebbe rinunciare a tutto, ma non si può rinunciare a prendersi cura di chi ci vive accanto e condivide con noi la nostra quotidianità. Tuttavia, le troppe attenzioni verso gli animali non devono portare all'idolatria degli animali stessi; ma neppure le troppe attenzioni ai problemi che affliggono l'umanità devono indurre all'idolatria dell'impegno sociale, sottraendo a Dio la devozione che soltanto al bene assoluto deve essere attribuita.
La fame nel mondo non è un problema di beneficenza; ma è una questione di educazione alla disciplina sociale, onestà nelle istituzioni e voglia di rimboccarsi le maniche.

"Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura. Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come san Francesco d'Assisi, san Fiorenzo o san Filippo Neri, trattassero gli animali" (cfr. CCC 2416).


Cosa è la saggezza?

E' la capacità di dare del tutto intuitivamente il giusto valore e il giusto ordine d'importanza alle cose, in una forma logica applicata all'esistenza. E' data dall'esperienza e dal buonsenso. Si colloca nell'ambito della verità e della sensibilità morale.


Chi sono i profeti?

La santa misericordia, di epoca in epoca e di popolo in popolo, lancia il suo richiamo. A questo scopo invia al mondo dei messaggeri. Non è importante la credibilità dei messaggeri, quanto la credibilità del messaggio.
Quando il buon pastore fischia da lontano, le pecorelle fedeli ascoltano e accorrono con fiducia. Chi, dalle parole dei profeti, riconosce il fischio amico del Pastore è degno di accedere ai suoi pascoli.
Il Signore affida spesso ai piccoli e alle persone di poco conto o per nulla credibili i suoi messaggi; affinché risalti il talento della sapienza divina per voce dell'ignoranza. E’ luce di Dio che risplende nella stoltezza umana. E’ il miracolo della fioritura in un arido deserto di polvere e sassi.
Nelle questioni inerenti il profetismo cristiano, la carcerazione è una consacrazione dell'opera divina. L'ordinazione sacerdotale si celebra in cattedrale, l'ordinazione profetica si manifesta pienamente nella reclusione e nella persecuzione. I profeti sono fili d'erba calpestati dagli zoccoli in un campo di fiori (i fiori sono le Parole di Dio).


Cosa è la preghiera?

La preghiera è disciplina spirituale: opera di carità, di lode, di redenzione e di salvezza. E' anche un'importantissima opera sociale per combattere il regno del demonio nel mondo.


La preghiera è un aquilone d'amore che vola verso il cuore del Signore.
Gli aquiloni non volano da soli; hanno bisogno dei bambini!
Se vedi un aquilone volare, all'estremità opposta del filo c'è sempre il cuore di un bambino!
Ogni preghiera sussurrata con dolcezza mette addosso i brividi: accarezza il cuore del Signore.
La preghiera di carità in favore del prossimo è la più generosa.
La preghiera di supplica e di penitenza è la più sofferta.
La preghiera di lode a Dio è la più elevata.
La preghiera di ringraziamento è la più intima.


Pregare per gli altri
è il più bel gesto di carità.

Il miglior modo di pregare per se stessi
è pregare per gli altri.

Il più bel gesto di carità è portare anime a Dio.

Regala una preghiera!
Pregare al posto di chi non prega
è il dono più utile.

A cosa serve pregare?

Serve alla salvezza delle anime.


Una vita di preghiera in un mondo distante dai valori della fede non è socialmente inutile e sterile?

La prevalente funzione sociale della vita consacrata è pregare anche per chi non prega.


Le preghiere si possono rubare?

Chi ha difficoltà a pregare, può farsi ladro o cacciatore di preghiere. Ascoltare i fedeli in preghiera è un modo di pregare. Rubare le preghiere non è peccato!


Sono più importanti le opere sociali di carità o la preghiera?

I valori dell'impegno sociale possono integrare ma non sostituire i valori spirituali della fede. Le opere sociali di carità, talvolta costituiscono un alibi e un abbaglio per i non credenti; perché insinuano l'illusione di acquisire in premio il regno dei cieli senza migliorare la propria condotta di vita in relazione alla misericordia divina. Il lupo si traveste da agnello per trarre in inganno da falsa pietà chi non prega ed è senza fede. Non si devono confondere le false opere di fede con la vera fede e la preghiera: "Chi avesse una sola scintilla di vera carità, certamente sentirebbe quanto siano piene di vuoto tutte le cose terrene. Devono essere amati tutti per amore di Gesù, ma Gesù deve essere amato per se stesso" (L'imitazione di Cristo I-15,14; II-8,22). Chi anche avesse contribuito a risolvere i problemi sociali del mondo intero, senza avere portato a Dio una sola anima, la sua enorme azione di solidarietà (annotata sul registro dell'eternità in prospettiva della salvezza eterna) non sarebbe servita a niente e a nessuno. Nel medesimo istante in cui l'anima lascerà questo corpo non vi saranno più ideologie sociali dietro le quali nascondere un cuore ribelle a Dio, né popoli da aiutare o governi che possono accorrere in nostro aiuto: "Tra te e Dio te l'hai da vedere!", diceva sant'Alfonso.
Una sera, Gesù Bambino, andò da santa Faustina Kowalska e le disse: "La vera grandezza di un'anima sta nell'amare Dio e nell'umiltà" (dal diario, 427). L'assassino crocifisso al fianco di Gesù, senza una sola opera di carità, ma implorando con umiltà e devozione il Signore, ottiene la gloria della salvezza eterna un istante prima dell'ultimo respiro. La supplica al divino perdono come atto di restituzione dell'anima a Dio prima del giudizio finale, per noi che siamo cristiani incostanti e volubili, è scudo di misericordia divina. Nella preghiera troviamo un soffice cuscino su cui appoggiare il capo nell'ora dell'eterno riposo, e due ali robuste per elevare l'anima in cielo.


"Nell'angoscia ho gridato al Signore,
mi ha risposto, il Signore,
e mi ha tratto in salvo". (Sl 117,5)


La salvezza eterna nessuno se la può dare da se stesso; viene soltanto da Dio, come il raccolto dei campi, benedetto nei suoi germogli dalle piogge e dal sole. A coloro che nel mondo hanno seminato la carità del perdono e la misericordia della salvezza eterna, il Signore restituirà il perdono e la salvezza eterna. Chi avrà cosparso d'amore e petali di fiore i piedi del Signore, sarà accolto nell'amore della vita eterna tra baci, carezze e petali di fiore.


"Non dall'oriente, non dall'occidente,
non dal deserto, non dalle montagne
ma da Dio viene il giudizio:
è lui che abbatte l'uno e innalza l'altro".
(Sl 74,7-8)







 
  M I S S I O N E

a cura di Giancarlo Mauroner Altemani


Presentazione

Questa regola tratta dei principi che dovrebbero governare la vita di fraternità secondo il concetto di famiglia apostolica. Il fine ultimo è instradare in modo coerente alla vita consacrata per condurre le anime a Dio, con l'equilibrio e la misura del buon padre di famiglia.
Tra le prevalenti peculiarità di questa norma di vita vi è l'introduzione del voto di continenza del corpo, della parola e del pensiero; da pronunciare sull'asse verticale di fedeltà al Vangelo, alla santa Chiesa e al Vescovo.


Introduzione alla norma di vita

Per costituire una famiglia apostolica unita dalla fede nel divino amore servono delle premesse. Queste premesse sono:
1) L'intervento della grazia di Dio Padre. (Vocazione soprannaturale)
2) La disponibilità dei religiosi a vivere secondo un modello di vita apostolica. (Risposta affermativa all'Amore che chiama)
3) Un luogo o una struttura dove attuare questa unità di intenti. (Missione)

L'elemento cardine che permette di delineare in modo chiaro e concreto questa "unità di intenti" è la Regola o norma di vita della famiglia apostolica.

Cosa significa avere una regola?
La regola è un accordo tra le parti verso il quale un certo numero di persone, unite da uno spirito univoco di condivisione sui medesimi valori, trova intesa e reciproca armonia. Nel nostro caso rappresenta una forma di orientamento che serve anzitutto ad instradare la famiglia apostolica verso uno stile di vita fondato sulle verità del Vangelo. La coerenza verso i principi proclamati dalla regola, i quali devono essere conformi ai principi del santo Vangelo, rappresenta l'elemento imprescindibile di adesione al Signore e allo stile di vita da egli stesso enunciato.
La regola e gli orari della fraternità, sono quindi realizzati per mettere Dio al primo posto e così rispondere adeguatamente al primo comandamento: "Non avrai altro Dio fuori di me". Quando l'obiettivo di collocare il Signore al centro del proprio cuore e della propria vita è stato raggiunto, si è già fatto tutto! Tutto il resto è in più. Tutto viene dopo. Tutto il resto potrebbe anche non essere utile o non interessare!
Non è santo colui che coltiva tanti impegni, lavora molto e si prodiga tanto per il mondo; ma è santo chi riesce a mettere Dio al centro della propria esistenza; perché quel messaggio di carità e di amore si riverserà infallibilmente nel mondo e porterà altre anime a Dio. Questo obiettivo lo si può raggiungere mediante gli strumenti proposti da una buona regola o norma di vita, in cui l'amore per l'amore infinito di Dio è posto al centro della vita quotidiana di casa.

La Parola del Signore sia sempre nella nostra mente,
sulle nostre labbra
e nel nostro cuore.

FAMIGLIA APOSTOLICA PER IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE


MONASTERO DEL SILENZIO

Benvenuto a casa!

"Dove sono due o tre riuniti nel mio nome,
io sono in mezzo a loro".
(Mt 18,20)



Invocazione eucaristica

Rendici degni, o Signore, di ricevere i santi doni del tuo santo Spirito;
affinché possiamo essere nel mondo testimonianza del tuo amore.


Prologo


Il Signore chiama quando vuole.
Egli chiama o può chiamare chiunque, ad ogni età.
Chiama infatti il ragazzo, l'adulto o l'anziano.
Dall'alba al tramonto della vita Egli può sempre chiamare.
Per Lui non esistono limiti di tempo;
è sempre l'ora giusta allorché chiama.


1. Finalità

Proposito di questa regola è:
Seguire la dottrina del santo Vangelo, collocando il Signore al centro del cammino apostolico.
Servire ai Suoi piedi con opere pastorali e preghiere per la edificazione e per il bene delle anime.
Offrire accoglienza e orientamento a quanti attraversano momenti difficili, e verso chi è impegnato in un cammino apostolico per il discernimento vocazionale.
Fare esperienza dell'amore divino e riversarlo nel mondo.
Essere famiglia dei senza famiglia.

Questo è l'impegno su cui si fonda il carisma della vita consacrata, rinunciando alle vicende umane in favore delle vicende dello Spirito, prima con la testimonianza dei fatti (la vita vissuta nella fede), poi con la proclamazione della parola.



2. Il carisma della vita consacrata

I religiosi sono angeli caduti dal cielo chiamati a raccolta nella Chiesa. I cittadini del cielo appartengono alla medesima patria celeste e si completano a vicenda, gli uni negli altri, nell'amore divino. Gli angeli sono trasparenti e silenziosi; perciò si ha difficoltà ad avvertirne la presenza. Sono anime vuote di sé; NON piene di sé. Le anime vuote di sé parlano di Dio con la loro vita nascosta e silenziosa. Difatti le opere di Dio si manifestano mediante il linguaggio della preghiera e con le grazie della misericordia divina, in coloro che dentro di sé recano lo spazio dovuto ad accoglierle.
Le anime piene di sé sono una dannazione per chi è impegnato nella delicatissima connessione introspettiva col divino amore. Ogni religioso dovrebbe realizzare il vuoto dentro di sé, al fine di accogliere meglio la grazia divina e vivere con gioia la pienezza della vita consacrata, insieme ai confratelli o alle consorelle.


3. Ingresso e formazione

La possibilità di accedere ad una prima fase dedicata al discernimento vocazionale dovrebbe essere consentita a qualsiasi fratello o sorella (in strutture distinte).

Prospetto pedagogico nel cammino di consacrazione

Il percorso vocazionale nelle distinte fasi pedagogiche, ha differenti tappe e differenti finalità a seconda dell'età. Lo si potrebbe così suddividere:

Fino a 25 anni = PERCORSO GIOVANI
Da 26 a 40 anni = PERCORSO ADULTI
Over 41 = PERCORSO ANZIANI

I cosiddetti "Campi della Parola", finalizzati all'animazione vocazionale, dovrebbero in larga parte lasciar posto ai "Campi del Silenzio" o "il Silenzio insieme" col seguente slogan:

"Lascia fare a Lui!"

L'opera vocazionale della misericordia divina la si può percepire soprattutto nel silenzio.


Suddivisione delle vocazioni soprannaturali

Vocazione alla pastorale diocesana
Vocazione alla pastorale conventuale
Vocazione alla pastorale itinerante
Vocazione missionaria
Vocazione monastico-cenobitica
Vocazione eremitica-contemplativa


Nei distinti casi, le possibilità di integrazione restano vincolate alla capacità di adattamento alla vita religiosa con animo lieto e benevolo. Dopo un adeguato periodo di discernimento vocazionale, finalizzato alla maturazione di una scelta consapevole, il fratello o la sorella potranno essere instradati nella giusta direzione.
Coloro i quali avranno espresso il desiderio ad accostarsi a questo tipo di esperienza, previo accertamento nei precedenti contatti sulla reale predisposizione d'animo, potranno trascorrere un primo periodo di discernimento della durata di 6 mesi in qualità di Ospite, di cui i primi 15 giorni di pre-ingresso saranno vissuti in una condizione appartata di osservazione e di ascolto. In questo periodo, il candidato Ospite, avrà il tempo di mettersi alla prova e di approfondire la reale natura della propria vocazione. Al di sopra del curriculum e dei presupposti anagrafici del candidato, la conoscenza diretta sarà utile per capire se vi sono i requisiti di autentica idoneità alla vita consacrata.
Quindi, la formazione al noviziato, dovrà prevalentemente attuarsi condividendo la realtà ordinaria delle singole famiglie religiose. L'attitudine richiesta è data dalla capacità di adattarsi alla regola che definisce le norme spirituali e comportamentali della vita religiosa, fondata:
sul silenzio
sull'orazione scandita dai tempi della fraternità
sull'arte sacra e il lavoro
sulla missione
sulla continenza del corpo, della parola e del pensiero
sull'asse verticale di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e al Vescovo.

Nella vita consacrata c'è un tempo per pregare, un tempo per studiare, un tempo per lavorare e un tempo per ascoltare il silenzio.

Il lavoro è esercizio e disciplina del corpo.
Lo studio è esercizio e disciplina della mente.
La preghiera è esercizio e disciplina spirituale dell'anima.

Preghiera, studio, lavoro e custodia del silenzio sono le principali attività quotidiane della vita consacrata.


4. La custodia del silenzio

Il cammino sul sentiero del divino amore, per alcuni è fatto in gran parte di parole; per altri è fatto in gran parte di silenzi. La religione non è fatta soltanto di parole; ma è costituita in gran parte di silenzi.

Il silenzio è santo.
Il silenzio non bestemmia!
Il silenzio è casto nel parlare e non offende nessuno.
Il silenzio non racconta menzogne.
Il silenzio non è spavaldo né vanitoso.
Il silenzio non è prevaricatore e non impone le proprie idee.
Il silenzio ascolta.


Cosa rappresenta il silenzio per la vita consacrata?
Il silenzio ci parla; ma per poter percepire le sue armonie e capire ciò che il silenzio dice, è necessario stare ad ascoltare la sua voce con la stessa attenzione con cui si ascolta chi pronuncia parole.
Cosa dice il silenzio?
Il silenzio parla tutte le lingue del mondo. Racconta che sul cammino del divino amore, prima della voce della parola, deve emergere la voce del silenzio che è una delle varie forme di orazione.
La custodia del silenzio è uno dei carismi della vita consacrata; finalizzata al contatto con la santa misericordia. Il monastero non è un luogo di socializzazione tra esseri umani; ma di socializzazione col Signore, dove tutto è preghiera, e tutto ciò che si contrappone alla preghiera è da evitare.
La necessità di vivere immersi nel frastuono, poco si addice alle questioni dell'anima. Il fratello che nel silenzio ecclesiale e nella solitudine insieme non è in grado di trovare un sano equilibrio, potrà eventualmente dedicarsi ad opere e missioni visibili che lo portino ad avere contatti col mondo esterno, rinunciando a quelle invisibili e silenziose dell'anima.
Il silenzio ecclesiale è preghiera. Il Signore ci parla nel silenzio. Non è possibile pregare con la radio sintonizzata su un programma di varietà o mentre la gente chiacchiera. Nel silenzio, l'individuo, decide da se stesso gli argomenti che desidera ascoltare.
Il silenzio è preghiera e la preghiera è carità, in quanto finalizzata al bene delle anime; dunque il silenzio ecclesiale è anche carità.
Quanto più la fede nella divina misericordia è fondata sulle opere del silenzio, tanto più essa offre la ricchezza dei suoi doni.
La massima espressione del silenzio e' "il silenzio insieme"; in armonia e unità di spirito tra fratelli o sorelle.
Sapere ascoltare le armonie del silenzio, significa esplorare le origini della propria vocazione, dove il silenzio si fa preghiera.

Perché in Chiesa non si deve fare salotto?

Perché chi entra in Chiesa cerca il volto di Gesù. La Chiesa è un luogo santo e sacro di culto e di preghiera. Ci si reca in Chiesa per fare visita al Signore. Quando si entra in Chiesa, al cospetto del Signore, è necessario sintonizzare la mente e il cuore sulle giuste frequenze dell'amore, predisponendo l'anima all'ascolto. Soprattutto se non si è particolarmente devoti, è necessario non violare con la propria esuberanza la santità della sacra casa del Signore.
In Chiesa, tutto deve essere sacro e liturgico:
Le voci devono essere sacre e liturgiche.
Le immagini devono essere sacre e liturgiche.
I canti devono essere sacri e liturgici.
I pensieri devono essere sacri e liturgici.
Il saluto all'altare quando si entra e si esce dalla casa del Signore è un segno interiore di devozione e rispetto.



5. I "voti del silenzio" pronunciati sull'asse verticale di fedeltà

Il cammino di consacrazione non è un esercizio alla sottomissione, ma di ascesi; cioè di elevazione alla pienezza della fede nel divino amore. I "voti del silenzio" pronunciati sull'asse verticale di fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e al Vescovo, costituiscono sorgente di vita apostolica e un impegno vincolante di adesione all'amore divino. Sono i 3 caratteristici nodi della vita consacrata da offrire in sacrificio a Dio sulla via della perfezione spirituale. Se presentati all'altare sono un matrimonio. Si esercitano mediante:
la continenza del corpo,
la continenza della parola,
la continenza del pensiero.
Essi rappresentano un proficuo esercizio pedagogico e spirituale sulla via della fede nel divino amore, finalizzato ad elevare il corpo, la parola ed il pensiero ai più nobili valori; rifiutando ogni forma di attività, espressione o ragionamento contrari ai santi insegnamenti del Vangelo. Conferiscono pace, equilibrio, armonia e serenità a chi offre con animo semplice e lieto questi "voti del silenzio" in sacrificio e per amore del Signore.
Il silenzio è ciò che non offende nessuno. Consiste in un utilizzo morale del proprio corpo, delle proprie mani, dei propri occhi, della propria voce e dei pensieri:

silenzio del corpo
silenzio della parola
silenzio del pensiero.

Cosa significa "asse verticale di fedeltà"?
La fedeltà la si dovrebbe applicare nel seguente ordine:
1) Vangelo (Gesù)
2) Chiesa (Sommo Pontefice)
3) Diocesi (Vescovo)
Vescovo, Chiesa e Vangelo devono essere allineati sullo stesso asse verticale. In questo modo non possono essere tracciate traiettorie trasversali, e i fedeli sono così orientati nella giusta direzione di marcia. Il gradino più basso di questo asse a cui prestare fedeltà è il Vescovo. Non esistono gradini intermedi tra l'uno e lo zero. Il superiore del più grande ordine religioso è una figura insignificante sotto il profilo della divina gerarchia.
Ciascun fedele può trovare in se stesso il monastero. Pronunciare questi voti non implica la necessaria appartenenza a un ordine religioso, e chiunque li può applicare con profitto.
I voti presentati all'altare sono un matrimonio.

Siate fedeli al Vescovo,
come Gesù è fedele al Padre.

"Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri". (Gv 15,15-17)


6. L'orazione, scandita dai tempi della fraternità

Il monastero è un luogo dove il tempo si ferma, dove l'uomo trova rifugio, conforto ed equilibrio soprattutto nella preghiera:
Preghiera di carità
Preghiera di supplica e di penitenza
Preghiera di lode
Preghiera di ringraziamento.
La "preghiera insieme" deve collocarsi al centro della vita di fraternità, secondo la dottrina del santo Vangelo.
La pace interiore e la gioia del cuore che provengono dallo Spirito del Signore, sono l'idillio della vita consacrata. Avvertire la grazia del Signore, nell’espressione di un profondo sentimento di consolazione interiore, è sempre la testimonianza di un dono splendido della santa misericordia.
Semplicità e misura negli orari di preghiera, con ampi momenti di respiro, rappresenta il modello di vita più consono per ogni famiglia religiosa; nel rispetto dell'ordinamento liturgico prescritto dal rito della santa Chiesa apostolica, ad esempio secondo il seguente prospetto:


ORARIO DELLA FRATERNITA'

6:30 - LEVATA
6:50 - UFFICIO di LETTURE e MEDITAZIONE (in clausura)
7,45 - SS. MESSA e LODI (in Chiesa)
8.00 - COLAZIONE
8.30 - MISSIONE, STUDIO O LAVORO
12:00 - ANGELUS e ORA MEDIA (in Chiesa)
12.30 - PRANZO
13.30 - SILENZIO
15.30 - MISSIONE, STUDIO O LAVORO
18.30 - MEDITAZIONE E VESPRO (in Chiesa)
19.00 - PASTO DELLA SERA
20.30* - COMPIETA E ORAZIONI DELLA NOTTE (in clausura)
21.00 - SILENZIO
3.30** - UFFICIO NOTTURNO / Lectio divina / S. ROSARIO (in Chiesa - FACOLTATIVO)

* Un giorno alla settimana, a rotazione, la Compieta, le orazioni della notte, la lectio divina e il S. Rosario sono in Chiesa.
** Per chi desidera attenersi alla più antica tradizione monastica "dell'ora incerta" (FACOLTATIVO). L'UFFICIO LETTURE può essere integrato al suo interno.
La domenica e nei giorni festivi la Liturgia delle Ore è individuale. Il lavoro è sostituito dalla pastorale.
Ad ogni appuntamento di preghiera, 10 minuti antecedenti (circa), sono per la meditazione. (La meditazione più profonda avviene nella terra di nessuno, al confine tra la veglia e il sonno, quando l'attenzione è temporaneamente assente).


Lode alla Santa Vergine:
Il ringraziamento del mattino è il Salve Regina oppure il Regina Coeli (canto latino)
Il ringraziamento di mezzogiorno è l'Angelus (Ora media a seguire)
Il ringraziamento della sera è il Magnificat (come da ufficio liturgico)



La puntualità è il cardine della vita di comunità e del rispetto verso il prossimo. L'orario è l'ossatura della famiglia religiosa. Se stabiliamo degli appuntamenti con Sua Maestà, che è il centro della vita di fraternità, e poi non ci si presenta puntuali a questi appuntamenti, significa in primo luogo essere scorretti con l'Onnipotente Re del nostro cuore. Quindi, se la puntualità è assente, viene meno il senso del condividere insieme la Missione. Gli orari di una casa religiosa, sia pure con una certa elasticità, servono a dare ordine, ad evitare il caos e soprattutto il disinteresse; vanno perciò rispettati con impegno, cercando di fare del proprio meglio. L'attesa è un lavoro logorante. Chi non rispetta gli orari non ha rispetto verso il prossimo. Non essere puntuali, significa essere scorretti nei confronti di chi invece lo è. Non è un gesto di carità aspettare chi è spesso in ritardo. Il gesto di carità consiste nell'essere puntuali. Quando si è puntuali, il gesto di carità è già stato fatto! Fatta la carità... inizia il martirio! Spetta a chi è sempre in ritardo compiere un gesto di carità verso chi è in attesa!
I confratelli e le consorelle che nel corso della giornata si ritrovano per le varie attività, hanno facoltà di iniziare allo scadere degli appuntamenti, secondo pedagogia, affinché i ritardatari non siano premiati. Se un individuo non è mai puntuale, significa che non è coinvolto e coltiva altri interessi; perciò è inutile e dannoso restare in sua attesa, perché il disinteresse si diffonderà per contagio come una epidemia in tutta la famiglia religiosa, e ben presto ciascuno troverà legittimo dedicarsi alle proprie faccende. Quindi, chi ha molti impegni e molte occupazioni, deve avere la carità di non riversarle sul prossimo, soprattutto quando si riveste una carica e si ha il dovere di dare il buon esempio.


7. L'arte e il lavoro benedetto dalla santa orazione

Il lavoro e l'esercizio della musica e delle arti, costituisce l'elemento pratico e dinamico della vita di fraternità. Queste opere andrebbero svolte con animo lieto e senza affanno. Soprattutto realizzate secondo l'estro e le capacità individuali; cercando di non primeggiare e di non apparire, rinunciando alla competizione e ai traguardi da raggiungere. Evitando cioè tutte quelle dinamiche che portano a confrontarsi tra chi è più bravo e chi è meno bravo; tra chi produce di più e chi produce di meno.
In una comunità religiosa vi sarà chi lavora di più e chi lavora meno, chi prega di più e chi prega meno, chi è più orientato per le cose manuali e chi per quelle didattiche o contemplative. Vanno bene tutte, purché vi sia il rispetto reciproco, senza antagonismo.

L'importanza dell'arte sacra.
Esistono diversi modi di pregare. L'arte sacra è una delle varie forme di preghiera. L'arte è ciò che rientra nel carisma della creatività. Ogni forma di arte sacra favorisce l'elevazione dell'anima più di qualsiasi ragionamento su Dio. Questo accade per il fatto che il carisma dell'arte scavalca gli schemi della razionalità.
L’arte sacra procede oltre i confini del ragionamento. Tocca direttamente le corde dell’anima: le fa’ vibrare con tenera armonia come in un dolce arpeggio.
Ad esempio, la musica può orientare il nostro animo al Signore, più di quanto non sia consentito al linguaggio fatto di sole parole. Questo spiega l’importanza della musica nella liturgia. Una miscela di musica e preghiera, apre orizzonti infiniti sulle verità del mistero divino.


8. Il rito della spogliazione e della vestizione

Non vi può essere una vestizione se prima non vi è stata una spoliazione. Non vi può essere un ingresso nella comunità religiosa, se prima non vi è stata una uscita dalle vicende umane. L'ingresso alla vita consacrata comporta l'uscita dal mondo e la rinuncia al proprio ego, per vivere il cammino apostolico di consacrazione non secondo la carne ma secondo lo spirito. E' perciò necessario spogliarsi delle vecchie abitudini per rivestirsi a vita nuova sulla via del divino amore. Quando si entra in monastero non si arriva con un bagaglio di meriti, ma per offrire la propria vita a Dio.
La tonaca è l'abito angelico degli abitanti del cielo. E' un simbolo di fedeltà. Il suo carisma si riversa su chi lo indossa e dedica la propria esistenza alla sequela del Signore. Esso costituisce "preghiera visiva" rivolta alla divina misericordia a specchio sul mondo; quale significativo segno esteriore e predicazione muta del regno dei cieli. La testimonianza di fede passa attraverso l'abito religioso. Riveste di preghiera chi lo indossa. E' un segno di appartenenza e di disciplina spirituale. Testimonia di essere un innamorato del Signore. Dichiara l'amore e la totale appartenenza a Lui. In quell'istante, tu non ci sei più. L'abito religioso agisce per conto di Gesù... e tu non sei più tu; perché il suo Santo Spirito agisce in te.

Indossare un abito religioso è particolarmente utile nella delicatissima fase di noviziato; esattamente come la serra è utile per la coltivazione dei fiori più delicati, in quanto rafforza l'identità spirituale mediante il senso di appartenenza e la disciplina, e perciò contribuisce a disfarsi del vecchio ego.
La tonaca in associazione alle opere buone della fede è la miglior predicazione del Vangelo. E' un richiamo visivo alla fede religiosa.
L'abito predica non soltanto al mondo, ma anche e soprattutto a se stessi!


La gente vuole incontrare Gesù.
La gente lo vuole vedere, lo vuole toccare...
Tu devi guardare il mondo con gli occhi di Gesù.
Devi ascoltare con la misericordia di Gesù.
Devi parlare con le labbra di Gesù.
Devi amare con il cuore di Gesù.


9. L'inviolabilità della clausura

Ogni casa religiosa avrà una zona riservata alla clausura in cui saranno applicate le tipiche restrizioni della clausura.
La cella non è una stanza qualunque: è Chiesa. E' il luogo in cui si celebra la liturgia della vita consacrata. E' il basamento sul quale può innalzarsi un'autentica relazione soprannaturale con Dio.
La clausura è il carcere santo degl'innocenti. La sacralità e l’inviolabilità di questo luogo in cui il religioso vive di preferenza, è data dal fatto stesso che tra queste mura si compie e si rinnova di giorno in giorno il fine della vocazione: la radicalizzazione del silenzio del corpo, della parola e del pensiero; col desiderio di penetrare sempre più le verità della fede e il mistero dell’amore infinito del Signore.
La clausura applicata in una forma coerente conferisce dignità, aiuta la concentrazione perché distoglie la mente dalle distrazioni. Tutto quanto è causa di distrazioni e produce turbamento andrebbe evitato. E tutto ciò che può favorire la elevazione dell'anima a Dio sarebbe da adottare.

La tua dimora deve essere Chiesa.
Il tuo corpo deve essere Chiesa.
La tua mente deve essere Chiesa.


A chi persegue la conoscenza della verità nell'amore misericordioso di Dio Padre, non serve leggere i giornali e ascoltare i notiziari per essere costantemente aggiornato sugl'inganni e i travagli del mondo. La curiosità verso i fatti quotidiani non aggiunge nulla di buono al sapere divino: predispone alla mormorazione e distoglie la mente dal silenzio ecclesiale.

"La natura è smaniosa di conoscere cose segrete e di sentire novità; vuole apparire bene all'esterno e fare molte esperienze per mezzo dei sensi. Brama d'essere conosciuta e di fare ciò da cui nascono lode e ammirazione. La Grazia, al contrario, non si cura di conoscere novità e curiosità, perché tutto ciò è nato dall'evoluzione del vecchio, non essendoci su questa terra nulla che sia nuovo e duraturo". (L'imitazione di Cristo 54,35-36)

(Cfr. dal diario di santa Faustina Kowalska, 118) - Secondo il mio pensiero e la mia esperienza, la regola del silenzio dovrebbe essere al primo posto. Iddio non si dona ad un anima ciarliera che come un fuco nell'alveare ronza molto, ma non produce miele. Un'anima che non ha gustato la dolcezza della quiete interiore, è uno spirito inquieto, e turba la tranquillità degli altri. Ho visto molte anime negli abissi infernali per non aver osservato il silenzio. Loro stesse me l'hanno detto, quando ho chiesto loro quale era stata la causa della loro rovina. Erano anime consacrate. O mio Dio, quale dolore!
(1008) - Il Signore mi ha fatto conoscere quanto non Gli piace un'anima che parla troppo. «In una tale anima non trovo riposo. Il chiasso continuo Mi stanca, ed in quel chiasso l'anima non distingue la Mia voce.
(1779) - Procura di vivere nel raccoglimento, in modo da poter udire la Mia voce; essa è tanto sommessa che possono udirla solo le anime che vivono nel raccoglimento...».




10. Una croce per ogni ambiente, una SS. Messa per ogni giorno

Ogni ambiente riflette ciò che sono le persone che vi dimorano. Nella famiglia religiosa, tutto dovrebbe essere improntato all'insegna del vivere l'essenziale, con semplicità e decoro: non per vanità ma per necessità; evitando tuttavia di scadere nella sciatteria e nello squallore.
In ogni stanza non dovrebbe mancare un crocifisso, e l'arredamento della casa dovrebbe essere semplice e sobrio, come il carattere di chi vi dimora. Il crocifisso non è un amuleto, ma un'immagine davanti alla quale si prega in unione di Spirito con Cristo crocifisso, sofferente... ma risorto. Il crocifisso appeso al collo è un segno di amore e di fedeltà alla santa misericordia e di condivisione alla passione del Signore.
Ogni elemento attinente ad arredi e ad argomenti sacri dovrebbe essere finalizzato ad innalzare gli animi a Dio, con il dovuto rispetto per ciò che si addice al sacro. Quando sorgono dubbi, sia pure nelle minuscole proporzioni, sarà bene pensare di dovere operare una scelta adatta alla Basilica di San Pietro in Vaticano!


Il vino deve essere vino
e il pane deve essere pane.


11. Missione: la carità nelle opere visibili e invisibili della fede

La vita contemplativa e di preghiera, rivestita di pietà umana, si riversa sui fedeli nella missione, per diffondere un messaggio pastorale di conversione dei cuori e avvicinare alla fede chi è distante dalla fede.
"Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". (Mt 4,4)
Il più bel gesto di carità è donare Gesù. Nel fare la carità, si deve portare il regno dei cieli per la salvezza eterna delle anime; perché l'anima è un bene più prezioso del corpo che è destinato alla fossa in pasto ai vermi. Quando si annuncia il regno dei cieli si semina nei cuori il santo richiamo del Signore. In alcuni, il piccolo seme, porterà nuovi germogli e frutti buoni. Ogni luogo è idoneo a questo scopo. Non è necessario percorrere migliaia di chilometri per fare del bene al prossimo. Non è necessario usare il denaro. La carità non è il denaro; ma sono tutte le opere dell'amore: preghiera, amore materno, sostegno morale, tolleranza, sacrificio di sé, lavoro... Il primo luogo in cui esercitare i principi della carità cristiana è in casa verso i famigliari, gli amici, gli ospiti, i conoscenti e coloro i quali bussano alla nostra porta. Poi al lavoro, a scuola, negli ospedali, nelle carceri, nelle case di riposo, tra i poveri e i sofferenti... Ma anche tra quei benestanti prigionieri di un falso ego che allontana dalla Verità ultima e si rivela inutile a se stessi e verso il prossimo; i quali sono tra i più infelici e bisognosi della misericordia del Signore.
La preghiera in favore del prossimo include ogni bene. Le opere visibili di promozione sociale, senza le opere invisibili della preghiera, potrebbero non essere efficaci a placare l'ira di Dio. Siano rese invisibili le opere visibili della fede; affinché siano gradite a Colui che tutto vede. La carità della preghiera offre un bene più duraturo in favore di ciò che ha veramente valore: la salvezza dell'anima. La vita monastica è perciò un'esistenza dedicata alla carità. Portare anime a Dio è il gesto di carità più elevato. Ciò che è complementare all'economia della salvezza eterna è carità infinita.
La carità è amore materno, rivestita dell’innocente abito della preghiera.


Siate carità, anche quando il mondo intorno a voi non è carità.
Siate anzitutto carità con chi vi sta accanto o incrociate sui vostri passi.


12. La famiglia dei senza famiglia

La fede nella santa misericordia si realizza pienamente quando include le opere verso i bisognosi.
I soggetti deboli nella società odierna sono spesso le persone senza reddito e senza famiglia: sono coloro i quali vivono momenti turbolenti, come nel caso di chi ha subito una separazione coniugale. Talvolta si tratta di anime bisognose di aiuto e di accoglienza. Una persona senza famiglia è un albero senza radici: ha bisogno di essere sorretto. Dare una famiglia a chi è senza famiglia è una santa opera di carità e di amore:

Serve ad avvicinare a Dio chi vive lontano da Dio.
Serve a restituire dignità a chi ha perso la dignità.
Serve a dare un senso alla vita di chi ha perso il senso della vita.
Serve a dare qualcosa da fare a chi non ha niente da fare.
Serve a dare speranza a chi ha perso la speranza.
Serve a dare una fede religiosa a chi è privo di fede nella divina misericordia.

Soprattutto in queste occasioni, per molte valide ragioni, sarà opportuno che l'Ospite si spogli dei propri abiti per indossare l'abito predisposto per gli Ospiti, il quale aiuterà all'integrazione monastica in unione con Dio e coi fratelli. Difatti, una casa per fraternità non è un condominio e non è un albergo!
Nell'accoglienza degli ospiti saranno da evitare le dinamiche del commercio e del turismo religioso. Non deve trattarsi di una villeggiatura! Le vacanze si fanno altrove! L'Ospite dovrà perciò essere instradato alla vita apostolica di fraternità. In ogni caso! Anche per un solo giorno o per un solo pomeriggio, e affiancato a un fratello o ad una sorella maggiore nel discepolato che conosca la strada, il cammino e i passi della fede, per aiutare a riconoscere la voce della misericordia divina che chiama, e così spiccare il volo.
La famiglia apostolica procede nell'ambito dell'appartenenza ad un nucleo sociale religioso. La famiglia è casa. L'accoglienza degli Ospiti sarà di conseguenza vincolata alla compatibilità con lo stile di vita della casa religiosa.
Le persone che non hanno il senso del sacro rappresentano un ostacolo nel cammino della fede. La troppa tolleranza non deve portare all'autodistruzione della famiglia religiosa stessa, o indurre a comportamenti o ad uno stile di vita in contraddizione con i propositi e le finalità perseguite... Una sola mela marcia rovina quelle sane!


Benedetto sei tu, Signore,
perché ero caduto e mi hai rialzato.
Ero nelle tenebre e hai illuminato il mio cammino.
Avevo sete della tua divina misericordia e mi hai dissetato.


13. Non di solo pane

I pasti, così come la preghiera insieme, sono occasioni quotidiane di condivisione fraterna. Condivisione del cibo e condivisione della preghiera! Il cibo sostiene il corpo come la preghiera sostiene l'anima.
Un atteggiamento goliardico verso il cibo è una grave forma di insolenza verso la santa Provvidenza, e può vanificare l'impegno nel cammino di consacrazione. Una breve preghiera, prima e dopo i pasti, costituisce il ringraziamento alla divina Provvidenza.
L'alimentazione, all'interno della vita di fraternità, sarà semplice e frugale, senza troppi capricci, finalizzata a saziare e non a viziare; avendo presente che l'uomo non è ciò che è la sua dentatura, ma è ciò che è la sua coscienza morale e spirituale.
Nel corso degli incontri di convito, i fratelli nella fede sono invitati a parlare a bassa voce; affinché per tutti vi sia spazio al dialogo fraterno, e la esuberanza di pochi non si trasformi in prevaricazione della parola.
Se non siamo sacerdoti, non parliamo del Signore come se lo fossimo, ma esprimiamo con tranquilla chiarezza il nostro pensiero; affinché le nostre parole riflettano la nostra fede. I sacerdoti, invece, non si rivolgano ai commensali come fossero sull'altare. Ed i professori declamino con accento da professori solo quando sono in cattedra. A tavola si è tutti uguali.
Ricordiamo sempre il secondo comandamento: "Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio". Applichiamo la continenza della parola con un uso moderato della lingua. Non abbandoniamoci a discorsi futili sulla divina misericordia, come si trattasse di politica o di un argomento qualsiasi, magari col boccone in gola. Parliamone eventualmente nelle sedi e nelle circostanze appropriate.
Così come è gradito non accavallare le gambe all'altezza del ginocchio quando si è in preghiera o in un luogo sacro, è altresì buona educazione non accavallare le gambe quando si è a tavola come piccolo gesto di gratitudine per la santa Provvidenza.
Il rettore o l'ebdomadario che guida le funzioni liturgiche nell'arco della settimana, veglierà sui fratelli (superiori compresi). Col tocco di campana, avrà il compito di sancire l'inizio e la fine di ogni pasto comunitario.
La colazione mattutina è da considerarsi pasto individuale.


14. Rettorato, raccomandazioni, annotazioni e precetti generali

La regola serve a tutelare i confratelli e le consorelle, senza distinzioni di alcun tipo. Nessuno può dichiararsi al di sopra di questo accordo, in particolare chi ha la responsabilità di applicarlo e farlo rispettare.
Chi dirige la famiglia religiosa, deve riunire nell'esercizio di questa funzione la santità di Giuseppe e di Maria. Dovrà essere al contempo padre e madre: sacrificarsi per i figli e prendersi cura della casa come una brava madre (non in forme possessive), ed imporre con rettitudine l'ordine e la disciplina del buon padre di famiglia. Avrà inoltre cura di evitare l'adozione di variabili indipendenti che possano creare disagi e rivelarsi controproducenti, come ad esempio adattare gli orari e lo stile di vita modellati sul calco dei propri impegni personali (sia pure pastorali).
L'idoneità al rettorato non è data dai titoli, ma dall'attitudine e dalla disponibilità a prendersi cura di tutti i famigliari e della casa. Se il candidato non ha il requisito della disponibilità non è idoneo.
Il rettore è una madre al servizio dei figli e della casa. Non sono i figli a servire la madre; è la madre che si sacrifica per il bene dei figli, educa e da' il buon esempio. Una madre deve essere tollerante, equilibrata e dare cose buone ai figli.
Il rettore avrà cura di dirigere, amministrare, assegnare incarichi e responsabilità.
Chiunque sia causa di vessazioni, maldicenze o turbamento della pace e della tranquillità altrui si pone nella condizione di essere legittimamente allontanato; in particolare quando si tratta di soggetti noiosi, rumorosi e petulanti, incompatibili con uno stile di vita raccolto.
Gli strumenti per applicare il rispetto della regola da parte del Rettore, saranno:

Il richiamo verbale
La notifica scritta
L'allontanamento temporaneo
L'espulsione

Gli strumenti da parte dei confratelli o delle consorelle per richiamare alle proprie responsabilità un superiore scorretto, saranno:

L'udienza di richiamo verbale
La diffida scritta
La segnalazione scritta all'Ordinario del luogo
Qualora le infrazioni o gli abusi fossero di natura penale, sarà necessario valutare l'eventualità di procedere per vie legali.


Questa regola, nella forma di un accordo tra le parti, si propone esattamente di tutelare la dignità e l'integrità fisica e psicologica di tutti. Dagli scritti di santa Faustina Kowalska, Gesù chiede a noi fedeli di non pretendere mai i nostri diritti e sopportare con grande serenità e pazienza tutto quello che ci capita con cuore umile e mite. Tuttavia, coloro i quali coltivano il vizio della prevaricazione, non devono considerare le virtù cristiane come pretesti ad essi offerti sul vassoio d'oro dell'altrui umiltà. In via generale, valga perciò il principio della carità, della tolleranza e della benevolenza, ma senza rinunciare alla dignità umana.
Laddove sia necessario scegliere tra utilitarismo e moralità, si tenga conto che una condotta morale è sempre superiore a qualsiasi altra. Non tutto ciò che è utile può essere fatto, e tutto ciò che è immorale deve essere evitato.

Annunciare il Vangelo e il regno dell'amore divino non solo a parole ma nei fatti è lo scopo di ogni famiglia religiosa.


15. Il contatto sacramentale con Dio: le carezze della sua mano

Il cammino di consacrazione è anzitutto un cammino verso la pienezza della fede nel divino amore. I Sacramenti costituiscono l'aspetto più mistico della fede cristiana, sono una manifestazione dell'amore infinito dell'eterno Padre in unione trinitaria col Figlio e il santo Spirito. Ricevere la grazia del Signore è un dono, massimamente espresso nell'azione esercitata dai Sacramenti. Essi stanno alla base di ogni cammino di consacrazione. Sono le carezze del suo santo amore! Ricevere con devozione i Sacramenti, significa accogliere l'Amore divino; aprirsi a lui e vivere in lui.
Ciò che distingue la religione della legge dalla religione del Signore Gesù, risorto e vivo, sono esattamente i Sacramenti. Il Signore agisce e si manifesta in essi e per mezzo di essi. Rinunciare ai Sacramenti e non comprendere a fondo la loro natura ascetica e divina, equivale a banalizzare e impoverire la nostra fede: soffermarsi su fossili di sole parole scritte.
I Sacramenti rinnovano il mondo, sono fiamma viva e costituiscono un'alleanza solenne di relazione tra Cristo Signore e l'essere umano. Sono il ponte di collegamento tra due realtà per certi aspetti complementari e diverse. Sono segni misteriosi di una realtà invisibile. Aprono il cuore e la mente ai santi doni del Santo Spirito; perciò è necessario essere degni di accoglierli in stato di grazia.

Cosa sono i Sacramenti?

Immagina di entrare al supermercato nel reparto dolciumi. Desideri acquistare della cioccolata. Vedi esposte differenti marche. Per l'acquisto, purtroppo, non è possibile assaggiare il contenuto: ci si deve fidare di quanto è scritto sulla confezione. Fai la tua scelta e paghi. Appena uscito apri la confezione e scopri che non c’è dentro niente. Hai acquistato una confezione vuota senza cioccolata!
La religione senza i Sacramenti è una confezione di cioccolata senza la cioccolata: una bella descrizione del prodotto senza il prodotto. Il divino amore senza i Sacramenti è "religione del libro": soltanto parole. E' la scorza di un frutto senza la polpa. E' l'astuccio dell'anello d'oro senza l'anello!
Il Signore agisce e si manifesta nei Sacramenti e per mezzo di essi. I Sacramenti sono le carezze della sua mano! Trasformano la religione della legge, nella religione del cuore e dell'amore misericordioso del santo Creatore.



Padre santo e misericordioso,
insegnaci ad amarti
e aiutaci a fare la tua volontà.


Possa il Signore arricchire la tua vita
e renderla preziosa non solo per il monastero,
ma per la Chiesa e per le anime di tutto il mondo.


 
 



 
  T E S T I M O N I A N Z A  

IL VESCOVO GUALDRINI IN PUNTO DI MORTE HA CERCATO ME

a cura di Giancarlo Mauroner Altemani

In questa testimonianza, che ho redatto con diligenza notarile nell'arco di alcuni mesi nel 2014 in un minuzioso lavoro di rievocazione introspettiva, sono riemersi in superficie gli episodi più significativi che hanno caratterizzato la mia permanenza nel seminario diocesano di Terni ed hanno avuto per protagonista il Vescovo Emerito Monsignor Franco Gualdrini. Dal mio punto di vista ho cercato di riportare una descrizione narrativa il più possibile fedele allo svolgimento dei fatti di cui sono stato testimone, al fine di tracciare il profilo umano a memoria della sua persona; anche in ragione di un appello che avrebbe lanciato il vescovo stesso nell'istante del suo ingresso nella gloria dei cieli.
Nel corso della stesura di questo documento, ho altresì maturato l'intima persuasione di avere così esaudito la volontà del vescovo Franco Gualdrini.



Ho conosciuto il Vescovo Emerito, Sua Eccellenza Monsignor Franco Gualdrini, nel 2001. Sono stato uno dei suoi seminaristi: l'ultimo. Ultimo in tutti i sensi: ultimo in ordine cronologico; ultimo per la mia età non più giovane; ultimo per le mie non brillanti doti... e tuttavia Monsignor Franco, forse proprio per questa ragione mi aveva preso per così dire sotto la sua protezione. Infatti, nonostante la sua rigorosa imparzialità, lui era più vicino a chi aveva più bisogno di sostegno; ma lo faceva con una delicatezza ed una intelligenza tale, da apparire in una forma quasi casuale e impercettibile. Solo per bocca di suor Grazia, la madre superiora del convento su all'ultimo piano, avevo capito che non accadeva per caso:
― Il vescovo chiede sempre di te ― disse un giorno la suora di passaggio nel corridoio. E aggiunse con una vocina pettegola mentre si allontanava: ― Farai carriera...!
Accadeva perciò spesso a me di accompagnare Monsignor Franco nei suoi vari impegni pastorali che si alternavano prevalentemente tra Roma, Terni e talvolta l'Emilia Romagna.
All'epoca Monsignor Franco aveva 78 anni, era un uomo di statura elevata e fisicamente ancora solido. Si era ritirato in qualità di illustrissimo ospite nel piccolo seminario diocesano di Terni, da egli stesso voluto e realizzato con enormi sacrifici negli anni del suo episcopato, come ultimo vescovo di Terni e primo vescovo della diocesi unificata di Terni-Narni-Amelia, conservando il solo incarico di canonico alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore in Roma.
Se le giornate erano soleggiate e il clima temperato, Monsignor Franco trascorreva ogni giorno alcune ore tranquillamente seduto all'aria aperta nel giardino del seminario, a leggere oppure a discutere in compagnia dei seminaristi o di qualche visitatore. La prima volta che lo vidi fu proprio in giardino. Era seduto a un tavolino con alcuni seminaristi intorno a lui. Indossava una impeccabile camicia immacolata, perfettamente inamidata e stirata. Si distingueva su tutti per la mole e il portamento distinto. Si capiva a distanza che si trattava di una personalità importante e di grande dottrina. Io ero entrato da poche ore in seminario ed avevo timore ad avvicinarmi. Osservavo da lontano quella immagine d'altri tempi, come fosse un suggestivo dipinto antico appeso alle pareti di una sacrestia.
Nelle settimane successive, quando accadeva a me di accompagnare Monsignor Franco nei suoi spostamenti, si pregava noi due soli la liturgia delle ore e il santo Rosario. Per non mettermi a disagio aveva la delicatezza di non recitare le preghiere in latino. Un pomeriggio, in viaggio per Faenza, accadde però che arrivammo alle litanie della Beata Vergine mentre ero ancora alla guida dell'automobile. Domandò:
― Tu le conosci a memoria?
― Eccellenza, ricordo solo i Misteri. Per le litanie dovrei leggere sul libro.
Monsignor Franco esclamò con voce costernata, come a dolersene:
― Le litanie le ricordo solo in latino. Sul libro sono scritte a caratteri piccoli e gli occhiali da vista sono nella borsa all'interno del baule!
Vi furono alcuni istanti di incertezza e perplessità, in cui pensai di fare una brevissima sosta per prendere i suoi occhiali chiusi nel baule della macchina. Quindi, Monsignor Franco, avendo forse individuato un'ombra di smarrimento e disperazione disegnata sul mio viso, con l'innocentissima smorfia del fanciullo che sta per fare un danno, strinse gli occhi per non vedere, sussurrando a voce bassissima in tono di complicità, per farmi capire che il vescovo nella sua veste istituzionale non si sarebbe accorto di nulla:
― Devi solo rispondere: "Ora pro nobis!".
Mi faceva tenerezza che ogni volta, al termine, fosse lui a ringraziare me; come se la mia partecipazione fosse stata per lui preziosissima! Mi sentivo utile e importante. Era proprio questa la sua pedagogia: innalzare, che è l'opposto di schiacciare gli altri! Innalzare equivale ad amare il prossimo. E' anche sinonimo di elevare l'anima a Dio. Schiacciare significa odiare; annientare le persone calpestando la loro dignità. Monsignor Franco, col suo talento pedagogico, portava alla luce il lato migliore di ciascun seminarista. Egli edificava e rafforzava l'identità di chi gli stava accanto; qualunque fosse la sua nazionalità di provenienza, stato sociale, età e colore della pelle. La sua disciplina spirituale era ben distante dal fiscalismo, e riusciva a far emergere il carisma della più autentica e sana fede religiosa. Accompagnava i seminaristi all'incontro casuale con Dio; secondo i doni e le grazie della fede nel divino amore. Infondeva sicurezza e autostima anche nel rimprovero. Era rigorosamente imparziale con tutti. Non mortificava mai nessuno, ma ne esaltava le qualità: dove il sale mancava, egli sapeva aggiungerlo nella giusta misura, e dove il sale era in abbondanza lo toglieva.
Nel corso dei lunghi viaggi si affrontavano argomenti inerenti la Chiesa e la fede religiosa nei suoi vari aspetti. Se ne discuteva in una forma disincantata e realista. Era pragmatico e di poche parole nell'esporre il suo pensiero. Si stava volentieri in sua compagnia, trascorrendo soprattutto lunghi momenti assorti in un gradevole silenzio, ricco di profondi significati spirituali. Uno tra i temi che ricordo Sua Eccellenza propose a me, era se la Chiesa dovesse essere più un luogo di socializzazione o di spiritualità. Egli lo domandò a me senza aggiungere altro. Gli diedi la mia opinione in attesa della sua. Monsignor Franco rimase assorto. Non ebbi mai modo di conoscere il suo pensiero! Capivo che si trattava di un argomento che a lui stava a cuore e per il momento intendeva lasciare in sospeso. Ho memoria di questa particolare tematica intercorsa tra me e il vescovo, perché successivamente, nei dintorni di Amelia, dopo avere trascorso una parte della mattinata alla Comunità Incontro ospiti di don Pierino Gelmini, essendo ancora presto ed il cielo luminoso di uno splendore azzurro e dorato, Monsignor Franco mi propose di fare una deviazione prima di rientrare a Terni. Disse che voleva mostrarmi una Chiesa. Arrivati a destinazione, domandai con stupore:
― Eccellenza, dov'è la Chiesa?
Non vedevo nessuna Chiesa nel luogo in cui il vescovo mi aveva detto di sostare; così egli, con un gesto cortese della mano mi indicò un edificio che, a prima vista, aveva tutte le apparenze di un locale da ballo. Non una bella discoteca dalle sagome sinuose ed eleganti; ma uno squallido fabbricato dall'aspetto trascurato e dozzinale, caratterizzato da un crocifisso stilizzato e un minuscolo campanile coi megafoni al posto delle campane! Questa cosa orribile era la Chiesa... priva di ogni senso dell'arte e del sacro! Monsignor Franco non espresse alcun giudizio al riguardo; ma credo fosse alquanto divertito, ben sapendo di avermi fatto inorridire!!! Senza neppure scendere dall'automobile, svoltammo e rientrammo di buon umore in seminario. Quando incontrammo il rettore sui nostri passi, fu il vescovo stesso ad invitarmi a raccontare del simpatico scherzo che mi aveva tirato, tra scambi di battute ironiche in un clima fraterno e gioviale.
Nei giorni di festa in cui Monsignor Franco era in seminario, acquistava sempre una torta da consumare insieme ai seminaristi. Si recava egli stesso in pasticceria. Il fatto che non affidasse l'incarico di andarla a comprare, come invece accadeva ogni mattina per i giornali e per molte altre faccende, appariva un fatto insolito. Era una commissione che eseguiva personalmente. Quella torta non era una formalità! Si trattava di un regalo per i seminaristi scelto con partecipazione e calore umano; con la stessa premura del nonno che ha piacere di fare un'appetitosa e gradita sorpresa ai nipoti.
Sotto l'aspetto delle faccende manuali Monsignor Franco era tutt'altro che dinamico. Questa caratteristica poteva suscitare in alcuni un senso di avversione. Credo che il suo "ostentare" l'attesa di un servizio da parte dei seminaristi (piccolissime faccende quotidiane), fosse da attribuirsi esclusivamente all'esercizio di una funzione pedagogica. Difatti, la disponibilità a servire il vescovo manifesta una predisposizione d'animo a servire la Chiesa. Essere attenti alle necessità del vescovo, equivale ad essere attenti alle necessità della Chiesa. Ben presto mi accorsi che questo suo modo di operare, alimentava nei seminaristi un profondo spirito di devozione al servizio della Chiesa mediante la sua persona. Col suo metodo, egli educava i seminaristi al servizio di fedeltà alla Chiesa. Il fatto che Monsignor Franco fosse sempre in orario agli appuntamenti (a differenza di altri), costituiva un segno della sua particolare diligenza e disciplina. Penso che la sua puntualità, nonostante i molteplici impegni, derivasse proprio dal fatto che nutriva un particolare rispetto verso il prossimo. Posso affermare che fosse proprio la presenza in seminario di Monsignor Franco a dettare una certa disciplina nel rispetto degli orari.
Quando ero ospite nel suo appartamento a Roma, sopra la Basilica di Santa Maria Maggiore, mentre io cucinavo poche cose semplici e frugali, il vescovo stesso aiutava ad apparecchiare la tavola. Dopo avere ringraziato la divina Provvidenza, si cenava insieme in religioso silenzio; senza nessun disagio, ma in uno stato di profonda comunione e sintonia spirituale. Nel suo privato, Monsignor Franco applicava alla perfezione la regola monastico-cenobitica. Terminato il pasto, lasciava a me l'incombenza di sparecchiare e lavare, mentre egli si dedicava a rassettare la saletta alla meglio (durante il giorno il personale alle dipendenze della Basilica si occupava delle faccende domestiche). Si pregava insieme l'ufficio divino della notte, ed infine ognuno si ritirava nella propria camera fino al mattino seguente in un clima di stretta clausura. La mia stanza si affacciava tra le volte esterne e i capitelli in cima alla Basilica. Prima di coricarmi, trascorrevo del tempo lassù in alto ad osservare il mondo e lo scorrere della vita sottostante, come un curioso diavoletto appollaiato tra gli angioletti, in uno stato di sublime grazia interiore.
Durante uno dei suoi rimproveri, Monsignor Franco, disse:
Qui ti troverai male. Tu sei troppo preciso!
Eccellenza, a me non sembra di esserlo ― risposi sommessamente. In varie occasioni Sua Eccellenza mi aveva rimproverato anche in modo piuttosto energico, per il fatto che secondo lui ero troppo puntiglioso e preciso. Lo considerava un difetto! Capisco che aveva ragione: la ricerca della perfezione inorgoglisce e irrigidisce. Riduce l'umanità delle persone al rigore fiscale; che rappresenta l'aspetto più artefatto e intransigente nell'identità di un individuo. Inoltre, penso si trattasse di un suo saggio suggerimento in prospettiva del lungo cammino, per invitarmi a misurare il passo e a non farmi troppi scrupoli, così da non disperdere inutilmente energie nella troppa efficienza. Talvolta era anche accaduto che si fosse rivolto a me con una tale stima, innocenza e fiducia nel dialogare di argomenti spirituali, da aprire il cuore come se in quel momento fossi il suo confessore. In una di queste occasioni, per quanto erano di natura immacolata i concetti di estasi spirituale che esprimeva (che per la mia mancanza di cultura non ebbi modo di memorizzare e non saprei come riportare tra queste righe); benché fossi al volante della sua automobile, nell'ascoltare quelle parole che riflettevano la natura elevatissima del suo animo, era come avvertire la gradevole sensazione di essere rapito in un volo a planare tra i fiori più casti sulle ali di un angelo, e intimamente ringraziai Dio per avermi offerto il privilegio di essere al cospetto di un'anima così elevata in purezza! Ne fui perfino turbato nel prendere atto dell'enorme divario esistente tra la mia identità spirituale e lo splendore di cui fui reso partecipe! Dopo quella circostanza, Monsignor Franco, come in una sorta di pudore spirituale, non rivelò più in mia presenza queste forme di estasi del suo misticismo d'amore nella ricerca della santa comunione con Dio. Trascinato dall'impeto del divino amore, aveva suo malgrado rivelato la natura contemplativa del suo animo più privato e segreto. Credo in quella occasione avesse percepito il mio stupore e smarrimento.
Ricordo che una sera, sul tardi, in viaggio per Roma, mentre si stava recitando insieme alcune preghiere a cori alterni (tra cui il "Magnificat" che temevo di non ricordare a memoria fino alla fine), Monsignor Franco mi confidò che aveva un peccato sulla coscienza: quel giorno non aveva e non avrebbe celebrato la Santa Messa. Poiché ogni prete è invece tenuto a dire Messa tutti i giorni, con estremo candore, come fosse al cospetto di un vero sacerdote, egli affidò il suo peccato al mio giudizio; espressamente con l'intenzione di conoscere tramite le mie parole quale fosse il giudizio di Dio su di lui. Non sapevo cosa dire; nel senso che per la malizia del mio cuore, nutrivo il sospetto si trattasse di una domanda trabocchetto esclusivamente finalizzata a farsi una opinione su di me. Non capivo che ragione avesse di rivolgere quella richiesta a un seminarista da poco ammesso al propedeutico. Cosa ne sapevo io del giudizio di Dio su di un vescovo? Che giudizio può esprimere un seminarista nei confronti di un monsignore che per un giorno ha saltato la Messa? Lo saprà certamente meglio lui di me! E allora, se lui già conosce la risposta, perché lo chiede a me? Cosa vuole dimostrare? Perché non lo chiede domattina presto ad uno dei tanti sacerdoti in servizio alla Basilica di Santa Maria Maggiore? Vuole mettermi alla prova? Tuttavia, non potendomi astenere dall'esprimere un giudizio, con molta prudenza e coraggio, attentissimo a cogliere anche il più piccolo segnale di disapprovazione, iniziai col dire con estrema esitazione che a me, tutto sommato, non sembrava una grave mancanza se di tanto in tanto accade di saltare la Santa Messa o la preghiera liturgica. Quante volte ad ogni sacerdote succede di dover celebrare anche tre o quattro Messe nell'arco della stessa giornata? Se proprio vogliamo essere fiscali, le Messe celebrate in più, potrebbero compensare quelle non dette! E in ogni caso, la celebrazione eucaristica non può ridursi ad una equazione numerica o ad un automatismo: non si sfornano sante Messe come pizze! Ed avendo oramai preso coraggio, dopo avere capito che non vi era nessun secondo fine nella sua richiesta, ma tutto si stava svolgendo nell'ambito del più sincero spirito di contrizione del cuore per la remissione dei peccati, conclusi con una frase che suonava all'incirca così:
Eccellenza, anche alle galline il Creatore, per la sua santa misericordia, ha concesso di non fare l'uovo tutti i giorni!
Monsignor Franco, assorto nel suo silenzio spirituale, mi sembrò accogliere benevolmente la mia saggezza di cortile! Quindi, il vescovo, sussurrò una breve formula in latino, immagino per la remissione dei peccati, e poco dopo riprendemmo a pregare in unità di Spirito. In quella circostanza, il vescovo, in ragione della sua autorità ecclesiastica, aveva conferito a un seminarista l'incarico di esercitare il Sacramento della riconciliazione sulla sua persona. Se non lo avesse fatto, Monsignor Franco quella sera non avrebbe avuto modo di coricarsi nel proprio letto con la coscienza immacolata. Fu la mia prima ed unica assoluzione da un peccato. Io che avevo un cumulo di peccati da rabbrividire sulla mia coscienza, non trovai il coraggio di confessare i miei al vescovo, e quella sera al suo cospetto mi sentii un pirata!
Un giorno di festa a pranzo in refettorio, poiché tra noi seminaristi ci si serviva i piatti che la cuoca aveva cucinato di mattina, ebbi l'idea di affettare la torta che Monsignor Franco aveva acquistato ed entrando aveva appoggiato sopra il tavolo laterale delle vivande. Proprio in ragione del fatto che si trattava di un dono gentilmente offerto dal vescovo, ci misi estrema cura nel tagliare le fette con precisione tutte perfettamente identiche. Mi sembrava di fare una cosa utile e gradita. Quando Monsignor Franco si accorse, disse:
Perché hai tagliato tutta la torta in fette uguali?
Eccellenza ― risposi ― si usa fare così anche al ristorante!
Il seminario non è un ristorante ― replicò il vescovo con voce pacata. ― Qui siamo in famiglia! Tra i famigliari vi sarà chi desidera una fetta più piccola e chi invece una fetta un po' più grande. In famiglia, ognuno deve sentirsi libero di prendere la porzione che vuole!
Quando Monsignor Franco celebrava la santa Messa nell'antica Chiesa di Sant'Alò, annessa al seminario, nelle sue omelie sottolineava spesso l'importanza della famiglia e di essere uniti nella fede dalla comunione di amore famigliare. In un mondo dove i più elementari valori della famiglia sono diffusamente disattesi, egli associava il seminario ai valori più tradizionali della famiglia. Ricordava a tutti i presenti il modello della santa famiglia di Nazareth: fedele e indissolubile. La definiva una scuola del Vangelo, in cui si impara nella condivisione della preghiera e del cibo la disciplina spirituale. Diceva che il seminario, esattamente come una famiglia, è il primo luogo in cui applicare i valori della carità cristiana, dove si realizza il senso più autentico e naturale dell'affetto solidale. Gesù riunisce la sua Chiesa nella forma di una famiglia. Essa include in se stessa più generazioni: i giovani, gli adulti e gli anziani. In famiglia ognuno ha un ruolo, svolge una mansione e ci si prende cura gli uni degli altri; in particolare di chi è più debole e ammalato. L'identità ed il sano equilibrio di ogni individuo si realizza pienamente nel proprio contesto famigliare in cui ci si sente amati e accettati. Monsignor Franco rimarcava sul fatto di essere famiglia: la Chiesa non è una corporazione e neppure una forma di collettività in una dimensione vaga e indefinita; la Chiesa è una famiglia unita in Cristo, e la famiglia è comunione di amore. Le prime persone verso cui applicare i principi della carità cristiana sono esattamente coloro che ci sono più vicini: i nostri famigliari!
Mi chiedevo per quale ragione ne parlasse così spesso e con voce sofferta! Sembrava rivolgere le sue parole a qualcuno in particolare dei presenti...
Il giorno in cui gli segnalai che la sua automobile aveva dei problemi elettrici e sottolineai l'urgenza con cui, secondo il mio parere, era necessario intervenire, anche in quella occasione mi rimproverò. Lo fece col tono della persona esasperata per quella che reputava essere una mia forma di petulanza. Disse:
― Questa macchina ha fatto il suo tempo, ma non ha mai dato problemi! La usano tutti e nessuno ha riscontrato anomalie da segnalare. Ora per il fatto che la guidi tu, la si deve regolare alla perfezione! Sei sempre troppo puntiglioso! Devi abituarti prendere le cose con maggiore elasticità.
Ci rimasi male! Mi aveva fatto specie che proprio una persona della sua veneranda età e del suo rango, si fosse rivolto a me parlando di elasticità mentale...!
Pochi giorni dopo, mentre ero in cucina a guarnire i vassoi con le portate della cena, si affacciò all'ingresso il rettore del seminario, il quale mi comandò di abbandonare ogni incombenza e recarmi subito in refettorio, perché Sua Eccellenza Monsignor Gualdrini da poco sopraggiunto aveva chiesto con urgenza di me. Aggiunse che il vescovo avrebbe avuto una certa cosa da riferire ed aveva espressamente richiesto la mia presenza. Con infinita inquietudine e preoccupazione, cercando di indovinare a quale tra le mie possibili malefatte avrei dovuto rispondere ed il modo in cui avrei potuto discolparmi, entrai timorosamente nella sala apparecchiata per la cena. Poco prima di accomodarci tutti a tavola, il vescovo annunciò pubblicamente:
― Questo pomeriggio con suor Grazia siamo rimasti in panne sull'autostrada. Abbiamo dovuto chiamare il carro attrezzi! ― E al mio indirizzo esclamò con voce sonora ― Avevi ragione tu!
Nel riconoscere lealmente i propri errori si respira polvere di santità! Questa era la prevalente finalità pedagogica di Monsignor Franco: far germogliare nei seminaristi il carattere della santità offrendo lui per primo il buon esempio! Ad egli il coraggio di esporsi in prima persona (anche a rischio di sacrificare la propria reputazione), non mancava! Se sbagliava non temeva di ammettere i propri errori, e se necessario si addossava le colpe degli altri. Nel corso del suo episcopato, in più di un'occasione si fece carico di rispondere per colpe non sue; anche gravi e infamanti, che avrebbero potuto comportare procedimenti giudiziari e screditare irrimediabilmente la sua reputazione, tra le quali una proprio in relazione alla edificazione di quel seminario. Diceva che l'abito del vescovo è disegnato con le spalle larghe, perché deve sorreggere anche la croce degli altri! Pochi sono coloro che, se chiamati a rispondere delle proprie colpe, hanno la forza di affrontare le accuse a fronte alta senza rivendicare la propria innocenza e scaricare sugli altri le proprie responsabilità. Rarissime sono invece le anime sante che hanno la nobiltà d'animo di sacrificare la propria innocenza e il proprio onore per farsi carico delle colpe altrui; Monsignor Franco era una di queste! Sotto questo aspetto aveva il cuore del gladiatore e la generosità del missionario.
Chiunque, se giudicato alla luce di determinati aspetti, risulta essere innocente: questo è il lavoro degli avvocati! La santità, invece, non è un lavoro d'avvocati di se stessi, in cui cercare di far emergere la propria innocenza e rivendicare ogni estraneità alle accuse e alle colpe. La santità si presenta spesso esternamente sudicia e piena di rammendi! E' perfezione di santità ciò che accomuna a Cristo; sia pure in tutta la fragilità e l'imperfezione della natura umana. Questa è la via della santità: amare Dio con un cuore casto e puro, sacrificando se stessi (anche nel proprio onore), per amore del prossimo. Santa Teresa d'Avila, insignita del titolo di Dottore della Chiesa, su questo argomento ha scritto parole magistrali:
"Qualsiasi persona senta in sé un qualche attaccamento al punto d'onore, se vuole avanzare in virtù, mi creda, si getti dietro le spalle questo legame, perché è come una catena che nessuna lima può rompere. Pretendiamo di seguire i consigli di Cristo, gravato d'ingiurie e false imputazioni, e poi vogliamo conservare per intero il nostro onore e la nostra reputazione. Il Signore si unisce alla nostra anima solo se noi ci sforziamo e facciamo tutto per perdere i nostri diritti in molte cose. Qualcuno dirà: non ho modo né mi si offre occasione di far ciò. Ma io credo che a chi avrà preso questa determinazione, il Signore non vorrà far perdere un così gran bene: Sua Maestà preparerà tante occasioni per far acquistare all'anima questa virtù, che non avrà da desiderarne. Mano all'opera, dunque!" (Cfr. Teresa d'Avila, "Libro della mia vita", Ed. Mondadori Milano 1986, pp. 264-265).

 * * *

Successivamente, Monsignor Franco si allontanò dalla Casa del Clero - Seminario diocesano di Terni, per ritirarsi poco distante in un bel attico signorile, dominato da una imponente libreria. Eppure, quella soffitta, senza il suo giardino e senza i suoi seminaristi intorno a lui, a me imprimeva un senso di malinconia. Avrei preferito che Monsignor Franco fosse rimasto in seminario. Lo speravo con tutto il cuore! Quella era la sua casa e la sua famiglia! A me sembrava che egli stesso avesse cercato di farlo capire in molti modi. Per 19 anni era stato alla guida di un autorevolissimo seminario di grande tradizione e prestigio nella Chiesa: l'Almo Collegio Capranica di Roma. E prima ancora, per altri 11 anni, rettore del seminario di Faenza. Non aveva mai fatto il parroco; ma soltanto il rettore di seminario e poi il vescovo. I seminaristi erano il suo mondo e la sua unica famiglia! Dedicarsi alle vocazioni era sempre stato un suo preciso impegno pastorale. Sono certo che avrebbe desiderato esercitarlo fino al termine dei suoi anni. Non capivo tutta questa urgenza. Speravo cambiasse idea, che rimanesse! Avevo la netta impressione che questa sua scelta così affrettata non fosse del tutto dettata dal desiderio di una vita appartata. Anche in seminario aveva ampi spazi di solitudine, e inoltre i suoi frequenti impegni lo portavano spesso lontano da Terni. Qualcuno stava esercitando pressione su di lui affinché se ne andasse al più presto.
Immagino fosse giunta anche all'orecchio di Monsignor Franco, la voce che una certa persona all'interno del seminario, col suo tipico umorismo spigoloso, lo definiva apertamente l'oggetto ingombrante!
― Perché è un oggetto ingombrante? ― chiesi ingenuamente. Questa persona me lo propose come tema di riflessione per il fatto che non riuscivo ad afferrare il senso di quest'allusione.
― Cosa è un oggetto ingombrante? ― spiegò lui in tono didattico, come fosse una lezione da seguire attentamente. ― Riferito a un vescovo all'interno di un piccolo seminario minore è qualcosa di enorme, che occupa spazio e ostruisce il passaggio. Intralcia con i suoi larghi paramenti inamidati e costituisce un inutile fastidio! Lo hai notato il copricapo che indossa durante le celebrazioni solenni quanto è sontuoso? E i titoli che ha un vescovo? Hai sentito che maestosa risonanza hanno i titoli del Vescovo Emerito, Sua Eccellenza Monsignor Gualdrini? Dove lo si mette un trofeo di queste dimensioni all'interno di un piccolo seminario? Lo si carica sul carretto... e in processione lo si sposta altrove!
Non lo trovai divertente. Ne provai dispiacere; ma nel mio status di seminarista preferivo non espormi nel manifestare il mio disappunto. Avrebbe significato isolarsi, perdere il consenso e rischiare di farsi attribuire il temutissimo appellativo di "soggetto troppo polemico" (equivalente all'espulsione). Perciò rimasi ad ascoltare in silenzio senza esprimere alcun commento. Tuttavia, mentre egli parlava, consideravo tra me stesso che il comportamento di questa persona fosse particolarmente detestabile, in quanto sapevo essere stato ordinato sacerdote proprio per imposizione delle mani di Monsignor Franco. Ai miei occhi assumeva le sembianze di un vero tradimento. Quella sera, nella penombra e nella quiete all'interno dell'antica Chiesa di sant'Alò, avevo una vaga e strana percezione. Mi pareva che perfino i muri di quel santo edificio ascoltassero le parole di questo sacerdote e ne fossero disgustati. Mi sembrava venir meno ai più elementari valori morali della gratitudine e della solidarietà umana verso una persona oramai anziana, che nell'esercizio della sua missione pastorale aveva dato molto e nei suoi ultimi anni di vita avrebbe meritato di raccogliere intorno a sé un po' di affetto e di serenità. Inoltre, la stessa targa in marmo collocata all'ingresso del seminario su cui era inciso: "CASA DEL CLERO", riassumeva la prevalente finalità di quella struttura secondo le intenzioni del suo fondatore: essere casa; cioè focolare nella condivisione famigliare.
Non ho invece alcun dubbio che questa stessa persona, sia pure sinceramente animata dalle migliori intenzioni, al posto di accogliere come la manna discesa dal cielo la grandissima esperienza pedagogica di Monsignor Franco, gli avesse fatto gentilmente notare che per le dinamiche di un moderno seminario, la presenza di un vecchio vescovo in pensione avrebbe potuto costituire un disagio. Si diceva che togliesse ore di studio ai seminaristi. Dal mio punto di vista, la presenza di Monsignor Franco in seminario era come avere un grande campione all'interno di una squadra di calcetto parrocchiale... e cacciarlo via per la risonanza del suo nome!
Infine, anch'io mi arresi all'oggettività dei fatti. Tutta quella fretta e la pressione esercitata su di lui, era dovuta alla questione che dovevano partire i lavori di riadattamento del seminario alle esigenze del nuovo rettore, e per simulata delicatezza non si voleva che Monsignor Franco fosse presente ai lavori di cantiere, con i muratori armati di piccone e martello, mettere mano alla sua opera; perciò doveva togliersi di torno! Si diceva che... ne avrebbe sofferto troppo! Il suo cuore non avrebbe retto al dispiacere! Era divenuta l'esclamazione ricorrente associata all'ipotesi che Monsignor Franco potesse restare in seminario; una sorta di slogan ipocrita per chiudere la bocca alla voce della coscienza: "Nooo... ne soffrirebbe troppo!!!". Come se Monsignor Franco fosse stato emotivamente legato ai muri e non alle persone, e si fosse disperato se buttavano giù due pareti in cartongesso! Quanto lo si faceva misero e puerile nel dipingerlo nelle vesti di un bambino geloso del suo giocattolo! In sostanza, gli veniva riconosciuta la paternità di quel seminario; ma al contempo gli si attribuiva in modo del tutto falso e immeritato anche la qualifica di soggetto possessivo e troppo attaccato alle cose materiali, in una tale misura, da dover essere allontanato a tutela della sua stessa salute, in quanto non avrebbe retto al dispiacere di assistere al minuscolo ritocco della sua opera! Fu solo un pretesto per tirare l'ultima spallata e spingerlo definitivamente... sul carretto! La torta che nei giorni di festa Monsignor Franco si recava personalmente ad acquistare con la gioia del nonno, non era una manifestazione del suo affetto per i muri del seminario; bensì era destinata ai seminaristi, verso i quali si sentiva unito dal più stretto legame di parentela! Dunque, oltre alla crudeltà di strapparlo da quella che egli stesso aveva più volte definito essere una famiglia, si aggiunse la beffa della maldicenza, ben condita in un subdolo raggiro di parole galanti. Quella diabolica esclamazione (...ne soffrirebbe troppo!!!), pronunciata da tutti ad eccezione di pochi, fu il bacio di Giuda!
A quel punto, con la sua consueta pacatezza e dignità come era nel suo modo di essere, Monsignor Franco tolse il disturbo, allontanandosi con ogni cordialità verso tutti, nessuno escluso. Rimasi perfino sorpreso e anche un po' deluso per la sua estrema docilità. Immaginavo che un vescovo fosse abilissimo a farsi largo tirando gomitate sui fianchi senza farsi vedere! Egli, che nel confronto diretto sul terreno della prevaricazione, avrebbe potuto spezzare il vecchio ramo secco semplicemente accomodandosi sopra di esso con tutto il peso della sua autorità e delle sue influenti conoscenze, si lasciò caricare e trasportare sul carretto con la mansuetudine di un'angelica farfalla rapita dalle formiche! Non vi fu alcun battito di ali! Accettò con rassegnazione il misero verdetto degli eventi, senza manifestare alcun accenno di contesa. Applicò con rettitudine e sacrificio di sé i principi del santo Vangelo: a chi lo percosse sulla guancia, egli porse anche l'altra. A chi gli tolse la tunica, egli lasciò anche il mantello! (Cfr. Mt 5,39-40). Lo associai al comportamento responsabile e integerrimo del buon padre di famiglia messo alla porta senza avere mai fatto nulla di male; il quale, per il bene e l'integrità dei figli contesi, con amarezza sacrifica se stesso e i propri diritti.
La mesta uscita dal seminario di Monsignor Franco, costituì la più inequivocabile evidenza che tutta la sua morbosa gelosia per le pareti di quel edificio, altro non era che il frutto dell'altrui ambizione e maldicenza. La sua unica colpa era quella di essere un vescovo. Fosse stato un semplice sacerdote o un fratello laico, sarebbe rimasto con tutti gli onori di colui che aveva fondato quel seminario!
In realtà, tutto si reggeva sul carisma spirituale di Monsignor Franco; il quale alimentava la viva fiamma delle vocazioni semplicemente con la sua presenza. Per noi seminaristi rappresentava una istituzione. Era sufficiente guardarlo. Sapere che lui era lì. Era un riferimento importante come la bussola per il navigatore. Ciò che Monsignor Franco restituiva in termini di valori umani e carisma spirituale, ricompensava ampiamente il "disagio" di avere in seminario un vecchio vescovo in pensione! Egli, che all'epoca del suo episcopato si era assunto in prima persona tutte le responsabilità e i dispiaceri nella edificazione di quel seminario senza nessuna copertura finanziaria alle spalle (affrontando, in uno slancio di generosità, la prospettiva di comparire in giudizio a rispondere di un'accusa infamante per una colpa non sua [nota*]), ma affidandosi esclusivamente alla divina Provvidenza, veniva quindi indotto ad allontanarsi dalla sua stessa casa e dalla sua famiglia proprio nel pieno tramonto della vita. Questo fatto mi rattristava! Sono convinto che Monsignor Franco, nel profondo del cuore, ne abbia sofferto molto.
Da quel giorno non ebbi più sue notizie. In seguito, Cristo Signore, dopo avermi masticato e fatto assaggiare il sapore del suo vero sangue e la durezza della sua carne, mi sputò nuovamente nel mondo. Ben presto la fiamma che ardeva tra i seminaristi si affievolì. Il lume restò privo del suo olio. Il seminario stesso un paio di anni più tardi fu smantellato per carenza di vocazioni e quella struttura adibita ad altre funzioni. Fu questo l'ultimo atto sull'opera realizzata in origine dal vescovo Gualdrini.
Col trascorrere degli anni la polvere ha reso opache le tinte lucide di questa esperienza, breve ma intensa e significativa, lasciando in un angolo del mio cuore un affettuoso ricordo per tutti; in particolare verso Monsignor Franco e il rettore del seminario che nei miei confronti si prodigò sempre con la massima disponibilità, correttezza e animo pastorale.

Il Vescovo Emerito S. E. Monsignor Franco Gualdrini
si è manifestato in sogno in punto di morte;
9 anni dopo, precisamente il mattino del 17 marzo 2010.


Mi trovavo lontano dall'Italia, da anni domiciliato in un altro continente e senza nessun contatto con persone della diocesi di Terni.
Riporto in questa sede una parte della email (completa di particolari e dettagli) che in quella occasione inviai al mio tutor negli studi alla facoltà di scienze religiose presso la Pontificia Università della Santa Croce, il Reverendo Professor Renzo Lavatori, docente di teologia dogmatica, membro della Pontificia Accademia Teologica e conduttore di insegnamento teologico a Radio Maria:

[27 Marzo 2010] - Ill.mo Don Renzo, [...]. Vorrà perdonarmi se mi permetto di condividere con lei una particolare esperienza di pochi giorni fa’. Ho difatti sognato il 17 Marzo ultimo scorso il vescovo Monsignor Franco Gualdrini, al quale prestavo qualche servizio quando ero seminarista presso la Casa del Clero di Terni.
In questo sogno, così vivido e reale da ricordare ogni dettaglio anche dopo il risveglio, mi trovo in disparte all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma (cui ero solito accompagnare e talvolta soggiornare insieme al Monsignore nel suo appartamento sopra la Basilica stessa).
Nel contesto di questo sogno, Monsignor Franco è a consiglio con alti prelati, in relazione ad una prossima visita dei seminaristi presso la Santa Sede per un incontro ufficiale col Sommo Pontefice.
Il mio ruolo è quello di semplice spettatore seduto tra le panche vuote.
Un nutrito gruppo di seminaristi, uno ad uno si presentano convocati a colloquio con alcuni di questi prelati. Per ultimo, come se dai colloqui avuti con i vari seminaristi non fosse emerso nulla di concreto, con mio grande stupore sono affabilmente invitato da due giovani preti. Mi accompagnano a lato dell'altare. Mi trovo quindi in piedi al cospetto di Monsignor Franco, nella sua veste di altissimo rango e dignità ecclesiale. Fissandomi negli occhi con la sua tipica espressione carismatica ma cordiale, il vescovo, rivolgendosi a me in tono autorevole e interlocutorio come se tuttora fossi uno dei suoi seminaristi, ha usato esattamente queste parole. Ha detto:

"Serve qualcuno che indossi l'abito talare.
Sarebbe utile che qualcuno lo indossasse!"


In questo sogno, Monsignor Franco si è rivolto a me come se nessuno dei seminaristi interpellati si fosse reso disponibile a indossare l'abito talare al posto del clergyman. Ho risposto reclinando leggermente il capo in segno di rispetto e accondiscendenza, accompagnato dall'espressione: "Eccellenza, se è necessario...!"
In quel preciso istante il sogno è svanito senza avere il tempo di concludere la frase. Mi sono svegliato col seguente pensiero: "Monsignor Franco avrà capito il senso della mia risposta?". Ero stupito e commosso per la nitidezza, la coerenza e le modalità con cui nel sogno si sono svolti i fatti: in una forma reale, logica e concreta. Un sogno estremamente intenso e più espressivo rispetto ai soliti sogni generici e sconclusionati.
Quindi mi sono scritto su un foglio le parole esatte pronunciate dal vescovo, e nel pomeriggio stesso mi sono recato in un internet point per controllare se vi fosse qualche notizia su Monsignor Franco. Essendo all’epoca già piuttosto anziano, ho ipotizzato che in questa ultima decade fosse scomparso. Invece ho letto notizie confortanti di una persona tutt’ora in attività.
Pochi giorni fa’, ad una settimana di distanza dalla prima ricerca, sollecitato dal ricordo ancora vivo, troppo intenso e ricco di significati di quel sogno, ho ritenuto opportuno ripetere la stessa ricerca su internet. In questa seconda occasione è uscito un lungo elenco di notizie di cronaca. Ho quindi scoperto che il decesso di Monsignor Franco è avvenuto il 22 Marzo all'ospedale di Terni (5 giorni dopo il mio sogno). Dalle notizie sarebbe emerso che da giorni si trovava ricoverato già privo di coscienza.
Questo fatto mi ha molto commosso: il Vescovo Gualdrini in punto di morte è venuto a cercare me! E l’idea che da lassù possa intercedere con la sua benevolenza, mi rincuora e mi sollecita ad essere più costante nel cammino della fede; con l’intima persuasione che il Signore, secondo i suoi tempi e le sue modalità, non vorrà farmi mancare le occasioni e le circostanze per compiere la sua volontà.
Ill.mo Don Renzo, le rivolgo i miei più vivi auguri per un gradevole soggiorno sia pure gravoso di impegni pastorali in Romania.
Ricambio con affetto, devozione e riconoscenza i suoi auguri per una santa e serena Pasqua.
Giancarlo

LA RISPOSTA DEL REVERENDO PROFESSOR RENZO LAVATORI

[28 marzo 2010] - Carissimo Giancarlo, [...]. Ho letto con vivo interesse e insieme con intimo compiacimento la tua particolare e significativa esperienza del sogno ben preciso e luminoso del vescovo che tu hai conosciuto personalmente e con cui hai avuto bei contatti e a cui hai dato la tua collaborazione da seminarista. Mi pare che egli abbia dimostrato verso di te una paterna benevolenza, che ora vuole continuare ad esercitare dal cielo dopo la sua scomparsa terrena.
Veramente una realtà viva e toccante, di fronte alla quale occorre non solo fare attenzione ma accogliere un forte e meraviglioso invito! Infinite sono le vie del Signore per i suoi figli diletti e Lui solo ne conosce il valore più profondo. A noi il compito di saperle riconoscere e meditarne il senso nell'intimo del nostro animo. Ti assicuro che pregherò con questa particolare intenzione nei prossimi giorni della Pasqua. Gesù sofferente crocifisso e risorto ti doni il suo Spirito Santo per farti capire intimamente il messaggio e soprattutto fartelo attuare quando e come Egli vorrà.
Di nuovo auguri vivissimi per una santa e feconda Pasqua nell'unione di spirito e nell'affetto fraterno.
Don Renzo




In epilogo a questo ultimo capitolo, aggiungo la presente annotazione che scrivo con particolare emozione. Mi sembra possa trattarsi di una coincidenza significativa, se pure rileggendola mi appare piuttosto ingenua. Questo primo pomeriggio, mentre ero in cammino per una breve passeggiata immerso nel silenzio e nella solitudine della montagna, ripassando ancora una volta mentalmente le varie parti di questa testimonianza su Monsignor Franco, ho avvertito nel profondo dell'anima la viva percezione di qualcuno che mi dava il proprio benestare nel dare conclusione a quest'opera iniziata il 16 febbraio, in data odierna: 5 agosto 2014. Rientrato nel mio alloggio, per cercare una conferma a questa forte e particolarissima sensazione che ho ipotizzato di poter attribuire alla volontà di Monsignor Franco, ho pensato di consultare sul calendario liturgico il santo del giorno, nella segreta speranza di incontrare la significativa concomitanza con la festa in memoria di Sant'Agnese verso la quale il vescovo Gualdrini era molto legato. Ho invece trovato la seguente ricorrenza:
"Dedicazione Basilica S. Maria Maggiore".
Fino a pochi istanti fa non ero al corrente che questa ricorrenza esistesse in calendario.

In fede.
Giancarlo Mauroner Altemani

"O Dio,tu sei il mio Dio,
dall'aurora io ti cerco,
ha sete di te l'anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz'acqua.
Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria". (Salmo 63)


* Nota

Nei primi anni del suo episcopato, a testimonianza del suo vivo e concreto impegno per le vocazioni, Monsignor Franco Gualdrini fece richiesta all'economo della diocesi di Terni, per conoscere se vi fossero fondi a sufficienza al fine di realizzare un seminario sui resti di un antico monastero delle Clarisse nel centro città. L'economo, dopo avere fatto i suoi conti, rispose affermativamente e diede il suo benestare alla realizzazione dell'opera. Accadde però che a lavori già avviati, questi si accorse di essersi sbagliato: aveva considerato disponibili alcuni fondi che erano già stati impegnati per altre opere! Nella speranza di rimediare a questo errore senza essere scoperto, l'economo, di propria iniziativa dirottò grosse somme di denaro prelevate da altri fondi, pensando in questo modo di risolvere il piano finanziario diocesano dilazionando i vari pagamenti; soprattutto auspicando l'arrivo di nuove entrate!
Ben presto però le insolvenze arrivarono al pettine, e la magistratura di Terni fu chiamata a fare luce e procedere contro l'economo per il dissesto finanziario della diocesi, il quale si ritrovò sul banco degli imputati con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Si trattava di una situazione disastrosa che avrebbe certamente causato l'interruzione dei lavori per il completamento del seminario e forse avrebbe portato in carcere l'economo, se non fosse coraggiosamente intervenuto Monsignor Franco nella sua veste istituzionale, addossando a se stesso e al proprio operato la responsabilità di ogni accusa, sia pure nella consapevolezza di dover affrontare un grosso scandalo. A quel punto la magistratura si trovò nella condizione di procedere contro il Vescovo Gualdrini; ma la comunità cattolica trepidò per l'enorme clamore che questo fatto avrebbe suscitato. Fu così che arrivò una donazione da parte di un ente benefattore e tutto venne messo a tacere.

Mons. Franco Gualdrini non ha mai parlato direttamente con me di questi argomenti. Ne ha discusso con suor Grazia seduti nel giardino del seminario. In loro compagnia ascoltavo col pieno benestare del vescovo: interpellato a questo proposito dalla madre superiora, Monsignor Franco rispose che poteva liberamente discuterne in mia presenza. Ad un certo punto ho perfino avuto l'impressione che ne stessero parlando, proprio al fine di mettermi al corrente di questo fatto. (NdR - L'autore della testimonianza).  




 
 



 
  F   A   Q  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



 
 



 
  C O N T A T T I



Opera carismatica di spiritualità contemplativa cattolica
by
Giancarlo Mauroner Altemani



 



DOWNLOAD
ACQUISTA QUESTO LIBRO

 


Alcuni fattori determinanti il calo delle vocazioni:

  • Diminuzione vertiginosa di famiglie cristiane e di ambienti educativi capaci di strutturare la vita dei giovani.
  • Debolezza del vissuto religioso, secolarizzazione, caduta dei valori e della vita etica.
  • Calo di natalità dovuta a:
    Crisi della Famiglia
    Crisi della Patria
    Crisi della Fede
  • Fragilità e mancanza di perseveranza in coloro che intendono avventurarsi nel cammino vocazionale.
  • Assenza o difficoltà di accesso a strutture di prima esperienza per il discernimento vocazionale; le quali dovrebbero essere caratterizzate dalla facilità di ingresso e di uscita, senza essere esageratamente selettive: "IL SEMINARIO APRE LE PORTE".




 
 



 
  S O M M A R I O    A N A L I T I C O

Introduzione all'amore di Dio - Cosa è il cammino spirituale?

Il principio della Verità - Guida alla coscienza morale naturale

Teologia della salvezza eterna - Perché essere credenti?

I presupposti della fede soprannaturale - Cosa è la fede?

            Riflessioni sulla fede nel divino amore - Giobbe crocifisso al fianco di Gesù

            Guida alla dottrina della fede - Il Principio della fede

Cos'è la vocazione soprannaturale?

            Il principio dell'amore

            Esercizio delle sante virtù

            L'angolo della preghiera

            Cosa è il Sacramento del Battesimo?

            Cosa è la Cresima?

            Come si celebra la Santa Eucaristia?

                    Cosa accade a chi si accosta alla santa Eucaristia senza averne diritto?

                    Nozioni di ascetica contamplativa eucaristica

NOZIONI DI PEDAGOGIA SPIRITUALE

            Cosa è la creazione?

            Cosa è l'esistenza?

            Perché esistiamo?

            Cosa è la morte?

            Cosa accade dopo la morte?

            Cosa è il mistero della fede?

            Cosa è il paradiso?

            In paradiso di beve la Coca-Cola?

            Tra tante religioni, perché devo essere cattolico?

            Chi è Dio?

            Cosa è la Santissima Trinità?

            Chi è lo Spirito Santo?

            Nel Padre nostro, cosa significa: "E non ci indurre in tentazione"?

            Come si toglie il vizio di bestemmiare?

            Cosa è l'anima?

            Quanto pesa l'anima?

            Come può l'anima sprofondare all'inferno?

            Cosa è l'inferno?

            Chi è il demonio?

            Esiste il purgatorio?

            Cosa è la Chiesa?

            Perché in un mondo povero la Chiesa è ricca?

            Perché Gesù condanna gli ipocriti e perdona i peccatori?

            Cosa è l'ipocrisia?

            Se Dio è perfetto, perché la Chiesa è imperfetta?

            Cosa è la santità?

            Chi sono gli Angeli?

            Cosa è il Vangelo?

            Cosa è l'evangelizzazione?

            Chi è il sacerdote?

            Cosa è il sacerdozio?

            Perché i preti non si possono sposare?

            Perché le donne non possono fare il sacerdote?

            La Chiesa è maschilista?

            Cosa è il matrimonio crisitano?

            Cosa è l'infedeltà?

            Cosa è il divorzio?

            Perché la Chiesa è contro l'aborto?

            Il sesso è peccato?

            Cosa è il peccato?

            Cosa è il perdono?

            Cosa è il Sacramento del perdono?

            Che senso ha, dopo tanti secoli, celebrare la Passione e morte di Gesù, mentre ci sono persone che soffrono e muoiono di tormenti anche peggiori?

            Come si celebra il Sacramento del perdono?

            Come si rimedia al peccato?

            La Chiesa deve essere un luogo di socializzazione o di spiritualità?

            La ricerca del divertimento e del piacere è peccato?

            Cosa sono i fioretti?

            Perché esiste il male?

            Come si affrontano le avversità dell'esistenza, piccole e grandi?

            Perché non ci si deve suicidare?

            Cosa sono i miracoli?

            Come si relaziona il credente di fronte al progresso scientifico?

            L'umanità discende dalle scimmie?

            Prendersi cura degli animali è uno spreco?

            Cosa è la saggezza?

            Chi sono i profeti?

            Cosa è la preghiera?

            A cosa serve pregare?

            Una vita di preghiera in un mondo distante dai valori della fede non è socialmente inutile e sterile?

            Le preghiere si possono rubare?

            Sono più importanti le opere sociali di carità o la preghiera?

            Cosa è la carità?

            Cosa sono i Sacramenti?

MISSIONE - FAMIGLIA APOSTOLICA PER IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE

            Presentazione

            Introduzione alla norma di vita

            Invocazione eucaristica

            Prologo

            1. Finalità

            2. Il carisma della vita consacrata

            3. Ingresso e formazione

            4. La custodia del silenzio

            5, I "voti del silenzio" pronunciati sull'asse verticale di fedeltà

            6. L'orazione, scandita dai tempi della fraternità

            7. L'arte e il lavoro benedetto dalla santa orazione

            8. Il rito della spogliazione e della vestizione

            9. L'inviolabilità della clausura

            10. Una croce per ogni ambiente, una SS. Messa per ogni giorno

            11. Missione: la carità nelle opere visibili e invisibili della fede

            12. La famiglia dei senza famiglia

            13. Non di solo pane

            14. Rettorato, raccomandazioni, annotazioni e precetti generali

            15. Il contatto sacramentale con Dio: le carezze dell'amore!

Testimonianza su Mons. Franco Gualdrini - Il Vescovo in punto di morte ha cercato me

Contatti - Email

            Come nasce DeusVocat?

            Progetti e Missioni

            Scambio Banner - Preleva il Banner Deus Vocat

            Disclaimer - Condizioni d'uso



 
 



 
  N   O   T   E
 

* La lotta interiore (Rm 7,15-25)


Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c`è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un`altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato.


 

L'istinto non è in grado di distinguere ciò che è morale da quanto è immorale, e spinge a compiere il peccato. La coscienza morale e spirituale di ogni individuo è invece il luogo da cui procedono le azioni buone. La coscienza spirituale cerca di tenere l'istinto al guinzaglio!  







 

Il "buon ladrone"


 

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l`altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». [Lc 23,39-43]


Al suono di queste parole crollano le cattedrali dell'Antico Testamento, il tempio si squarcia, la falsa santità dei giusti sprofonda nel fango e il concetto di giustizia divina fino ad allora conosciuto viene completamente rimesso in discussione dal sangue di Cristo Redentore. Questo assassino appeso alla croce al fianco di Gesù, era tutt'altro che santo e all'opposto del concetto di innocenza. Dopo un'intera esistenza di malvagità e bestemmie, si converte un istante prima di morire ed ottiene la grazia della salvezza eterna! E' l'unico personaggio di tutto il Vangelo, di cui esiste una testimonianza certa del suo ingresso nel regno dei cieli. Egli, non appena si relaziona intimamente col Signore, acquisisce uno stato di grazia e di santità. Secondo il giudizio umano del mondo resta un criminale; ma il verdetto divino cancella in un istante tutte le sue colpe e lo accoglie a pieno titolo tra i santi nel regno dei cieli.

La santità è un rapporto di intima relazione con Dio.

Questo episodio è estremamente importante per capire il concetto di salvezza eterna: Gesù insegna che relazionarsi intimamente con Lui è alla portata di chiunque. Gesù non chiede l'impossibile. Non crea categorie di privilegiati e culti paralleli alla Santa Chiesa Apostolica Romana. Questo è il concetto di cattolico; cioè universale e senza preclusioni.

"Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori»". [Mt 9,10-13]

Frequentando i peccatori, Gesù non si preoccupa della propria reputazione, non si vergogna di loro! Li chiama a raccolta come pecorelle smarrite sul cammino che conduce alla salvezza eterna.









 

I lavoratori nella vigna del Signore


 

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch`essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un`ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest`ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». [Mt 20,1-16]

 







 

Dell'eternità delle pene

di S. Alfonso M. de Liguori

 

Considera come nell'inferno non vi è fine: si patiscono tutte le pene, e tutte eterne. Sicché passeranno cento anni di quelle pene, ne passeranno mille, e l'inferno allora incomincia; ne passeranno cento milioni di anni, e l'inferno sarà da capo. Se un angelo a quest'ora portasse la nuova ad un dannato che Dio lo vuol cacciare dall'inferno, ma quando? quando saranno passati tanti milioni di secoli, quante le gocce d'acqua, le fronde degli alberi e le arene del mare e della terra, voi vi spaventereste; eppure il dannato farebbe più festa a questa notizia, che non fareste voi se aveste la notizia di essere fatto re di un gran regno. Si, perché direbbe il dannato: "E' vero che dovranno passare tanti secoli, ma dovrà venire un giorno che finiranno". Ma ben passeranno tutti questi secoli e l'inferno sarà da capo; si moltiplicheranno tante volte tutti questi secoli quante sono le gocce, le arene, le fronde, e l'inferno sarà da capo. Ogni dannato farebbe questo patto con Dio: Signore, accresci quanto ti piace la pena mia: allungala per quanto tempo ti piace: basta che vi poni termine, e sono contento. Ma no, questo termine non vi sarà mai.
Almeno il povero dannato potesse ingannare se stesso e lusingarsi con dire: "Chi sa, forse un giorno Dio avrà pietà di me, e mi caccerà dall'inferno! No, il dannato si vedrà sempre in faccia scritta la sentenza della sua dannazione eterna, e dirà: "Dunque tutte queste pene che ora patisco, questo fuoco, questa malinconia, queste grida non finiranno mai, mai! E quanto tempo dureranno? Sempre, sempre. Oh mai! Oh sempre! Oh eternità! Oh inferno! Come? Gli uomini ti credono e peccano e seguitano a vivere in peccato?
Fratello mio, sta attento, pensa che per te ancora sta l'inferno, se pecchi. Già arde sotto i tuoi piedi questa orrenda fornace, e a quest'ora che leggi quante anime vi stanno cadendo? Pensa che se tu ci arrivi una volta non ne potrai uscire più. E se qualche volta hai già meritato l'inferno, ringrazia Dio che non ti ci ha mandato; presto, presto rimedia quanto puoi, piangi i tuoi peccati, confessati spesso, leggi questo o altro libretto spirituale ogni giorno, prendi la devozione a Maria col Rosario ogni giorno, col digiuno ogni sabato; nelle tentazioni resisti, chiamando spesso Gesù e Maria; fuggi l'occasione di peccare e se Dio ti chiama anche a lasciare il mondo, fallo, lascialo: ogni cosa che si fa' per scampare da un'eternità di pene è poco, è niente. Per assicurarci l'eternità non vi è cautela che basti. Vedi quanti anacoreti per sfuggire l'inferno sono andati a vivere nelle grotte, nei deserti! E tu che fai dopo che tante volte hai meritato l'inferno? Che fai? che fai? Vedi che tu ti danni. Datti a Dio e digli: "Signore, eccomi: voglio fare tutto quello che vuoi da me.
Maria, aiutami".


S. Alfonso de Liguori, Massime eterne, pp 38-40







 

LO STRANO PARADISO

(Sogno del purgatorio)

 


Alcuni anni fa ho fatto uno strano sogno su uno strano paradiso. Si tratta di un sogno piuttosto complicato da descrivere, sia per il fatto che lo stesso sogno si è sviluppato e si è ripresentato in almeno 3 differenti sogni in diverse circostanze e forme, e sia per le situazioni surreali e i contesti ambientali difficili da descrivere, specialmente nella parte centrale e conclusiva.

Sono in viaggio insieme a un uomo che è alla guida di un'automobile. Stiamo attraversando una zona molto remota, selvaggia e a me sconosciuta. Sono tuttavia abbastanza tranquillo perché, non so per quale ragione, sento di poter avere fiducia in questa persona che mi accompagna. In un punto scosceso del percorso, il conducente ferma il veicolo e proseguiamo a piedi. Lo seguo camminando dietro a lui con un certo affanno in quanto egli è un tipo agile. Scendiamo per un sentiero molto ripido in un canalone stretto e ricco di vegetazione sotto un cielo grigio, fino ad arrivare alla base di una compatta parete rocciosa, verticale ma non particolarmente elevata. Il mio accompagnatore si sofferma per un po' ad ammirare questa parete di roccia, e dice:
"Questo è l'ingresso del paradiso".
Osservo stupito la liscia parete di roccia che si presenta davanti ai miei occhi, cercando di capire in che modo possa essere l'ingresso del paradiso. Mi avvicino, fino a toccare la solida superficie con il palmo delle mani. All'altezza dei miei occhi, noto una strettissima feritoia orizzontale fusa nella roccia. Non riesco a vedere nessun'altra apertura. Provo, esercitando una certa forza, ad infilare a fatica le prime falangi di una mano nella feritoia senza riuscirvi, esclamando: "Come facciamo a passare da qui?"
"Da quella feritoia, uno ad uno, passano soltanto i petali dei fiori. — Esclama lui. — Noi non siamo petali di fiore! Quello è l'ingresso riservato alle anime più pure. Noi si passa dalla magica!
— Cosa è la magica? — domando.
— Guarda meglio!

Alzando lo sguardo, un poco più in alto, sulla destra, seminascosta dalla fitta vegetazione, noto una caverna. Mentre il mio accompagnatore si è già avviato inerpicandosi verso quella caverna, io lo seguo aggrappandomi con le mani a radici e protuberanze rocciose, cercando il percorso più facile e sicuro. All'interno di questa profonda e oscura cavità, possiamo stare comodamente in piedi. Ci soffermiamo qualche istante a riposare. Quindi il mio accompagnatore si inoltra nel punto più buio e nascosto di questa cavità. Lo seguo a breve distanza. Sul lato sinistro, a oltre un metro dal suolo, vi è un’apertura angusta chiusa da un grezzo sportello di legno.
— Questa è la porta magica! — esclama lui. Intuisco che nel suo gergo, la magica è quel genere di finestrella dove passano le consumazioni dalla cucina alla sala. Immagino che soltanto rannicchiati si possa a fatica passare da lì. Tuttavia mi sembra essere un accesso decisamente meglio praticabile rispetto alla feritoia; perciò domando:
— Dunque, che senso ha passare dalla feritoia se è possibile entrare in paradiso dalla magica?
— Lo capirai...
Il mio accompagnatore bussa con le nocche delle dita allo sportello fatto di assi. Pochi istanti dopo, nella penombra, si affaccia all'ingresso della magica il volto di una donna sui 40 anni dall'aspetto scialbo e trascurato. La donna osserva furtivamente nella nostra direzione e dopo avere riconosciuto il mio accompagnatore, con un cenno della mano gli fa' segno di entrare. Infilandosi agilmente nello sportello, il mio accompagnatore entra nel locale e dall'interno mi invita a seguirlo. Con molto disagio mi divincolo rannicchiato, passando con molta fatica la spessa cavità della porta magica.
Davanti ai miei occhi si presenta la triste immagine di un ambiente malamente illuminato. Le pareti sono rivestite con delle squallide e luride mattonelle bianche come nei bagni pubblici più grezzi. Molte sono rotte o mancanti, e conferiscono all'ambiente un aspetto deprimente. L'atmosfera è cupa e pesante. Si avverte un odore forte di aria viziata. Alcune persone, nella penombra, fumano seduti a un grande tavolo rettangolare ricoperto di panno verde all'interno in una stanzetta angusta, mentre giocano a carte bevendo cognac, rhum e caffè.
Osservando la porta magica dall'interno, domando al mio accompagnatore: "Perché hanno realizzato un ingresso così scomodo?". Lui esita. Appare visibilmente imbarazzato. Non trova le parole per rispondere a questa mia semplice domanda. Allora interviene la donna che ci aveva aperto la magica, esclamando in modo sbrigativo: "Perché se arriva la Polizia, prima che riescano ad entrare qui in paradiso, abbiamo tutto il tempo di mettere in ordine le cose!". (Nel sogno, la donna, ha risposto esattamente con queste parole). Poi questa donna si allontana verso il tavolo a prendere le ordinazioni.
― Ma che razza di paradiso è questo? ― esclamo con angoscia all'orecchio del mio accompagnatore ― A me sembra che qui sia tutto sporco e illegale. Questo è l'ingresso dell'inferno!
― No, no... ti sbagli! ―
risponde lui ― Siamo proprio all'ingresso del paradiso. A parte la feritoia non esistono altri accessi. Cosa ti immaginavi di trovare? Gli angioletti che suonano la cetra? Se sei davvero santo e senza peccati passi dalla feritoia.
― Non so...! Non capisco! Ora sono confuso e demoralizzato,
― esclamo con amarezza ― mi sento avvilito. Avverto una profonda delusione! Ecco, parlando francamente, ti confido che il paradiso me lo aspettavo diverso. Non avrei mai immaginato che fosse una specie di bisca clandestina!
― Appunto, è proprio così! Hai perfettamente ragione! Se sei un'anima in grazia di Dio dalla magica non passi, entri direttamente in paradiso dalla feritoia. Per passare dalla magica, qualche peccato sulla coscienza lo devi avere. Ma se non hai un po' di misericordia nel tuo cuore con sentimento spontaneo e generoso, non passi neppure dalla magica.
― Dunque il paradiso fatto di nuvolette soffici che ti accarezzano il viso è tutta una invenzione?
― Se vuoi essere accolto in paradiso dallo squillo di trombe e dagli angioletti che ti accarezzano il viso con le ali e ti baciano la fronte devi passare dalla feritoia... ma per passare dalla feritoia devi essere puro e sottile come i petali dei fiori.

Mentre il mio accompagnatore pronuncia queste ultime parole, ci veniamo a trovare nuovamente al cospetto della feritoia. Provo ancora ad infilare le unghie delle dita nella strettissima feritoia senza riuscirvi. Proprio in quel medesimo istante sopraggiunge una nuvoletta d'oro. Si ferma esattamente sopra la feritoia. Per un attimo rimane immobile lì sopra, quindi per evaporazione, viene risucchiata nella feritoia.
― Adesso hai capito? ― esclama il mio accompagnatore ― In altri casi si presenta come il sottilissimo capello d’oro di una vergine trasportato dal vento e risucchiato all’interno della feritoia.
Pochi istanti dopo arriva di nuovo una nuvoletta d'oro, e poi un'altra e un'altra ancora...
― Non avrei mai immaginato che al mondo le anime sante e irreprensibili fossero così numerose! ― esclamo sorpreso.
― Sono le anime innocenti dei bambini morti prima di nascere o in tenerissima età. Provengono dall'amore di Dio e ritornano direttamente all'amore di Dio!
Quindi il mio accompagnatore mi confida che andiamo a visitare una località segreta e misteriosa: ci laveremo al fiume delle acque proibite.
Dopo un certo tragitto si raggiunge una località denominata "ai camini". Si tratta di un'area riservata ad accesso limitato. Per correttezza, qui non si viene riaccompagnati nel luogo delle impronte digitali.
― Allora perché non si prosegue dritti nella foresta?
Da qui si osserva a distanza un paesaggio celestiale, unico e mozzafiato. Mentre assistiamo estasiati a questo panorama, un'anima del purgatorio accanto a noi, con una voce pettegola maschile, piena di orgoglio e di ammirazione, esclama nel suo vanitoso dialetto di provincia: "Ha fatto le cose in grande!". E' l'ego del mondo che si rispecchia nelle acque impure del proprio ego.
Sopra il tempio del giudizio divino, un angelo senza ali, forse della dignità dei Troni, come un astro del cielo domina e osserva dall'alto tutte le anime del purgatorio. Al posto del viso ha un fiore e un occhio, tutt'intorno a un tatuaggio arabesco. Sotto a lui, un angelo con due ali accoglie le anime all'ingresso dell'ultimo giudizio. Al centro del torace sfolgora una scritta rilucente: "Non giudicate per non essere giudicati!".










 

LA SAGGEZZA DI RE SALOMONE - (Cfr. 1Re 3,16-28)



Un giorno, alle porte della corte solenne del re Salomone, si udì un gran trambusto di strilli e schiamazzi tra due donne in lite tra loro. Entrambe rivendicavano la maternità di un neonato in lacrime che a vicenda cercavano di strapparsi dalle mani. La gente accalcata attorno a loro, assisteva ammutolita allo scontro tra queste femmine così agguerrite per il possesso di un bambino.
Il re Salomone, richiamato da tanto fragore, ordinò alle guardie che gli fosse riferito su quanto stava accadendo. Appreso il motivo della rissa, fece convocare alla sua corte le due avversarie col bambino.
Chi di voi è la madre di questo fanciullo? — chiese con voce autoritaria il re.
Io — rispose la prima donna. — La prego di volermi credere, signore — aggiunse in lacrime crollando in ginocchio — Questo bambino è il frutto del mio travaglio e del mio ventre.
Questa donna è una bugiarda.
— intervenne l’altra — Il suo neonato è morto tre giorni dopo il parto. Questo è il mio bambino. La prego di credere alle mie parole!
Non è vero! Non è vero! La madre del bambino morto è lei. Questo è il bambino uscito dalle mie viscere.

Il re Salomone ispirato dalla saggezza di Dio, intuì che da quello sterile confronto tra le due donne non ne sarebbe mai venuto a capo di nulla. Egli dunque affidò la sentenza ad un efficace rimedio di equità.
“Portatemi una spada” tuonò a gran voce il re interrompendo le due donne. Alla corte solenne si fece un gran silenzio. Due guardie forti e possenti brandendo una pesante spada di ferro, si disposero tra il re e le due donne col bambino.
“Tagliate in due il bambino vivo e datene una meta all’una e una metà all’altra” comandò il re.
Mentre le guardie prendevano posizione per requisire il bambino, la prima donna, ricolma di odio verso l’altra, ringhiò: “Non sia né mio né suo, dividetelo in due!”
L’altra donna, con voce rotta dall’emozione, abbandonando il bambino tra le braccia della rivale, esclamò: “Signore, date a lei il bambino vivo, la prego, non uccidetelo”.
Udite queste parole, il re sentenziò: “Questa è la vera madre! Date a questa donna il bambino vivo. Non uccidetelo”.
Il re Salomone con la sua giustizia stabiliva che la vera madre, al di sopra dei legami biologici di sangue e di parentela, era colei che per il bene del bambino aveva rinunciato al proprio orgoglio e vantaggio. Questa è la vera madre, la persona che per amore del figlio rinuncia alla sua metà.
Quando il popolo venne a conoscenza della sentenza pronunciata dal re, concepì grande rispetto e ammirazione, perché aveva compreso che la saggezza di Dio era in lui per rendere giustizia al mondo.
Quanti genitori ripudiati sono la vera madre dei propri figli?

* * *

Questa notte ho fatto un sogno ambientato nella jungla dell'Africa più selvaggia. Nella penombra della notte una belva si aggira nei pressi dell’accampamento di un uomo occidentale. I riflessi luminosi delle fiamme di un falò attutiscono le tenebre. Un appezzamento di terreno solidamente recintato attira in modo particolare l’interesse del feroce animale. L’uomo occidentale, con apparente coraggio, ghermendo un pesante bastone si è posizionato in modo da proteggere la sua proprietà. Un gruppo di indigeni trepidanti per l’emozione assiste alla scena. Improvvisamente la bestia feroce spicca un salto. Sembra in apparenza che la belva abbia intenzione di violare quel territorio per aggredire l’uomo occidentale; ma in realtà l'animale cerca di evitarlo balzando al di sopra del recinto con l'intenzione di raggiungere e allattare il suo cucciolo che l’uomo occidentale ha catturato e tiene prigioniero proprio in quel recinto. L’uomo occidentale, beffardo, davanti alla sua piccola folla di ammiratori, per stupire i presenti si diverte nel prendere a bastonate ogni sera la povera madre che per mantenere in vita il proprio figlio ogni volta deve sopportare quell'atroce supplizio.
Quanti genitori ripudiati sono presi a bastonate per amore dei propri figli come quella belva?







 

Parabola dei 2 figli


«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». [Mt 21,28-31]







 

Parabola del perdono


 

A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l`accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell`uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello». [Mt 18,23-35]











 

DECALOGO

 


1) Io sono il Signore, tuo Dio. Non avrai altro Dio fuori di me.
2) Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio.
3) Osserva il giorno di sabato per santificarlo. 6 giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non farai alcun lavoro.
4) Onora tuo padre e tua madre.
5) Non uccidere.
6) Non commettere adulterio.
7) Non rubare.
8) Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
9) Non desiderare la moglie del tuo prossimo.
10) Non desiderare la casa del tuo prossimo... né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.







 
 

Sito Web interamente creato (grafica, contenuti e testi) da Giancarlo Mauroner Altemani
E' consentita la riproduzione citando l'Autore e l'URL del presente sito Web.
Grazie.
 
 
by www.DeusVocat.com   -   © 17 marzo 2014 - 2019 All rights reserved